Gli esodati dell’amore

Quando era più facile

«Eppure», dice il mio amico, mio coetaneo, con insofferenza crescente, «io mi ricordo bene quanto era facile prima».
Sentendo la sua affermazione, distolgo lo sguardo dalla tv e lo porto su di lui. Si sta muovendo nervosamente nello spazio compreso tra il divano e la finestra al suo fianco.
«Prima quando?» gli chiedo serafico rimanendo seduto sul divano.
«Prima. Tipo dieci anni fa. O anche cinque. O forse anche solo tre. Non saprei bene, è successo tutto così in fretta. In ogni caso, prima di adesso».
«Era più facile?»
«Certo che lo era».
«Va bene. Se lo dici tu».
«Non lo dico io. Lo dicono i fatti».
«Ah beh. I fatti».
«Sì, sì, i fatti. E te lo dimostro subito. Usciamo stasera?»
«Stasera?»
«Sì, stasera».
«Ma che scherzi? È giovedì».
«E che fa che è giovedì?»
«Domani è venerdì. È lavorativo».
«Ma tu non hai un lavoro».
«Non c’entra niente. È lavorativo per la società e io faccio parte della società».
Il mio amico, mio coetaneo, solleva le mani ad altezza della faccia e si dà due schiaffi in succesione quasi contemporanea. Continua a leggere

Sole senza un perché: le single che non dovrebbero esserlo

Da soli non si vive/senza amore non morirò

Camminando svogliatamente per una delle vie principali di Bari, un amico mi fa una proposta che, nel ventunesimo secolo, ha il sapore di un atto rivoluzionario:
«Renato» mi dice «ti devo presentare una ragazza»
Facciamo due passi restando entrambi in silenzio. Poi parlo:
«Eh?»
«Ti devo presentare una ragazza» mi ripete l’amico. «Dobbiamo organizzare una sera. Io, Miriam, tu e lei»
«Un’uscita?»
«Sì»
«Perché?»
«Perché ti potrebbe piacere»
«Come si chiama?»
«Te lo dico quando sarà il momento»
«No, dimmelo adesso»
«Se te lo dico adesso la vai a cercare su Facebook»
«Allora è un cesso»
«Non è un cesso»
«Dai, è un cesso»
«Non è un cesso, ti dico. Lo sai che ti puoi fidare di me»
«Va bene. Non è un cesso. E perché me la vuoi presentare?»
«Te l’ho detto. Potrebbe piacerti. È una bella ragazza»
«Bene»
«Intelligente»
«Bene»
«Legge parecchio»
«Bene»
«Poi ascolta la musica, quella che piace a te»
«Che musica piace a me?»
«Non lo so. Comunque ascolta tanta musica come te»
«Bene. Ed è single?»
«Certo che è single. Se no mica te lo proponevo, no?»
«No, non hai capito la mia domanda. È bella, intelligente, alfabetizzata, musicalmente aperta, ed è single? Perché è single?»
Il mio amico scuote le spalle e io non insisto. Rifletto. Sulla strada della vita che dalle serie tv porta all’andropausa, un uomo può incontrare tante donne sole. Il più delle volte si tratta di donne normali, talmente normali che la loro solitudine non costituisce un enigma. Altre volte, invece, le donne sole sono tutt’altro che normali: sono belle, intelligenti, colte, simpatiche. Eppure sono sole. Ma perché? È perché lo vogliono o perché non trovano nessuno? E come fanno a non trovare nessuno se sono – per l’appunto – belle, intelligenti colte e simpatiche? La questione si fa misteriosa e perciò affascinante. Sorrido tra me e me, guardo il mio amico, e gli dico:
«Ok, ci sto. Non voglio sapere il nome ma voglio il suo numero»
«Eh? Ma no. Senti a me, fai fare a Miriam che è lei che la conosce e…»
«No, non hai capito. Non ci voglio uscire. Ci voglio parlare»
«Ma…»
«Il numero. È importante» Continua a leggere

Le sorelle degli amici

Le sorelle degli amici hanno una funzione sociale di primo rilievo. Quando sei un ragazzino e un tuo amico ha una sorella più grande, quest’ultima consente di canalizzare la sovrapproduzione ormonale puberale verso un obiettivo tanto vicino quanto irrealizzabile. Quando non sei più un ragazzino e un tuo amico ha una sorella più piccola che è diventata grande, quest’ultima consente di misurare il tuo grado residuo di depravazione e il tuo attuale codice morale. Le sorelle degli amici ti fanno sentire adulto quando sei piccolo e giovane quando sei adulto. Questo reportage sudicio ma sincero è dedicato a loro. Continua a leggere

Aspetto l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua: venti motivi (più uno) per cui l’estate è la più bella stagione dell’anno

Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.
Lo diceva Ennio Flaiano, lo stesso secondo il quale i giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto (mentre tutti gli altri fanno solo volume). Cinque o sei giorni indimenticabili che, quindi, devono cadere necessariamente  d’estate.
Vediamo allora di capire un po’ perché l’estate è veramente la stagione più bella e importante dell’anno. Continua a leggere

Dopo la fine. Le ex degli amici.

