Un Moderato Delirio

Che poi questa sarebbe la pagina in cui dico che ho scritto un libro. Così non sono costretto a mettere sempre tutto in post-scriptum alla fine dei singoli articoli.
A proposito del mio volumetto ho parlato abbastanza diffusamente QUA.
Mi limiterò dunque a dare alcune informazioni di carattere generale a partire dalla copertina che ERA questa:

Un moderato delirio

Adesso è questa:

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Cosa cambia? Facile: corretti alcuni errori, aggiunto capitoletto sul momento dei saluti (“Il cammino dei saluti”) e un epilogo in cui mi prendo un paio di paginette per dire cosa (non) è cambiato.
Dirò subito una cosa: lo può leggere anche chi non è mai stato a Bari in vita sua e vive a Cividali del Friuli. Si capisce lo stesso.
Poi l’incredibile booktrailer premiato a Cannes e a Venezia:

Poi dirò dove è possibile reperirlo ahimè a pagamento:

Poi linkerò alcune recensioni e interviste random :

Poi metterò delle foto significative:

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(Sì. Per una settimana ho fatto il culo a Fabio Volo. Poi ho finito gli amici.)

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E infine lascerò la parola a chi l’ha letto (tutte persone mai viste in vita mia perché mettere le opinioni degli amici era troppo facile):

«Ciao Renato,
Ho da poco terminato di leggere il tuo libro…E’ stata una “full-immersion” di poco meno di tre ore ( …tipo quelle che fai quando in una sola notte ti guardi l’intera stagione di una di quelle belle serie americane…) una maratona di risate, ricordi ma soprattutto riflessioni e nostalgie…Il libro, come era facile prevedere, mi e’ piaciuto e anche molto…Mi hai fatto letteralmente morire dal ridere quando hai descritto i panzerotti di “Cosimo” ( a proposito quella “nota a pie’ di pagina” e’ a dir poco brillante! o quando hai introdotto il concetto di C.O.M…Non posso comunque non menzionare che per me l’intero racconto e’ stato quasi un nostalgico viaggio introspettivo…e tra argomenti frivoli e risate piacevoli mi sono ritrovato a tratti a confrontarmi con pensieri, ansie e riflessioni molto piu’ grandi degli argomenti che le sollevavano ( soprattutto da “Abituarsi alla fine: il cornetto del ritorno” in poi…)…e questo vuol dire che hai scritto bene e sei riuscito ad andare al di la’ della semplice e simpatica narrazione della vita notturna barese…Sai Renato, seppur non ci siamo mai visti di persona, a me sembra quasi di conoscerti da una vita…Perche’ abbiamo indirettamente vissuto le stesse situazioni, atmosfere ed esperienze…Con la sola differenza che nel cammino della vita io sono esattamente un passo avanti al tuo (e per passo intendo una fase, come dicono da queste parti “a stage”)…Come se le coincidenze non bastassero, ho letto che anche tu provieni dallo Scacchi…Lo scrivente ha frequentato la sezione XX 1995-2000 ( scommetto che abbiamo avuto persino qualche professore in comune…) Tu hai scritto che ti sei diplomato tra i fasti dell’ Italia mondiale…Lo scrivente si e’ diplomato nei giorni in cui battevamo l’Olanda con il “cucchiaio” di Totti e perdevamo l’Europeo in finale con la Francia (…all’ultimo minuto, quasi fosse un segno premonitore per un futuro ricco di incertezze e sorprese inaspettate)…Caro Renato, io cosa viene dopo non lo so e non te lo posso dire…Lo scopriremo solo vivendo (in tema di citazioni…)…Posso solo dirti che essere diventato padre da pochi mesi, aver sposato una donna bellissima e lavorare per una delle piu’ grandi banche d’America, non allevia l’inquietudine che la mancanza di risposte a certe domande provoca…Ho passato i miei primi 19 anni a cercare di scappare da Bari, per inseguire “la felicità'”…e adesso che sulla carta ho conquistato tutto cio’ che la dovrebbe garantire, sento ancora quella strana sensazione di vuoto che ti assale quando ti manca qualcosa…Che dire forse la nostra generazione e’ una generazione condannata a convivere e confrontarsi con i dubbi,le incertezze e gli errori commessi da quelle che ci hanno preceduto…O forse il mio vuoto si chiama semplicemente nostalgia della citta’ e del paese che mi ha dato i natali, chi lo sa…Per concludere volevo ringraziarti per lo splendido viaggio che questo tuo libro, come ogni altro bel libro, mi ha regalato. Con affetto, G.».

