Palle e Martello: dieci motivi (più uno) per cui gli Amici di Sinistra hanno rotto il cazzo

Votare a sinistra/Essere di sinistra
Tutti – chi più chi meno – abbiamo un amico di sinistra.
Attenzione.
Non un amico che vota a sinistra. Un amico che è di sinistra.
L’amico di sinistra è quello secondo cui Marx aveva predetto quasi tutto, quello che considera la situazione politica italiana di oggi uno schifo totale, quello che non passa un giorno senza rimpiangere Berlinguer anche se Berlinguer è morto nel 1984 e lui è nato nel 1987.
L’amico di sinistra, insomma, è l’amico che voterebbe a sinistra se solo in Italia la sinistra esistesse ancora.
Ora, io non so se la sinistra in Italia esiste ancora ma quello che so per certo è che gli amici di sinistra, loro sì, esistono ancora. Il che è senza dubbio interessante perché se, come amano ripetere gli stessi amici di sinistra, la sinistra non esiste più mentre loro invece sì, a rigor di logica dovrebbero farsi qualche domanda sul loro statuto ontologico o sulle loro responsabilità nei confronti della sinistra che non esiste più. E se il discorso ontologico piace tanto agli amici di sinistra, il discorso delle responsabilità invece no, quello proprio non gli piace. E questo è uno dei motivi per cui gli amici di sinistra hanno rotto il cazzo. Ma non è il solo. A seguire gli altri.

  • Perché si vestono male.
    Che il buon gusto non abiti a sinistra è una verità risaputa. I maschi, da giovani, indossano pantaloni indefinibili e magliette inenarrabili mentre da adulti migliorano un pochetto abbinando a giacche sformate l’immancabile dolcevita che fa tanto intellettuale. Le donne, da giovani, sfoggiano lunghe gonne di materiale ecosostenibile, borse stile busta della spesa però tipo di canapa, top stinti e orecchini per cui si dovrebbe pagare un bollo come quello delle auto. Da adulte le donne di sinistra, nell’ 82% dei casi, diventano di centrosinistra o di centrodestra. E se la coerenza scricchiola, il buon gusto ne guadagna.
  • Perché per loro ogni cosa è politica.
    Il che sarà pure vero ma se lo ripeti per ogni cosa e in ogni momento il risultato che ottieni non è quello di aprire gli occhi alle masse ma di rompere i coglioni.
    Ti vedi Fantozzi e loro ti suggeriscono che è “la tragicomica rappresentazione della piccola borghesia durante il boom economico.”
    Leggi i fumetti della Disney e loro ti rivelano con fare compiaciuto che “Topolino è un conservatore moderato, Paperino è un proletario rassegnato mentre Zio Paperone, ovviamente, è la grottesca maschera del capitalismo prima della finanziarizzazione dell’economia.
    Arriva il lunedì, ti appresti a vedere l’ultimo episodio di The Walking Dead e pensi di essere al sicuro perché gli zombi, da che è mondo è mondo, sono di sinistra ma loro scuotono la testa e ti dicono che “sì, gli zombi sono di sinistra ma The Walking Dead è uno show repubblicano anche perché d’altra parte la rete che lo trasmette, l’AMC…”
    A quel punto li interrompi e gli tiri appresso l’Uomo ad una Dimensione di Marcuse.
  • Perché alcuni di loro suonano i bonghi.
    E non ci sarebbe bisogno di continuare perché, seriamente parlando, cosa sono i bonghi? Che strumenti sono? E poi perché nei parchi? E soprattutto come si fa a suonare e a sentire il rumore bong-bong-bong per più di dieci secondi e non cadere vittima di un raptus omicida?
  • Perché fumano.
    Passano le giornate ad assillarti sulla questione ambientale, sulla raccolta differenziata, sull’effetto serra e poi alcuni fumano le sigarette delle multinazionali mentre altri il tabacco sfuso che, okay, sarà pure proveniente da coltivazioni equosolidali, ma solo io noto l’incoerenza generale?
  • Perché hanno sempre ragione anche se non lo dicono.
    Sono le persone più democratiche e tolleranti del mondo ma quando ascoltano la tua opinione – ed è diversa dalla loro – lo fanno con l’aria di chi sa che stai dicendo cose sbagliate e ti sta compatendo perché sei vittima del sistema.
  • Perché non sono figli del loro tempo.
    Non seguono il calcio, non vedono la tv (molti di loro manco ce l’hanno), non leggono i libri primi in classifica, non ascoltano la musica più ascoltata, non hanno Facebook o, se lo hanno, lo schifano. Però poi sono convinti di conoscere la realtà contemporanea.
  • Perché leggono i Wu Ming e ci credono pure.
  • Perché non riescono a trascorrere una giornata senza adoperare l’aggettivo “democristiano”.
    Che poi, tralasciando il fatto che la Democrazia Cristiana si è dissolta nei primi anni ’90, ci si può legittimamente chiedere: quando finiranno di morire i suoi membri (se è morto Andreotti, tutti possono morire) cosa faranno gli amici di sinistra? Continueranno fino alla fine dei tempi a dire “quello è figlio di un democristiano, quello è il nipote di un vecchio democristiano, quello è il discendente di antico democristiano?
  • Perché hanno un’insopportabile fascinazione per l’America Latina.
    Probabilmente perché legato alle figure archetipiche del Che, della rivoluzione Cubana e del Subcomandante Marcos, il Sudamerica è sempre presente nelle menti e nei cuori degli amici di sinistra. La sua purezza, la sua poesia e la sua fratellanza sono spesso messe a duro confronto con la corruzione, la sofisticatezza e il feroce individualismo del mondo occidentale. E poco importa se in Brasile i bambini sniffano colla e l’Argentina dichiara bancarotta un paio di volte all’anno: la colpa deve essere per forza degli Stati Uniti.
    Negli anni scorsi il campione assoluto dello spirito del Sudamerica, per gli amici di sinistra, era Hugo Chavez e la sua leadership socialista coi controcojones. Oggi che il Venezuela è ai piedi di Cristo, e chissà di chi è la colpa, il nuovo simbolo da opporre nelle immagini comparative di Facebook al corrotto e incapace Giorgio Napolitano è Pepe Mujica, il simpatico, battagliero e umile presidente uruguagio. Perché, se non l’avete ancora capito, la crisi si risolve indossando dei sandali e andando ad abitare in una capanna.
  • Perché non vogliono vincere.
    Gli amici di sinistra vogliono rimanere una minoranza illuminata e sconfitta. Anzi, sconfitta proprio perché illuminata. Avere l’appoggio di molti li terrorizza dal momento che significa essersi sporcati con le opinioni di molti che, ovviamente, sono popolari, populiste, sbagliate. Ecco perché appoggiano sempre il candidato più debole, quello con meno chance di farcela, perché per loro la debolezza è sinonimo di purezza e di non compromissione. Così quando come da programma il candidato debole perde, gli amici di sinistra scuotono la testa e sorridono amaramente dicendo tra di loro lo sapevamo, finisce sempre così, non cambierà mai nulla. Se poi il candidato debole inaspettatamente vince, gli amici di sinistra festeggiano qualche giorno ma, nel giro di pochi mesi, tornano a disilludersi perché si è venduto al sistema e ha tradito i loro sogni.
  • Perché su una cosa si possono pure mettere l’anima in pace.
    L’Ubuntu Cola non salverà il mondo.

