La giornata di uno scrutatore: ovvero perché la Democrazia semplicemente non funziona

Chi ha avuto la possibilità di lavorare al seggio elettorale nei vari ruoli disponibili (presidente, segretario, scrutatore) ha avuto, al contempo, un onore e un onere. L’onore di capire come funziona il processo democratico e l’onere di toccarne con mano i difetti. Sì, perché basta aver lavorato una sola volta nella vita al seggio per avere la risposta a quella domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti. E cioé: ma come cazzo ha fatto quello là a vincere le elezioni?
Io (che al seggio ci ho lavorato più di una volta) tenterò di elencare le varie tipologie di elettori italiani in modo da dare la possibilità a tutti (anche a chi in un seggio non ci è mai entrato) di risolvere l’enigma.  Partendo da una regola generale: benché si voti dal 1946, per un italiano ogni elezione è sempre la prima volta. E come ogni prima volta che si rispetti, nessuno ha ben chiaro come si deve comportare.
E dunque, iniziamo.

  • Quelli che semplicemente non hanno idea di quello che stanno per fare: li riconosci subito. Entrano nel seggio, si avvicinano al tavolo e ti chiedono allora com’è che si vota? E così alle 10,45 di una domenica sei costretto a inspirare, espirare e fare una rapida ma esaustiva lezione sulle varie possibilità offerte dalla scheda elettorale. Dopo 15 minuti di botta e risposta − ma sei io per ipotesi volessi dare il voto a X ma non a Y… − il tipo finalmente rinuncia a capire tutto, afferra matita e scheda, ed entra nella cabina. Non fai in tempo a riprendere fiato che senti un altro chiederti: allora, com’è che funziona?
  • Quelli che vogliono votare senza scheda elettorale: l’ampiezza di questa categoria è impressionante e perciò preoccupante. Si dividono fondamentalmente in due gruppi:
    1. Quelli che si presentano solo con l’aggiornamento della scheda elettorale, il tagliandino da incollare sulla scheda e non vogliono sentire ragioni: vale lo stesso, nell’altro seggio fanno votare solo con questo. Hai voglia a spiegare che votare solo con il tagliandino è come presentarsi in aeroporto senza passaporto ma solo con la marca da bollo e pretendere di passare lo stesso i controlli.
    2. Quelli che si presentano senza nulla e chiedono se per caso si può votare lo stesso. Quando sentono no, mi dispiace si mostrano un po’ sorpresi e un po’ dispiaciuti e se ne vanno facendo spallucce.
  • Quelli che vogliono sapere come sta andando: sono una tipologia incredibile e affascinante. Ci sono quelli che forse da piccoli covavano il desiderio di lavorare all’Istat e che se ti prendono sotto non la finiscono più: allora com’è l’affluenza? Uhm, non è male che dice? Ma rispetto all’anno scorso? Ah, ma secondo lei fino a sera si recupera? E poi ci sono loro, i fuoriclasse, quelli che non si accontentano dei dati statistici ma vogliono i numeri che contano. Quelli dei risultati. E così, se il seggio apre alle 7, verso le 7,34 si presenta il tipo che, non si sa come,vuole sapere chi sta vincendo.
  • Quelli che la scheda è sempre un lenzuolo: se avessi avuto 1 euro per ogni volta che un elettore − in qualsiasi tornata elettorale − ha preso la scheda e ha esclamato mo e ci è nu lenzuolo!, adesso potrei benissimo candidarmi alle comunali e comprarmi tutti i voti necessari.
  • Quelli che…la cabina elettorale è una stazione radiofonica: se ne fregano del segreto delle urne e della sacralità del voto. Come se fossero in collegamento con tutto il paese, ci tengono a far sapere quello che stanno facendo. Ad alta voce. Entrano nella cabina, chiudono la tendina e parte lo show: allora vediamo un po’, apriamo ‘sta scheda, mo e ci è nu lenzuolo?, vediamo a do sta’ cud, ah eccolo, Decaro!, sta qua? sì, ok, ecco fatto, va bene? mi pare!
  • Quelli che vogliono una seconda chance: i miei preferiti. Siccome votare fa rima con sbagliare e sbagliare − dopotutto – è umano, ci sono un sacco di persone convinte che le schede elettorali siano solo dei pezzi di carta. E di pezzi di carta ne è pieno il mondo. C’è il signore polemico che, per colpa della matita (non si capisce bene che significhi sta cosa!), esce dalla cabina e dice: senta qua ho sbagliato, posso usare la penna? Oppure c’è l’adorabile signora che con cortesia ineccepibile ti domanda: non è che avrebbe una gomma? E poi, capolavoro dei capolavori, c’è il signore che entra nella cabina e dopo qualche minuto, scosta la tendina e con una faccia affabile e tranquillissima mostra la scheda e fa: gentilmente me ne darebbe un’altra? Capite? Così. Come quando chiedi un cucchiaino in gelateria ma, prendendolo, ti cade a terra e allora tu sorridi al barista e gli fai: gentilmente me ne darebbe un altro?