«Ciao ho appena finito di leggere il tuo libro. Sinceramente ti devo dire che il tuo primo articolo (quello che spopolò, sul chiringuito) non mi entusiasmò particolarmente e mi sembrò una considerazione esagerata e un po’ troppo critica. Il libro invece mi è piaciuto molto: oltre ad aver riso da solo “come allo scemo” sul divano, l’ho trovato davvero un ottimo spunto di riflessione. Ancora complimenti!».

«Non pensavo che avrei mai trovato una citazione di Tiziano Ferro nel tuo libro. Eppure è accaduto. Comunque è un libro strano. Però mi piace perchè ti lascia in bocca quel sapore amaro che non ti aspetti, ma che un po’ ti piace perchè ti aiuta a sbrogliare quei pensieri che scacci via appena s’affacciano, solitamente, e ti lascia un po’ di malinconia struggente».

«Ciao Renato, premetto: noi due non ci conosciamo. O meglio, io conosco te, anzi una parte di te. Ti ho “conosciuto” tramite qualcosa letta sul tuo blog e ultimo, mi sono regalato il tuo libro per natale. Nel momento in cui l’ho comprato ho pensato: cavolo devo spendere 10€ per un libro, aiutiamo uno che sta con le pezze al culo come te!…. (Spero non ti offenda tutto ciò).  Che dire, il libro mi ha divertito molto; mi ha fatto molto pensare su quella che è la nostra generazione. Piena di sogni e di disincanti! Sai ho più o meno la tua età (in realtà di più ), sono fuorisede, ma ormai mi definisco Barese di adozione. Nelle tue parole ho trovato una parte di me… non sai quanto ti capisco! La tua “guida” io la definirei uno specchio su una generazione che non sa dove sbattere la testa: non sa che musica ascoltare, dove parcheggiare, da chi prendere il cornetto, che lavoro fare… che sogni desiderare. Comunque ti volevo dire che mi ha divertito moltissimo il tuo libro. Cavolo abbiamo gli stessi gusti musicali, le tue citazioni musicali le ho gradite molto. Peccato non essere riuscito a trovare il resto, mi sarebbe piaciuto scroccarti una cena dal giapponese».

«Ciao. Vorrei farti i complimenti per il tuo libro.Un bacio,anche se non ce sto a prova’».

«Ciao ho pensato che non leggevo un libro così fottutamente geniale da un po’ e volevo dirtelo anche se non mi conosci»

«Uagliò forte il tuo libro!»

«Allora senti senza troppi giri di parole: mi è piaciuto tantissimo e ci sono rimasta male quando è finito perchè volevo leggerne ancora! E’ un libro che in meno di 100 pagine ha tutto: l’IRONIA, essenziale per il tuo stile e meravigliosa da leggere in treno quando, dopo una mattinata a lezione, della vita quasi non ne vuoi più. Compagne di viaggio che mi chiedevano “oh, che c’hai da sorridere? che stai leggendo?” e facevo leggere il capitolo anche a loro (scusa, ti ho privato di possibili acquirenti, chiedo perdono!). La DOLCEZZA, quando chiedi scusa alla vecchietta che per sbaglio ha comprato il libro o nei ringraziamenti, perchè a Mary qualcosa dovevi dedicarla o ancora col tizio di 30 anni che per disperazione&alcool abbracci (perchè se siamo due persone tristi, allora si è un pò meno tristi). Anche nella nota a piè di pagina, perchè in fondo non serve, ma ti piace. -la SFACCIATAGGINE, quando “il ciclo è una rottura, ma magari ad averci quel potere pure io”. L’ ESAURIMENTO per cercare parcheggio per colpa di una che poi manco te la dà, per il conto, per il come-pagare-il-conto e per i discorsi sul lasciarsi o non lasciarsi. La DISPERAZIONE per la monotonia, per la mancanza di soldi, per il bar, per la musica, per l’incapacità di scegliere e di prendere l’iniziativa di dire “torniamo a casa”, per il maledetto amico che lascia il telefono acceso dopo le due di notte. L’INCERTEZZA nel presente, nel futuro, nel parcheggio..in tutto ciò che si riassume con un boh. -la MALINCONIA dei ricordi belli, certi e sicuri. -la CONSAPEVOLEZZA si sè e dei proprio gusti, nonostante tutti quei “boh” della vita. La FILOSOFIA che precede l’alba e che poi si manda a cagare perchè a cosa serva la filosofia nessuno l’ha mai capito per davvero. -il PESSIMISMO tragicomico che non guasta mai. La SEPERANZA che un pò fatica a venir fuori ma, anche se per un nanosecondo, ce la fa perchè sperare è sempre un pò meglio di una visione perennemente cupa della vita. Una GUIDA, perchè per me che non sono di Bari, è utile avere per iscritto un breve resoconto dei posti in cui poter andare sapendo qualcosina in più sui prezzi, il luogo, il cibo, i C.O.M. – qualche altra cosa che sicuramente c’è e ora mi sfugge.. ma tanto è bella lo stesso!Io sono riuscita a provare ciascuna di queste sensazioni mentre leggevo, e credo sia la cosa più bella che un libro possa regalare. Insomma, grazie per aver scritto questo libro e per avermi accompagnato almeno un paio di viaggi in treno.. e se avevo la voglia di leggere alle 6.40 di mattina, un motivo ci sarà pure, no?! »

