Sole senza un perché: le single che non dovrebbero esserlo

Da soli non si vive/senza amore non morirò

Camminando svogliatamente per una delle vie principali di Bari, un amico mi fa una proposta che, nel ventunesimo secolo, ha il sapore di un atto rivoluzionario:
«Renato» mi dice «ti devo presentare una ragazza»
Facciamo due passi restando entrambi in silenzio. Poi parlo:
«Eh?»
«Ti devo presentare una ragazza» mi ripete l’amico. «Dobbiamo organizzare una sera. Io, Miriam, tu e lei»
«Un’uscita?»
«Sì»
«Perché?»
«Perché ti potrebbe piacere»
«Come si chiama?»
«Te lo dico quando sarà il momento»
«No, dimmelo adesso»
«Se te lo dico adesso la vai a cercare su Facebook»
«Allora è un cesso»
«Non è un cesso»
«Dai, è un cesso»
«Non è un cesso, ti dico. Lo sai che ti puoi fidare di me»
«Va bene. Non è un cesso. E perché me la vuoi presentare?»
«Te l’ho detto. Potrebbe piacerti. È una bella ragazza»
«Bene»
«Intelligente»
«Bene»
«Legge parecchio»
«Bene»
«Poi ascolta la musica, quella che piace a te»
«Che musica piace a me?»
«Non lo so. Comunque ascolta tanta musica come te»
«Bene. Ed è single?»
«Certo che è single. Se no mica te lo proponevo, no?»
«No, non hai capito la mia domanda. È bella, intelligente, alfabetizzata, musicalmente aperta, ed è single? Perché è single?»
Il mio amico scuote le spalle e io non insisto. Rifletto. Sulla strada della vita che dalle serie tv porta all’andropausa, un uomo può incontrare tante donne sole. Il più delle volte si tratta di donne normali, talmente normali che la loro solitudine non costituisce un enigma. Altre volte, invece, le donne sole sono tutt’altro che normali: sono belle, intelligenti, colte, simpatiche. Eppure sono sole. Ma perché? È perché lo vogliono o perché non trovano nessuno? E come fanno a non trovare nessuno se sono – per l’appunto – belle, intelligenti colte e simpatiche? La questione si fa misteriosa e perciò affascinante. Sorrido tra me e me, guardo il mio amico, e gli dico:
«Ok, ci sto. Non voglio sapere il nome ma voglio il suo numero»
«Eh? Ma no. Senti a me, fai fare a Miriam che è lei che la conosce e…»
«No, non hai capito. Non ci voglio uscire. Ci voglio parlare»
«Ma…»
«Il numero. È importante» Continua a leggere

Le relazioni a distanza

«No, scusa, non ho capito. Livia è fidanzata?»
«Sì, saranno due o tre anni»
Rimango in silenzio e penso a tutte le volte che ho incontrato Livia negli ultimi due o tre anni. In centro, al cinema, nei locali, durante le feste patronali. L’ho incontrata dappertutto ma niente, non ce la faccio: non riesco a ricordarmi di averla mai vista con qualcuno in grado di essere il fidanzato.
«Ma lui chi è? L’uomo invisibile?», domando allora.
«No, lui non abita qua. Vive in Danimarca»
A questo punto, se questo fosse un film, la camera farebbe una rullata all’indietro, uno zoom all’incontrario. I due personaggi diventerebbero sempre più piccoli e sempre più distanti. Sullo schermo apparirebbero altre persone, automobili, piazze, strade e poi tutto sarebbe ridotto a piccole macchie colorate in caotico movimento. Nel giro di pochi secondi le macchie sparirebbero e si vedrebbero i colori indefinibili delle intere nazioni, i grandi continenti, gli oceani sconfinati, e infine il globo terracqueo nella sua interezza. E allora, mentre in sottofondo si sentirebbero le note struggenti di una colonna sonora di David Lang, sullo schermo farebbe la sua comparsa il titolo del film:

LE RELAZIONI A DISTANZA

Ma questo, purtroppo, non è un film. Al tavolo del pub, il mio amico mi riporta alla realtà e mi domanda se questa notizia mi sorprende, e perché.
«Un po’ mi sorprende, sì», rispondo sincero.
«Ma cosa ti sorprende? Che lei sia fidanzata o che si possa essere fidanzati con uno che vive in Danimarca?»
«Decisamente la seconda».
«Ho capito», mi fa l’amico mentre s’infila in tasca lo smartphone che aveva in mano. «tu sei uno di quelli».
«Di quelli chi?»
«Di quelli che non sanno se credere alle relazioni a distanza. O forse», prosegue non lasciandomi l’occasione di replicare, «non ti eri proprio mai posto il problema. In ogni caso il tuo agnosticismo sta per finire perché adesso ti spiego come funziona. Mettiti comodo perché è una storia lunga» Continua a leggere

