Amore è quando arbitro fischia: ovvero le tattiche del provarci

Il destino nei film e la tattica nella vita.
Roma, Milano, Londra, Berlino, Madrid, Praga. Nelle metropolitane di queste (e di altre) città mi sono scontrato con decine di ragazze. E il cinema ci ha insegnato che quando ti scontri con una tipa nella metropolitana (o in stazione o in aeroporto), l’impatto le fa cadere la borsa, tu e lei allora vi chinate contemporaneamente per raccoglierla, le vostre mani si sfiorano, i vostri occhi si incontrano e zac: colpo di fulmine, tamponamento di destini, cocktail di vite.
L’amore – ci insegnano – funziona più o meno così: casualmente. Quando meno te l’aspetti ti becca di sorpresa. Però, al di fuori dello schermo, qualcosa non torna: nelle metropolitane di Roma, Milano, Londra, Berlino, Madrid, Praga questi ripetuti scontri non hanno prodotto il risultato aspettato. Al di fuori dello schermo, oltretutto, quando tu e lei vi conoscete e, per vari motivi, vi trovate reciprocamente antipatici – vi odiate – beh, a differenza dei film, dopo un paio d’ore non vi scoprirete anime gemelle. Rimarrete reciprocamente antipatici. Insomma, nella vita vera funziona diversamente. Nella vita vera, il caso ha sì un suo ruolo ma affinché il finale sia vagamente simile a quello dei film c’è bisogno di una cosa la cui importanza pochi sono disposti ad ammettere: la tattica.

Le domande che non si possono evitare.
Come? La tattica nell’amore? Ma che stai a dire? Come puoi ricondurre il più sublime ed ineffabile sentimento umano a un pratica razionale da manuale calcistico?
Queste ed altre domande accusatorie lasciamole a chi confonde ancora sceneggiatura ed esistenza, a chi non ha mai ascoltato gli 883 e a chi è stato conquistato attraverso un gioco di tattiche e non se ne è mai accorto (o, meglio, finge di non essersene accorto).
Ma allora esiste una tattica vincente? Allora si può insegnare come si conquista la persona che ci piace? Ci si può allenare per vincere una partita come questa?
A queste domande – molto più intelligenti – è difficile dare risposte certe e complete. Perché le tattiche nell’amore sono come i rimedi casalinghi post-sbronza: ognuno ne conosce una che per lui (o per un suo amico) ha funzionato ma che su di te non avrà alcun effetto. Perché le tattiche nell’amore sono governate dalle leggi di Murphy: non importa quale scegli, l’altra sarà sempre quella vincente. Perché, infine, le tattiche nell’amore sono tantissime ma i bravi maestri sono pochissimi.
Quindi, con umiltà e oggettività scientifica, si tenterà di dare conto delle più famose tattiche conosciute sperando che poi ciascuno sia in grado di scegliere la più adatta e (soprattutto) di adeguare il proprio gioco alla partita: poiché contro il Pizzighettone puoi giocare all’attacco ma contro il Real Madrid devi fare difesa e contropiede.

I Trapattoniani: ovvero la conquista tramite assedio silenzioso.
I Trapattoniani sono quelli che partono alla conquista di una donna con un comandamento in mente: primo, non prenderle. Di conseguenza non affrontano la tipa a viso aperto. Non le diranno mai sai che mi piaci? oppure ciao, piacere sono Marco, ti posso offrire da bere? I Trapattoniani mettono su un piano di conquista quinquennale come quelli dell’ex Unione Sovietica. Si presentano solo se riescono a trovare un intermediario, un amico o un’amica in comune. Dopo quattro mesi di conoscenza le invieranno la richiesta di amicizia su Facebook. Di lì in poi, passeranno altri quattro-cinque mesi in cui il Trapattoniano metterà sempre un “mi piace” a qualsiasi stronzata da lei pubblicata. Dopo circa un anno, giungerà l’invito per un caffè costruito con l’ausilio di una quindicina di periodi ipotetici: se ti va, se non hai nulla da fare giovedì, se riuscissi a staccare un’oretta, allora pensavo si potrebbe, sempre se ti andasse, potremmo andare a prendere un caffè, se ti va eh.
Inutile dire che la tattica del Trapattoniano è di una lentezza esasperante. In questo modo, molto spesso, non vince perché, sostando a centrocampo, non riesce quasi mai a segnare. Tuttavia, va anche detto che, molto spesso, non perde nemmeno perché, proprio per la tela che tesse, non consente a lei di dire apertamente no. Il rischio più grande della tattica del Trapattoniano non è quindi quello di andare in fuorigioco ma quello di entrare nella Friendzone e di farsi soffiare la ragazza . Come infatti recita l’antico saggio: l’attesa del piacere fa parte del piacere di qualcun altro.

