Il diritto di fare Diritto: gli amici che fanno giurisprudenza

L’inflazione della legge e le lettere pronta consegna.
Non è necessario rimandare al pregevole monologo di Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo” per affermare che la facoltà di giurisprudenza è molto, molto, frequentata. Basta farsi un giro per strada e buttare un occhio alle targhe al di fuori dei portoni: per lo meno qua a Bari, ci si accorgerà che ogni condominio può contare su minimo-minimo due-tre studi di avvocati. Non c’è da stupirsi: viviamo in un’epoca in cui per qualsiasi cosa ci succeda e per qualsiasi cosa facciamo, c’è sempre una lettera dell’avvocato pronta per essere spedita o ricevuta. Quindi con queste proporzioni uno, alla fine, ci si ritrova.
D’accordo, si sa, non tutti quelli che fanno giurisprudenza faranno poi gli avvocati. Ma è pur sempre vero il contrario: tutti quelli che fanno gli avvocati hanno fatto giurisprudenza. E dunque di qua cominciamo. Continua a leggere

Una stanza tutta per sè: i bagni degli altri

La flessibilità necessaria.
È risaputo che la globalizzazione ha reso il mondo un po’ più piccolo e un po’ più compresso. Oggi, insomma, spostarsi è sia più facile, sia più necessario. Oggi, dunque, servono qualità particolari: apertura mentale, curiosità intellettuale, vigore fisico e, soprattutto, capacità di adattamento.
Quando viaggi devi avere capacità di adattamento.
Sì, ma a cosa?
Ai nuovi usi e costumi? Certo. Alle nuove strade e ai nuovi mezzi di trasporto? Ovvio. Alla nuova cucina? Senza dubbio. Ma prima di tutto al nuovo bagno.
Il bagno, com’è noto, è la stanza più privata che ci possa essere: ci entri nudo, assonnato, sporco, puzzolente, spaccato ammerda. Ci entri per fare cose che in pubblico non si possono fare. Ci entri e chiudi la porta perché il bagno è un po’ come Amsterdam: quello che succede là dentro, rimane là dentro. Non è quindi difficile capire perché il bagno sia la stanza che più contribuisce allo shock differenziale quando sei fuori casa. Continua a leggere

Sesso, Bugie e Mini-Ritz: anatomia delle Feste Private

Le aspettative & il sogno americano.
Cos’è che ci frega sempre? Chi sono, cioè, i responsabili di buona parte delle sofferenze, dei dolori e delle delusioni presenti nella vita umana? Facile. Le aspettative. Ciò che pensi che accadrà e che invece poi non accade. I risultati che pensi di ottenere e che poi non ottieni. I film che ti fai e che poi vengono bruscamente interrotti per mancanza di budget. Andrà così, ti dici e non sai nemmeno bene per quale motivo. Solo che così non va quasi mai.
Chi è cresciuto all’ombra della televisione negli anni ’90 e ’00 sa bene di che cosa sto parlando. I film e telefilm americani hanno edificato una certa struttura di aspettative per quel che riguarda le feste private. Se domani sera Jim ha organizzato una festa a casa sua perché i suoi non ci sono, allora è lecito aspettarsi in ordine sparso: alcol a fiumi, droga di qualità, gioco d’azzardo, fighe in costume da bagno, sesso promiscuo e, più in generale, una serata epica che verrà raccontata alla nausea a tutti quegli sfigati che non avranno avuto modo di esserci.
Dopo anni che ci propongono tali immagini e tali storie, allora, è ovvio –  è umano! –  che, quando ci arriva un invito per una festa privata, questa struttura di aspettative si  imponga automaticamente nel nostro cervello anche se non abitiamo a Tampa Bay e l’invito non proviene mai da uno che si chiama Jim.
Esemplificando: venerdì c’è una festa a casa di Marco. Reazione inconscia: daje che venerdì ci si spacca ammerda,daje che venerdì ci si strafa di strane sostanze, daje che venerdì si scopa liscio, daje che venerdì si spennano i polli, daje che venerdì sicuro si spacca tutto.
Però – come canta il sempre bravo Samuele Bersani – nella vita c’è sempre un però. Continua a leggere

I laureati in Opinionismo: i social network e il dovere di dire sempre la propria opinione

Quando il titolo valeva qualcosa: la meritocrazia di Gianni Sperti.
A che facoltà ci si iscrive per laurearsi in opinionismo?
Difficile dirlo. Sicuramente ad una tosta però perché quello degli opinionisti è un duro lavoro. O almeno lo era.
In tempi ormai lontani, infatti, per poter essere un opinionista dovevi – per l’appunto –  aver lavorato o comunque aver fatto qualcosa di importante, di riconosciuto, o almeno di decente. Del tipo: giochi a calcio per vent’anni? Bene, dopo puoi diventare opinionista: vedi Salvatore Bagni o Mauro Sandreani (a proposito dov’è finito?). Oppure: cambi il modo di intendere l’insulto e la rissa televisiva? Bene, diventi uno Sgarbi e sei autorizzato a dire la tua sempre e comunque. Oppure: ti vesti strano e parli strano? Benissimo, puoi fare il Mughini e impersonare l’hipster juventino post-sessantotto. Oppure il mio caso preferito e, per quel che mi riguarda, il più meritato: ti sei scopato la Barale quando era un’icona sexy-trasgressiva di primissima categoria? Eccellente. Gianni Sperti, ti sei meritato quella sedia vita natural durante, molto di più di Renzo Piano come senatore a vita.
Oggi invece, inutile negarlo, qualcosa in questo giocattolo si è rotto, o quanto meno, modificato. L’avvento massiccio della società della comunicazione ha prodotto e diffuso quello che potremmo chiamare l’Effetto Tonon. Continua a leggere

Il Sesso Sofisticato: cinque ragioni per cui le donne non governano il mondo

Una contraddizione di genere.
Lasciamo da parte il facile umorismo sulla presunta incapacità di guidare (le donne che non sanno guidare sono semplicemente quelle che non guidano, quelle che hanno preso la patente per sfizio e poi l’hanno appesa al chiodo e così, quando dopo anni si trovano a dover prendere l’auto, guidano da principianti perché, in fondo, lo sono). Lasciamo da parte l’ipermaschilistico umorismo alla Houellebecq («come si chiama il grasso intorno alla vagina? Donna»). E lasciamo da parte anche lo spietato umorismo di chi afferma che è bene non fidarsi di un essere vivente che sanguina per cinque giorni e poi non muore. Lasciamo perdere tutto questo e facciamoci una domanda.
Perché le donne non governano il mondo? Continua a leggere

Le pizze degli altri: splendori e miserie del libero arbitrio in pizzeria 

La pizza fa il monaco: struttura e sovrastruttura del sabato sera.
Prima che il virus dell’ “uscire giammangiati” assumesse caratteri pandemici, la gente, il sabato sera, si accomodava in locali per consumare del cibo solido in qualità di cena. Alcuni – i più benestanti e fortunati – addirittura si sedevano in delle pizzerie per mangiare quella pietanza che, insieme alla pasta, ai mandolini e alla mafia, ci rende famosi in tutto il mondo: la pizza.
Il che è un bene perché la pizza è buona. Ma la pizza non è solo buona. È anche utile perché consente di determinare in poco tempo e in maniera abbastanza precisa le tipologie di persone che ti circondano. Insomma, così come le scarpe che indossi, la pizza che mangi dice agli altri che persona sei. Detta in altri termini: dimmi che pizza ordini e ti dirò chi sei. Continua a leggere