I laureati in Opinionismo: i social network e il dovere di dire sempre la propria opinione

Quando il titolo valeva qualcosa: la meritocrazia di Gianni Sperti.
A che facoltà ci si iscrive per laurearsi in opinionismo?
Difficile dirlo. Sicuramente ad una tosta però perché quello degli opinionisti è un duro lavoro. O almeno lo era.
In tempi ormai lontani, infatti, per poter essere un opinionista dovevi – per l’appunto –  aver lavorato o comunque aver fatto qualcosa di importante, di riconosciuto, o almeno di decente. Del tipo: giochi a calcio per vent’anni? Bene, dopo puoi diventare opinionista: vedi Salvatore Bagni o Mauro Sandreani (a proposito dov’è finito?). Oppure: cambi il modo di intendere l’insulto e la rissa televisiva? Bene, diventi uno Sgarbi e sei autorizzato a dire la tua sempre e comunque. Oppure: ti vesti strano e parli strano? Benissimo, puoi fare il Mughini e impersonare l’hipster juventino post-sessantotto. Oppure il mio caso preferito e, per quel che mi riguarda, il più meritato: ti sei scopato la Barale quando era un’icona sexy-trasgressiva di primissima categoria? Eccellente. Gianni Sperti, ti sei meritato quella sedia vita natural durante, molto di più di Renzo Piano come senatore a vita.
Oggi invece, inutile negarlo, qualcosa in questo giocattolo si è rotto, o quanto meno, modificato. L’avvento massiccio della società della comunicazione ha prodotto e diffuso quello che potremmo chiamare l’Effetto Tonon. Continua a leggere