Il diritto di fare Diritto: gli amici che fanno giurisprudenza

L’inflazione della legge e le lettere pronta consegna.
Non è necessario rimandare al pregevole monologo di Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo” per affermare che la facoltà di giurisprudenza è molto, molto, frequentata. Basta farsi un giro per strada e buttare un occhio alle targhe al di fuori dei portoni: per lo meno qua a Bari, ci si accorgerà che ogni condominio può contare su minimo-minimo due-tre studi di avvocati. Non c’è da stupirsi: viviamo in un’epoca in cui per qualsiasi cosa ci succeda e per qualsiasi cosa facciamo, c’è sempre una lettera dell’avvocato pronta per essere spedita o ricevuta. Quindi con queste proporzioni uno, alla fine, ci si ritrova.
D’accordo, si sa, non tutti quelli che fanno giurisprudenza faranno poi gli avvocati. Ma è pur sempre vero il contrario: tutti quelli che fanno gli avvocati hanno fatto giurisprudenza. E dunque di qua cominciamo.

La pressione del pallone ovvero le caratteristiche dell’Homo Advocatus.
È difficile o, meglio, incoerente avvisare di diffidare delle generalizzazioni quando poi, come questo blog fa spesso, ci si fa puntualmente ricorso. Allora bypassiamo le ovvie premesse su quanto il mondo sia vario (e bello) e su quante varie (e belle) siano le persone che frequentano e hanno frequentato giurisprudenza e arriviamo dritto per dritto al luogo comune. Ovvero: posto che non tutti i palloni gonfiati fanno giurisprudenza, è assai probabile che se v’imbattete in un pallone gonfiato, quest’ultimo faccia proprio giurisprudenza.
Dieci secondi di pazienza prima di partire con le querele. L’infelice espressione “pallone gonfiato” non è infatti necessariamente una cosa negativa. Il pallone gonfiato,  a differenza della “testa di cazzo”, conosce talmente tanti gradi di “gonfiatura” da spaziare in un range che va dall’insopportabile al simpatico. Il “pallone gonfiato” è una persona che si nota, che spicca: a volte giustamente, a volte goffamente, a volte insopportabilmente. Tutto dipende da quanto sono accentuati i suoi tratti. In questo caso i tratti dell’amico che fa giurisprudenza, laddove per “tratti” si intendono le sue caratteristiche, le sue specificità, il suo habitus. D’accordo, ma quali esattamente?

Parole, parole, parole.
Gli amici che fanno giurisprudenza parlano. E questo è tipicamente umano. Ma loro parlano in un modo tutto particolare tanto che a volte viene il dubbio che stiano recitando una parte e che nel tragitto in auto verso il locale abbiano passato il tempo a ripetere il copione. Innanzitutto parlano posatamente, con calma, con qualche bel periodo un po’ complesso qua e là, il tutto accompagnato da moderati e affettati gesti con le mani. Parlano così, dunque, ma soprattutto parlano di tutto. A differenza degli amici medici che tendono a parlare solo di quello che sanno e ignorano tutto il resto con l’aria felice di chi è consapevole che tutto il resto non conta o conta comunque meno di Anatomia I, gli amici che fanno giurisprudenza hanno un’opinione su qualunque cosa. Cinema, politica, società, calcio, musica, economia, a volte persino la stessa medicina (c’è sempre un caso di malasanità di cui discutere): sarà che il diritto è alla base di tutto ma gli amici che fanno giurisprudenza ne hanno veramente per tutti e per tutto. E ne parlano come descritto sopra: posatamente, argomentativamente, con gesti esplicativi. Inoltre, siccome masticano per forza di cose un po’ di latino, spesso e volentieri sputano sentenze con contorno di ex post, quod erat demostrandumtertium non datur e il banale ma sempre utile quisque faber fortunae suae. Insomma, se stai assistendo a questa sorta di lectio magistralis da parte di un amico che fa giurisprudenza e non sei esperto dell’argomento in questione, puoi veramente cascarci e pensare che lui lo sia.
Ma tenete conto che otto volte su dieci stanno bluffando.

