Non è proprio così

C’è una cosa tristissima di cui mi sono accorto soltanto di recente. Questa cosa tristissima, in estrema sintesi, è questa: ogni volta che ascolto qualcuno parlare di un argomento che conosco abbastanza o che leggo qualcuno scrivere di un argomento che conosco abbastanza, arriva sempre un momento in cui scuoto la testa e penso «beh, non è proprio così». Questo momento arriva sempre, talmente sempre che sembra una maledizione. Magari all’inizio va tutto bene, concordo con tutto, non saprei dirlo meglio, ma poi, zac, all’improvviso, ecco che compare sempre qualcosa – una motivazione, una ricostruzione, una definizione – che insomma, a pensarci bene, non è proprio così. E allora lo penso: «Beh, non è proprio così».


Tuttavia, se la cosa tristissima fosse solo questa, non sarebbe una cosa davvero tristissima. D’accordo, quando ti capita si può rimanere delusi dall’errore trovato, magari si può diventare persino malinconici per un’imprecisione che era inaspettata e immeritata, ma tutto sommato si va avanti a vivere senza grossi dolori. Puoi restarci un po’ male, ecco, se qualcun altro non ti sembra perfetto. Ma non così male.
In effetti, a rendere questa cosa una cosa tristissima non è la cosa in sé ma il passo successivo. Che, in estrema sintesi, è questo: accorgersi che il «beh, non è proprio così» non lo si pensa soltanto quando si sente o si legge qualcun altro discutere di un argomento che si conosce abbastanza ma anche quando si sente o si legge sé stessi discutere di un argomento che si conosce abbastanza. A me, per esempio, capita di continuo. Mi sento parlare di un argomento che ho studiato per mesi, mi leggo scrivere di un argomento che ho studiato per anni, e a un certo punto, inevitabilmente, arriva quel momento in cui ascolto o vedo quello che ho appena detto o scritto e penso: «Beh, non è proprio così».

Ma non posso farci niente. Nonostante lo noti, nonostante lo sappia, che non è proprio così, per una moltitudine di ragioni diverse e tra loro intrecciate – per questioni di tempo, di spazio, di interlocutori, di capacità, di collegamenti… – non posso farci niente. Non posso andare oltre a quel «beh, ma non è proprio così». O meglio: posso farlo ma solo nella mia testa, e spesso solo in una maniera confusa e disordinata, in una maniera che assomiglia più al «questo so di saperlo» che al «questo lo so». Ed è proprio questa la cosa tristissima di cui sopra: ci metti un sacco di tempo e forze per diventare più o meno esperto di qualcosa e il risultato più tangibile di questo grande e lungo impegno è accorgersi che non potrai mai e poi mai parlarne in modo soddisfacente né con gli altri né con te stesso.
Sì, lo so che non è sempre proprio così ma, ecco, appunto.  

P.S.
Qualche settimana fa è uscito il mio nuovo libro che non è proprio così brutto: QUI

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