Ormai siamo troppo giovani: la nostalgia di chi ha a disposizione più “domani” che “ieri”

Quand’è che siamo diventati vecchi? Quando è accaduto?
Il dicembre 1999 sembrava ieri. Tutti parlavano del capodanno del 2000 e dei megafesteggiamenti. Tutti stilavano delle classifiche per sintetizzare il meglio del Novecento: lo sportivo del secolo, il personaggio del secolo, la canzone del secolo, la partita del secolo, il libro del secolo, il film del secolo. Tutti erano eccitati per il futuro anche se stava sempre il rompicoglioni – quello è sempre esistito – che ripeteva beh, tecnicamente dovremmo festeggiare l’anno prossimo! Il 21° secolo infatti inizia dal 2001 e blabla.
Sembrava ieri. E oggi mi trovo a dover spiegare a una tredicenne che cos’era il Millennium Bug e quanto fosse emozionante lo spauracchio di un mondo che, da un secondo all’altro, poteva sprofondare in un medioevo post-apocalittico.
Quand’è, allora, che siamo diventati vecchi?
O meglio: quand’è – e soprattutto perché – siamo diventati nostalgici come i vecchi?

In effetti, se c’è una cosa che contraddistingue noi giovani – perché siamo ancora giovani! – nati prima della caduta del muro di Berlino è esattamente il fatto di parlare come i vecchi. Quelli veri.
Fateci caso: la nostalgia è diventata, paradossalmente, la moda del presente.
Su youtube impazzano i video-manifesto del tipo “Noi che negli anni 80/90…” con l’elenco delle grandi mode e abitudini di quei decenni: noi che giocavamo con le Micromachines, noi che guardavamo Bim Bum Bam, noi che impazzivamo per le Big Bubble, noi che riavvolgevamo le audiocassette con la penna bic, noi che ridevamo per Scuola di Polizia, noi che sbavavamo per i Take That e le Spice Girl. E così via.
Vuoi avere una ventina di like assicurati su Facebook? Scrivi uno stato in cui paragoni i tempi odierni, in cui i ragazzini stanno sempre con lo smartphone e con le console, con i tuoi tempi – quelli in cui si giocava per strada con il super Tele, il super Santos e il Tango a seconda della tua età (più grande eri, più duro doveva essere il pallone).
Conosci o esci con una persona di una decina d’anni più giovane di te? Andate a farvi una pizza e, sicuro-sicuro, ti verrà da rimembrare i ruggenti anni in cui una margherita costava dalle 3.000 alle 3.500 lire.

D’accordo.
Nulla di nuovo. Il passato batte sempre il presente. Da sempre. Il passato è sempre più pieno, più coerente, più difficile ma anche più significativo e più bello del presente. Ma che a dirlo – e a pensarlo – siano delle persone che hanno, statisticamente, due terzi di vita davanti, beh, questo sì, mi pare, è qualcosa di nuovo.
In realtà è ovvio che tra passato e presente qualcosa si perda. Ma qualcosa si guadagna anche. E tuttavia noi, sempre di più, ci soffermiamo su quello che si è perso.
Il mondo era bello quando andavi a comprarti il cd musicale, magari quello masterizzato a 10.000 lire dai marocchini sotto i portici di via Capruzzi (in realtà erano tutto fuorché marocchini, mi sa). Era bello perché tornavi a casa e ti sentivi l’album, dall’inizio alla fine. Oggi invece: ‘sti mp3! Ascolti una canzone e non la fai manco finire perché passi a un’altra di un altro cantante, di un altro gruppo, di un altro genere. E i giovani non sanno più ascoltare un album propriamente detto. Magari non sanno nemmeno cosa sia.
La vita era onesta e inaspettata quando i cellulari non c’erano e la gente ti chiamava al citofono (ok, lo ammetto quello un po’ mi manca e infatti ho pagato tributo alla mia nostalgia in quest’articolo). E adesso, invece, tutti a chattare e nessuno con cui parlare veramente.
Eccetera, eccetera.
Nostalgia canaglia.
Ma a vent’anni, diciamolo, la nostalgia è anche un po’ ridicola. Ad essere vecchi quando si è giovani, infatti, si corre il rischio di cadere in eccessi mitizzanti: le partite a pallone tra ragazzini benestanti diventano momenti magici di socializzazione di una comunità povera ma fiera. Ma noi giocavamo a Bari mica nelle favelas di Rio de Janeiro. L’assenza di smartphone, di internet, di videocamere, diventa garanzia di rapporti sinceri e profondi. Ma, notizia sconvolgente, gli stronzi e gli ipocriti esistevano anche prima degli schermi Lcd.
E allora perché, davanti ad un capolavoro tecnologico come Fifa 2014, sentiamo il bisogno di riaffermare la magia di Fifa ’98, di ricordare quella visione che ci fece capire per la prima volta che il futuro era arrivato ed era di fronte a noi, a portata di mano, su un monitor? Perché, davanti alla tv e ai giochi next-gen, dobbiamo per forza ricordare i “nostri”cartoni animati, quelli che passava Telenorba, e i pixel sgranati di Street Fighter e Supermario? E, sorattutto, perché la più grande e organizzata mobilitazione generazionale di cui io sia a conoscenza – la campagna pro-Winner Taco – non è stata fatta per avere qualcosa di nuovo ma per riavere qualcosa di vecchio?

