Dopo la fine. Le ex degli amici.

Domande scomode per una vita scomoda.
Chi sono le ex degli amici? Come ci si rapporta con loro? Possiamo provarci con loro? E se sì, dopo quanto tempo e a che condizioni?
Queste non sono domande superflue o inutili. Se è vero, infatti, che i maschi litigano essenzialmente o per soldi o per donne, a queste domande è bene dare una risposta chiara poiché costituiscono il 50% dei motivi per cui possono finire delle amicizie decennali. Ovviamente il discorso è replicabile anche per l’altro sesso (e quindi, conseguentemente, “gli ex delle amiche”) con la differenza che le donne litigano per qualsiasi motivo, dall’abbronzatura allo zucchero, e quindi per loro il discorso è sì importante ma non così fondamentale. Inoltre, anche per il sesso di chi scrive, la questione verrà inevitabilmente affrontata dal lato maschile.

Live long and prosper: il tempo breve, la vita lunga.
Partiamo dai fondamentali.
La ex di un amico è, da definizione, la ragazza con cui un amico intratteneva una relazione sentimentale. “Intratteneva”: imperfetto. Così come, evidentemente, imperfetto era il loro rapporto perché – il tempo verbale non mente – questo rapporto è finito. Dunque: lei ieri era la “ragazza di Marco”, oggi è “l’ex ragazza di Marco”, ma – e questo è il vero problema – domani che sarà?
Come ci si comporta con una ex di un amico? Tutto, penso, dipende da due fattor1:

  1. Durata del rapporto.
  2. Modalità di fine del rapporto.

Per quel che riguarda la dimensione temporale è possibile subito dire che esiste una regola di proporzionalità diretta tra la durata del rapporto e la difficoltà della gestione della rottura.
Se la storia è durata poco – un mese, una settimana, non importa – la soluzione è solitamente assai facile. La ex torna ad essere una tipa qualunque che saluterai i primi tempi post-rottura e con cui poi, nel giro di poche settimane, vi ignorerete bellamente anche se questi incontri-senza-saluto forniranno spunti per conversazioni del genere: L’altro giorno ho visto la tipa che usciva con Marco – Chi la bruna? – Sì, com’è che si chiavava? – Francesca, mi sa –  La troia.
Se la storia è durata molto – otto mesi, un anno, due …  – le cose si complicano, a meno che la tipa non sia sempre stata odiata da tutto il gruppo: in quel caso viene nuovamente cancellata dai radar esistenziali con un grosso ah finalmente. Ma se la ragazza era quanto meno decente questo non si può fare. E non lo si vuole nemmeno fare. Lei era il +1 di un amico ed è diventata un’amica. E quando si diventa amici non si può più fare l’agevole sottrazione “tolgo il +1 e mi rimane l’amico”. Non è possibile resettare tutto il tempo passato insieme. Lei fa parte del gruppo. In un mondo perfetto dominato dalla logica di Spock la questione non si porrebbe: continuerebbero a uscire da single nello stesso gruppo senza che questo comporti una temperatura costante di –43 °C al tavolo. Ma questo non è il pianeta Vulcano ma il pianeta Terra. E il problema invece si pone, eccome se si pone: lei può uscire se c’è lui? E viceversa? Si può essere amici di una ex senza tradire l’amico originario? Si può abbandonare un’amica (per quanto “relativamente nuova”) perché noi eravamo amici suoi? E le altre donne del gruppo si devono schierare per solidarietà di genere o per anzianità di amicizia?
Tutto ciò – inutile negarlo –non si può affrontare prescindendo dal punto 2) della discussione: la modalità di fine rapporto,  

Il giudizio degli altri: la tua fine è il mio principio.
La vita  non è o bianca o nera. E, come nei film di Wes Anderson, i buoni e i cattivi non sono rispettivamente buoni o cattivi davvero. D’accordo, Tolstoj diceva che “non si può essere buoni a metà” ma ‘sti russi hanno sempre avuto un po’ il gusto del tragico. Insomma, famola breve: è risaputo che quando arriva la fine di un rapporto le responsabilità sono da condividere: non certo in parti uguali eh, ma comunque da condividere. Però, per semplificare, diciamo che quando una coppia scoppia possiamo distinguere due casi.