Gli Zemaniani: ovvero tutti all’attacco.
Gli Zemaniani sono quelli che partono alla conquista di una donna come se avessero ancora a disposizione solo un’ora di vita. Per questo motivo non si fanno alcun problema, alcuna preoccupazione, alcuno scrupolo.
Dobbiamo segnare, non importa quanti “no” ci possono piovere addosso. Dobbiamo vincere, non importa quanto grosse sono le figure di merda in cui possiamo sprofondare.
Lo Zemaniano è un professionista del gioco d’attacco multiplo. Mentre il Trapattoniano gioca una sola partita (e per un lunghissimo periodo di tempo), lo Zemaniano affronta più partite nello stesso momento. E lo fa a viso scoperto.
Sul web è il classico tipo che manda a decine di ragazze messaggi standard su Facebook del tipo ciao mi chiamo Marco ti ho vista e ti ho aggiunta, ti andrebbe di parlare un po’? La sua è una sorta di pesca con gli esplosivi: getta delle bombe in mare aperto e aspetta che qualcosa venga a galla. È il pioniere degli appuntamenti al buio di Badoo, il chattatore seriale delle piattaforme come Barinight, il fondatore di gruppi come “Single di Bari e Provincia”. Vederlo in azione dal vivo è esattamente come assistere a una partita di una squadra di Zeman se non ne sei un tifoso: sia che vinca a valanga, sia che perda rovinosamente è un divertimento assicurato. In discoteca approccia quattordici ragazze a serata con la stessa battuta e lo stesso cocktail in mano. In vacanza attacca bottone in ogni pub, bar o via con il suo inglese da terza elementare e con il solito stereotipo dell’italiano-grande-amatore. Nel gruppo ci prova con la nuova arrivata la sera stessa, senza manco sapere il suo nome e magari con il fidanzato di lei presente.
Lo Zemaniano lavora più sulla quantità che sulla qualità: negli ambienti femminili passa spesso per il “morto di figa” o il “ragno” mentre in quelli maschili lo liquidano spesso con supponenza perché a quello basta che respira. Ma lo Zemaniano è fedele al suo credo e al suo ruolo: con la sua tattica va a segno per una o più serate memorabili anche se raramente vince il campionato.

Il Tiqui-Taca: ovvero l’arte di vincere con classe.
Chi pratica la tattica del Tiqui-Taca è un soggetto imprevedibile e difficile. Alterna momenti di lentezza esasperante degni del Trapattoniano con accelerazioni improvvise e letali degne dello Zemaniano. Si potrebbe anche dire che è il tatticista per eccellenza. Studia la situazione con attenzione, consente all’avversario di muoversi ma mantiene sempre il pallino del gioco e, alla fine, inesorabile, va a segno. Nel frattempo è imperturbabile.
È un signore: le offre da bere come se fosse cosa normalissima, non con la bava alla bocca di chi dice lascia, faccio io mentre negli occhi gli si legge tanto dopo ti zompo addosso.
La imprigiona a centrocampo: non attacca mai ma le dà l’impressione che, se lo facesse, non potrebbe fallire.
Non sbaglia un passaggio. Letteralmente. Le dà sì un passaggio ma non sempre e comunque come fa lo zerbino o il “solo amico”: lo fa solo in certe occasioni, quelle giuste.
In discoteca è quello che passa il 70% del tempo a bere in un angolo e a ballare e scherzare con gli amici. Poi, ad un tratto, lo perdi di vista e quando lo ritrovi ha la lingua impegnata ad esplorare la cavità orale di una polacca in Erasmus. Nella vita del gruppo è quello che guarda sconsolato il Trapattoniano e lo Zemaniano contendersi la new entry per poi soffiargliela con nonchalance. È il tipo che quando riceve un messaggio, lo apre, lo legge, fa un sorriso e poi si rimette il cellulare in tasca: risponderà dopo, non c’è fretta, lasciamola correre per un altro po’.
Il problema è lo stesso del calcio: per giocare col Tiqui-Taca devi avere dei requisiti tecnici. Non basta seguire la tattica. Simone Pepe nel Barca di Guardiola non avrebbe mai giocato. La sicurezza, la calma e tutte quelle qualità ineffabili che vanno sotto l’etichetta di “saperci fare” derivano da elementi socio-biologici: il classico esponente del Tiqui-Taca amoroso è bello & benestante. Dopotutto per non sembrare affamati bisogna aver già mangiato.

