Tanta voglia di like: ovvero perché non basta la foto di vostra nonna per sopravvivere su Internet

I numeri contano. Cosa determina il numero di  mi piace  sotto un elemento pubblicato? L’elemento in sè (la qualità della canzone, dello stato, della foto) o la persona che la pubblica? Ci sono elementi pubblicati che sono interessantissimi, utilissimi, originalissimi ma che raccolgono pochi pollicioni all’insù. E ci sono elementi pubblicati che non aggiungono nulla al panorama circostante che però vengono accolti con migliaia di consensi digitali. Ma, spesso, accade anche il contrario.  Come mai? Il web è un mondo strano e difficile – un posto in cui Francesco Sole ha dieci volte più mi piace di Zerocalcare – dominato però da una regola ben precisa: per sopravvivere devi piacere a molti. Ma perché devo piacere a molti? Facile. Perché in un mondo dove tutti possono dire la loro, piacere a pochi è come non piacere a nessuno. E ora cerchiamo di capirne i motivi.

Uno spettro online. Uno spettro si aggira per l’Europa ma non è né il comunismo, né l’Ebola, né (purtroppo) la nuova stagione di Game of Thrones. Si tratta invece della voglia di like, una patologia narcisistica (secondo alcuni), una sciagura (secondo altri), una forma di democrazia (secondo altri ancora). La voglia di like è quell’atteggiamento che spinge chiunque a pubblicare – cioè a rendere pubblico – qualcosa. Fino a non troppi anni fa, erano pochi coloro i quali potevano pubblicare: erano quelli che avevano accesso ai mezzi di comunicazione (tv, stampa, cinema, radio) e cioè scrittori, giornalisti, poeti, cantanti e quant’altro. Il mondo si divideva in chi diceva qualcosa (pochi) e in chi ascoltava (molti). Oggi Internet ha cambiato tutto: chiunque può raggiungere potenzialmente lo stesso pubblico che, fino a non troppi anni fa, era esclusiva dei pochi. Oggi tutti possono dire qualcosa. Ma non è detto che ciò sia un bene.


Un esempio e una domanda.
Un esempio su tutti. Quanti giornalisti conoscete? Io tanti. Decisamente troppi. Come mai? Semplice. Perché Internet ha prodotto migliaia di giornali, riviste e magazine che necessitano di migliaia di giornalisti. Ma se ci sono migliaia di giornali e di giornalisti non ci sono migliaia di lettori e, cosa più importante, non ci sono abbastanza soldi per pagare tutte queste mani e queste menti che scrivono sugli argomenti più disparati:  dallo scandalo della buca nella strada principale di Bitonto alla recensione dell’ultimo album del più interessante cantautore di Cellamare e dintorni. Risultato: tutti scrivono, pochi leggono, nessuno campa del proprio lavoro. E allora ecco la domanda su tutte. Come si sopravvive in un mondo in cui tutti possono dire, scrivere e filmare la propria? Facile, si tenta di piacere a più persone possibili.


How not to disappear comp
letely. La home page di Facebook mostra le notizie principalmente in base alla loro popolarità. Il che è come dire che se vuoi apparire sulla home page di qualcuno devi piacere a più persone possibili. E dunque il problema ora è capire come fare. Uno studio internazionale condotto dall’Università di Cambridge, la Sorbona di Parigi e la LUM di Casamassima è riuscito a pervenire ad uno schema in grado di dare conto delle varie possibilità di azione partendo dalla suddivisione iniziale tra immagini e parole. Ci sarebbero, cioè, delle immagini e delle frasi tipo, quasi una sorta di loci communes postmoderni, in grado di garantire un certo numero di mi piace e quindi la sopravvivenza digitale. Di seguito, le più adoperate e le più sicure con relativo range di mi piace assicurati.

Se puoi fotografarlo, puoi farlo vedere: le immagini.

  • Foto con il fratello o la sorella con didascalia che sottolinea come “un fratello/una sorella è la migliore cosa che ti possa capitare” o che “un fratello/una sorella ti accompagnano per tutta la vita”: da un minimo di 6 ad un massimo di 45 mi piace.
  • Foto del padre/madre con relativo erede e didascalia che evidenzia che “siamo una persona sola” : da un minimo di 11 ad un massimo di 38 mi piace.
  • Foto con il nonno o la nonna (o coppia di nonni insieme) con didascalia che magnifica la loro forza, la loro tenerezza, le loro abilità culinarie, la durata ultradecennale del loro matrimonio: da un minimo di 20 ad un massimo di 89 mi piace
  • Foto del cane con didascalia che ci ricorda che “il suo è il vero amore incondizionato”, che lui “ti capisce meglio di tutti” e ovviamente che “chi non ha un cane questo non lo può capire”: da un minimo di 35 ad un massimo di 105 mi piace.
  • Foto di lei con indosso un costume da bagno la cui somma della superficie del pezzo superiore e del pezzo inferiore non supera i 7 cm²: da un minimo di 55 ad un massimo di 147 mi piace + 45 click tasto destro – salva immagine con nome.

