Le relazioni a distanza

«No, scusa, non ho capito. Livia è fidanzata?»
«Sì, saranno due o tre anni»
Rimango in silenzio e penso a tutte le volte che ho incontrato Livia negli ultimi due o tre anni. In centro, al cinema, nei locali, durante le feste patronali. L’ho incontrata dappertutto ma niente, non ce la faccio: non riesco a ricordarmi di averla mai vista con qualcuno in grado di essere il fidanzato.
«Ma lui chi è? L’uomo invisibile?», domando allora.
«No, lui non abita qua. Vive in Danimarca»
A questo punto, se questo fosse un film, la camera farebbe una rullata all’indietro, uno zoom all’incontrario. I due personaggi diventerebbero sempre più piccoli e sempre più distanti. Sullo schermo apparirebbero altre persone, automobili, piazze, strade e poi tutto sarebbe ridotto a piccole macchie colorate in caotico movimento. Nel giro di pochi secondi le macchie sparirebbero e si vedrebbero i colori indefinibili delle intere nazioni, i grandi continenti, gli oceani sconfinati, e infine il globo terracqueo nella sua interezza. E allora, mentre in sottofondo si sentirebbero le note struggenti di una colonna sonora di David Lang, sullo schermo farebbe la sua comparsa il titolo del film:

LE RELAZIONI A DISTANZA

Ma questo, purtroppo, non è un film. Al tavolo del pub, il mio amico mi riporta alla realtà e mi domanda se questa notizia mi sorprende, e perché.
«Un po’ mi sorprende, sì», rispondo sincero.
«Ma cosa ti sorprende? Che lei sia fidanzata o che si possa essere fidanzati con uno che vive in Danimarca?»
«Decisamente la seconda».
«Ho capito», mi fa l’amico mentre s’infila in tasca lo smartphone che aveva in mano. «tu sei uno di quelli».
«Di quelli chi?»
«Di quelli che non sanno se credere alle relazioni a distanza. O forse», prosegue non lasciandomi l’occasione di replicare, «non ti eri proprio mai posto il problema. In ogni caso il tuo agnosticismo sta per finire perché adesso ti spiego come funziona. Mettiti comodo perché è una storia lunga»

Quel che disse il mio amico

Le relazioni a distanza sono un po’ come gli incontri ravvicinati del terzo tipo: alcuni ci credono, molti non ci credono ma tutti, prima o poi, ne parlano. Da un punto di vista statistico, le relazioni a distanza possono appartenere a due grandi categorie: le relazioni che diventano a distanza e quelle che nascono a distanza.
Alla prima categoria appartengono tutte le storie  tipiche degli anni di crisi in cui stiamo vivendo. Lui & Lei che si mettono insieme a sedici anni e poi, tre anni dopo, Lei va a Milano alla Bocconi a studiare Giurisprudenza e lascia Lui a fare Economia in via Camillo Rosalba a Bari. Oppure Lui & Lei che si mettono insieme durante l’università e poi Lui trova lavoro a Zurigo e lascia Lei, a Potenza, che deve ancora dire a suo padre che ha un ragazzo. Insomma, nella prima categoria Lui e Lei stanno insieme nella stessa città ma poi uno dei due è costretto per vari motivi a trasferirsi altrove: la relazione non nasce a distanza ma diventa a distanza.
Alla seconda categoria appartengono invece tutte le storie che sono direttamente figlie della globalizzazione. Lui si mette con Lei durante l’Erasmus ma l’Erasmus dura sei mesi e poi Lui deve tornare a casa a dare gli esami seriamente. Lei si mette con Lui durante uno stage o un master a Londra ma poi la fortuna o la sfortuna la porta chissà dove. Insomma, nella seconda categoria, Lui e Lei si mettono insieme in un posto che è già distante dalla casa di uno o di entrambi: la relazione nasce già a distanza perché ha in potenza l’esito della distanza. Mi stai seguendo? Bene.
Ora, tecnicamente ci sarebbero anche altre due categorie. Quella delle relazioni virtuali in cui Lui e Lei si conoscono su Internet e là – e solo là – si frequentano ma questa non la consideriamo perché io appartengo alla scuola di pensiero per cui non c’è relazione senza penetrazione. L’altra categoria è invece più fisica ed è quella di chi va in vacanza da qualche parte in Grecia o in Croazia e, in sette giorni, trova il tempo di fidanzarsi con uno o una di Napoli che ha incontrato là. Comunque sia, anche questa categoria non la consideriamo perché nella maggior parte dei casi queste storie non superano il traghetto di ritorno e anche se sopravvivessero all’attracco, rientrerebbe nella seconda categoria: storie nate a distanza. Oltretutto, quale che sia la loro categoria di partenza, le relazioni a distanza diventano poi tutte alquanto simili dal momento che chiamano in causa gli stessi interrogativi: come si fa a stare insieme ad una persona che è lontana centinaia di km? Quante volte ci si deve vedere dal vivo per poter cambiare lo status sentimentale su Facebook? E quindi, in definitiva, è possibile avere una relazione a distanza? Inutile dirti che ognuno la pensa diversamente ma la verità è che le relazioni a distanza sono possibili ma non esistono.