  • Quelli che vengono a votare con tre coppie di gemelli e sei passeggini formato maxi: parenti stretti della Sacra Famiglia delle feste patronali, queste persone portano sì allegria ma anche confusione e pericoli nel seggio. Al loro arrivo la componente dei vecchi (che sono spaventosamente tanti) si scioglie in adorazioni e domande: ciao tesorino! quanti anni ha? io ho un nipotino della sua stessa età, ma vive con la mamma a Torino, no non Torino, vicino Torino, Carlo, Carlo com’è che si chiama il paese dove vive Lisetta? Carlo! Eh quello non sente più! Ma queste sono sciocchezze.  I problemi diventano seri quando i genitori entrano a votare. I fanciulli in età da passeggino si mettono a piangere in modalità stereo mentre i fratellini e le sorelline più grandi iniziano pericolosamente a giocare vicino alle urne elettorali che sono pur sempre di cartone e se si sfondano sono cazzi.
  • Quelli che devono fare polemica: c’è gente che viene al seggio per litigare e non importa come ma ce la farà. Può iniziare a trovare problemi per la coda: perché chiamate maschi e femmine? ci sono registri separati? ah sì? e allora che senso ha la coda?  Troverà poi sicuramente qualcosa su cui innervosirsi durante le operazioni di riconoscimento: come la tessera della coop non va bene? guarda che io abito qua mi conoscono tutti! attento! non me la piegare così la tessera checcavolo! Entra nella cabina, inizia a sbuffare ed esce nervoso: oh ma questa matita non ha la punta! eddai che non è che ho tutta la giornata da perdere qua eh!
  • Quelli che vogliono firmare : arrivano, danno i documenti, prendono l’occorente per votare, votano, escono e vogliono firmare qualcosa. No, non deve firmare nulla. – Ah, sicuro? – Sì, sì. – Ma l’anno scorso si firmava. – No, temo di no. – Sicuro? Mi pare che si firmava dopo aver votato. – Sì, sicuro. E se ne vanno affranti.
  • Quelli che si vogliono portare le schede a casa: arrivano, danno i documenti, prendono l’occorente per votare, votano, escono, riprendono i documenti e imboccano l’uscita portandosi le schede appresso.
  • Quelli che sono daltonici perché non c’è altra spiegazione: scheda azzurra, urna azzurra. Scheda rosa, urna rosa. Scheda arancione, urna arancione. Eppure si avvicinano alle urne con l’aria di chi pensa vabè mo dove le dovrò mai infilare? mah, mo ci provo vah!  La parola d’ordine è intercettarli a metà strada per evitare lo shekeraggio del tutto e i conseguenti guai in vista del riconteggio schede.
  • Quelli che ti regalano il momento comico inatteso: del tipo, un paio d’anni, fa una signora. Allora signora, ecco la scheda, a lei la matita e, gentilmente, se ha un cellullare lo dovrebbe lasciare. Pausa di pochi secondi e poi mi fa: e ma adesso non me lo ricordo a memoria.
  • Quelli che arrivano all’ultimo momento: chiusura seggio ore 23:00 e loro arrivano alle 22:59 e sorridono un po’ affaticati: eh all’ultimo ma ce l’ho fatta eh! il mio orologio segna le 22:59 eh! per un soffio eh!
  • Quelli che sono semplicemente vecchi: una categoria immensa e che perciò abbisogna di ulteriore suddivisione.
    1. I vecchi adorabili: sono quelli che non hanno nulla da fare dopo la messa e allora vengono serafici e tranquilli a votare. Potrebbero trovare la stessa confusione dell’ora di punta sul Raccordo Anulare ma non si scompongono. Ti sorridono, ti raccontano del loro mal di schiena, votano e poi ti augurano buon lavoro.
    2. I vecchi ad un passo dalla bara: sono impressionanti. Quando si presentano al seggio, ti spaventi e ti chiedi chi è il pazzo che li ha fatti uscire dal reparto di Terapia Intensiva in cui erano chiaramente ricoverati. Hai la certezza che ti moriranno davanti, non ce la possono fare. Tra sedie a rotelle, respiratori, bombole di ossigeno e accompagnatori vari, ti sembra che è solo questione di minuti. Consegni la scheda a quelle mani ossute e tremanti e non puoi fare a meno di pensare alla celebre scena di Bianco, Rosso e Verdone, in cui la nonna ci rimane secca dentro la cabina. E in effetti alcuni, per il tempo che stanno rinchiusi, sembrano veramente essere passati a miglior vita. Invece escono sempre. Più provati di prima ma escono sempre. Chissà cos’avranno votato − ti chiedi − chissà cosa saranno stati in grado di vedere tra quei 34 simboli tutti simili. Eppure loro sono venuti. Molti dei loro nipoti e bisnipoti invece sono rimasti a casa o andati al mare.
    3. I vecchi rincoglioniti: ecco, questi sì che sono interessanti. Sono palesementi fuori di testa, incapaci di capire il mondo circostante. E quindi chissà che cazzo fanno in quelle cabine, chissà che cazzo fanno su quelle schede. Una signora, una volta, uscì dalla cabina e invece di venire a mettere le schede nell’urna, tentò di infilarle in un armadio. In un armadio.
    4. Le vecchie che vogliono votare a Berlusconi: andavano fortissimo fino alle ultime Politiche. Si presentavano al seggio accompagnate dalle figlie o dai figli (anziani a loro volta) e ripetevano ad alta voce: io devo votare a Berlusconi, dimmi com’è che devo fare per votare a Berlusconi? Saranno loro le famigerate “casalinghe di Voghera”?

