Davanti alle foto degli altri

Le munizioni infinite e la società dell’immagine.
Ci sono schermi ovunque. Sui muri, sulle scrivanie, nelle auto, nelle metropolitane, nelle tasche dei pantaloni. E se ci sono schermi, ci sono immagini. D’altra parte tra i migliaia di modi in cui ci si riferisce alla società contemporanea vi è anche l’etichetta – giustificata – di società dell’immagine.
La società dell’immagine non è nata oggi e nemmeno ieri. Però è innegabile che tra ieri e oggi abbia acquisito una caratteristica fondamentale: è diventata velocissima. E la velocità è sinonimo di abbondanza. Qualche anno fa nelle macchine fotografiche c’era uno sportelletto al cui interno si metteva un oggettino chiamato rullino. Il rullino consentiva di scattare un certo numero di foto (12,24,36). Era insomma come un caricatore di una pistola. E chiunque abbia partecipato a una guerra o giocato ai videogiochi sa bene che i proiettili non vanno sprecati. Vanno razionati, vanno sparati bene e per necessità, se no rimani senza e i nemici ti ammazzano facilmente e gli zombie ti spolpano in massa. Qualche anno fa, quindi, quando si faceva una foto si pensava bene a quello che si stava per fare: si sceglieva un posto, ci si metteva bene in posa, cheese, click. E speriamo che lo stronzo non abbia chiuso gli occhi. L’avvento delle digitali e il successivo sdoganamento delle reflex ha messo in mano agli esseri umani dei mitra con munizioni illimitate, in maniera non troppo diversa da quando si usavano i codici e i trucchi alla playstation. E da che mondo è mondo se non ci si deve preoccupare del numero dei proiettili, si spara a raffica, si spara a cazzo di cane. Come se non bastasse oggi c’è anche un posto perfetto per questi proiettili vaganti e impazziti, una sorta di poligono di tiro grande e affollato in cui mitragliare foto senza grossi rischi, vale a dire i social network e Facebook in testa. I carnefici e le vittime di questo gioco siamo noi. Noi che ci troviamo, volenti o nolenti, dentro o davanti le foto degli altri. Continua a leggere

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Cose che io non so

A volte penso che qualcuno mi addormenti con il cloroformio, mi infili in una cella criogenica per un po’ e poi mi scongeli senza che io abbia ricordo alcuno di quello che mi è successo.
Questa è l’unica spiegazione che sono riuscito a trovare per giustificare dei cambiamenti nel mondo circostante che avvengono PER ME improvvisamente e senza motivo apparente.
Le foto, per esempio. Ora, per anni, da quando le macchine fotografiche avevano ancora il rullino, ci hanno insegnato che al momento del flash bisogna sorridere (e cercare di tenere gli occhi aperti). CHEESE e zac! Denti bianchi, gialli, storti, in bella mostra e tanti saluti. Poi un giorno, ad una festa, durante i primi tempi della rivoluzione digitale, mi mettono in un gruppo pronto per essere fotografato. Tre-due-uno e COSA STA SUCCEDENDO PER DIO? Continua a leggere

LE FOTO DEL LUNGOMARE DI BARI

La primavera è agli sgoccioli, l’estate prende la rincorsa per sfondare a giugno, il sole esiste per tutti, le temperature si alzano, le gonne si accorciano. E poi ci sono loro. LE FOTO DEL LUNGOMARE DI BARI.
LE FOTO DEL LUNGOMARE DI BARI stile cartolina da vendere in fretta ai tedeschi sbarcati dalle navi da crociera prima che vengano scippati dai topinazzi sul motorino. LE FOTO DEL LUNGOMARE DI BARI con l’Adriatico liscio come l’olio e azzurro come il cielo e, sopra, il cielo, azzurro come il cielo con giusto due-tre nuvolette bianche che fanno capolino sullo sfondo del Palazzo della Provincia. LE FOTO DEL LUNGOMARE DI BARI affollano le bacheca dei Baresi e sembrano sfidarti come un gioco della settimana enigmistica a scovare le differenze tra una foto e l’altra. Ma non ci sono. O meglio non sono quelle le differenze che contano. La differenza tra le foto del lungomare di Bari risiede nel barese che la posta. Si danno tre casi principali: Continua a leggere