Quella legge che io non riesco a capire: le coppie che non c’entrano nulla

La felicità al lattosio.
A volte capita anche a me, come al mitico Ted di Scrubs, di stare al parco e di voler tirare sassi alle coppie felici. Magari non proprio sassi ché poi qualcuno si fa male e sono cazzi. Però, ecco, la voglia di tirare, che ne so, delle uova si può legittimamente provare senza troppi timori legali. E dunque riformuliamo. A volte capita anche a me di voler tirare delle uova alle coppie felici. Si tratta di un effetto, accanto alla nausea e all’iperventilazione, della mia intolleranza alla felicità altrui. Purtroppo la medicina è impotente in questi casi. Ci si deve convivere. E io lo faccio consolandomi con il pensiero che, dopo tutto, poteva andarmi peggio. Potevo essere intollerante al lattosio.
Nausea, iperventilazione, desiderio di lancio di oggetti contundenti, quindi. Però di solito non lo faccio. Perché, proprio mentre sto prendendo la mira, un pensiero s’impossessa della mia mente e la  occupa totalmente facendo passare il tutto. Guardo la coppia che passeggia felice e mi domando: ma che cazzo c’entrano quei due l’uno con l’altro?
E allora resto là, con l’uovo in mano,  a cercare un motivo per cui LUI e LEI sono un NOI anche se tutto sembra precluderlo. Mi capita spesso di contorcermi su questo dubbio, praticamente ogni qualvolta mi imbatto in una coppia che non c’entra nulla. 

I due pezzi del puzzle: le coppie che c’entrano.
Le coppie che non c’entrano nulla sono, detta brutalmente, le coppie male assortite. Sì, qualcuno dirà, ma che significa? Non è facile spiegarlo, come spesso accade, d’altronde, per tutti i concetti che sono la negazione di qualcosa. Se esistono infatti le coppie male assortite ciò è possibile solo perché esistono evidentemente delle coppie ben assortite. Le coppie che c’entrano. Forse è meglio iniziare da qua.
Cammino per via Sparano e, mentre tento di dribblare il volontario dell’associazione no profit prima che ti dica  scusami scusami, m’imbatto in LUI, giocatore di basket, 1.92 cm, e LEI, giocatrice di pallavolo, 1.84 cm. Camminano mano nella mano e li potresti vedere dal porto. Li osservo dal basso del mio metroesettantasei e penso beh, stanno proprio bene insieme, chissà quanto calzano di scarpe.
Sono al Demetra e, mentre cerco il coraggio per chiedere la vodka al caramello, scorgo LUI e LEI, oltre 200 kg di felicità insieme, che si sbaciucchiano e fanno ombra nel locale. Nulla da eccepire, penso, doghe robuste al letto e una lunga vita di coppia davanti.
Insomma cose così hanno senso. Non ti spingono a interrogarti oltre.  Questo per la gente che non conosci e puoi giudicare solo, en passant, dall’esterno. Le coppie che conosci, invece, le puoi giudicare anche dall’interno. Tutti, penso, abbiamo degli coppie di amici che  sembrano essere due pezzi di puzzle ritrovati dopo una lunga ricerca.
Alcune sono bene assortite perché assemblate in base a criteri funzionali oggettivi. La coppia di architetti che può lamentarsi all’unisono del vilipendio della loro categoria. La coppia di medici, conosciutasi al policlinico al tempo di Anatomia I, che ha studiato insieme, che si è laureata insieme e che adesso lavora insieme portando a casa una combo di stipendi che, il sabato sera, fa rosicare tutto il resto del tavolo.  La coppia ricca, quella composta da rampolli di avvocati e dentisti che a dicembre gira per Bari scambiandola per Cortina d’Ampezzo, con lui impeccabilmente classico e lei con un pellicciotto bianco (l’ho vista giuro, l’ho vista!). Coppie così funzionano e tu puoi facilmente trovarne le ragioni grazie alla solite teorie marxiste: sono la sovrastruttura sentimentale di una struttura socioculturale.
Altre coppie sono bene assortite non per un determinismo di campi sociali ma per affinità di habitus. Amano gli stessi cibi. Ascoltano la stessa musica. Leggono gli stessi libri. Votano lo stesso partito. E così via. Ho una coppia di amici che la pensa esattamente allo stesso modo su tutto tanto che io sono convinto, nonostante loro neghino, che si siano trovati grazie a uno di quei programmi di matchmaking online.