Non lo so.
Ma se dei ventenni parlano più del passato che del futuro, qualcosa − per noi che aspettavamo il 2000 − non ha funzionato.

taco
P.S.
Certo, magari, ‘sta nostalgia riguarda solo noi: è un morbo che ha colpito i nati nella seconda metà degli anni 80, tipo una radiazione proveniente da Chernobyl. Magari i giovani successivi si salveranno. Torneranno ad emozionarsi, a guardare con trepidazione al futuro, sia che esso prometta viaggi interstellari sia che esso prometta uno scenario post-apocalittico. Insomma, guarderanno avanti e non indietro. Così penso. Così spero.
Poi, l’altro giorno, mi trovo a casa di quella tredicenne a cui, qualche settimana prima, avevo spiegato (come un vecchio) cos’è stato il Millennium Bug. Lei, tra un genitivo e un ablativo, mi racconta della sua passione per Emis Killa e per gli One Direction. Al che io la interrompo spiegandole che, nella vita, una persona ha il diritto ad una debolezza. Una. Perciò doveva scegliere: o Emis Killa o gli One Direction. La mia unica debolezza, le confido, per esempio é Tiziano Ferro.
Lei mi guarda, sorride e mette su un’espressione che conosco fin troppo bene. Quella della nostalgia. E infatti mi dice:
− Ah, Tiziano Ferro. L’ascoltavo quand’ero giovane.
Lei, tredici anni, l’ascoltava quand’era giovane.

Annunci

5 thoughts on “Ormai siamo troppo giovani: la nostalgia di chi ha a disposizione più “domani” che “ieri”

  1. “Ma se dei ventenni parlano più del passato che del futuro, qualcosa − per noi che aspettavamo il 2000 − non ha funzionato.”

    Hai detto proprio bene, io ho 22 anni, non sono nato nella metà degli 80 ma ritengo comunque di avere un età piuttosto importante e sento bene la nostalgia degli anni passati, in particolare degli ultimi dei 90’s. E’ vero, forse sono giovane per fare il nostalgico o il vecchio ma la risposta è piuttosto semplice: La roba che c’è nel presente è una vera merda, non c’è paragone con quella prima degli anni 2000 (anzi dai diciamo che fino ai primi del 2000 qualcosa si salva..). La musica fa schifo, i social c’hanno rovinato, tutto costa di più e tutto è sempre più difficile, per di più come dici te le nuove generazioni stanno alla buccia e idolatrano delle gente assurda con una mentalità veramente brutta… chiaro che qualcosa non ha funzionato, basta guardarsi attorno.. la gente tende ad essere nostalgica proprio perchè ha ZERO fiducia nel futuro..
    E DOPO QUESTA VADO A FARMI UN SELFIE…..

  2. Ciao, la mia umile opinione al riguardo è che il nostro “turbonostalgismo” sia dovuto al fatto che mai come in questi decenni l’evoluzione tecnologica è stata così rapida, e di conseguenza le “evoluzioni” di certi modi di vivere, di socializzare, di comportarsi. Riflettiamo su questo: basta prendere una persona nata nel 85 e una nel 95 e siamo sicuri che avranno vissuto un’infanzia e un’adolescenza completamente diverse. Prendi invece uno del 55 e confrontalo con uno del 65 o del 75… le differenze sono state sicuramente molto inferiori. Quindi penso che la nostalgia provata da una generazione sia proporzionale alla velocità con cui cambiano le cose in quel momento…

    • Esattamente. Aggiungici poi il fatto che il futuro ce lo hanno praticamente rubato e avrai il quadro completo. Siamo una generazione di giovani vecchi mentre i vecchi sono ancora giovani…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...