Il regalo di Natale nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: ovvero come evitare di deludere gli altri (anche) nel giorno più bello dell’anno

Che i regali da fuori siano più o meno tutti uguali non è un problema: così come l’abito non fa il monaco, la carta e i nastrini non fanno il regalo. Il regalo lo fa, come ovvio, il contenuto. Ma oggi i regali sono diventati più o meno tutti uguali sia da fuori che da dentro. E questo, invece, è un bel problema. Ti trovi davanti vari regali. Li prendi. Li scarti. E non fai più ohhh o ihhh e neppure noooo ma semplicemente ah! Detta in altri termini: i regali di Natale ormai sono diventati terribilmente standardizzati. Capita sempre più spesso che due persone ricevano la stessa cosa o che una  persona riceve la stessa cosa da due persone diverse. E se è vero che ciò che conta è il pensiero, delle due l’una: o la gente non pensa più o pensa tutta alla stessa maniera. O magari entrambe le cose. Non c’è da sorprendersi, in fondo. Il mercato, oggi, è sia enorme sia facilmente esplorabile così che solo chi ha molto tempo (o soldi) da spendere riesce a trovare qualcosa di sconosciuto, di sorprendente, di personale. Di qui, dunque, una domanda sorge spontanea e si staglia all’orizzonte dei Natali del terzo millennio: come faremo a sorprendere le persone in un’epoca in cui anche la più piccola sciccheria – anche quella costruita a mano dai bambini ciechi del Perù – è potenzialmente conosciuta e acquistabile da tutti attraverso un clic fatto dal salotto di casa propria? La risposta come al solito è boh. Però, se sorprendere le persone è difficile, non deluderle è possibile. Insomma: il regalo del millennio lo puoi anche non fare ma quello di merda non lo devi fare. Di seguito una serie di consigli su cosa non comprare per non deludere i vostri cari.

Gli oggetti che tutti abbiamo e di cui non ci serve un doppione Questo è un tipico errore femminile. Le donne infatti sono abituate a variare. Cambiano orecchini, rossetto, borse, anelli, cappelli a seconda delle occasioni e degli abbinamenti. E allora pensano che anche gli uomini abbiano questa biologica necessità alla variazione. E invece no. Non abbiamo l’ambizione di collezionare tutte le combinazioni cromatiche possibili delle cravatte. Non vogliamo raggiungere la doppia cifra di valigie, borselli e tracolle: anzi, pensate che una volta addirittura non le usavamo ‘ste tracolle. E soprattutto ci basta un portafogli per tutta la vita.

Regali dell’Ottocento fatti nel Duemila D’accordo, ci sono gli appassionati e quindi se conoscete la persona che li usa ancora, va benissimo. In caso contrario, non vi arrischiate. Se no ci costringerete, nell’anno del Signore 2014, a commoventi recite del tipo “oh, ma dai! No, non dovevi! Una penna! Ma che bella, molto elegante. E qua cosa ci sarà? Ah, un’agenda! Carina! Utilissima! Così posso scrivere i miei appuntamenti e segnarmi i numeri di telefono. Come dici? Ah beh, certo! Con la penna! Hai pensato proprio a tutto eh?”

L’alta tecnologia regalata dagli incompetenti Hai visto? È il nuovo cellulare. Ha pure la foto… la video…la camera. Me l’ha detto il commesso. È l’Iphone 5. Tu cos’hai adesso? Il 6? Ah. Nonni, zii, genitori, volete evitare scene di sofferenza come questa? Ebbene è facile. Prima di spendere centinaia o migliaia di euro per degli oggetti che vi sembrano solo dei rettangoli luminosi di varia grandezza o per delle macchine fotografiche da 4 kg esclusi obiettivi, fatevi una domanda: comprereste un biglietto per assistere a un film in lingua cinese se non sapeste il cinese? Se la risposta, come prevedibile, è no, allora uscite di corsa dai megastore e recatevi in qualche negozio di abbigliamento. Toccate i materiali, analizzate la taglia, giudicate il taglio, cedete pure alla classicità di una volta e comprate qualche indumento decente a quelle teste di cazzo dei vostri eredi che saranno pure nativi digitali ma che si vestono come dei trogloditi pre-civilizzati.