«When two added to two no longer results in four» le coppie e i conti estetici che non tornano.
E le coppie che non c’entrano nulla? Beh, ovviamente, nella società dell’immagine, le coppie male assortite sono innanzitutto le coppie che stonano esteticamente.
LUI alto, pelato, grassoccio, con due peli sulla faccia nel commovente tentativo di farsi un pizzetto e lei caruccia, bassina, con gli occhioni grandi e dolci come Bunny di Sailor Moon. Un bruto e una bambolina. La bella e la bestia ma senza la magia di Walt Disney come possibile spiegazione. E no, so che state pensando, non è sufficiente ricorrere al solito movente economico. La bella figa che si fa montare dal bruttone di turno perché poi si può muovere in Audi o in Mercedes. Di coppie male assortite fisicamente con redditi inferiori ai 30.000 euro è pieno il mondo.
LEI che sopravanza LUI di 10 cm buoni e tu, dato che sei cresciuto con la liberalizzazione telematica della pornografia,  non potrai fare a meno di immaginarti scenari in cui lei non riesce a praticare una fellatio perché, pure da inginocchiata, gli arriva alla faccia e non lì sotto.
LUI piacente e sportivo, LEI mediocre e grassoccia e tutti giù a pensare be’ oh lui potrebbe avere molto di meglio, ma come fa? .
LUI vestito con tuta acetata e canotta bianca e dotato di una favella da scaricatore di porto e LEI impeccabile con  camicetta e pantalone con la riga e dotata di un italiano standard più che accettabile. C’è da uscirne pazzi. Come fanno a stare insieme? Non sono nemmeno persone diverse. Sono anelli diversi della catena evolutiva. Lui, un Homo di Neanderthal e Lei, un Homo Sapiens Sapiens.
Ma questa, come ho detto, è estetica. E non c’è bisogno che qualcuno intervenga per ricordarci che non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. In fondo se alla bambolina piace il bruto naziskin saranno affari suoi. Se a Lei piace quello basso e a Lui quella alta, beh, avranno qualche problema a piegare le lenzuola ma potranno essere felici. Se al tipo in perfetta forma attizza la grassottella, ottimo. Se alla ragazza civilizzata piace lo scimmione incolto, amen, ce ne faremo una ragione.
Insomma esistono (esistono?) criteri di armonia estetica più o meno oggettivi ma non sono obbligatori e, dopo tutto, da quando ho scoperto che esistono persone che vanno pazze per le patate fritte con la nutella, io non mi sorprendo più di nulla.

La carne è debole ma lo spirito è forte: le coppie e le menti diverse.
E purtuttavia. Così come le coppie bene assortite non esistono solo sul piano estetico ma anche e soprattutto su quello essenziale, anche le coppie che non c’entrano nulla esistono anche e soprattutto su quest’ultimo piano. E qui accettare il relativismo del gusto è più difficile perché qui non si tratta di acconsentire ad una predilezione di statura, di peso o di stile. Si tratta di spiegare come fanno due idee, due habitus, due forme di vita diversa a coesistere. E gli esempi sono talmente tanti da escludere l’ipotesi che si tratti solo di eccezioni, di devianze, di errori all’interno di un sistema altrimenti perfettamente razionale.
La musica per esempio. E a chi piace veramente sa bene che questo è un campo mica da poco. LUI: rockettaro inguaribile, convinto che il meglio della musica ce l’abbiamo alle spalle, ex chitarrista di una rock band, che commemora il 5 Aprile di ogni anno la scomparsa di Kurt Cobain. E LEI: affascinata dalla cultura e dall’aspetto musicale di lui  ma che sull’isola deserta porterebbe Eros Ramazzotti e Biagio Antonacci. Eppure si amano, viaggiano nella stessa auto con un unico autoradio e, prova suprema, vanno insieme ai rispettivi concerti anche se LEI ha paura delle pogate e LUI della rima cuore-amore-dolore. Oppure. LUI musicalmente nazionalpopolare (883, Liga, Vasco) e LEI insopportabilmente indie per cui se un gruppo supera le 3400 visualizzazioni su Youtube, vuol dire che si è venduto. Ma si amano e resistono.
La politica, per altro esempio. LUI: Forzaitaliota-Pidiellino-Forzaitaliota(again) con maglioncino e camicia i cui polsini fuoriescono impeccabilmente dalle maniche del suddetto maglioncino (e io non ci sono mai riuscito). LEI: di-sinistra-non-importa-bene-dove-ma-di-sinistra. Come fanno? Io non riuscirei mai ad avere una erezione con una del ****** (ometto schieramento/partito per non politicizzare il blog), figuriamoci una relazione. E invece coppie del genere esistono. Pure in parlamento e non deve mica essere semplice, pensate le litigate a casa.
Situazioni del genere si ripetono e s’incrociano in moltissimi altri campi: alimentare (carnivori e vegetariani), vacanziero (marittimi e montanari), sportivo (interisti e juventini), tecnologico (pc e mac),  eccetera, eccetera.
Alto, basso, magro, grasso, calvo, capelluto. Quella, abbiamo detto, è questione di gusti. Ma qua abbiamo a che fare proprio con i gusti ma gusti opposti. E  gli esseri umani non sono protoni o elettroni.

