Gli esodati dell’amore

Quando era più facile

«Eppure», dice il mio amico, mio coetaneo, con insofferenza crescente, «io mi ricordo bene quanto era facile prima».
Sentendo la sua affermazione, distolgo lo sguardo dalla tv e lo porto su di lui. Si sta muovendo nervosamente nello spazio compreso tra il divano e la finestra al suo fianco.
«Prima quando?» gli chiedo serafico rimanendo seduto sul divano.
«Prima. Tipo dieci anni fa. O anche cinque. O forse anche solo tre. Non saprei bene, è successo tutto così in fretta. In ogni caso, prima di adesso».
«Era più facile?»
«Certo che lo era».
«Va bene. Se lo dici tu».
«Non lo dico io. Lo dicono i fatti».
«Ah beh. I fatti».
«Sì, sì, i fatti. E te lo dimostro subito. Usciamo stasera?»
«Stasera?»
«Sì, stasera».
«Ma che scherzi? È giovedì».
«E che fa che è giovedì?»
«Domani è venerdì. È lavorativo».
«Ma tu non hai un lavoro».
«Non c’entra niente. È lavorativo per la società e io faccio parte della società».
Il mio amico, mio coetaneo, solleva le mani ad altezza della faccia e si dà due schiaffi in succesione quasi contemporanea. Continua a leggere

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Le relazioni a distanza

«No, scusa, non ho capito. Livia è fidanzata?»
«Sì, saranno due o tre anni»
Rimango in silenzio e penso a tutte le volte che ho incontrato Livia negli ultimi due o tre anni. In centro, al cinema, nei locali, durante le feste patronali. L’ho incontrata dappertutto ma niente, non ce la faccio: non riesco a ricordarmi di averla mai vista con qualcuno in grado di essere il fidanzato.
«Ma lui chi è? L’uomo invisibile?», domando allora.
«No, lui non abita qua. Vive in Danimarca»
A questo punto, se questo fosse un film, la camera farebbe una rullata all’indietro, uno zoom all’incontrario. I due personaggi diventerebbero sempre più piccoli e sempre più distanti. Sullo schermo apparirebbero altre persone, automobili, piazze, strade e poi tutto sarebbe ridotto a piccole macchie colorate in caotico movimento. Nel giro di pochi secondi le macchie sparirebbero e si vedrebbero i colori indefinibili delle intere nazioni, i grandi continenti, gli oceani sconfinati, e infine il globo terracqueo nella sua interezza. E allora, mentre in sottofondo si sentirebbero le note struggenti di una colonna sonora di David Lang, sullo schermo farebbe la sua comparsa il titolo del film:

LE RELAZIONI A DISTANZA

Ma questo, purtroppo, non è un film. Al tavolo del pub, il mio amico mi riporta alla realtà e mi domanda se questa notizia mi sorprende, e perché.
«Un po’ mi sorprende, sì», rispondo sincero.
«Ma cosa ti sorprende? Che lei sia fidanzata o che si possa essere fidanzati con uno che vive in Danimarca?»
«Decisamente la seconda».
«Ho capito», mi fa l’amico mentre s’infila in tasca lo smartphone che aveva in mano. «tu sei uno di quelli».
«Di quelli chi?»
«Di quelli che non sanno se credere alle relazioni a distanza. O forse», prosegue non lasciandomi l’occasione di replicare, «non ti eri proprio mai posto il problema. In ogni caso il tuo agnosticismo sta per finire perché adesso ti spiego come funziona. Mettiti comodo perché è una storia lunga» Continua a leggere