«Ho letto quel titolo strada facendo e ho riso da sola per strada per tutto il tragitto fino a casa. Non ho potuto tornare a casa e non cominciare a leggerlo a mio fratello, ho fatto un video su wazzapp in cui leggevo il capitolo che ho poi inviato ai miei amici che attualmente vivono fuori Bari, e ho divorato il resto del libro facendomi grassissime risate soddisfatte e soprattutto complici, complici di un delirio che tutti noi condividiamo, dal quale vogliamo scappare, ma che poi alla fine sappiamo che ci mancherà. Grazie per avermi sollecitato e stimolato con la tua intelligenza, ne avevo davvero tanto bisogno».

«Ieri sono andato alla Feltrinelli con 10 euro esatti in tasca, non avendo in mente un preciso progetto di spesa. Dopo un’attenta cernita la scelta ricadeva su due possibili titoli: il tuo libro o il secondo volume della Recherche in edizione economica Bompiani. Non che avessi davvero intenzione di leggere la Recherche: pensavo più che altro di lasciare “casualmente” in vista il libro in presenza di una qualche fan di Baricco, categoria di donne comunemente considerate delle gran porcone. Ma sto divagando. Il punto è che, aprendo a caso il tuo libro, la prima cosa che ho letto è stata una citazione degli Uochi Toki. Dopo lo shock epifanico di scoprire che non sono il solo a Bari ad ascoltarli o anche solo a conoscerli, ho subito provato un profondo e rassicurante senso di appartenenza. E quindi l’ho comprato. Ho fatto bene, dato che con Proust probabilmente non mi sarei divertito così tanto. O comunque ci avrei messo di più a leggerlo».

«Ciao Renato, ho letto il tuo libro a scrocco a casa di un amico..ho pensato, sorridendo».

«Spassosissimo, godibile, mai banale, empatico…..maturo ( maturitá culturale e umana)….m’ piasc!»

«Mi ha fatto sorridere moltissimo, ma mi ha anche rattristata per alcuni versi ;ci sono state molte considerazioni e pensieri in cui mi sono ritrovata e leggerli nero su bianco mi ha fatto uno strano effetto. Sono sicura che molte altre persone potranno riconoscersi nelle tue parole».

«Semplicemente geniale, lo consiglio come regalo di Natale».

«Molto bello, bravo, bene, BIS».

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13 thoughts on “Un Moderato Delirio

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  9. Ciao, Renato. Farò presto un salto al Chiringuito chissà che non t’incontri per farti i complimenti di persona. Dico subito che sono un sessantenne e ciò che descrivi nel libro, come ad esempio le passeggiate in auto le facevo anch’io con gli amici non sapendo mai dove andare né cosa fare. Un’altra cosa, come mai nel libro, nonostante ci sia tanta baresità (vedi il panzerotto da Di Cosimo), non c’è traccia del nostro dialetto? Ciao, Felice.

    • La ringrazio molto.
      Per quanto riguarda il dialetto: beh, diciamo che le motivazioni sono principalmente due. Per prima cosa, nelle ultime generazioni, l’uso del dialetto va sempre più scemando. E poi il suo utilizzo avrebbe precluso la lettura ai non baresi.
      Un saluto

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