Le cose che non possiamo condividere

«Non ho capito. Si può avere una relazione a distanza ma una relazione a distanza non esiste?»
«Esatto»
«Ma non senso!»
«Invece sì. Che le relazioni a distanza siano possibili è evidente. C’è gente che ce l’ha. Sono tantissimi. Sono dappertutto. Eppure, allo stesso tempo, non esistono perché una relazione a distanza non è una relazione»
«Senti, capisco che tu ci tenga molto all’equazione tra penetrazione e relazione ma…»
«No, no. Non sto parlando della frequenza del sesso che, pure, è importantissima. Sto parlando di ciò che fa una relazione. Delle cose su cui si basa. Delle cose che condividiamo»
«Guarda che se uno abita lontano non è detto che scompaia eh. Poi, che cazzo, è il ventunesimo secolo: c’è il telefono, c’è Whatsapp, c’è Skype, c’è Ryanair»
«Sì, d’accordo. Non mi riferisco a quello. È ovvio che oggi ci possiamo sentire e persino vedere ogni giorno a prescindere dalla distanza. E possiamo anche incontrarci ogni due settimane anche se viviamo a due nazioni di distanza. Sto parlando di altro. Ecco, cos’hai fatto prima con quella bottiglietta d’acqua?»
«Con questa?», domando guardando spaesato la bottiglietta d’acqua liscia che, secondo l’ultima pagina del menu, pagherò 1,5 euro.
«Sì, con quella. Prima di aprirla. Stavamo parlando e tu, ancora sigillata, l’hai rovesciata»
«Ah sì, lo faccio sempre per…»
«Perché sei cresciuto con i casi di avvelenamento di Acquabomber e controlli sempre se il tappo è integro e non perde acqua per via di qualche foro»
«Sì», ammetto un po’ scocciato. «Mi è rimasto il tic. Oh e poi è meglio essere sicuri. Bere candeggina nell’acqua San Benedetto sarebbe una morte da stronzi»
«Indubbiamente. Ma non era quello il punto. Il punto è che questa cosa che tu fai io la conosco perché ti frequento abitualmente. Non c’è Whatsapp o Skype che avrebbe potuto dirmela o farmela conoscere».
«Ma questa cosa è una cazzata!»
«Sì ma le relazioni si basano esattamente sulle cazzate. Sul sapere se lei porta i fazzoletti nella sua borsa, se parla a bocca piena, se fa finire le canzoni in auto o se passa alla successiva subito dopo il primo ritornello. Obiettivamente, sono tutte cazzate. Ma sono quelle che fanno la differenza tra conoscere una persona e averci una relazione. Metti che conosci una, vi piacete e finite a letto insieme».
«Come si chiama il film?»
«Aspè, segui il mio ragionamento. Vi vedete il giorno dopo, poi il giorno ancora dopo e magari il sabato sera andate in pizzeria ed è là che tu scopri che lei ordina la pizza wurstel e patatine e che lascia pure i bordi della pizza. Non penseresti una cosa del tipo “Cristo santo, come ho fatto a leccarla ad una che ordina la pizza wurstel e patatine e che lascia i bordi?”»
«Non con quelle parole ma sì, una cosa del genere»
«Ecco, per esempio, quella è una cazzata importante ed è una cazzata che puoi imparare solo sul campo. Non a distanza. Conoscere una persona, andarci a letto, mettersi insieme: quello è solo l’inizio. Poi ci sono le cazzate da conoscere e se te le perdi, non hai una relazione. Le persone che hanno una relazione a distanza le perdono di continuo, perdono di continuo quelle cose che fanno una relazione. Ergo non hanno una relazione»
«Ok, un momento. Quel che dici ha senso, più o meno. Ma ascolta: se io per tot anni ho avuto una relazione, una relazione vera (come diresti tu), e poi mi devo trasferire…»
«Stai parlando della prima categoria?»
«Sì, delle relazioni che diventano a distanza. Ecco, in quel caso, io la persona la conosco già. L’ho conosciuta col tempo e sul campo, per davvero. Se la relazione diventa a distanza non è che quelle cose, le cazzate come diresti tu, me le scordo»
«Ma non le puoi più vivere. E nel frattaempo ognuno va avanti da solo. E infatti quando una coppia in una relazione a distanza si rivede dal vivo è come se dovesse recuperare le puntate precedenti: “Oh, hai iniziato a portare le camicie?”, “Ma Luca non esce più con voi?”, “Ah, ha chiuso la Taverna? Di nuovo?”, “Hai comprato l’ultimo album dei Coldplay? Da quando ascolti i Coldplay? E da quando compri gli album?” E così via. Di giorno in giorno si perde la quotidianità, si diventa estranei un passetto alla volta. Quando si ha una relazione a distanza è come se ci si lasciasse a dosi omeopatiche».
«Dio santo! Stando al tuo ragionamento tutte le coppie che vivono una relazione a distanza dovrebbero lasciarsi. E invece non succede»
«È vero. Ma quello accade perché nella maggior parte dei casi diventano dei Falsi Positivi».
«Falsi Positivi?»
«Sì, i falsi positivi sono nella scienza statistica quei risultati che falsano per errore l’ipotesi di un test. Fai il test di gravidanza, risulti incinta, ma non sei incinta: era un falso positivo. E così nelle relazioni a distanza: risulti fidanzato ma non sei fidanzato. Nelle relazioni a distanza però i falsi positivi sono anche dei falsi positivi nel vero senso della parola. Sono cioè quelle coppie che vivono positivamente la distanza senza accorgersi di quanto sia falsa la loro positività. Sono quelli che abitano lontano, si vedono ogni tot settimane o mesi e per quel weekend o per quella settimana che stanno realmente insieme va tutto alla grande. E grazie. Non hai letteralmente tempo perché le cose possano andare male. Ti vedi dopo un sacco, hai a disposizione poco e che fai? Semplice, vivi positivamente. Scopi, vai a cinema, vai a cena, scopi di nuovo, le dici “ti amo”, fai la valigia, la baci, e “ti amo” ancora. Non può andare male in quei giorni. È nel resto del tempo, quando non succede nulla, che va male anche se non se lo si vuole ammettere»