Le vite degli altri

Oggi siamo sempre connessi. Oggi possiamo parlare con tanta gente e lo possiamo fare contemporaneamente. E questo significa che, spesso, siamo delusi contemporaneamente da tanta gente. Ma è proprio così?
Sì.
O meglio, dipende da quanto ognuno di noi crede in quella cosa misteriosa e inevitabilmente incomprensibile che sono le vite degli altri. Continua a leggere

La gente che se la tira

I conti non tornano
La modestia – diceva una persona – è la virtù delle persone modeste. Di conseguenza alle persone speciali non solo è consentito essere immodeste e un po’ sbruffone ma da un certo punto di vista  è persino richiesto: se sei al di sopra della media, ti devi comportare al di sopra della media. Se sei speciale, cioè, un po’ – almeno un po’ – te la devi tirare. A questo punto, però, una domanda: quante persone speciali conosciamo? E non speciali solo per noi– l’amore nostro, mamma nostra, nonna nostra, l’amico nostro – ma speciali con la “s” maiuscola in grado di fare la differenza nella storia con la “s” maiuscola. Riformuliamo dunque: quante persone Speciali conosciamo? Poche, pochissime, forse neanche una (e sarebbe perfettamente razionale). E poi domandiamoci: quante persone che se la tirano conosciamo? Tante, tantissime. Qualcosa, allora, non torna. Continua a leggere

I Rosiconi

Rosicare è umano.
Recenti studi hanno dimostrato che nell’87% dei casi la felicità altrui è insopportabile. I motivi possono essere vari: perché è immeritata, perché ci è stata scippata, oppure perché – semplicemente – è altrui. Ossia degli altri. E, quando si tratta di cose belle, gli altri non siamo mai noi.
Non è mai stato chiarito del tutto se l’invidia sia o meno la più alta forma di ammirazione. Quel che è certo è che è un sentimento umano e, molte volte, assolutamente inevitabile. Tuttavia, così come c’è modo e modo di vincere e così come c’è modo e modo di perdere, c’è anche modo e modo di rosicare. Continua a leggere

Sesso, Bugie e Mini-Ritz: anatomia delle Feste Private

Le aspettative & il sogno americano.
Cos’è che ci frega sempre? Chi sono, cioè, i responsabili di buona parte delle sofferenze, dei dolori e delle delusioni presenti nella vita umana? Facile. Le aspettative. Ciò che pensi che accadrà e che invece poi non accade. I risultati che pensi di ottenere e che poi non ottieni. I film che ti fai e che poi vengono bruscamente interrotti per mancanza di budget. Andrà così, ti dici e non sai nemmeno bene per quale motivo. Solo che così non va quasi mai. Continua a leggere

Quella legge che io non riesco a capire: le coppie che non c’entrano nulla

La felicità al lattosio.
A volte capita anche a me, come al mitico Ted di Scrubs, di stare al parco e di voler tirare sassi alle coppie felici. Magari non proprio sassi ché poi qualcuno si fa male e sono cazzi. Però, ecco, la voglia di tirare, che ne so, delle uova si può legittimamente provare senza troppi timori legali. E dunque riformuliamo. A volte capita anche a me di voler tirare delle uova alle coppie felici. Si tratta di un effetto, accanto alla nausea e all’iperventilazione, della mia intolleranza alla felicità altrui. Purtroppo la medicina è impotente in questi casi. Ci si deve convivere. E io lo faccio consolandomi con il pensiero che, dopo tutto, poteva andarmi peggio. Potevo essere intollerante al lattosio.
Nausea, iperventilazione, desiderio di lancio di oggetti contundenti, quindi. Però di solito non lo faccio. Perché, proprio mentre sto prendendo la mira, un pensiero s’impossessa della mia mente e la  occupa totalmente facendo passare il tutto. Guardo la coppia che passeggia felice e mi domando: ma che cazzo c’entrano quei due l’uno con l’altro?
E allora resto là, con l’uovo in mano,  a cercare un motivo per cui LUI e LEI sono un NOI anche se tutto sembra precluderlo. Mi capita spesso di contorcermi su questo dubbio, praticamente ogni qualvolta mi imbatto in una coppia che non c’entra nulla.  Continua a leggere