Qualcuno dirà che c’è un modo migliore: un gioco senza regole.
Qual è allora la legge che consente a queste coppie di non scoppiare e di resistere insieme, legati come l’idrogeno e l’ossigeno?
Io, sinceramente, non lo so. E  sono convinto che non basti ricorrere all’idea di compromesso, quel compromesso che Ford Madox Ford riteneva essere necessario nell’esecuzione di ogni opera d’arte. Il compromesso può certo esistere ma, a certi livelli, non può resistere, non a lungo quanto meno. Perché non è mai perfettamente equilibrato. Se io ti amo 10 e tu mi ami 7, per l’intensità del mio amore posso accettare di ascoltare le tua musica, di andare in vacanza nei tuoi luoghi preferiti, di rinunciare alla carne di cavallo perché povera bestia non si deve mangiare. Ma, presto o tardi, la differenza, quel 3 che divide il 10 e il 7, si farà sentire e manderà tutto a puttane.
E dunque? Dunque, boh. Non lo so. Non capisco né come, né perché certe coppie funzionino.
Però – forse – c’è della positività in questa ignoranza. Se non esistono ragioni razionali allora, forse, c’è qualcosa al di là della razionalità. Non siamo (solo)  frutto di calcoli, non siamo (solo) il prodotto di reazioni, non siamo (solo) così semplici. Forse quella legge che non riesco a capire vuol dire semplicemente che non c’è nessuna legge. Nessun senso.
Aveva imparato la peggiore lezione che la vita può insegnare – che non ha alcun senso, scrive ad un certo punto Philip Roth in Pastorale Americana. Ma se non c’è un senso, se non c’è legge, allora tutto è (di nuovo) possibile.  Almeno in amore.

Epilogo: il “noi” per scontato.
Cammino con un amico e c’imbattiamo in una coppia di conoscenti. Una coppia che non c’entra nulla. Scambiamo quattro chiacchiere di circostanza e ci salutiamo. Non appena ci voltano le spalle, iniziamo a parlare alle spalle.
– Ma come fanno a stare insieme? Si vede che non c’entrano nulla l’uno con l’altro.
– Magari sono felici lo stesso,
rispondo io mentre accarezzo nella tasca l’uovo con cui li vorrei colpire.
Felici? Seh vabè. Ma come? Tu riusciresti a stare con una come quella? No, noi non ce la faremmo, noi non resisteremmo due ore!
Noi.
Non si dovrebbe mai dare un «noi» per scontato quando si tratta di guardare il dolore degli altri, dice Susan Sontag in Regarding the pain of others. Ha ragione. Ma forse, il «noi» per scontato,  non lo si dovrebbe dare nemmeno quando si guarda la felicità degli altri.
L’uovo va a finire che me lo faccio al tegamino.

21
Ps.
Dato che non posso sempre trovare dei collegamenti logici e tematici per appiccicare alla fine la pubblicità del libro, oggi me la cavo brutalmente con: il libro lo potete trovare in libreria a Bari (dalla Feltrinelli in poi) e poi anche QUI, QUO e QUA.

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13 thoughts on “Quella legge che io non riesco a capire: le coppie che non c’entrano nulla

  1. Penso che la verità sia racchiusa in una breve frase, che potrà sembrare banale e semplicistica, ma più volte si è verificata veritiera, nelle mie esperienze sia dirette che indirette, e che recita: “Bisogna somigliarsi un po’ per comprendersi, ma bisogna essere un po’ differenti per amarsi”
    In altre parole penso che in una coppia sia necessaria la condivisione di alcuni valori, o meglio dei modi di fare e di pensare, ma sopra questo substrato comune serva avere delle differenze di opinioni, di gusti, che rendano stimolante e costruttivo il rapporto.

  2. Belli con le belle, brutte con i brutti, stessa musica, stessa politica, stesse parole…dopo 2 mesi li trovi in pizzeria in un completo mutismo…dai non cadere in banalità.
    Buona vita. Fabrizio


  3. Io l’ho sempre detto che la tua vena ironica ricorda tremendamente willwoosh. Per cui lo ripeto, e stavolta con un link che ne è la prova 😉 sebbene so già che ti darà fastidio, visto che immagino tu sia un tipo intellettualoide (spero che questo tuo essere non sfoci nel “radical chic” ). Ciao e aspetto altri post 🙂

    • No, ma che fastidio. Anzi magari ad averci un decimo degli spettatori di Willwoosh. Però più che ricordare Willwoosh penso che tutto ciò altro non sia che l’ennesima prova che quasi tutto è già stato detto. Per esempio questo video non l’avevo mai visto eppure… nè avevo mai visto il video di Willwoosh sul momento del conto che un amico mi ha fatto vedere dopo aver letto un capitolo del mio libro.
      Oh e però io non sono un tipo intelletualoide!

      • Penso che tu abbia ragione quando dici che “quasi tutto è già stato detto” 🙂
        Ad ogni modo, scusami, ma ho appunto usato la frase “immagino che tu sia intellettualoide”, Ovviamente non lo posso sapere con certezza, non conoscendoti di persona non posso esprimermi, solo ipotizzare. Al momento, nel mio immaginario personale, tu sei intelettualoide 😛

  4. Interessante post, hai dimenticato, a mio dire, un caso: quelli distanti ma felici. Vivono in cittá/regioni/stati/continenti diversi ma stanno insieme. Nessuno sa come e perché. Nessuno li incontra per strada insieme. Sono gli invisibili delle coppie felici.
    p.s. vedo hai letto Pastorale Americana. hai letto altri libri di P. Roth? Io sono anni che cerco di discuterlo con qualcuno ma sembra non sia apprezzato/letto dai piú. 🙂

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