Le cose che dobbiamo condividere

C’è un attimo di pausa. Il mio amico s’infila un’oliva in bocca, io sorseggio un po’ d’acqua dalla mia bottiglietta che son sicuro nessuno ha manipolato. Poi riprendo.
«Ma allora?»
«Allora niente. A seconda della forza si sopravvive. C’è chi diventa un Falso Positivo, c’è chi diventa un Falso e basta vivendo male la sua non relazione, c’è chi resiste contando i giorni e i centimetri che li separano e c’è chi dopo un po’ si lascia»
«Sei un po’ drastico, che cazzo»
«Tu dici? Beh, che ne pensi di Miriam?»
«Miriam chi? La tua ragazza?»
«Sì. Che ne pensi? È bella?»
Le domande che non ti aspetti sono spesso e volentieri quelle che non vorresti aspettarti.
«Ma…eh…che intendi?»
«Tipo è bella o no? Ti piace? Su una scala da 0 a 10 quanto le daresti?»
«Mah, non…non lo so»
«Vabbè, il solito vigliacco. Ma io non lo so per davvero»
Un secondo di sorpresa.
«In che senso?»
«Nel senso che non so se la mia ragazza sia bella o no. O meglio non lo so più dire. Non lo so più dire perché ogni volta che la vedo mi vengono in mente tutte le cose che abbiamo condiviso. Le pizze mangiate con tutti i bordi, i film che le ho fatto vedere e le hanno fatto schifo, le canzoni che mi ha passato e che ho adorato, insomma tutte ‘ste frociate che solo a dirle mi vergogno. E se penso a queste cose non riesco più ad essere obiettivo: non vedo più una ragazza bella, brutta o così così, vedo la ragazza con cui ho fatto tutte quelle cose e lei mi piace. Mi piace e basta. Ecco, la verità è che se io non riuscissi a vedere tutte le cose che abbiamo condiviso e soprattutto se non riuscissi a vedere le cose che condivideremo, io non ci potrei stare insieme. E queste cose le puoi vedere solo se puoi vedere lei, se la puoi vedere veramente e continuamente»
Un’altra oliva per lui, un altro sorso d’acqua non avvelenato per me.
«Discorsone eh», constato sorridendo.
Fa spallucce e risponde con l’oliva che ancora si rigira in bocca.
«Sai quando dicono che siamo fatti per poche persone? Cazzate. Non siamo fatti per poche persone»
Sputa il nocciolo.
«Siamo fatti per pochi chilometri»

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Epilogo: la prosa del mondo

«Oh, ha risposto la tipa di Tinder»
«Eh? Come la tipa di Tinder?»
«Sì, una tipa. Capelli rossi. Tra l’altro abita pure vicino casa. Guarda un po’ le foto, non è brutta eh?»
(No, non è affatto brutta)
«Beh, certo», prosegue, «bisogna sempre vedere dal vivo che non puoi mai sap…»
«No, aspetta. Ma come Tinder? E Miriam? Dopo tutto quello che hai detto»
«Ah sì. Miriam è a Lecce dai nonni fino a lunedì»
«E allora?»
«E allora oltre i quaranta chilometri non è tradimento»

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4 thoughts on “Le relazioni a distanza

  1. Bello. Soprattutto quando il tuo amico sputa il nocciolo e chiosa.
    Mi chiedo sempre quanto c’è di vero nelle tue conversazioni, niente o tot per cento.
    Ah e comunque io l’ho avuta una relazione a distanza (tipo 3 conosciuti d’estate). Dopo 7 anni ci siamo sposati. Delle cose che ho scoperto sposandoci la maggior parte mi piacevano, sarà quello il trucco.
    Ciao ciao
    Marianna

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