Davanti alle foto degli altri

Le munizioni infinite e la società dell’immagine.
Ci sono schermi ovunque. Sui muri, sulle scrivanie, nelle auto, nelle metropolitane, nelle tasche dei pantaloni. E se ci sono schermi, ci sono immagini. D’altra parte tra i migliaia di modi in cui ci si riferisce alla società contemporanea vi è anche l’etichetta – giustificata – di società dell’immagine.
La società dell’immagine non è nata oggi e nemmeno ieri. Però è innegabile che tra ieri e oggi abbia acquisito una caratteristica fondamentale: è diventata velocissima. E la velocità è sinonimo di abbondanza. Qualche anno fa nelle macchine fotografiche c’era uno sportelletto al cui interno si metteva un oggettino chiamato rullino. Il rullino consentiva di scattare un certo numero di foto (12,24,36). Era insomma come un caricatore di una pistola. E chiunque abbia partecipato a una guerra o giocato ai videogiochi sa bene che i proiettili non vanno sprecati. Vanno razionati, vanno sparati bene e per necessità, se no rimani senza e i nemici ti ammazzano facilmente e gli zombie ti spolpano in massa. Qualche anno fa, quindi, quando si faceva una foto si pensava bene a quello che si stava per fare: si sceglieva un posto, ci si metteva bene in posa, cheese, click. E speriamo che lo stronzo non abbia chiuso gli occhi. L’avvento delle digitali e il successivo sdoganamento delle reflex ha messo in mano agli esseri umani dei mitra con munizioni illimitate, in maniera non troppo diversa da quando si usavano i codici e i trucchi alla playstation. E da che mondo è mondo se non ci si deve preoccupare del numero dei proiettili, si spara a raffica, si spara a cazzo di cane. Come se non bastasse oggi c’è anche un posto perfetto per questi proiettili vaganti e impazziti, una sorta di poligono di tiro grande e affollato in cui mitragliare foto senza grossi rischi, vale a dire i social network e Facebook in testa. I carnefici e le vittime di questo gioco siamo noi. Noi che ci troviamo, volenti o nolenti, dentro o davanti le foto degli altri. Continua a leggere

Gli amici che si fidanzano

pinguini
Chi li ha visti?

Che fine fanno gli amici che si fidanzano?
La domanda, si badi bene, non è ironica né tanto meno retorica. E siccome né Mistero, né Voyager hanno mai indagato su  questo enigma (una reticenza senza dubbio sospetta) credo valga la pena di affrontare l’impresa. Con l’umiltà e la curiosità che da sempre caratterizzano questo blog.

Prima o dopo, c’è differenza.
Ci sono gli amici fidanzati. Cioè quelli che conosci direttamente accoppiati, vuoi perché hanno trovato l’amore in seconda media e sta durando, vuoi perché la famiglia li ha destinati a un matrimonio combinato quando avevano ancora pochi mesi di vita. E poi ci sono gli amici che si fidanzano. Cioè quelli che erano single come te, che hanno passato anni a uscire con te, a bere con te, a mangiare con te, a giocare con te, a viaggiare con te, ad andare a caccia di figa con te. E poi un bel giorno − per fortuna, per destino, per bravura – hanno trovato una tipa con cui condividere le settimane. E quel bel giorno sono spariti. Puff! Come in uno spettacolo di David Copperfield o del Mago Casanova. Eppure non hanno cambiato numero di telefono, non hanno cambiato residenza o domicilio, non hanno cambiato mail. E allora questi amici che si fidanzano dove sono andati a finire? Continua a leggere

