Maschere, Morte e Minigonne: splendori e miserie di Halloween

Le Grandi Rogne dell’Anno
Nella vita quotidiana – quella che non passerà alla Storia ma nella quale passiamo gran parte delle nostre storie – c’è una legge sempre valida e molto chiara:

Nulla è più faticoso che fare qualcosa quando la gente si aspetta che tu debba fare qualcosa.

Pensateci. Le migliori giornate della vita, di solito, avvengono quando quelle giornate le hai organizzate un’ora prima di uscire. Un giro di telefonate e messaggi e poi fuori di casa a vivere ciò che non ti aspetti  e va benissimo.
Al contrario. Pensate a tutte quelle giornate in cui siete usciti di casa perché dovevate uscire di casa: il vostro compleanno, Pasquetta, Ferragosto, Capodanno, eccetera, eccetera, eccetera. A volte funzionano pure, spesso sono un disastro, sempre sono una fatica immane. In ogni caso ti viene puntualmente da dire ma chi me lo fa fare? La risposta è : gli altri, noi, la società, lo spirito del proprio tempo. Insomma lo fai perché quelle volte che non lo fai, ti senti un po’ male, un po’ fuori posto, un po’ in difetto. Un po’ come restare il sabato sera a casa.
Tuttavia, siccome la Santissima Triade delle Grandi Rogne dell’Anno – Capodanno, Pasquetta, Ferragosto – non era abbastanza, abbiamo pensato bene di importare qua da noi dall’America un’altra giornata di quelle in cui la gente si aspetta che tu faccia qualcosa: Halloween.
Esattamente come nelle altre Grandi Rogne dell’Anno (da ora in poi G.R.A.), anche nella settimana di Halloween il consueto approccio comunicativo interpersonale si trasforma da
Ciao! Come va?
in
Ciao! Che fai a [inserire G.R.A.]”
E quindi nel nostro caso specifico:  “Ciao! Che fai ad Halloween?
Domande molto simili, dunque, alle quali non per nulla ci si aspetta risposte molto simili: un qualche tipo di serata con musica & alcol.
Il che andrebbe benissimo, figuriamoci, se non fosse che la serata con musica & alcol che in qualsiasi altro giorno dell’anno costa X, in occasioni delle G.R.A. costa 2X o 3X .
Per esempio e per vita vissuta:

– Che fai a Capodanno?
– Andiamo ad una serata al biiiiiiiiiip [censura antiquerela]
– Quanto si paga?
– 35 euro
– Cosa? Ma il biiiiiiiip è una cazzo di stanza con un lampadario al centro. Una stanza con un lampadario al centro!
– Però ti danno un cocktail compreso nel prezzo.

Epperò tutto ciò è anche ingiusto perché da quanto detto sinora sembra che tutte le G.R.A. siano uguali, siano in fondo la stessa cosa. E non è così perché se è vero che hanno molti punti in comune, è anche vero che ciascuna possiede un suo spirito diverso, una sua natura specifica, una sua peculiare rottura di cazzo.
Capodanno, per esempio, ha il fascino della festa importante e l’inconveniente dell’orario: provate a coordinare l’uscita di dieci persone da dieci cenoni familiari appena post mezzanotte. Mica semplice.
Pasquetta è bellissima per l’idea in sé – il pranzo/grigliata con gli amici – e terrificante per la sua organizzazione/realizzazione (ne abbiamo parlato QUA).
Ferragosto è splendido per ciò che promette – sbronze low cost, bagni notturni, sesso con sconosciute – e struggente per quello che poi effettivamente mantiene: vomitate tra le dune, gente che si presenta con i maglioncini, coppie già formate da decenni e non disposte a concedere il rispettivo partner one night only.
Di conseguenza, anche Halloween merita un discorso a parte.

