Gli anni dell’università dopo l’università: due passi nella gaia scienza

La vita illusa

Tutte le lauree, ad eccezione – forse – di medicina, sono perseguitate dai fantasmi delle lauree che avrebbero potuto essere. Una laurea in Lettere si alza la mattina e, davanti allo specchio del bagno, si chiede come sarebbe stato il mondo se fosse stata invece una laurea in Ingegneria Informatica. All’ora di pranzo, una laurea in Giurisprudenza si siede con in mano un panino e, mescolando saliva e fantasia, pensa che sarebbe potuta facilmente essere una laurea in Economia. A notte inoltrata, una laurea in Psicologia s’infila nel letto, e con gli occhi aperti sul soffitto, s’immagina una vita in cui è una laurea in Veterinaria.
Tutte le lauree si trascinano dietro questi fantasmi. O meglio. Tutte le persone laureate. E ciascuna si comporta diversamente. C’è chi li sconfigge sbattendo loro in faccia il successo della scelta compiuta. C’è chi ci convive cedendo al fatalismo del tempo che passa e non può ritornare. Altri ancora, invece, li ignorano, spengono le connessioni neurali responsabili del “se solo avessi” e del “chissà cosa sarebbe successo”, e vanno avanti dimenticandosi di aver mai fatto una scelta. E infine, ci sono anche altri, pochi, che decidono di affrontarli apertamente questi fantasmi, pur sapendo di non aver alcuna speranza di vittoria. Sono i masochisti in cerca di un passato migliore, sono i sadici spettatori di un’esistenza possibile, sono io che mi faccio accompagnare da un Fisico alla scoperta del Campus di Bari, in una mattina invernale che in una buona parte d’Europa sarebbe considerata primaverile. Continua a leggere

Il diritto di fare Diritto: gli amici che fanno giurisprudenza

L’inflazione della legge e le lettere pronta consegna.
Non è necessario rimandare al pregevole monologo di Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo” per affermare che la facoltà di giurisprudenza è molto, molto, frequentata. Basta farsi un giro per strada e buttare un occhio alle targhe al di fuori dei portoni: per lo meno qua a Bari, ci si accorgerà che ogni condominio può contare su minimo-minimo due-tre studi di avvocati. Non c’è da stupirsi: viviamo in un’epoca in cui per qualsiasi cosa ci succeda e per qualsiasi cosa facciamo, c’è sempre una lettera dell’avvocato pronta per essere spedita o ricevuta. Quindi con queste proporzioni uno, alla fine, ci si ritrova.
D’accordo, si sa, non tutti quelli che fanno giurisprudenza faranno poi gli avvocati. Ma è pur sempre vero il contrario: tutti quelli che fanno gli avvocati hanno fatto giurisprudenza. E dunque di qua cominciamo. Continua a leggere

Non per un dio ma nemmeno per gioco: gli amici che fanno medicina

I medici tra noi, i medici per noi.
Io non sono ipocondriaco. Tuttavia, essendo cresciuto con i film de “il ciclo Alta Tensione” di canale 5 (quelli in cui una piccola cittadina americana viene colpita da una terribile epidemia di una malattia sconosciuta causata da un virus creato dall’esercito e sfuggito al suo controllo), sono molto attento al rischio contagio.
Una volta all’università mi siedo affianco a una ragazza che non conosco. Tiro fuori quaderno e penna. Lei starnutisce e si soffia il naso. Raffredata?, domando cavallerescamente io. Eh sì, mi fa lei con occhioni rassegnati. Scusa, niente di personale, le dico mentre raccolgo la mia roba e cambio posto, un po’ di file più in là. Poco educato, forse. Ma molto efficace per contrastare la diffusione del virus, che è un bene dal momento che qua non c’è Steven Seagal che scopre l’antidoto e salva il culo a tutti.
Dove voglio andare a parare? Semplice. Che un tipo come me è inevitabilmente affascinato da quelli che fanno medicina o da quelli che, più grandi o più veloci, fanno i medici. E infatti di amici medici (in potenza o in atto) ne conosco parecchi. E a tutti miei amici medici (chiamerò così sia gli studenti sia i già laureati) io voglio bene.
Certo, un po’ rosico perché guadagnano più di me, non che questo sia molto difficile a dir la verità. D’accordo, un po’ li invidio perché loro, a differenza mia, sanno cosa faranno da grandi. Ma per una persona come me che, negli ultimi sei mesi, si è autodiagnosticata attraverso Google quattordici malattie diverse di cui quattro allo stadio terminale, avere amici medici è sempre piacevole. Mentre tua madre si limita a dirti ma va, non hai nulla, vai a dormire prima e vedi che ti senti meglio!, gli amici medici ascoltano pazientemente i tuoi sintomi, ti fanno domande e, anche se non hanno ancora prescritto nemmeno una aspirina, ti sciorinano un elenco di possibili patologie concludendo però che è assai improbabile che si tratti di una loro perché mancano il sintomo X e il sintomo Y. Ecco perché voglio bene ai miei amici medici. Sono rassicuranti. Certo, questo in linea generale. Poi, ovviamente, alcuni sono simpatici, altri meno. Alcuni intelligenti, altri meno. Alcuni interessanti, altri meno. Insomma com’è ovvio che sia. Perché fare medicina mica ti rende diverso dal resto dell’umanità. O no?
Sì. Ti rende diverso. Continua a leggere