Il credito di cittadinanza

Mi recai al Centro per l’Impiego in una fredda mattina di metà novembre. Mi ero svegliato abbastanza presto, più tardi dei panettieri e dei giornalai ma prima dei commessi e dei funzionari di segreteria. Volevo arrivare il prima possibile e sbrigarmi il prima possibile.
Uscendo di casa, per le strade, trovai già movimento. Un gruppetto di studenti in ritardo, o forse più semplicemente intenzionati ad entrare alla seconda ora, stazionava all’angolo bloccando il marciapiede. Alla mia vista si aprirono quel tanto che bastava a consentirmi il passaggio. Li attraversai senza guardarli e loro continuarono a parlare senza preoccuparsi delle mie orecchie in transito. Non ricordo nulla di quello che stavano dicendo ma se riesco a immaginarlo non ho grossi rimpianti. Continua a leggere

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Il regalo di Natale nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: ovvero come evitare di deludere gli altri (anche) nel giorno più bello dell’anno

Che i regali da fuori siano più o meno tutti uguali non è un problema: così come l’abito non fa il monaco, la carta e i nastrini non fanno il regalo. Il regalo lo fa, come ovvio, il contenuto. Ma oggi i regali sono diventati più o meno tutti uguali sia da fuori che da dentro. E questo, invece, è un bel problema. Ti trovi davanti vari regali. Li prendi. Li scarti. E non fai più ohhh o ihhh e neppure noooo ma semplicemente ah! Detta in altri termini: i regali di Natale ormai sono diventati terribilmente standardizzati. Capita sempre più spesso che due persone ricevano la stessa cosa o che una  persona riceve la stessa cosa da due persone diverse. E se è vero che ciò che conta è il pensiero, delle due l’una: o la gente non pensa più o pensa tutta alla stessa maniera. O magari entrambe le cose. Non c’è da sorprendersi, in fondo. Il mercato, oggi, è sia enorme sia facilmente esplorabile così che solo chi ha molto tempo (o soldi) da spendere riesce a trovare qualcosa di sconosciuto, di sorprendente, di personale. Di qui, dunque, una domanda sorge spontanea e si staglia all’orizzonte dei Natali del terzo millennio: come faremo a sorprendere le persone in un’epoca in cui anche la più piccola sciccheria – anche quella costruita a mano dai bambini ciechi del Perù – è potenzialmente conosciuta e acquistabile da tutti attraverso un clic fatto dal salotto di casa propria? La risposta come al solito è boh. Però, se sorprendere le persone è difficile, non deluderle è possibile. Insomma: il regalo del millennio lo puoi anche non fare ma quello di merda non lo devi fare. Di seguito una serie di consigli su cosa non comprare per non deludere i vostri cari.

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Palle e Martello: dieci motivi (più uno) per cui gli Amici di Sinistra hanno rotto il cazzo

Votare a sinistra/Essere di sinistra Tutti – chi più chi meno – abbiamo un amico di sinistra. Attenzione. Non un amico che vota a sinistra. Un amico che è di sinistra. L’amico di sinistra è quello secondo cui Marx aveva predetto quasi tutto, quello che considera la situazione politica italiana di oggi uno schifo totale, quello che non passa un giorno senza rimpiangere Berlinguer anche se Berlinguer è morto nel 1984 e lui è nato nel 1987. L’amico di sinistra, insomma, è l’amico che voterebbe a sinistra se solo in Italia la sinistra esistesse ancora. Ora, io non so se la sinistra in Italia esiste ancora ma quello che so per certo è che gli amici di sinistra, loro sì, esistono ancora. Il che è senza dubbio interessante perché se, come amano ripetere gli stessi amici di sinistra, la sinistra non esiste più mentre loro invece sì, a rigor di logica dovrebbero farsi qualche domanda sul loro statuto ontologico o sulle loro responsabilità nei confronti della sinistra che non esiste più. E se il discorso ontologico piace tanto agli amici di sinistra, il discorso delle responsabilità invece no, quello proprio non gli piace. E questo è uno dei motivi per cui gli amici di sinistra hanno rotto il cazzo. Ma non è il solo. A seguire gli altri. Continua a leggere