Maschere e Mignotte: pregi e difetti di una festa contro la Morte.
Con buona pace della Chiesa Cattolica, Halloween in sé è bellissimo. Insegna a non prendere sul serio la morte, a scherzare con i santi, a divertirsi con tutto ciò che – di regola – dovrebbe far paura. D’altra parte, basta farsi un giro in un cimitero anglosassone per capire quale cultura abbia prodotto questo tipo di festa. Halloween, inoltre, è una scusa per regalare dolci alle persone – “persone” non “bambini” perché non si è mai troppo vecchi per una barretta kinder – , per dare libero sfogo alla propria fantasia e ritagliarsi una maschera su misura, per uscire e vedere gente, che non è mai una brutta cosa. Questo per quel che riguarda i lati positivi. E quelli negativi? Ce ne sono?
Ce ne sono, ce ne sono.
Innanzitutto, il tentativo tipicamente italiano di prendere una festa, chiuderla tra quattro mura e metterci da qualche parte un DJ. Ci hanno provato con i mattinè di San Valentino (a proposito esistono ancora?) e ci sono riusciti con Halloween. La sera del 31 Ottobre si sprecano ormai serate – alcune simpatiche, altre no – in cui i vari locali appiccicano quattro zucche sui muri, stampano qualche locandina e hanno fatto trasformato un giorno qualsiasi della settimana in una fonte di guadagno stile weekend.
Un altro aspetto negativo di Halloween – e strettamente collegato al punto precedente – è di aver dato un altro giorno di diritto di esistenza a quella categoria umana che, in un mondo perfetto, dovrebbe vivere solo di sabato dalle 12:15 alle 20:30: i P.R.
L’idea di avere a che fare anche di mercoledì o di venerdì con persone che hanno sempre e comunque ancora pochissime prevendite, se non ti sbrighi poi finiscono e che sempre e comunque ti fanno un prezzo da amico, il migliore che puoi trovare, è orribile di per sé. A ciò si aggiunga anche l’indecisione provocata dalla concorrenza sfrenata che la liberalizzazione dei Casali in Provincia di Bari ha generato: ormai capire qual è il miglior free drink a 12 euro organizzato dall’amico dell’amico è una roba quasi impossibile. Ma soprattutto perché costano tutti 12 euro?
E poi il tasto dolente che, ad essere onesti, è la croce ma anche la delizia di Halloween. I travestimenti.
Ora, le maschere e i travestimenti sono bellissimi o almeno a me piacciono. Il problema è che, per quanto vuota possa essere la vita di un giovane italiano del ventunesimo secolo, non è così vuota da offrire tutto il tempo necessario per pensare ad un travestimento e realizzarlo. E se non offre il tempo necessario, figuriamoci i soldi. A complicare il tutto, poi, interviene la tempistica di Halloween che è una tempistica strana.
Capodanno arriva incastonato in un periodo con un bel po’ di feste e quindi lo sai che c’è, non può coglierti di sorpresa. Pasquetta idem. Ferragosto è ad agosto, lo dice anche il nome e non te lo puoi scordare. Halloween invece non offre preavvisi di sorta. Arriva e tu non ci avevi proprio pensato. Due giorni fa mi è arrivato un messaggio che diceva “renà che fai venerdì?”. La mia prima risposta tra me e me è stata “che cazzo di domanda è? Che ne so due giorni prima che farò venerdì?”. Poi, ho realizzato. Venerdì è Halloween. Ecco, come è possibile allora in questa situazione, due-tre giorni prima, uscirsene con un travestimento decente? È roba da professionisti, da geni creativi o da milionari in incognito. E la maggior parte di noi non appartiene a nessuna delle categorie. E dunque si è costretti a ricorrere a soluzioni mediocri e indegne come ad esempio:

  • Fondotinta e trucchi vari rubati alla mamma/fidanzata/sorella per pitturarsi la faccia di bianco e rosso nel tentativo di replicare il terrificante Joker de “Il Cavaliere Oscuro” ma finendo di solito con l’assomigliare al Pagliaccio Baraldi.
  • Insopportabile maschera di “V. per vendetta” buona per tutte le occasioni (dal carnevale alla manifestazione 5 stelle)
  • Incomprensibile decisione di vestirsi con giacca e cravatta nella commovente convinzione di essere scambiati per un Man in Black, un Agente di Matrix o un Vampiro fashion.

Ovviamente queste e altre amenità sono patrimonio esclusivo dei maschietti. Le femminucce infatti ad Halloween non hanno alcun problema. Si mettono in testa una parrucca colorata, un cappello strano o delle piccole corna. Si mettono  sulle spalle un mantello nero o delle piccole ali bianche. E poi accorciano la misura dei loro vestiti.
Minivestito bianco, e sono angeli sexy.
Minivestito rosso, e sono diaviolette sexy.
Minivestito nero, e sono streghe sexy o vampire sexy.
Ovviamente si dice “sexy” ma si potrebbe dire qualche altra parola un po’ più colorita ma la sostanza comunque non cambia.

Morale della favola
Mangiare dolci, prendere in giro la morte e vedere donne seminude a fine ottobre.
Il prossimo che si lamenta delle basi militari USA in Sicilia dovrebbe pensare a questi grandi doni che gli americani ci fanno.

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P.S.
Per chi non se lo ricordasse o per chi non lo sapesse il Pagliaccio Baraldi era un grandissimo personaggio che Fabio De Luigi interpretava nei “Mai dire…”

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