«In periodi di saldi è bene non dare nulla per scontato»: ovvero, l’estetica contemporanea e le bugie dei commessi

Quel pomeriggio di un giorno prima dei saldi: i non compratori peripatetici.
Un amico pomeridiano – cioè uno di quelli che vedi solo il pomeriggio quando ha bisogno di compagnia per fare un servizio – mi chiama, di pomeriggio, per accompagnarlo a fare un giro in centro.
Tempo di saldi, penso.
Periodo, cioè, di giri per negozi in cui cammini, vedi, tocchi e non compri. Un po’ come una battuta di caccia senza caccia. Un imprescindibile giro esplorativo da fare insieme perché poi a comprare, come tutte le cose private, ci vai da solo o, dato che siamo italiani, con mamma. Ma, poiché mi piace sia camminare sia guardare, accetto. E allora cammino e guardo. Vedo un maglione rosso con al centro, al posto della faccia di Che Guevara, un viso di una renna  e mi chiedo quante chance di utilizzo possa avere, una volta che è passato il 25 Dicembre. Vedo alcune camicie e alcuni giubbotti e mi accorgo che mi potrebbero essere abbordabili solo con sconti a partire dal 75%, poco probabili anche in tempi di crisi. Vedo dei mocassini e mi domando il loro perché. Vedo tante cose. Ma soprattutto penso.
Penso che tutto sia incominciato con le etichette del prezzo. Da quando cioè le merci presentano un bigliettino con sopra scritto il loro prezzo, le cose hanno iniziato a parlare. Ed è un bene. Ma, per quanto mi riguarda, non abbastanza. Continua a leggere

Il Social Network prima del Social Network: in morte di Skakkinostri

Premessa.
A me non piace parlare di cose che non tutti possono capire. Non che ci sia nulla di male eh, ma a quel punto secondo me lo fai al tavolo del pub, con i diretti interessati, e non su un blog. Oggi però faccio una piccola eccezione. Sia perché questa cosa interessò a suo tempo circa cinquantamila ragazzi (benché su scala locale), sia perché un tributo a Skakkinostri andava dato prima o poi. E dunque cominciamo.

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Un Moderato Delirio: sopravvivere a Bari

Lo dico subito. Ho scritto un libro. Questo.

Un moderato delirio
Ma siccome nessuno ne farà una recensione e nessuno mi intervisterà, ho pensato di fare da solo. Come sempre. Di seguito l’intervista in anteprima che sarà poi trasmessa, a rete unificate, il 31 Dicembre al posto del solito e noioso messaggio del Presidente della Repubblica.

D: Allora, signor Nicassio…
R: La prego, mi chiami Renato.
D: D’accordo, Renato. Dunque, alla fine, anche lei ci è cascato. Si è venduto.
R: No, guardi, non le permetto di…
D: Suvvia, non c’è niente di male dopotutto. In fondo ha resistito a lungo. Lo sa che l’hanno anche fotografata con indosso un maglioncino di Fred Perry?
R: Un attimo. Prima di tutto, come ha anche indirettamente ricordato lei, ho una certa età. Quindi non dica “maglioncino” che mi fa innervosire. Poi, quell’indumento non era nemmeno mio. Me lo sono messo perché non avevo altro a disposizione. Per il resto i miei negozi di abbigliamento restano Decathlon e, quando sono in vena di classicità, Piazza Italia. Anzi. Mi faccia fare un appello ai miei amici più grandi o più fortunati: sbrigatevi a sposarvi perché l’unica giacca che ho, quella comprata all’epoca delle feste dei 18 anni, non so quanto ancora possa andarmi bene. Ecco, lasci perdere i vestiti e parliamo di quello per cui siamo qui. Continua a leggere

La Fiera della Vanità: una giornata alla fiera del levante 

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Prologo
: Lavori & Dolori.
Prima di iniziare, una domanda.
Ma qualcuno che ha inviato il curriculum alle mail “m.santoro@grupposerviziassociati.it” e  “info@zucchettiregulus.it”, è stato contattato, interrogato e, per nove giorni, assunto? È solo una curiosità personale.
Ditemi di sì. Ditemi che qualcuno ha letto l’esauriente esito dei bandi il 5 settembre – in cui non viene detto né numero dei posti disponibili, né scadenza dei termini di selezione – ha partecipato ed è stato richiamato. Restituitemi fiducia nel ventunesimo secolo. Ditemi che qualcuno ha aperto la mail, ha letto il curriculum e ha pensato sì, questo qui ha l’esperienza e la competenza adatta per stare in piedi accanto a una porta, penso che sia il candidato adatto! Ditemi che sia una coincidenza che sul profilo Facebook della Fiera del Levante rispondevano ad ogni domanda (ripetuta ad nauseam: ma quanto costa il biglietto? Quando inizia? Quali sono gli orari?) tranne a quelle relative ai posti di lavoro (Perché la mia mail risulta cestinata senza essere stata letta? Escono i nominativi degli assunti? Come fanno a leggere e valutare tutti i cv in ventiquattro ore? ).
Essì direte voi: ma hanno esternalizzato, non sono loro che decidono, non sono affari loro. Essì, dico io: ma sono pur sempre cazzi nostri. Continua a leggere

Come (non) eravamo: il luogocomunismo come stile di vita

Quando devi fare pulizia del tuo passato la devi fare nel vero senso della parola. Così, per fare un po’ di posto al futuro, stavo rovistando tra vecchi quaderni e vecchi fogli per decidere cosa tenere (poco) e cosa gettare (tantissimo). Mi sono ricapitati tra le mani dei fogli che non ricordavo nemmeno di avere. Si tratta di alcune tavole che avevo preparato per un progetto di sito internet che avrebbe dovuto chiamarsi LuogoComune o qualcosa del genere: una specie di contenitore di paraculate e ironie a buon mercato. Ovviamente non se ne fece nulla. Va detto che all’epoca coltivavo ancora il sogno di poter fare il fumettista, almeno per hobby. Oggi non coltivo più nulla. E se dovessi tornare a farlo, coltiverei un po’ di canapa ché almeno così qualcosa guadagnerei. Ma non ho il pollice verde e quindi sarà per un’altra vita. Continua a leggere

La Serata in Disco

Per chi come me è come me (insomma ci siamo capiti come sono no? Per chi non lo sa può iniziare da QUI) c’è una cosa che proprio mi sento incapace a fare: LA SERATA IN DISCOTECA.
Grazie al cazzo, direte voi. Se te la meni con i dinosauri del rock anni 70, con il grunge anni ’90 e con i gruppi da 107 visualizzazioni su youtube, è ovvio che poi non ce la fai ad ascoltare un po’ di sano tunz-tunz o a divertirti con un po’ di divertentismo o a convulsionarti con l’elettronica. Tutto vero. Ma c’è di più. Non è solo la musica, cioè il rumore, di questi posti a mettermi a disagio. È tutto il mondo che li circonda. Quando si deve andare a ballare entrano in gioco persone e dinamiche difficilmente sopportabili. Il PI-ERRE, tanto per cominciare. Continua a leggere