I Sentimentalissimi: ovvero giocare una finale a settimana.
I Sentimentalissimi sono quelli cresciuti con i film romantici del mercoledì sera di Canale 5, grandi fan di Sandra Bullock e Meg Ryan. Non è tanto la tattica che usano a identificarli quanto la convinzione che li muove. In effetti i Sentimentalissimi possono adoperare tattiche diverse a seconda dei casi – la pianificazione ultradifensiva del Trapattoniano, l’attacco sconsiderato dello Zemaniano, l’armonia accerchiante del Tiqui-Taca – ma si riconoscono dal fatto che, qualsiasi tattica decidano di intraprendere, lo fanno sempre per la donna della loro vita. Il Sentimentalissimo gioca cioè ogni partita come se fosse la finale di Champions. Per ogni tipa che incontra deve dare tutto quello che ha. Perché lei se lo merita. Perché lei è speciale. E quindi tutto quello che fa (e non fa) è pregno di significati, di speranze, di promesse
Se lei gli sorride, lui già pensa a come sarà quando convivranno. Se lei gli sfiora la mano, lui già pensa a cosa comprarle per il primo anniversario.
I suoi tempi di risposta ai messaggi di lei si aggirano intorno al secondo netto: sembra che viva con il cellulare in mano e le mani sulla tastiera.
Tutto ciò significa che il Sentimentalissimo affronta dei ritmi emotivi serratissimi: un caffè insieme lo porta all’euforia, una mancata risposta su whatsapp lo fa sprofondare negli abissi della melanconia. È una carriera stressante quella del Sentimentalissimo. E anche pericolosa. Infatti, giocando sempre al massimo c’è il forte rischio che si arrivi spompati e disillusi proprio alla partita della vita. Chissà quante persone speciali ci si è lasciati scappare perché si è stati delusi da troppe persone normali. Il Sentimentalissimo la differenza tra una amichevole e una finale, spesso, la capisce troppo tardi.

bizona


Epilogo: l’eccezione e la lezione.
Si potrebbe continuare a lungo. Si potrebbe descrivere il Moggiano – quello che le “partite” se le compra , il Mazzarriano – quello che tenta la conquista attraverso il vittimismo organizzato, il Mourinho – quello che ottiene l’amore perenne di 3 ragazze e l’odio viscerale di tutte le altre. Ma non serve. Perché chiunque sia arrivato a leggere sin qui ha già scosso la testa e detto tra sé e sé: no, no, che brutta cosa. La tattica non serve. È sinonimo di falsità, di artificiosità, di innaturalezza. L’amore scoppia quando scoppia. É come il calcio di rigore secondo Boskov: c’è quando arbitro fischia. Il resto sono tutte chiacchiere da bar. E poi ‘ste tattiche, alla fin fine, funzionano? (Che è poi la domanda intorno alla quale, dopotutto, ruota l’intero discorso).
Beh, onestamente non saprei dire se ‘ste tattiche alla fin fine funzionano. Io ho avuto ottimi maestri. Purtroppo ero un pessimo allievo.

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6 thoughts on “Amore è quando arbitro fischia: ovvero le tattiche del provarci

  1. ehi Renà, non so se qualcuno te l’ha già detto… ma sai a chi assomigli? a quell’attore sfigato, quel tipo che si drogava, che ora non si vede più… faceva una fiction, se non sbaglio Vivere. Aspè, chiamo mia sorella e ti dico il nome

  2. invece io sarei curiosa di queste altre similitudini tattiche-approccio! Comunque è tutto vero ahimè. Nell’amore la tattica ci vuole, e se non la vuoi, ci vuole solo culo!

  3. Mi hai già risposto altre volte dicendo che non conosci willwoosh….ma questo video devi assolutamente vederlo! Iniziate persino nello stesso modo (l’incontro con la borsa che cade, mani che si sfiorano etc etc)

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