 

Che_Guevara

Gli amici di una vita

Chi sono gli amici di una vita?
Senza rifletterci troppo si potrebbe rispondere: gli amici che conosci da una vita. Il che, detto da una persona la cui età inizia con un 2, potrebbe però anche suonare: gli amici che hai conosciuto quando eri piccolo e con cui sei cresciuto.
Non ci può essere vera amicizia senza una giovinezza condivisa, scrive infatti Antonio Scurati in un suo bel libro. E questo perché − proseguiva − l’amicizia non è un’affinità elettiva, non è una scelta deliberata e intenzionale. È una cosa casuale, una cosa gratuita.
Insomma, gli amici non sarebbero – come recitano immagini e stati commoventi che si diffondono su Facebook – dei “fratelli che ci siamo scelti”. Sono dei fratelli che, esattamente come i veri fratelli, ci sono capitati.
Si nasce, per puro caso, in uno stesso quartiere. Si fa, per puro caso, lo stesso sport. Si frequenta, per puro caso, la stessa scuola. Si hanno, per puro caso, gli stessi hobby e le stesse possibilità economiche. E il gioco è fatto. Agli esseri umani – conclude Scurati – capita di inciampare uno nell’altro e di fare un pezzo di strada assieme prima che la chimica ormonale completi i propri esperimenti con il corpo puberale. E, voilà, ecco l’amicizia, quella vera, ed eccoli, quegli uomini, testimoni l’uno dell’altro per il resto dei loro giorni. Continua a leggere

Nel cielo dei Pub: guida incompleta ai pub di Bari per sopravvivere alla domanda “dove possiamo andare stasera?”

