È colpa vostra

È colpa vostra. Sì, avete letto bene. È colpa vostra. Non lo dice mai nessuno – e meno che mai lo si scrive – ma ogni tanto è bene ricordarlo: è colpa vostra. Da quando il web permette a chiunque di parlare, questo sacrosanto diritto di parola è stato spesso confuso con il – un po’ meno sacrosanto – diritto di puntare il dito. È successo qualcosa? Beh, è colpa di “x”. Mi è successo qualcosa? È sicuramente e vergognosamente colpa di “x”. Dove “x”, naturalmente, è una persona o un’entità che ha un qualche potere o, in ogni caso, ha più potere di voi. Invece, molte volte, è colpa vostra.

L’Italia raschia il fondo delle classifiche per libertà e qualità dell’informazione? Beh, è colpa dei giornalisti che sono una classe di pecore asservite e vendute. Ed è ovviamente colpa del sistema politico che li sfrutta per nascondere le proprie nefandezze. No. È colpa vostra perché diffondete quotidianamente notizie false gridando scandalizzati che i numeri sul tetrapak dimostrano che stiamo bevendo latte scaduto da anni o che, schifo supremo, dall’anno prossimo si dovrà pagare il bollo sulle biciclette. È colpa vostra perché le inchieste e le opinioni di cui discutete e per cui vi indignate sono quelle de Le Iene e di Selvaggia Lucarelli. È colpa vostra perché vi bastano due intercettazioni e tre fotografie sfocate per emettere condanne penali definitive salvo poi piagnucolare sulla inumana indifferenza della legge quando vi danno una multa per divieto di sosta.

Un ragazzo viene picchiato selvaggiamente durante i beceri ed alcolici festeggiamenti mattutini della vigilia di Natale? Qualche poveraccio muore trascinato da un fiume in piena o sotterrato da massi o pietre? Beh, è colpa del sindaco, dell’assessore, del ministero, del governo, che non hanno predisposto vigilanza, regole, e non hanno agito per evitare le catastrofi. No. È colpa vostra perché, nonostante le parole con cui vi riempite la bocca dopo il disastro, non amate la prevenzione. Non la volete. Non la premiate. Se vi dicono che quella cosa non si può fare, che quel volume non si può tenere, che quelle bevande a quell’ora non si possono vendere, parlate di attentati alla libertà, di autoritarismo, di fascismo. Se vi dicono che là non si può costruire, che bisogna demolire quello che è stato costruito, che bisogna aggiustarlo, vi scagliate contro la burocrazia, contro gli assurdi regolamenti e siete sempre pronti a rivolgervi all’avvocato di turno per far valere i vostri singolari interessi. Qualsiasi regola che vi impongono rispondete sempre che “ci sono cose più importanti” e che “bisognerebbe pensare a quelle”. Ma, dopo che succede il fattaccio, chiedete e scrivete indignati “perché nessuno ci ha pensato?”

Non avete passato o vinto un concorso? È sempre colpa del raccomandato di turno, di quello che l’ha raccomandato e di quelli che hanno accettato la raccomandazione. No. È colpa vostra che non ce l’avete fatta e magari merito di qualcun altro, più bravo, che invece ce l’ha fatta.

Vi siete diplomati in flauto barocco o in liuto medievale e non riuscite a trovare un lavoro nel vostro campo nell’anno del Signore 2015? È colpa di Renzi. O di Letta. O di Monti. O di Berlusconi. No. È colpa anche vostra che non siete al passo con i tempi.

Vostro zio è morto di cancro ai polmoni? Merda, è colpa delle multinazionali del farmaco che prima hanno creato i tumori in laboratorio e poi, per vendere cure costose e inutili, impediscono che si sappia che la vera cura è il bicarbonato diluito con un po’ di limone. No. A volte, molto semplicemente, non è colpa di nessuno. Però se magari smettete di fumare tre pacchetti al giorno, una mano ve la date.

Sto esagerando? Sicuramente: là fuori ci sono un sacco di giustificazioni, di colpevoli e di raccomandati. Ma sto inventando di sana pianta? No, per nulla. E a riprova di quanto sia diffuso questo vostro atteggiamento basta guardare cosa fate, cosa dite, cosa scrivete quando vi succede qualcosa di bello: non siete contenti, non siete soddisfatti, non siete felici. O meglio non lo siete perché ce l’avete fatta – a vincere un concorso, ad avere un lavoro – ma perché ce l’avete fatta nonostante. Non avete vinto qualcosa. Avete vinto contro qualcosa o qualcuno. Nonostante i raccomandati, il duro lavoro alla fine paga. In questo mondo di merda c’è ancora spazio per qualche soddisfazione. Adesso mi piacerebbe vedere la faccia di tutti quelli che per anni mi hanno buttato merda addosso. Questo è per quelli che non pensavano che ce l’avrei fatta. C’è sempre qualcuno che vi ha ostacolato, che vi ha boicottato, che pensava che non ce l’avreste fatta. La vostra non è una vittoria. È una vendetta. Invece basterebbe così poco, basterebbe chiedersi “ho fatto tutto bene?”, “potevo fare meglio?”, “non è che ho fatto qualche cazzata?” e dopo, in base alle risposte,  godere della propria bravura in caso di successo o maledire i propri difetti e la propria sfiga in caso di insuccesso. E dopo, solo dopo, – ed eventualmente – cercare i responsabili. Che è molto probabile che siate voi. Che è molto probabile che siamo noi.

OBAMAfa

P.S. L’ iperutilizzo – odiosissimo – della seconda persona plurale è una risposta all’iperutilizzo – altrettanto odioso – delle terze persone singolari e plurali: è colpa sua, è colpa loro, lui è un raccomandato, loro ci rubano i posti di lavoro, etc.

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