È colpa vostra

È colpa vostra. Sì, avete letto bene. È colpa vostra. Non lo dice mai nessuno – e meno che mai lo si scrive – ma ogni tanto è bene ricordarlo: è colpa vostra. Da quando il web permette a chiunque di parlare, questo sacrosanto diritto di parola è stato spesso confuso con il – un po’ meno sacrosanto – diritto di puntare il dito. È successo qualcosa? Beh, è colpa di “x”. Mi è successo qualcosa? È sicuramente e vergognosamente colpa di “x”. Dove “x”, naturalmente, è una persona o un’entità che ha un qualche potere o, in ogni caso, ha più potere di voi. Invece, molte volte, è colpa vostra. Continua a leggere

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Dalla parte sbagliata

Le vacanze di Natale sono pressoché finite. E come ogni anno la gente che è tornata a casa si appresta ad andarsene portando con sé il solito bagaglio di ricordi e mozzarelle, vestiti e salumi, promesse e fotografie del lungomare. In mezzo a tutto ciò, sorgono puntuali delle domande.
Chi è che si trova dalla parte giusta? E chi dalla parte sbagliata? Quelli che se ne vanno? Quelli che restano? Quelli che ritornano?
Io non lo so ma penso che questa mail che mi ha inviato una persona che ha fatto tutte e tre le azioni – andarsene, restare, ritornare – possa essere una bella risposta. O, quanto meno, un bello spunto di riflessione: sono i luoghi a fare le emozioni o viceversa?
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Il New Year’s Act: dieci proposte al Governo per migliorare l’Italia

Quando mancano pochi giorni all’arrivo dell’anno nuovo generalmente si fanno due cose:
– bilancio dell’anno appena trascorso
– lista di buoni propositi per l’anno che sta per arrivare.
Tuttavia, dato che guardare al proprio passato è il più delle volte deprimente e dato che guardare al proprio futuro può avere lo stesso identico effetto, è meglio desistere e dedicarsi a qualcos’altro. Per esempio, proporre cose che dovrebbe fare  il Governo per rendere il mondo – il nostro mondo – un mondo migliore. Così, se poi tra un anno saremo punto e daccapo, non dovremo deprimerci più di tanto: la colpa, infatti, sarà del Governo. Come sempre.
E dunque ecco dieci proposte che il Governo potrebbe facilmente realizzare al fine di cambiare in meglio il nostro paese e la nostra vita. Continua a leggere

Se una notte d’inverno un ricercatore

Sette parole e una risposta per Almalaurea
Se ci metti più di sette parole per spiegare cosa fai, di sicuro il tuo lavoro è inutile alla società. Se poi fai il dottorato di ricerca, allora non solo non riesci a stare nelle sette parole ma tecnicamente non hai nemmeno un lavoro.
Lo sa che il dottorato di ricerca non è considerato un lavoro?, mi domanda gentilmente la signorina del sondaggio Almalaurea – uno dei tanti con cui si tenta di tastare il polso della situazione giovanile di questo paese – dopo che io le avevo detto cosa stavo facendo al momento.
Una persona normale, alle 9:30 di sabato mattina, avrebbe risposto:
E rompere i coglioni a quest’ora chiedendo alla gente di giudicare statisticamente la propria attuale esistenza invece sarebbe un lavoro?
Ma siccome sono una persona più civile che normale mi limito a dirle:
Sì, lo so.
E, in effetti, è vero. Il dottorato di ricerca non è considerato un lavoro. Tuttavia, se lo fai, non ti permette di avere un lavoro, un “altro lavoro” verrebbe da dire se il dottorato di ricerca, per l’appunto, fosse considerato un lavoro.
Illogico? Sembrerebbe.
Bizzarro? Forse.
Ingiusto? Probabilmente.
D’accordo, ma per risolvere la questione: che fa di preciso un dottorando di ricerca? Continua a leggere

La giornata di uno scrutatore: ovvero perché la Democrazia semplicemente non funziona

Chi ha avuto la possibilità di lavorare al seggio elettorale nei vari ruoli disponibili (presidente, segretario, scrutatore) ha avuto, al contempo, un onore e un onere. L’onore di capire come funziona il processo democratico e l’onere di toccarne con mano i difetti. Sì, perché basta aver lavorato una sola volta nella vita al seggio per avere la risposta a quella domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti. E cioé: ma come cazzo ha fatto quello là a vincere le elezioni?
Io (che al seggio ci ho lavorato più di una volta) tenterò di elencare le varie tipologie di elettori italiani in modo da dare la possibilità a tutti (anche a chi in un seggio non ci è mai entrato) di risolvere l’enigma.  Partendo da una regola generale: benché si voti dal 1946, per un italiano ogni elezione è sempre la prima volta. E come ogni prima volta che si rispetti, nessuno ha ben chiaro come si deve comportare.
E dunque, iniziamo. Continua a leggere

Ormai siamo troppo giovani: la nostalgia di chi ha a disposizione più “domani” che “ieri”

Quand’è che siamo diventati vecchi? Quando è accaduto?
Il dicembre 1999 sembrava ieri. Tutti parlavano del capodanno del 2000 e dei megafesteggiamenti. Tutti stilavano delle classifiche per sintetizzare il meglio del Novecento: lo sportivo del secolo, il personaggio del secolo, la canzone del secolo, la partita del secolo, il libro del secolo, il film del secolo. Tutti erano eccitati per il futuro anche se stava sempre il rompicoglioni – quello è sempre esistito – che ripeteva beh, tecnicamente dovremmo festeggiare l’anno prossimo! Il 21° secolo infatti inizia dal 2001 e blabla.
Sembrava ieri. E oggi mi trovo a dover spiegare a una tredicenne che cos’era il Millennium Bug e quanto fosse emozionante lo spauracchio di un mondo che, da un secondo all’altro, poteva sprofondare in un medioevo post-apocalittico.
Quand’è, allora, che siamo diventati vecchi?
O meglio: quand’è – e soprattutto perché – siamo diventati nostalgici come i vecchi? Continua a leggere

Quelli che non ce la fanno ad essere i migliori

Qualche settimana fa, il responsabile delle risorse umane di una delle più importanti aziende che hanno sede a Bari, rivolgendosi ad una platea di giovani in cerca di lavoro, ha detto candidamente: non è che noi non assumiamo più. È che assumiamo solo i migliori. Continua a leggere