Gli Indifferenti del sabato sera

«Dammi risposte precise, please»
Mancano sette minuti scarsi alle 19 ed è un sabato pomeriggio invernale. Il ragazzo ha appena finito di digitare la sua richiesta dopo un botta e risposta durato cinque o sei messaggi non ben identificati. Tira su con il naso e aspetta che il suo interlocutore digitale lo visualizzi. È in piedi, con il cellulare nella mano sinistra e la mano destra appoggiata sull’anca, e già sente tre vertebre sacrali su cinque che gl’implorano di sedersi. Non è incazzato, quello no. Ma non si può nemmeno dire che si stia godendo quella conversazione, quel suo pre-serata e quella sua vita là. Tutte cose che sarebbero già abbastanza complesse e pregne di dolore senza bisogno che il suo amico dall’altra parte dello schermo ci mettesse del suo. Anche se qui, ad essere onesti, il problema è esattamente l’opposto. Il suo amico non ci mette del suo. Non ci mette proprio niente. E non gliene si può neanche fare una colpa. Ventotto anni fa, mentre il materiale genetico della madre e quello del padre giocavano a mescolarsi, fu la cieca volontà del caso a conficcargli nel bel mezzo del DNA il maledetto e inestirpabile gene dell’Indifferenza del Sabato Sera. E da quel momento in poi, avere risposte precise fu impossibile. Continua a leggere