Le sorelle degli amici

Le sorelle degli amici hanno una funzione sociale di primo rilievo. Quando sei un ragazzino e un tuo amico ha una sorella più grande, quest’ultima consente di canalizzare la sovrapproduzione ormonale puberale verso un obiettivo tanto vicino quanto irrealizzabile. Quando non sei più un ragazzino e un tuo amico ha una sorella più piccola che è diventata grande, quest’ultima consente di misurare il tuo grado residuo di depravazione e il tuo attuale codice morale. Le sorelle degli amici ti fanno sentire adulto quando sei piccolo e giovane quando sei adulto. Questo reportage sudicio ma sincero è dedicato a loro.

È una sera di un giorno abbastanza vicino al weekend ma non così vicino da essere weekend. Quattro maschi sono usciti senza grandi aspettative e adesso fanno passare il tempo seduti ad un tavolo di un pub. Grazie al cielo non c’è alcuna musica di sottofondo, e questa è già una buona notizia perché la musica di sottofondo nei pub è fastidiosa e inutile un po’ come la tv sopraelevata nelle pizzerie che trasmette senz’audio le immagini del varietà del sabato sera di Rai Uno.
Ad un tratto, uno dei ragazzi esordisce:
– Sapete che ieri ho incontrato la sorella di Davide?
– No, ma chi? La stangona?
– Sì, Loredana. Stava con un tipo in centro.
– Beato lui!
– Veramente! Mi ricordo quando andavo a casa di Davide e lei stava con i pantaloni della tuta strettissimi.
A quel punto gli occhi di tutti si chiudono per lo struggente tuffo nel passato adolescenziale dal quale qualcuno riemerge portando a galla la classica stronzata coniugata al condizionale passato. Quella che tutti noi abbiamo pensato almeno una volta nella vita mentre ci stavamo ricordando di una festa, di un cinema, di una gita. Soprattutto di una gita. E cioè:
– Io avrei potuto farmela. Lei un po’ mi voleva.
Al condizionale passato, da che mondo è mondo, avremmo potuto fare e farci chiunque. Con gli occhi del rimpianto non avremmo dormito da soli una sola notte.
Il resto del gruppo lo guarda per qualche secondo e poi emette il verdetto più giusto:
– Ma non dire cazzate! Lei voleva farsi te?
– Guarda che cento seghe non fanno una scopata eh!
– Sì, sì, ridete. Però secondo me ci sarebbe stata. Solo che all’epoca ero un coglione.
Altro grande classico della vita contemporanea: siamo sempre stati dei coglioni, prima. Prima facevamo cazzate, dicevamo cazzate, ascoltavamo cazzate. Adesso, invece, siamo cresciuti. Ma il miglioramento non è ben visibile a tutti.
Uno dei ragazzi riporta però bruscamente il gruppetto all’attualità.
– Piuttosto, secondo me, la sorella di Marco ti si farebbe volentieri!
Tutti ridono, tranne Marco che si limita a sorridere. Se avere una sorella bella è un peso, avere una sorella brutta – ed esserne consapevoli – è una condanna. Si può solo incassare il colpo con classe e, se possibile, rilanciare attaccando il punto debole di qualcun altro. E questo fa Marco, sempre sorridendo, rivolgendosi a Giancarlo.
– Senti, ma a proposito di sorelle, a quanti anni è arrivata Paola?
Una goccia di sudore riga il volto occhialuto di Giancarlo.
– Ha fatto diciotto anni un mese fa.
La tattica ha funzionato. L’attenzione dell’intero gruppo cambia obiettivo.
– Già diciotto? Minchia me la ricordo bambina alle elementari!
– Io saranno anni che non la vedo.
– Ma sta su Facebook?
Giancarlo è terrorizzato e si vede. Vorrebbe dire “basta! Cambiamo argomento!” ma sortirebbe solo l’effetto contrario e lo sa. Ma poi vede che Marco prende in mano l’Iphone.
– Oh che cazzo fai!
– Nulla! Perché?
Ma tutti sanno quello che sta facendo. E infatti dopo pochi minuti la frittata è fatta. Mettendo a frutto anni di visione di “Controcampo”  (l’unica trasmissione che manca veramente a questa Italia), Marco osserva lo schermo dell’Iphone e, in puro stile Sandro Piccinini, si avvicina il dito al mento, inarca il sopracciglio destro e dice:
– Ah, però!
Fabrizio si sporge e butta l’occhio.
– Hai capito Paoletta eh! Aspè, che sta scritto sulla foto profilo?
–  “A volte è più facile far finta che non ti interessa, per poi ammettere che ti sta uccidendo”, oddio ma che cazzo è!
– Ma che ne so! Sarà uno di quei cantanti che ascolta lei. Comunque ragazzi basta! Che cazzo!
– Ma va che stiamo scherzando!
– Sì ma lo scherzo è bello quando dura poco. Voglio vedere se era tua sorella!
– Che c’entra? Oh, io sarei contento se mia sorella si mettesse con un mio amico.
Se gli amici possano mettersi con le sorelle degli amici, è una questione su cui si discute da anni e i cui pro e contro sono stati analizzati, sviscerati, osservati, da molteplici prospettive. Vuoi veramente uscire il sabato sera anche con tua sorella? Riusciresti a sopportare l’immagine del tuo amico e di lei che lo fanno nella Lancia Y di tua madre? Come ti comporti in caso di rottura? E in caso di tradimento? È veramente il caso di mischiare vita privata e famiglia? Chissà. Anche questa conversazione, come tutte le conversazioni su quest’argomento, finisce con un nulla di fatto. Giancarlo butta giù l’ultimo sorso di birra e si alza.
– Vado un attimo in bagno. Voi iniziate a chiedere il conto.
Gli altri giocherellano con i bicchieri vuoti e con le ciotole di olive ormai piene solo di noccioli. Finché Marco non riprende in mano l’Iphone. Fabrizio non perde l’occasione:
– Scusa, mi fai rivedere un attimo la sorella di Giancarlo?
– Ecco qua.
– C’è mica l’album “Estate 2014”?
– Boh.
– Comunque mica male eh. Solo che…
– Solo che?
– Cavolo, assomiglia un sacco a Giancarlo! Guarda la faccia! Cioè so’ identici!
– Sì, lo so. Praticamente è lui con i capelli lunghi.
– Fa impressione, mamma mia!
– Già. Sembrerebbe di scoparsi Giancarlo!
– Dio, che schifo!
– Bleah!
Si zittiscono non appena vedono Giancarlo uscire dal bagno e avvicinarsi al tavolo. Tutti si alzano, prendono in mano lo scontrino e si dirigono verso la cassa. Sono in pochi e hanno preso poco, quindi il pagamento del conto, una volta tanto, è una cosa semplice. Aprono la porta del locale ed escono all’aria tutto sommato mite dell’inverno barese. Giancarlo saluta tutti e si dirige verso l’auto anche perché domani non è domenica e lui, un lavoro, ce l’ha. Beato lui.
Rimangono in tre sotto un cielo nuvoloso. Marco tira fuori una sigaretta, se l’infila in bocca e l’accende. Poi, dopo aver spirato la prima nuvola di fumo, dà voce a quello che tutti stavano pensando:
– Io comunque me la farei lo stesso.

fratello-e-sorella

P.S.
In ritardo massimo ma Un Moderato Delirio è su Amazon in Ebook. Nel 2015 siamo entrati finalmente nel 21°secolo. Lo potete trovare QUA. E se l’avete letto, lasciate un commento. Sarebbe bello assai, grazie mille.

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