  1. Colpa di lui.
  2. Colpa di lei.

Ricordiamoci che stiamo parlando dal punto di vista di lui (siamo amici di lui). Se è colpa di lui, in un certo qual modo, si può continuare ad avere un rapporto civile e di amicizia con lei. Posto che lei lo voglia, perché, spesso, quando è colpa di lui, tu l’hai coperto e adesso lei potrebbe benissimo e giustamente avercela pure con te. Se è colpa di lei, invece, il quadro si fa più complesso e fosco. In effetti il caso peggiore possibile è proprio questo: rapporto lungo finito per colpa di lei. In questo caso il tuo amico avrà una consistenza fisica e spirituale pari a quella del Mocio Vileda e i riflettori del giudizio saranno puntati su di lei. La sua ex. Ora, nei rapporti umani vige una regola generale, sbagliata, ma pur sempre regola generale. “I nemici dei miei amici non sono necessariamente miei nemici ma devono sembrarlo”. E dunque sei tenuto a schierarti con l’amico.  A prescindere. Ciò significa che nei primi tempi tu sentirai lui e non lei, tu parlerai con lui e non con lei, tu uscirai con lui e non con lei. Poi, dato che il tempo non sistema le cose ma le diluisce, sarà possibile recuperare – tra compleanni, onomastici e festività varie – un po’ di rapporto con quella che era una tua amica a partire da quegli inutili e deliranti caffè pomeridiani in cui – sei anni dopo gli eventi– lei ricostruirà la sua versione dei fatti. E io il caffè  manco lo bevo.

La forza dello spirito e la debolezza della carne: quando le ex tornano donne.
Se avessi avuto1 euro ogni volta che ho sentito una frase del tipo per le fidanzate dei miei amici io sono gay, le fidanzate dei miei amici sono come sorelle, le fidanzate degli amici io non le guardo nemmeno, adesso starei facendo shopping in via Montenapoleone. Se avessi avuto 50 centesimi ogni volta che ho visto un amico farsi una ex fidanzata di un amico, adesso starei sorseggiando un whisky invecchiato quindici anni mentre mi godo la vista di Central Park dal mio attico.
Come mai? Semplice. Perché tutti e tutte sono, in un qualche modo, ex di qualcun altro. Probabilmente è una questione geografica: il mare sarà sì pieno di pesci ma il nostro, il Mediterraneo, è quasi un mare chiuso e quindi, gira e rigira, i pesci quelli sono. O forse cronologica: man mano che si cresce ci sono sempre più ex di qualcuno in giro.  Ad ogni modo se dovessimo essere così rigidi come lo siamo a parole, dovremmo eleggere la masturbazione a compagna di vita.
Attenzione. Non mi sto facendo portavoce di un’anarchia sentimentale-sessuale che ci condurrebbe ad uno stato animale. Sto solo suggerendo un aggiustamento di tiro a delle affermazioni troppo generali e irreali per essere poi effettivamente realizzate.
Partiamo però da un postulato che mi pare, pur essendo anch’esso generale, tutto sommato condivisibile: non ci si può fare le ex degli amici gratuitamente. Laddove per “gratuitamente” non intendo “gratis” (sulla non economicità della figa cfr. R. Nicassio, Sesso&Sushi, WordPress, 2013) bensì  “senza validi motivi”. Del tipo oh Marcuccio ieri stavo sfranto, stavo a ferro, lei stava bevuta come me, e tac! Mi so’ fatto la tua ex! Amici come prima eh? Questo no, non è accettabile. Si può iniziare a discutere sulla legittimità della faccenda solo se, alla base, vi è un motivo valido: oh Marco, insomma, lei mi piace. – Marco, senti, io penso di amarla. – Marco, con lei è diverso.
Questa è la condizione fondamentale di partenza. Chiamatela come vi pare: il sentimento, la reciproca affinità, l’amore. Appurato ciò, si può passare ad analizzare il resto: il residuo storico di sottaggine dell’amico, la tempistica e l’eventualità di una sua nuova relazione.