Ode al Pub.
Il pub è una grande invenzione. Su questo non c’è alcun dubbio. È il luogo in cui si va quando si vuole mangiare qualcosa ma non troppo o bere qualcosa e anche troppo. E poi, diciamoci la verità: ormai nei pub, in alcuni almeno, si può mangiare anche bene, molto bene e le guide Michelin se ne stanno accorgendo.
Il pub ti consente di fare molte cose, è un luogo ibrido: un po’ ristorante, un po’ bar, un po’ pizzeria, un po’ cicchetteria. Il pub accoglie tutti: nel pub ci puoi trovare il professionista e lo studente, l’aspirante premier e il cassintegrato,  il solitario malinconico e la comitiva chiassosa. Il pub, insomma, è il luogo bastardo per eccellenza e proprio questo lo consacra a luogo simbolo delle serate postmoderne perché gli dei della postmodernità, a differenza di quelli del Re Lear, parteggiano davvero per i bastardi. Continua a leggere

Gli Zerbini

Quelli che ben zerbinano.
Sono intorno a noi, in mezzo a noi e in molti casi siamo noi. Solo che è difficile accorgersene perché quando diventi uno zerbino il mondo che vedi da là sotto, in basso, da una nuova prospettiva, ti sembra quello di tutti i giorni, quello di sempre, il solo e unico che tu abbia mai conosciuto. Non riesci a capire che qualcosa è cambiato. Non riesci a cogliere che la tua prospettiva adesso è totalmente diversa, che il resto del mondo è rimasto alto e tridimensionale mentre tu sei diventato basso e piatto. Ma soprattutto non ti accorgi che il resto del mondo (ma soprattutto qualcuno o qualcuna) adesso ti cammina sopra, un piede alla volta e magari se li pulisce pure . E nessuno, o quasi, te lo fa notare perché, in fondo, avere qualcuno su cui pulirsi le scarpe fa comodo a chiunque. Continua a leggere

Quelli che ti aggiungono su Facebook

Un click per sei gradi di separazione.
La teoria dei sei gradi di separazione afferma che tutti sono collegati a tutti, che chiunque può conoscere chiunque attraverso massimo sei passaggi. Del tipo: Marco vuole conoscere Lidia che è amica di Marisa che è la cugina di Fabio il quale è amico di Paolo che è amico di Marco. Marco allora non deve far altro che chiedere al suo amico Paolo: ehi Paolo puoi chiedere a tuo cugino Fabio di chiedere alla sua amica Marisa di presentarmi la sua amica Lidia?
E il gioco è fatto.
Oggi in realtà il gioco è ancora più facile perché grazie a Facebook possiamo fare a meno di Paolo,di Fabio, di Marisa e di tutti gli altri. Se vogliamo conoscere Lidia, tutto quello di cui abbiamo bisogno è una tastiera per mezzo della quale digitare il suo nome e aggiungerla tra gli amici. Tutt’al più quando l’avremo trovata ci accorgeremo che Lidia conosce Marisa che conosce Fabio che conosce Paolo ma a quel punto, chissenefrega.
Tutto più facile quindi? Probabilmente sì. Ma non è detto che sia tutto più semplice.
In effetti, se vengono a cadere i ponti di contatto umani – cioè la consuetudine per cui ci si conosce attraverso qualcuno che già si conosce – tutto è concesso. Ma, come spesso accade quando tutto è concesso, il mondo invece di semplificarsi, si complica. Ecco perché ci si propone di offrire una rapida guida che spiega chi e come ci aggiunge su Facebook. Continua a leggere

Il mondo salvato dalle zucchine: i Vegetariani

Prologo: sono circondato. Quest’estate mi viene a trovare in villa un vecchio amico, uno di quelli con cui hai passato l’adolescenza e con cui adesso passi la post-adolescenza. Per chi non è di queste parti è necessario spiegare che avere in comune l’adolescenza qua a Bari significa molte cose tra cui anche (e soprattutto) aver affrontato insieme quella che potremmo definire la mangiata ammerda. La mangiata ammerda consiste nell’uscire di sera per mangiare cibi che sono:

  • non sani
  • brutti a vedersi
  • di origine non chiara
  • poco igienici
  • venduti e consegnati da persone di dubbia morale e di dubbia fedina penale

Continua a leggere

Tanta voglia di like: ovvero perché non basta la foto di vostra nonna per sopravvivere su Internet

I numeri contano. Cosa determina il numero di  mi piace  sotto un elemento pubblicato? L’elemento in sè (la qualità della canzone, dello stato, della foto) o la persona che la pubblica? Ci sono elementi pubblicati che sono interessantissimi, utilissimi, originalissimi ma che raccolgono pochi pollicioni all’insù. E ci sono elementi pubblicati che non aggiungono nulla al panorama circostante che però vengono accolti con migliaia di consensi digitali. Ma, spesso, accade anche il contrario.  Come mai? Il web è un mondo strano e difficile – un posto in cui Francesco Sole ha dieci volte più mi piace di Zerocalcare – dominato però da una regola ben precisa: per sopravvivere devi piacere a molti. Ma perché devo piacere a molti? Facile. Perché in un mondo dove tutti possono dire la loro, piacere a pochi è come non piacere a nessuno. E ora cerchiamo di capirne i motivi. Continua a leggere