Gli amici che crescono

– Hai sentito di Paola?
– No, cosa?
– Si sposa.

Rimango un paio di secondi in silenzio. Soppeso con lo sguardo il mio whisky liscio, senza ghiaccio, posato a pochi centimetri dal mio smartphone. Poi afferro il bicchiere, tiro un sorso generoso e, prima di avvertire il retrogusto della torba, dico in preda ad una agitazione crescente:

– Ma veramente?

Sì, veramente. E non è la sola. Negli ultimi dodici mesi è stata una specie di epidemia: gente che si sposa, gente che va a convivere, gente che fa figli. E a volte la notizia suona talmente male, talmente strana, che non puoi fare a meno di chiedere che te la ripetano:

– Scusa, non ho capito bene: ha avuto un figlio?
– Sì, ha avuto un figlio.
– Ma stiamo parlando della stessa persona? Mauro, quello alto, con l’orecchino e il quoziente intellettivo di una penna bic?
– Sì, lui ti dico.

E tu no, non ci puoi credere che quello – quello là che ti ricordi benissimo che razza di imbecille fosse – ha avuto un figlio. È padre. E ha una moglie o comunque una compagna. E soprattutto ha un figlio. Un figlio, roba da pazzi. Cerco di scacciare via il pensiero, il pensiero che un coglione debba occuparsi di un infante innocente. Ma non è facile. Bisognerebbe fare qualcosa. Avvisare i servizi sociali, il telefono azzurro, il sindaco. Bisognerebbe salvare quel bambino prima che sia troppo tardi. Ma siccome, realisticamente parlando, non ci posso fare nulla, torno a sfogliare le pagine dell’ultimo numero di Dylan Dog assistendo impotente al suo declino che nemmanco la nuova versione riesce ad arrestare. Poi però la sera esco perché voglio passare una bella serata o almeno una decente ma non ci sta niente da fare, la gente continua a darmi notizie allucinanti.

Angelo e Daria stanno cercando casa per andare a convivere. Marco non esce perché ha il corso prematrimoniale. Marta si trasferisce a Milano per raggiungere il ragazzo. Daniele ha avuto il contratto a tempo indeterminato e vuole iniziare vivere da solo Ah, e Lidia è incinta.

Ormai sono al terzo whisky e in procinto di passare alla vodka al caramello. No, anzi mi faccio dare vodka al frutto della passione che qua la situazione è grave. Dopo altri dieci minuti sono abbastanza lucido da intavolare una discussione razionale:

– Ma cosa stanno facendo? Cosa vogliono fare? Non li vedono i telegiornali? Non li leggono i giornali? Gli indici economici, per l’amor del cielo! La crisi! Perché vogliono  sistemarsi se non possono sistemarsi?
– Eh, penso che sia proprio per quello. Se non ci si sistema mai veramente, allora tanto vale almeno sistemarsi tra di noi. Non so se mi spiego.
– Vabbè ma perché rischiare? Come fanno ad aver trovato la persona giusta? Perché si sposano? Perché convivono? È presto cazzo!
– Presto, dai. Alla nostra età…
– No, zitto. Non dire “i nostri genitori già ci avevano avuto”. Non lo dire. Muto devi stare. Erano altri tempi quelli. E poi, passi tutto, ma fare figli! Cioè stanno diventando genitori! Ma perché?
– Perché è la vita. E perché è bello, penso. Guarda, lo sai che se potessi, mi piacerebbe diventare padre?
– Cosa? Ma tu sei un maschio! Un maschio! Dove andremo a finire se anche i maschi iniziano a volere i figli?
– Mi sa che hai esagerato un’altra volta con la vodka al frutto della passione. Sai che non devi bere quella merda. Non puoi prenderti un calice di rosso?
– Un calice di rosso! Magari pure amabile! Adesso volete crescere anche a tavola! Dovete fare gli adulti anche col menu!
– Guarda che un calice di vino rosso fa bene. Contiene…
– Sì, lo so! Lo so! Il calice di vino rosso e i suoi cazzo di polifenoli! Che sono antiossidanti, che fanno bene! Dai, adesso dimmi che devo moderare il consumo di carne rossa e incrementare quello di frutta e verdura!
– Senti, dai, chiudiamola qua. Paghiamo e torniamo a casa che domani devo alzarmi presto perché viene il tipo ad aggiustarmi le tapparelle.

Registro l’informazione passivamente ma so, sento, che c’è qualcosa che non va e quindi inizio a farfugliare fonemi interrogativi:

– Eh, uh? Qu? In che?
– Ah, non lo sai? Io e Miriam abbiamo preso casa insieme in fitto, qua vicino peraltro. Adesso stiamo aggiustando un po’ tutto. Dai, che se tutto va bene sabato prossimo poi facciamo l’inaugurazione eh! Inizia a dirlo agli altri eh?
– Perché?
– Cosa?
– Perché volete crescere? Perché mi volete lasciare indietro? Non mi lasciate indietro, non fatelo!
– Dai, vieni. Ti do un passaggio.

Un’ora dopo sono in bagno a farmi uno shot di Listerine per pulirmi coscienza e cavo orale e penso a tutto questo. Gente che cresce, che si sistema, che figlia. Mentre altri sono ancora figli, stanno con i genitori, non se ne vogliono o possono andare e non vogliono o possono diventare genitori. E allora, in quel momento, mi viene in mente lui, David Forster Wallace:

Questi ultimi anni mi sono sembrati un po’ come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po’ va benissimo, è sfrenato e liberatorio, l’autorità parentale se ne è andata, è spodestata, il gatto è via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre più chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sofà, e tu sei il padrone di casa, è anche casa tua, così, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po’ di ordine, cazzo… Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c’è qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sarà che abbiamo bisogno di autorità e paletti? E poi arriva il disagio più acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realtà i genitori non torneranno più. E che noi dovremo essere i genitori. Noi dovremo essere i genitori? Mah. Do un’occhiata all’orologio. L’una e dieci di notte. Vediamo chi becco su Tinder.

ROYAL

 P.S. 1) La vodka al caramello rimane la soluzione ai problemi più seri. Quella al frutto della passione è solo un atto di disperazione, un non volersi arrendere nonostante le evidenze, come quando i quarantenni spelati in discoteca si fanno i selfie. 2) Per quanto riguarda Tinder ne riparliamo prossimamente.

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6 thoughts on “Gli amici che crescono

  1. Il Martini. Martini bianco on the rocks. È il Martini la soluzione ai problemi, ricordalo. È il Martini che, dopo aver commesso l’errore di essere cresciuto un po’, ti fa dire: “Adesso basta, mi fermo!”. Funziona come un reverse: più bevi e più ti involvi. E se hai il coraggio di bere quell’ultimo bicchiere, ecco che ti ritrovi allo stato embrionale. È proprio in quel momento che ti racconti di non avere più la minima voglia di crescere e che di avere figli nemmeno vuoi sentirne parlare! Si sta così comodi e a proprio agio nel liquido amniotico…

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