Strangers do it better

Ieri stavo tornando da Bologna in treno. All’altezza di Rimini mi ero già rotto i coglioni. E mancavano ancora 4 ore e mezzo all’arrivo. Non so quale sia il nome esatto della patologia di cui soffro ma se sono circondato da persone non riesco a leggere libri. Quindi la lettura non poteva venirmi in soccorso. Siccome sono molto precario nelle mie passioni, RUZZLE mi ha rotto il cazzo. E quindi manco quello poteva aiutarmi a far passare il tempo. Allora ho deciso di sfruttare i minuti-verso-tutti che il mio piano tariffario mi concede generosamente. Ho chiamato un’amica per raccontarle un fatto che mi era capitato in aereo qualche ora prima. Così ho fatto passare una decina di minuti. Bene. Ne restano solo duecentosessanta. Dal momento che non potevo chiamare tutta la rubrica per raccontare la mia giornata (se no all’arrivo a Bari avrei trovato un’autombulanza per un trattamento sanitario obbligatorio), mi sono convinto ad attaccare bottone con la ragazza – caruccia – che avevo di fronte. Ma perché non l’hai fatto subito? , direte voi. Semplice. Perché aveva un raffreddore da antologia e io volevo mantenere al minimo il rischio del contagio. Ma mi faccio coraggio – e forte della mia dose di amuchina in tasca – inizio a parlare del più e del meno: che palle questi viaggi che non finiscono mai, bisogna stare attenti all’aria condizionata…ti frega facilmente la gola, e il prezzo dei biglietti? Mamma mia allucinante. Tutto nella norma, lei annoiata come me partecipa felice alla fiera della banalità finché non le squilla il cellulare. Lei risponde. Telefonata strana. Roba di fidanzato, sicuro, ma c’era tensione, freddezza, aria di tempesta insomma. Bene, mi dico. Posso fare una delle cose che mi diverte di più: MILLANTARE COMPETENZE NEL CAMPO SENTIMENTALE PER DARE CONSIGLI. Lei non aspettava altro. Mi si apre come un libro durante un uragano. E mi racconta tutto. Mi farà bene, mi dice. Ne sono sicuro, dico io. Gli estranei sui treni danno i consigli migliori perché, non conoscendoti, sono assolutamente razionali, logici. E dunque.
«Stavamo insieme da 5 anni. Poi ci siamo lasciati»
«Chi ha lasciato?»
«Nessuno, insieme»
«Vuoi dire che avete contato fino a 3 e poi vi siete lasciati contemporaneamente?»
«No vabè. Non ci siamo proprio lasciati. Io mi sono allontanata e a lui è andata bene così. Lui voleva uscire sempre coi suoi amici, mi portava con sé quasi infastidito, quando doveva passarmi a prendere faceva un’ora di ritardo. Dopo cinque anni non voleva sentire nemmeno parlare di IMMAGINARE un futuro insieme. Sai cosa mi ha detto?»
«Cosa?» Continua a leggere

Siamo solo amici

Siamo solo amici. Una frase spartiacque: quando viene detta si crea un “prima” in cui potevi fingere di non saperlo e un “dopo” in cui o sei sordo oppure devi fartene una ragione. La cosa tragicomica è che da fuori nessuno si accorge della differenza tra il prima e il dopo. Il SOLO AMICO incassa in silenzio, fa i conti con la sentenza all’interno ma all’esterno non cambia il suo comportamento. È fedele alla linea come nemmeno un senatore del Movimento 5 Stelle sa essere. È un vero signore d’altri tempi, un masochista d’antologia, uno zerbino da mercato rionale. Accetta tutto con un sorriso. Quando LEI corregge qualcuno che aveva equivocato dicendo «No, ma che hai capito! Io e lui siamo solo amici!», il SOLO-AMICO conferma, fa sì-sì con la testa sfoggiando un sorriso tranquillo mentre delle ruspe stanno devastando il suo animo e il suo cuore sta cuocendo alla perfezione come un filetto alla Wellington cucinato da Gordon Ramsay. Quando LEI ha bisogno di lui del tipo «Ciao, senti tra un sei-sette mesi è il compleanno del mio ragazzo, tu hai più o meno la stessa taglia ti scoccia se ti chiedo il favore di farmi da modello personale per un pomeriggio?», il SOLO-AMICO è più veloce del 118: «Ahah (finta risata) ma no figurati, lo faccio con piacere, sarà divertente»-«Grazie! Sei un tesoro! Allora senti si è aperto un outlet poco lontano da Cividale del Friuli…potremmo andare là (traduzione: passami a prendere e accompagnami) – «Ok Ok nessun problema (traduzione: nessun problema)». Continua a leggere