Il mondo salvato dalle zucchine: i Vegetariani

Prologo: sono circondato. Quest’estate mi viene a trovare in villa un vecchio amico, uno di quelli con cui hai passato l’adolescenza e con cui adesso passi la post-adolescenza. Per chi non è di queste parti è necessario spiegare che avere in comune l’adolescenza qua a Bari significa molte cose tra cui anche (e soprattutto) aver affrontato insieme quella che potremmo definire la mangiata ammerda. La mangiata ammerda consiste nell’uscire di sera per mangiare cibi che sono:

  • non sani
  • brutti a vedersi
  • di origine non chiara
  • poco igienici
  • venduti e consegnati da persone di dubbia morale e di dubbia fedina penale

Ma allora perché si mangiano questo tipo di cibi?, chiederà il lettore che abita poco fuori Zurigo Semplice. Perché sono buoni ma soprattutto perché sono tanti e costano poco. Insomma la mangiata ammerda consiste nel mangiare tanto, male ed economicamente. Chi ha passato l’adolescenza insieme a Bari questo lo sa benissimo e conosce benissimo i nomi di Passaparola, Il Rustico, La leggenda del Tesoro, Zio Saverio, Maria l’Inzivosa, Le campanelle, più ovviamente una buona percentuale delle Kebabberie della città. Dunque quando quest’estate questo amico di vecchia data mi è venuto a trovare dalle parti di Ostuni, avevo pochi dubbi su dove saremmo finiti a cena. Saremmo andati a mangiare la carne, a mangiare salsicce e bombette, a fare cioè una sana, robusta, distruttiva carnata. Ma, come aveva ben capito il vecchio Ligabue, non va così liscia, non è sempre così liscia. Infatti mentre sta ancora tirando fuori le sue robe dall’auto il mio amico mi fa: – Renà, tu non sai niente del mio cambiamento vero? – Eh? No! Che è successo? – Sono diventato vegetariano. Questa, più o meno, la mia faccia:

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Dopo qualche secondo di intontimento, tento di comprendere, di capire, di verificare se la realtà corrisponde effettivamente a ciò che m’era parso di sentire. – Stai dicendo che non mangi più carne? – Sì, esatto.Ma, ma…tre mesi fa, tre mesi fa!, eravamo in questa stessa villa, a Pasquetta, e stavamo facendo il barbecue! Stavi facendo il barbecue! Io ti passavo gli hamburger presi a saldo dal fratello dell’amico che ha un supermercato vicino Capurso e tu li scagliavi con violenza sulla brace! A decine! A chili!Eh sì, lo so.Aspetta! Aspetta! E ti ricordi di come li facevamo poi gli hamburger? Invece di tagliare le fette di pomodoro per infilarle nel panino, tagliavamo rondelle di mortadella! Rondelle di mortadella! Cioè due fette di pane, hamburger, mortadella, maionese!  Non era un panino quello. Era uno sterminio animale! 0% di verdura! 100% di carne! Ma niente. Non c’è stato niente da fare. Vegetariano da circa un mese e nessuna intenzione di recedere. Non è servito nemmeno il nome allettante (La locanda del macellaio) del posto in cui avevo pianificato la cena. Dopo esser stato a Londra in compagnia di una vegana nogglobbal, ero convinto di aver ritrovato la pace dei sensi. Invece no. Mi hanno trovato pure qua. Sono circondato.