Se puoi dirlo, puoi farlo sapere: gli stati con le parole.

  • Stato con cui si ringrazia un parente (i nonni in primis!), un amico/amica (la migliore!), l’amore della propria vita (uno dei tanti!) per “aver sempre creduto in me” e per “avermi spinto ad inseguire i miei sogni”: da un minimo di 15 ad un massimo di 65 mi piace  (va specificato che nel 93% dei casi l’impresa realizzata con proprio sudore e fiducia altrui  è qualcosa del tipo: ottenimento patente B, viaggio a Londra, conseguimento laurea triennale in Lettere).
  • Stato con cui si dice una verità scomoda e taciuta da tutti [ “il mondo è pieno di ipocriti” – “nella vita vanno avanti solo i raccomandati” – “ l’Iphone 6 fa cagare” ]: da un minimo di 7 ad un massimo di 24 mi piace.
  • Stato con cui si informa il mondo di una propria opinione e/o preferenza [ “a me questa estate fresca e piovosa è piaciuta!” – “oggi sono proprio stanco” ]: da un minimo di 4 ad un massimo di 14 mi piace.
  • Stato qualunquista che si scaglia contro il sistema [ “finché non spacchiamo tutto qua non cambierà niente” – “e intanto i politici prendono diecimila euro al mese” – “sono sempre i poveracci quelli che se la prendono nel culo alla fine” ]: da un minimo di 10 ad un massimo di 27 mi piace.

Dimmi a quanti piaci e ti dirò chi sei: Ma immagini e parole non sorgono dal nulla. Vengono pubblicate da persone in carne e ossa, ciascuna con il proprio vissuto, con il proprio credo, con il proprio cervello. Il successo o l’insuccesso dell’elemento – immagini o parole – pubblicato dipende anche e soprattutto dalla personalità del pubblicante. Non è infatti raro imbattersi nel caso in cui due persone diverse pubblicano uno stesso stato o una stessa immagine ma ottengono un numero totalmente differente di mi piace. Insomma, arriviamo al punto: non basta fotografare vostra nonna per andare in doppia cifra di like. Dipende anche da voi. Ed è ecco perché la parte più interessante di questo studio è il tentativo di delineare il profilo sociale di una persona sulla base del numero di mi piace che ottiene quando si espone al mondo.

  • Nessun “mi piace”: il mondo non sa che esisti.
  • 1 “mi piace” messo da se stesso: il mondo non sa che esisti ma tu invece sì. E ti piaci. In fondo poteva andarti peggio.
  • Da 2 a 5 mi piace: non aprire liste per il tuo compleanno perché non ti conviene ma qualche amico con cui prenderti una birra ce l’hai.
  • Da 6 a 12 mi piace: hai una vita normale, una ragazza carina ma non bellissima, una compagnia di amici stabile, all’università hai la media del 26-27, insomma non cambierai il mondo ma non soffrirai nemmeno poi tanto.
  • Da 13 a 25 mi piace: scrivi cose interessanti, simpatiche, originali o in alternativa i tuoi amici non hanno la più pallida idea di cosa sia veramente interessante, simpatico, originale.
  • Da 26 a 45 mi piace: sei molto bravo, molto incisivo, molto bello o molto ricco.
  • Da 46 a 80 mi piace: gli altri ti ritengono utile, saggio, forse anche necessario. Complimenti, li hai fregati alla grande!
  • Da 81 a 100 mi piace: gli altri ti apprezzano, ti ammirano, vorrebbero essere come te. Tu invece non vorresti essere come loro.
  • Da 100 mi piace in poi: c’è poco da dire e molto da fare. Scrivi un libro se sei bruttino, gira video se sei belloccio, presentati alle elezioni se sei furbo.

mi-piace

Ps. Un momento. Ma il mondo non era abitato per il 74% da inutili idioti? Sì, certo. Allora ne consegue che piacere a tutti non è solo impossibile ma anche pericoloso. Piacere a qualcuno, quello è l’obiettivo. Ecco perché quando Facebook mi comunica che qualcosa che ho pubblicato “piace a XXX e altre 14 persone” vado a vedere chi sono le altre 14 persone. E, a seconda di chi trovo, tiro un sospiro di sollievo oppure mi domando dove ho sbagliato.

Annunci

2 thoughts on “Tanta voglia di like: ovvero perché non basta la foto di vostra nonna per sopravvivere su Internet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...