Il mondo salvato dalle zucchine: i Vegetariani

Prologo: sono circondato. Quest’estate mi viene a trovare in villa un vecchio amico, uno di quelli con cui hai passato l’adolescenza e con cui adesso passi la post-adolescenza. Per chi non è di queste parti è necessario spiegare che avere in comune l’adolescenza qua a Bari significa molte cose tra cui anche (e soprattutto) aver affrontato insieme quella che potremmo definire la mangiata ammerda. La mangiata ammerda consiste nell’uscire di sera per mangiare cibi che sono:

  • non sani
  • brutti a vedersi
  • di origine non chiara
  • poco igienici
  • venduti e consegnati da persone di dubbia morale e di dubbia fedina penale

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L’insostenibile leggerezza del panzerotto (di Di Cosimo). In memoriam

[ Ieri, a Bari, è venuta a mancare un’istituzione e allora, in barba ai diritti d’autore, la omaggio con il capitolo dedicato tratto da Un Moderato Delirio – Sopravvivere a Bari ]

Le dimensioni contano.
Potete averne conferma facendovi un giro su alcuni siti internet che la mia educazione cattolica mi impedisce di digitare oppure facendo un salto alla celebre panzerotteria “Di Cosimo”. Poiché il correttore automatico di Word mi ha evidenziato la parola “panzerotteria” trovo assolutamente necessario parlarne. Il panzerotto di “Di Cosimo”, a Bari, è una specie di religione. E come tutte le religioni suscita reazioni differenti nelle persone. Ci sono, ovviamente, i fedeli, quelli per cui esiste solo un panzerotto – quello di “Di Cosimo” appunto –e non hanno alcun panzerotto al di fuori di Lui. Ci sono, altrettanto ovviamente, gli atei, quelli che non riconoscono la Sua esistenza e superiorità– perché è troppo grosso, troppo fritto o perché c’è troppa coda per prenderlo. E infine ci sono gli indifferenti a cui, con buona pace di Gramsci, appartengo pure io: riconosciamo la sua esistenza ma non lo veneriamo e siamo sempre disposti ad addentare altri panzerotti in altri posti.
Comunque vi poniate, il panzerotto di “Di Cosimo”, a Bari, è un’istituzione. Continua a leggere

Sesso, Bugie e Mini-Ritz: anatomia delle Feste Private

Le aspettative & il sogno americano.
Cos’è che ci frega sempre? Chi sono, cioè, i responsabili di buona parte delle sofferenze, dei dolori e delle delusioni presenti nella vita umana? Facile. Le aspettative. Ciò che pensi che accadrà e che invece poi non accade. I risultati che pensi di ottenere e che poi non ottieni. I film che ti fai e che poi vengono bruscamente interrotti per mancanza di budget. Andrà così, ti dici e non sai nemmeno bene per quale motivo. Solo che così non va quasi mai. Continua a leggere

Le pizze degli altri: splendori e miserie del libero arbitrio in pizzeria 

La pizza fa il monaco: struttura e sovrastruttura del sabato sera.
Prima che il virus dell’ “uscire giammangiati” assumesse caratteri pandemici, la gente, il sabato sera, si accomodava in locali per consumare del cibo solido in qualità di cena. Alcuni – i più benestanti e fortunati – addirittura si sedevano in delle pizzerie per mangiare quella pietanza che, insieme alla pasta, ai mandolini e alla mafia, ci rende famosi in tutto il mondo: la pizza.
Il che è un bene perché la pizza è buona. Ma la pizza non è solo buona. È anche utile perché consente di determinare in poco tempo e in maniera abbastanza precisa le tipologie di persone che ti circondano. Insomma, così come le scarpe che indossi, la pizza che mangi dice agli altri che persona sei. Detta in altri termini: dimmi che pizza ordini e ti dirò chi sei. Continua a leggere

Sesso & Sushi: il ristorante giapponese come appuntamento sicuro

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Una verità eterna.
La figa non è mai gratis, era solito ripetermi un amico che non capiva un cazzo di molte cose ma in quel campo, credetemi, un po’ ne sapeva. La figa non è mai gratis, diceva e lo diceva con il tono con cui il maestro Miyagi elargiva le sue perle di saggezza a Daniel-san nella fortunata trilogia di Karate Kid. La figa non è mai gratis e non si riferiva, ovviamente, alla mercificazione più evidente della figa e cioè la prostituzione ma al fatto che il corteggiamento di una ragazza (puttana o meno) richiede sempre denaro, oltre che tempo (il quale, come si sa, è denaro).
Passala a prendere (e paghi la benza), portala al cinema (e paghi il biglietto), offrile un gelato o un cornetto (e paghi il cibo che sceglie), portala direttamente a cena fuori (e paghi il conto). Insomma, è vero che siamo nel XXI secolo e che l’emancipazione femminile ha fatto passi da gigante, però quando ci provi con una tipa, fosse anche la presidentessa del club “donne al potere”, qualcosa qualcosa devi spenderla. La figa non è mai gratis, mi diceva giustamente quest’amico che purtroppo ci ha lasciato qualche anno fa. Prima cioè che il ristorante giapponese diventasse la tappa par excellence di tutti i maschi desiderosi di aprirsi un varco, quel varco, tra una certa gonna o un certo leggins. A volte mi sorprendo a chiedermi che cosa ne pensa adesso da lassù lui, lui che diceva che la figa non era mai gratis quando la spesa contemplata era portare la tipa di turno a vedere un film di Pieraccioni. Chissà cosa penserebbe oggi se fosse qui, oggi che per avere qualche speranza  con la tipa di turno siamo costretti a mettere i nostri reni su Ebay per poterci permettere di portarla al ristorante giapponese. Continua a leggere