L’interrogatorio dopo l’outing: le (solite) domande di chi mangia tutto a chi non mangia tutto. Avere a che fare con un vegetariano non è semplice. La presenza di un vegetariano può condizionare la destinazione di una serata, può complicare l’organizzazione degli incontri sociali (Pasquetta, cene di Natale, Capodanno), può costringerti a correre al supermercato per comprare un kg di zucchine last minute. Ma nemmeno essere un vegetariano deve essere tanto semplice. In effetti quando uno rivela la sua identità – “sono un vegetariano” – è costretto a sorbirsi sempre la stessa serie di domande. Si inizia con l’elenco delle varietà di carni che non si possono mangiare: Ma quindi non mangi il maiale? E il manzo? E il cavallo? E il pollo? E il prosciutto? Ah sì quello è sempre maiale. Si prosegue con l’argomento marino: Ma quindi non mangi neanche il pesce? E i gamberi? E le cozze? Per dio, nemmeno le cozze? A questo punto si scende nell’iperspecialismo dei condimenti e dei ripieni: E come ti rapporti con il ragù? E la lasagna la mangi? Nella pizza di cipolle le acciughe sono un problema? Esaurito lo scibile degli alimenti proibiti & rigettati, si passa alla psicanalisi del soggetto di cui si vuole sapere data di nascita vegetariana, attuale qualità della vita, potenziali rimpianti e atroci tentazioni: Ma da quando allora sei vegetariano? E come la vivi? Ma non ti manca mai una bella bistecca? Ma quando uno accanto a te ordina un arrosto misto ti viene per caso la voglia? E infine si conclude indagando il futuro e ipotetico  comportamento genitoriale del vegetariano: Ma tipo se hai un figlio come ti comporti? Lo cresci vegetariano oppure no? Una rottura di coglioni, senza dubbio. E però diciamoci la verità: queste domande non sono campate in aria perché i vegetariani hanno veramente molti modi di esserlo. E se uno deve convivere con un vegetariano deve sapere a che categoria appartiene quest’ultimo.

Salute ed Etica: una distinzione di fondo e poi molte sfumature. Innanzitutto c’è una distinzione di massima. I vegetariani per scelta salutista e i vegetariani per scelta etica. I primi sono gestibili e sopportabili. I secondi molto meno.

  • I vegetariani per scelta salutista sono quelli che non mangiano carne perché, molto semplicemente, fa male. Ti sciorinano dati e statistiche sugli anni di vita che si guadagnano eliminando la carne dalla propria dieta, ti sottopongono le percentuali dei valori fisici che migliorano e, ovviamente, ti descrivono tutte le tipologie di tumori che sono correlate al consumo della carne. Il mio amico mi ha sventolato sotto al naso la bibbia dei salutisti italiani – “La scelta vegetariana” di Umberto Veronesi – e, sfogliandola, ho preso coscienza del fatto che, entro i 40, un paio di tumori a gradire me li dovrei guadagnare sul campo. Il grande vantaggio dei vegetariani per scelta salutista è che non sono dei rompicoglioni. Se nel sugo con cui è stata condita la pasta c’è anche un po’ di carne non gridano allo scandalo e non lasciano intatto il piatto. E siccome il pesce fa bene, lo mangiano. Un dio sia benedetto.
  • I vegetariani per scelta etica sono invece quelli che, molto semplicemente, non mangiano carne perché è sbagliato farlo. Per loro il guadagno in termini di salute è importante ma secondario. L’importante è che nessun animale venga ammazzato per farne del cibo. Ne consegue che i loro argomenti da combattimento preferiti non sono tumori, pressione sanguigna e colesterolo ma lo struggente dolore dei macelli, l’inumanità degli allevamenti intensivi e, ovviamente, la capacità degli animali di provare dolore. Hanno sempre un filmato straziante da farti vedere, un’esperienza traumatica di cui metterti a conoscenza, un servizio tv che ti sei perso da farti recuperare. Alcuni di loro sono convinti e contenti della loro scelta personale e convivono in pace col resto del mondo. Altri hanno avuto da non si sa chi la missione di evangelizzare il resto del mondo e sono in grado di rovinarti pranzi, cene e persino colazioni.

Tuttavia, oltre a questa suddivisione di principio, i vegetariani si disperdono poi in una serie di macro e micro correnti di cui tentiamo ora di dare un rapido conto.