Tanta voglia di like: ovvero perché non basta la foto di vostra nonna per sopravvivere su Internet

I numeri contano. Cosa determina il numero di  mi piace  sotto un elemento pubblicato? L’elemento in sè (la qualità della canzone, dello stato, della foto) o la persona che la pubblica? Ci sono elementi pubblicati che sono interessantissimi, utilissimi, originalissimi ma che raccolgono pochi pollicioni all’insù. E ci sono elementi pubblicati che non aggiungono nulla al panorama circostante che però vengono accolti con migliaia di consensi digitali. Ma, spesso, accade anche il contrario.  Come mai? Il web è un mondo strano e difficile – un posto in cui Francesco Sole ha dieci volte più mi piace di Zerocalcare – dominato però da una regola ben precisa: per sopravvivere devi piacere a molti. Ma perché devo piacere a molti? Facile. Perché in un mondo dove tutti possono dire la loro, piacere a pochi è come non piacere a nessuno. E ora cerchiamo di capirne i motivi. Continua a leggere

Quelli che non ce la fanno ad essere i migliori

Qualche settimana fa, il responsabile delle risorse umane di una delle più importanti aziende che hanno sede a Bari, rivolgendosi ad una platea di giovani in cerca di lavoro, ha detto candidamente: non è che noi non assumiamo più. È che assumiamo solo i migliori. Continua a leggere

«In periodi di saldi è bene non dare nulla per scontato»: ovvero, l’estetica contemporanea e le bugie dei commessi

Quel pomeriggio di un giorno prima dei saldi: i non compratori peripatetici.
Un amico pomeridiano – cioè uno di quelli che vedi solo il pomeriggio quando ha bisogno di compagnia per fare un servizio – mi chiama, di pomeriggio, per accompagnarlo a fare un giro in centro.
Tempo di saldi, penso.
Periodo, cioè, di giri per negozi in cui cammini, vedi, tocchi e non compri. Un po’ come una battuta di caccia senza caccia. Un imprescindibile giro esplorativo da fare insieme perché poi a comprare, come tutte le cose private, ci vai da solo o, dato che siamo italiani, con mamma. Ma, poiché mi piace sia camminare sia guardare, accetto. E allora cammino e guardo. Vedo un maglione rosso con al centro, al posto della faccia di Che Guevara, un viso di una renna  e mi chiedo quante chance di utilizzo possa avere, una volta che è passato il 25 Dicembre. Vedo alcune camicie e alcuni giubbotti e mi accorgo che mi potrebbero essere abbordabili solo con sconti a partire dal 75%, poco probabili anche in tempi di crisi. Vedo dei mocassini e mi domando il loro perché. Vedo tante cose. Ma soprattutto penso.
Penso che tutto sia incominciato con le etichette del prezzo. Da quando cioè le merci presentano un bigliettino con sopra scritto il loro prezzo, le cose hanno iniziato a parlare. Ed è un bene. Ma, per quanto mi riguarda, non abbastanza. Continua a leggere

Any given Christmas: la rivincita di Natale

Do I know it’s Christmas time at all?
Qualche giorno fa, il 6 dicembre alle 13.19, il cellulare fa un suono familiare, suono da messaggio di Whatsapp. Prendo in mano l’aggeggio, inserisco il codice sblocca schermo e vado a vedere chi mi cerca e cosa deve dirmi. Il chi non è importante, fatevi i cazzi vostri. Il cosa sì: era una foto. Una foto di un albero di natale. E sotto una domanda: ti piace il nostro albero di Natale?
Inspiro dal naso ed espiro dalla bocca. Mi siedo sulla poltrona e mi alliscio la barba con le dita.
E così anche quest’anno è arrivato, mi dico, non resta che prepararci. Stavolta non mi avranno così facilmente. Stavolta venderò cara la pelle. Stavolta avrò la mia rivincita. Continua a leggere