(Che poi, alla fine dello scrutinio, la vera domanda che ti viene spontanea è: ma considerata l’età e lo stato di salute della maggior parte degli elettori come fa il “Partito Pensionati e Invalidi” a non essere il primo partito d’Italia?)

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P.S.
Che la democrazia abbia i suoi difetti è fuor di dubbio. Ma se qualcuno continua a dire “che merda la democrazia, che merda la repubblica, si stava meglio prima” (anche se lui “prima” non c’era), sappia che esistono tanti paesi in cui democrazia e repubblica non ci sono e che oggi, con un po’ di anticipo, si possono trovare buoni voli per arrivare dovunque: Corea del Nord, Cina, Thailandia, etc.
La democrazia non è sempre garanzia di decisioni giuste ma è garanzia del modo giusto di prendere le decisioni. Ed è l’importante.

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6 thoughts on “La giornata di uno scrutatore: ovvero perché la Democrazia semplicemente non funziona

  1. Sicuramente uno dei difetti della democrazia sta nel far votare tutti, dico proprio tutti!, anche persone che non sono capaci di intendere e volere; sono certo che i ragazzini delle scuole medie avrebbero più giudizio nel votare rispetto a certa gente.
    Secondo me basterebbe mettere su ogni scheda una semplice domanda a crocette (con tanto di risposte note e divulgate con ogni mezzo di comunicazione) come prova per capire se l’elettore è capace di intendere e volere

  2. Io sono tra quelli che vogliono firmare… E qui apro un interrogativo a questo punto. Ma anni fa si firmava dopo il voto? In una delle mie prime votazioni (15 anni fa circa) ho un ricordo vago di aver firmato. Spero di non aver firmato una cambiale, o peggio un contratto di fornitura elettrica…

    • non saprei se risalendo negli anni ci fu un momento in cui effettivamente si firmava qualcosa: io voto da circa 10 anni e non si è mai firmato. In ogni caso se hai firmato una cambiale 15 anni fa, io mi preoccuperei degli interessi…

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