I libri regalati da gente che non legge a gente che non legge Il non plus ultra del non senso. C’è un sacco di gente che non ha la più pallida idea di come cavarsela: mancano 48 ore a Natale, c’è poco tempo per riflettere e ancor meno voglia di spendere grosse cifre. E allora cosa c’è di meglio di un libro? Costa 10/15 euro e lo si prende al volo senza farsi grossi problemi. Poi però si arriva di fronte agli scaffali e due domande ti azzannano alla gola: qual è un libro bello? E quale libro bello gli/le può piacere? Se non sapete rispondere a quest’ultima domanda, forse – forse eh – un libro non è il regalo più adatto da fare. Ma se non sapete rispondere alla prima domanda entro 45 secondi, non solo un libro non è il regalo più adatto da fare ma siete proprio nel posto sbagliato. Fate due passi indietro, dribblate la gente in coda alla cassa e uscite prima di fare disastri.

I regali che vorremmo per noi ma che proiettiamo sugli altri Regola fondamentale da tenere sempre presente: il 74% delle cose che ci emozionano per gli altri sono solo delle cose. Ne consegue che il disco della nostra vita per gli altri può essere solo un disco. Idem per il libro della nostra vita. Idem per il nostro cibo preferito. E lo stesso vale per tutte le nostre piccole grandi passioni – dalle edizioni originali dei fumetti alla chincaglieria da scrivania. Quindi evitate di farvi un regalo e poi darlo agli altri. Al massimo fatevi un regalo e basta. E agli altri regalate un pandoro che con quello non si sbaglia mai.

Epilogo: il regalo preventivo Alla fine, un consiglio che sa di provocazione. La teoria classica del regalo prevede uno schema deduttivo: si parte dalla persona a cui si vuole fare un regalo e, in base ai suoi interessi e passioni, si deduce un regalo adatto. Ma se tutto funzionasse alla perfezione non si avrebbero i casi negativi descritti da questo articolo, i regali tutti uguali e i regali di merda. In effetti, la teoria classica ha un difetto fondamentale: ci sopravvaluta. Sopravvaluta sia la nostra capacità di deduzione degli altri sia il nostro tempo a disposizione per farlo. La teoria del regalo preventivo – di cui il sottoscritto è uno dei più accesi sostenitori – ribalta la scena: non partire (o fingere di partire) dalle persone, partire dal regalo. In un anno si fanno un sacco di cose. Si capita in un sacco di posti, di negozi, di bancherelle. Si viaggia. Si conoscono oggetti e usanze diversissimi e molteplici. Ebbene la teoria del regalo preventivo prescrive che si debba comprare un regalo ogni qual volta ci si imbatte in un prodotto attraente e/o particolare anche se non si ha la più pallida idea di chi potrebbe riceverlo. Da gennaio a dicembre ogni momento è buono per un regalo preventivo. Una volta che lo si è comprato, lo si mette da parte. E si aspetta. Prima o poi vi verrà in mente una persona che potrebbe apprezzarlo. E se non vi verrà in mente, prima o poi, statene certi, la conoscerete. Allora non dovrete fare altro che far arrivare il Natale e darglielo. E così racconterete che l’avete preso sei mesi prima in un mercatino nel centro di Mainz perché, vedendolo, vi aveva fatto pensare a lui o a lei. E se lui o lei a quel punto vi dirà con un sorriso che sei mesi prima non vi conoscevate neppure, voi fate un sorriso più grande e rispondete che non c’è nulla di più bello che pensare a una persona senza conoscerla e poi conoscerla per davvero. E, pochi cazzi, avrete vinto.

regali_t P.S. Ci sarebbe sempre il mio libro da regalare, questo QUA. Magari se ne avessi venduti di più, ‘sto Natale avrei potuto fare veramente dei regali megafighi ai miei cari. Vabbè, sarà per un’altra vita. Auguri.

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