Domande scomode per una vita scomoda.
Chi sono le ex degli amici? Come ci si rapporta con loro? Possiamo provarci con loro? E se sì, dopo quanto tempo e a che condizioni?
Queste non sono domande superflue o inutili. Se è vero, infatti, che i maschi litigano essenzialmente o per soldi o per donne, a queste domande è bene dare una risposta chiara poiché costituiscono il 50% dei motivi per cui possono finire delle amicizie decennali. Ovviamente il discorso è replicabile anche per l’altro sesso (e quindi, conseguentemente, “gli ex delle amiche”) con la differenza che le donne litigano per qualsiasi motivo, dall’abbronzatura allo zucchero, e quindi per loro il discorso è sì importante ma non così fondamentale. Inoltre, anche per il sesso di chi scrive, la questione verrà inevitabilmente affrontata dal lato maschile. Continua a leggere

Un Moderato Delirio: sopravvivere a Bari

Lo dico subito. Ho scritto un libro. Questo.

Un moderato delirio
Ma siccome nessuno ne farà una recensione e nessuno mi intervisterà, ho pensato di fare da solo. Come sempre. Di seguito l’intervista in anteprima che sarà poi trasmessa, a rete unificate, il 31 Dicembre al posto del solito e noioso messaggio del Presidente della Repubblica.

D: Allora, signor Nicassio…
R: La prego, mi chiami Renato.
D: D’accordo, Renato. Dunque, alla fine, anche lei ci è cascato. Si è venduto.
R: No, guardi, non le permetto di…
D: Suvvia, non c’è niente di male dopotutto. In fondo ha resistito a lungo. Lo sa che l’hanno anche fotografata con indosso un maglioncino di Fred Perry?
R: Un attimo. Prima di tutto, come ha anche indirettamente ricordato lei, ho una certa età. Quindi non dica “maglioncino” che mi fa innervosire. Poi, quell’indumento non era nemmeno mio. Me lo sono messo perché non avevo altro a disposizione. Per il resto i miei negozi di abbigliamento restano Decathlon e, quando sono in vena di classicità, Piazza Italia. Anzi. Mi faccia fare un appello ai miei amici più grandi o più fortunati: sbrigatevi a sposarvi perché l’unica giacca che ho, quella comprata all’epoca delle feste dei 18 anni, non so quanto ancora possa andarmi bene. Ecco, lasci perdere i vestiti e parliamo di quello per cui siamo qui. Continua a leggere

Sesso & Sushi: il ristorante giapponese come appuntamento sicuro

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Una verità eterna.
La figa non è mai gratis, era solito ripetermi un amico che non capiva un cazzo di molte cose ma in quel campo, credetemi, un po’ ne sapeva. La figa non è mai gratis, diceva e lo diceva con il tono con cui il maestro Miyagi elargiva le sue perle di saggezza a Daniel-san nella fortunata trilogia di Karate Kid. La figa non è mai gratis e non si riferiva, ovviamente, alla mercificazione più evidente della figa e cioè la prostituzione ma al fatto che il corteggiamento di una ragazza (puttana o meno) richiede sempre denaro, oltre che tempo (il quale, come si sa, è denaro).
Passala a prendere (e paghi la benza), portala al cinema (e paghi il biglietto), offrile un gelato o un cornetto (e paghi il cibo che sceglie), portala direttamente a cena fuori (e paghi il conto). Insomma, è vero che siamo nel XXI secolo e che l’emancipazione femminile ha fatto passi da gigante, però quando ci provi con una tipa, fosse anche la presidentessa del club “donne al potere”, qualcosa qualcosa devi spenderla. La figa non è mai gratis, mi diceva giustamente quest’amico che purtroppo ci ha lasciato qualche anno fa. Prima cioè che il ristorante giapponese diventasse la tappa par excellence di tutti i maschi desiderosi di aprirsi un varco, quel varco, tra una certa gonna o un certo leggins. A volte mi sorprendo a chiedermi che cosa ne pensa adesso da lassù lui, lui che diceva che la figa non era mai gratis quando la spesa contemplata era portare la tipa di turno a vedere un film di Pieraccioni. Chissà cosa penserebbe oggi se fosse qui, oggi che per avere qualche speranza  con la tipa di turno siamo costretti a mettere i nostri reni su Ebay per poterci permettere di portarla al ristorante giapponese. Continua a leggere