Il regalo di Natale nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: ovvero come evitare di deludere gli altri (anche) nel giorno più bello dell’anno

Che i regali da fuori siano più o meno tutti uguali non è un problema: così come l’abito non fa il monaco, la carta e i nastrini non fanno il regalo. Il regalo lo fa, come ovvio, il contenuto. Ma oggi i regali sono diventati più o meno tutti uguali sia da fuori che da dentro. E questo, invece, è un bel problema. Ti trovi davanti vari regali. Li prendi. Li scarti. E non fai più ohhh o ihhh e neppure noooo ma semplicemente ah! Detta in altri termini: i regali di Natale ormai sono diventati terribilmente standardizzati. Capita sempre più spesso che due persone ricevano la stessa cosa o che una  persona riceve la stessa cosa da due persone diverse. E se è vero che ciò che conta è il pensiero, delle due l’una: o la gente non pensa più o pensa tutta alla stessa maniera. O magari entrambe le cose. Non c’è da sorprendersi, in fondo. Il mercato, oggi, è sia enorme sia facilmente esplorabile così che solo chi ha molto tempo (o soldi) da spendere riesce a trovare qualcosa di sconosciuto, di sorprendente, di personale. Di qui, dunque, una domanda sorge spontanea e si staglia all’orizzonte dei Natali del terzo millennio: come faremo a sorprendere le persone in un’epoca in cui anche la più piccola sciccheria – anche quella costruita a mano dai bambini ciechi del Perù – è potenzialmente conosciuta e acquistabile da tutti attraverso un clic fatto dal salotto di casa propria? La risposta come al solito è boh. Però, se sorprendere le persone è difficile, non deluderle è possibile. Insomma: il regalo del millennio lo puoi anche non fare ma quello di merda non lo devi fare. Di seguito una serie di consigli su cosa non comprare per non deludere i vostri cari.

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Il Regalo di Laurea

Quando qualcuno si laurea è sempre un piacere.
Vai a Economia o a Giurisprudenza e,  in mezzo ai futuri manager-trufftori e ai futuri avvocati-avvoltoi, ti rifai gli occhi con le ragazze vestite di tutto punto e di tutta classe. Fai un salto al Politecnico e assisti a spettacoli incomprensibili ma affascinati: l’amico parla di calcoli e funzioni mentre sullo schermo passano immagini avveniristiche e tu parti in trip mentali che coinvolgono progetti di rivoluzione tecnologica del mondo e conquista della copertina di Time. Entri allegro al Policlinico – e questa è già una contraddizione in termini – e applaudi il compagno che, si spera, non ti farà pagare la parcella un domani. Ok, a dirla tutta, io alle sedute di laurea di Medicina penso solo a due cose:

  1. Minchia, ma questa malattia è orribile! E se me la beccassi? Anzi potrei già averla!
  2. Minchia, questo quando entra nella scuola di specializzazione si becca 1.600 euro al mese. Chi cazzo li ha mai visti 1.600 euro?

Comunque sia, quando qualcuno si laurea è sempre un piacere. Certo, se tu ti devi ancora laureare magari un po’ sei triste («chissà quando toccherà a me») però poi un sorriso al laureato glielo regali lo stesso . Se poi tu ci sei già passato, sei totalmente felice per quell’amico che, come te, ha completato un percorso e ne inizia un altro – quello della ricerca del lavoro – che è più difficile, più lungo, più di merda. Insomma così ci si sente meno soli. E poi quando qualcuno si laurea e tu sei invitato finisce che ti scattano  foto, ti taggano su Facebook e ti puoi  pure mettere la camicia senza sentirti vecchio. Sarebbe tutto bello, insomma.
Sarebbe. Continua a leggere

Il compleanno al tempo della Feltrinelli

Lo dico senza tanti giri di parole: la cultura è importante, leggere fa bene alla vita, i libri devono sopravvivere. Ma i libri al mio compleanno hanno rotto il cazzo.
Per anni le persone hanno approfittato del mio status di lettore per cavarsela con un fottuto, miserabile libro. E avevano pure il coraggio di darmelo incartato: oh oh chissà cosa sarà mai eh! sai che brivido, sai che suspense nello scartare eh? Esticazzi, un libro! Grazie mille!
E loro cosa rispondevano? «Dicono sia bello». Continua a leggere