Palle e Martello: dieci motivi (più uno) per cui gli Amici di Sinistra hanno rotto il cazzo

Votare a sinistra/Essere di sinistra Tutti – chi più chi meno – abbiamo un amico di sinistra. Attenzione. Non un amico che vota a sinistra. Un amico che è di sinistra. L’amico di sinistra è quello secondo cui Marx aveva predetto quasi tutto, quello che considera la situazione politica italiana di oggi uno schifo totale, quello che non passa un giorno senza rimpiangere Berlinguer anche se Berlinguer è morto nel 1984 e lui è nato nel 1987. L’amico di sinistra, insomma, è l’amico che voterebbe a sinistra se solo in Italia la sinistra esistesse ancora. Ora, io non so se la sinistra in Italia esiste ancora ma quello che so per certo è che gli amici di sinistra, loro sì, esistono ancora. Il che è senza dubbio interessante perché se, come amano ripetere gli stessi amici di sinistra, la sinistra non esiste più mentre loro invece sì, a rigor di logica dovrebbero farsi qualche domanda sul loro statuto ontologico o sulle loro responsabilità nei confronti della sinistra che non esiste più. E se il discorso ontologico piace tanto agli amici di sinistra, il discorso delle responsabilità invece no, quello proprio non gli piace. E questo è uno dei motivi per cui gli amici di sinistra hanno rotto il cazzo. Ma non è il solo. A seguire gli altri. Continua a leggere

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La giornata di uno scrutatore: ovvero perché la Democrazia semplicemente non funziona

Chi ha avuto la possibilità di lavorare al seggio elettorale nei vari ruoli disponibili (presidente, segretario, scrutatore) ha avuto, al contempo, un onore e un onere. L’onore di capire come funziona il processo democratico e l’onere di toccarne con mano i difetti. Sì, perché basta aver lavorato una sola volta nella vita al seggio per avere la risposta a quella domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti. E cioé: ma come cazzo ha fatto quello là a vincere le elezioni?
Io (che al seggio ci ho lavorato più di una volta) tenterò di elencare le varie tipologie di elettori italiani in modo da dare la possibilità a tutti (anche a chi in un seggio non ci è mai entrato) di risolvere l’enigma.  Partendo da una regola generale: benché si voti dal 1946, per un italiano ogni elezione è sempre la prima volta. E come ogni prima volta che si rispetti, nessuno ha ben chiaro come si deve comportare.
E dunque, iniziamo. Continua a leggere