  • I vegetariani che mangiano il pesce: molti di loro appartengono, come detto, alla categoria dei Salutisti e mangiano il pesce perché fa bene. Ma ce ne sono anche molti che appartengono alla categoria degli Etici che però il pesce lo mangiano lo stesso. I motivi non sono ben chiari. C’è chi pensa che lo facciano perché i pesci sono più stupidi delle mucche (ma la classifica della stupidità è in costante mutamento), c’è chi ritiene che lo facciano perché dai su, le cozze sono sì animali ma insomma non sono cani eh, e c’è chi ipotizza che lo facciano perché i pesci sono muti e non urlano quando vengono ammazzati (anche se a chi scrive lo spettacolo del pesce che agonizza fuori dall’acqua, dimenandosi come un forsennato, è sempre sembrato orribile, ben più orribile del colpo alla testa con cui vengono uccisi certi quadrupedi)
  • I vegetariani ciclici: sono quelli che non mangiano carne ciclicamente, sono quelli – cioè – che diventano vegetariani per due-tre mesi, poi tornano onnivori, poi ritornano vegetariani, poi di nuovo onnivori e così via. Avere un vegetariano ciclico in una compagnia è divertente perché garantisce una certa dose di imprevedibilità e rinnovamento continuo nella scelta dei locali e nei menù dei pasti. Però, potendo scegliere, in una compagnia è più bello avere una lesbica ciclica.
  • I vegetariani potenziali: sono quelli che ci credono, ci provano, ci tentano ma proprio gna fanno. Parlano tanto e giustamente dello sfruttamento sconsiderato degli allevamenti, delle condizioni orribili degli animali, della sofisticazione dei mangimi ma non riescono a coordinare volontà e desiderio, intenzione e azione. Così può capitare di vederli discutere di tematiche animaliste/ambientaliste mentre masticano un hamburger con doppio bacon.
  • I vegetariani potenziali II: sono quelli che ci hanno provato ma “il medico mi ha detto di no”.
  • I vegetariani malati: sono quelli che non mangiano carne ma ad occhio dovrebbero farlo. Sono pallidi, bianchi, magri, con i vestiti larghi e le dita scheletriche. Li vedi ordinare un’insalata mais, olive e feta e non puoi fare a meno di pensare che stramazzeranno al suolo prima che gli arrivi.
  • I vegetariani che mangiano la bresaola: è una categoria incredibile ma che esiste veramente. Non mangiano bistecche, bombette, salsicce, tagliate, e così via, ma la bresaola sì. Boh.

Epilogo: la stranezza è negli occhi di chi guarda. Qualche tempo fa mi è capitato di pranzare accanto ad una persona vegetariana. Di solito non faccio parte degli onnivori intervistatori che, come descritto, tempestano il vegetariano malcapitato con sempre la stessa serie di domande. Ma quella volta, un po’ per noia, un po’ per provocazione (cioè sempre per noia), decisi di interpretare quel ruolo. Iniziai allora ad elencare tutti i cibi animali che mi venivano in mente per avere conferma della loro eliminazione dalla sua dieta. – Lo mangi il maiale? – No. – Il manzo? – No. – Il pollo? – No. – Cavallo? – No, macché scherzi? [il cavallo è sempre simpatico a tutti] – Capisco. Ma quindi manco il prosciutto? – No, certo. – E il pesce lo mangi? – No. – Cavolo, manco il pesce? – No. – E le vongole, e le cozze? – No, nemmeno. – Capito. Esaurito l’interrogatorio, si avvicina il cameriere per raccogliere i piatti vuoti. E coglie l’occasione per domandarci se volessimo un caffè. Il vegetariano fa sì, grazie. Io, invece, dico il mio solito no, grazie non bevo caffè. Sentendo questa risposta, il vegetariano – la persona che aveva appena finito di dire che non mangia maiale, manzo, pollo, tacchino, cavallo, spigole, triglie, polpi, cozze, vongole, ragù, salumi, e chi più ne ha più ne metta – sgrana gli occhi e mi domanda stupito: – Non bevi caffè?! Ma come fai?! Già. Come faccio?

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P.S. Mi sento in dovere di specificare che la vegana nogglobal citata è una gran brava persona (e non è nemmeno veramente vegana, è una sorta di border line tra vegetariani e vegani) e colgo l’occasione per chiederle scusa per aver gridato davanti a un centinaio di persone e  durante una discussione volta a stabilire se gli Hard Rock Cafè sono dannosi o utili per i giovani, la seguente frase: “Essì, dai, chiudiamo tutti gli Hard Rock Cafè del mondo e andiamo tutti a coltivare le tue stramaledette zucchine!“. Scusa, ma non ce la facevo veramente più.

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