  •  Residuo storico di sottagine dell’amico: non c’è niente che sia per sempre, cantavano gli Afterhours, ma ci sono storie che ti lasciano qualche cicatrice addosso, una malinconia latente, una fastidiosa tachicardia, una matura disillusione. Nel caso in cui la ex dell’amico di cui vi siete innamorati sia LA ex dell’amico, quella che gli ha messo il cuore nel microonde, sono – per dirla con un francesismo – cazzi acidi. A quel punto non vi resta che fare lo struggente calcolo dei profitti e delle perdite per misurare se la potenziale storia d’amore vale il rapporto di amicizia. E augurarvi di fare la scelta giusta.
  • Tempistica: se si sono lasciati sabato, non puoi provarci il lunedì se no sei uno stronzo senza se e senza ma. Se si sono lasciati nel 2007 e tu ci provi nel 2014 e lui non l’accetta e s’incazza, è molto probabile (e anche molto triste) che il tuo amico stia sprecando la sua vita.
  • Eventuale nuova relazione: se l’amico ha una nuova ragazza, è contento, è felice, beh, dovrebbe essere tutto più facile. Dovrebbe.

Epilogo: prima e dopo che tu mi tradisca.
Una serie di accorgimenti, di proposte, di descrizioni e poi – come al solito – nessuna certezza. Perché se la vita di coppia riguarda due persone, la sua nascita e la sua fine costituiscono invece affare di stato e, come tale, provvisto di mille complicazioni. Perché, spesso, certe cose sono difficili da capire se non le si è capite già. E soprattutto perché gli esseri umani sulla carta sono perfettamente comprensibili e descrivibili ma, nella vita vera, qualcosa poi non torna mai. Allora l’unica salvezza è, a mio avviso, la coerenza. Se si è delle persone educate e intelligenti prima e durante il rapporto, se si è – insomma – delle brave persone, beh, lo si può continuare ad essere anche dopo.
Però se siete degli stronzi cercate di migliorare eh.

ex3

Ps.
Siccome entro fine marzo mi piacerebbe ritornare al ristorante giapponese, non è che potreste comprare qualche copia del libro (che alla Feltrinelli, sia negozio sia online, sta con il 15%) così metto in saccoccia qualche euro? Ogni 20 copie vendute mi posso permettere un all-you-can eat da 20 euri. As usual all the info HERE

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2 thoughts on “Dopo la fine. Le ex degli amici.

  1. “E, come nei film di Wes Anderson, i buoni e i cattivi non sono rispettivamente buoni o cattivi davvero”…doppia citazione: di Wes Anderson e dei Cani 🙂 (tra l’altro leggere la frase “la vita non è o bianca o nera” accostata al nome di Wes Anderson, i cui film hanno spesso ‘colori a pastello’ – I Tenembaum, Moonrise Kingdom, Le avventure acquatiche di Steve Zissou -, mi ha evocato un bel contrasto; forse non l’hai fatto apposta, ma il risultato è stato bello) 😉

    L’argomento dell’articolo, ovviamente, è atrocemente interessante.

    Ps: Stasera regalerò il tuo libro ad una coppia di amici che a giorni partirà per Berlino, con questa dedica: “Un pensiero come antidoto, nel caso doveste avere nostalgia delle nostre serate, e come augurio, nella speranza che possiate trovare, anche se così lontano, la soluzione al ‘moderato delirio’ di questi nostri anni” 🙂

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