L’esame scomponibile e la clausura sospetta.
Gli amici che fanno giurisprudenza hanno sempre l’esame del millennio dietro l’angolo. Cos’è l’esame del millennio? L’esame del millennio è un esame formato dalla combo DIRITTO + AGGETTIVO + NUMERO con il quale gli amici che fanno giurisprudenza sono soliti rispondere alla domanda “beh che si dice?”.
Esempio:
– Ehi ciao!
– Ehi carissimo. [altro tratto tipico degli amici che fanno giurisprudenza è l’utilizzo di appellativi quali “carissimo”, “egregio”, oppure a seconda delle facoltà, “dottore”, “ingegnere”, etc etc]
– Beh che si dice?
– Eh,che si deve dire? Diritto Commerciale Uno.
In altri casi avrebbe potuto dire: Diritto Privato Due; Diritto Penale Uno; e così via.
Attraverso queste risposte gli amici che fanno giurisprudenza sintetizzano il periodo che suonerebbe grosso modo così: guarda, in questo periodo sono chiuso in casa a studiare dal momento che alla prossima sessione devo sostenere l’esame denominato Diritto+Aggettivo+Numero. La cosa comica è che il racconto della loro clausura causa-esame avviene puntualmente in centro, in un locale, in una serata a ballare. Un sacco di amici che fanno giurisprudenza mi hanno narrato della loro prigionia manualistica con in mano un negroni sbagliato: ma, gli va riconosciuto, erano comunque convincenti.

Le apparenze esterne e l’albero dei soldi.
Quest’ultimo tratto è probabilmente una mia personalissima e fallace impressione: gli amici che fanno giurisprudenza non sembrano mai poveri.
Mi spiego meglio: non danno mai l’impressione di essere a corto, di dover fare economie terrificanti e di dover cedere a zingarate come la ricerca del locale senza coperto o lo smezzamento della bottiglietta d’acqua liscia. Vestono sempre con decenza tanto che, per il genere maschile, uno delle caratteristiche precipue di quelli che fanno giurisprudenza è la camicia ben stirata e ben infilata nei pantaloni, e dio ci salvi dalle cinture di Gucci. Non so da cosa dipenda. Forse, ripeto, è una mia impressione oppure, forse, fa parte di una sorta di physique du role, oppure, forse, al secondo piano del palazzo di Giurisprudenza si trova un albero dei soldi.

C’è sempre un motivo: perché faccio quello che faccio.
Luoghi comuni per luoghi comuni, generalizzazioni per generalizzazioni, a ‘sto punto per completare il quadro, oltre ad aver detto come sono quelli che fanno giurisprudenza, uno dovrebbe dire anche perché lo fanno. Si danno tre categorie generali:
1) Quelli che fanno giurisprudenza per passione: il diritto è sinonimo di civiltà, il completo giacca e cravatta è sinonimo di successo, la giustizia è sinonimo di eroismo e così via. Avvocatura, magistratura, consulenza, etc: esiste gente a cui piace tutto ciò e tenta giustamente di farlo. Legittimamente e fortunatamente per tutti noi.
2) Quelli che fanno giurisprudenza per boh: sono quelli che non sanno esattamente che fare nella vita e pensano, anche correttamente, che giurisprudenza sia un campo abbastanza vasto per loro. Li si riconosce facilmente perché alla domanda “che fai?” ti rispondono “giurisprudenza” con lo stesso tono e lo stesso entusiasmo con cui risponderebbero “le sei meno un quarto” alla domanda “mi scusi, che ora è?”
3) Quelli che fanno giurisprudenza per diritto di nascita: qui opera la predisposizione genetica o, direbbero i maligni, una certa dose di baronato. C’è lo studio di famiglia da mandare avanti e quello, si sa, è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare. Ma, come sempre nella vita, c’è modo e modo. A volte infatti quei manualoni di Diritto+Aggettivo+Numero che chiudono in casa per mesi gli amici che fanno giurisprudenza, in sede d’esame sono brutalmente sintetizzati da alcuni “cognomi” .
E tanti cari saluti a papà.
E questo, lasciatevelo dire da uno che non hai mai dato un esame di Diritto, non è semplicemente giusto.

Il paradiso perduto.
Concludiamo con la verità. Il sovraffollamento di cui si è parlato all’inizio complice la non ridente situazione economica attuale ha di fatto reso l’avvocato un lavoro meno nobile del passato. Ormai dire quello fa l’avvocato non equivale automaticamente a descrivere un ricco professionista che a dicembre va a sciare e ad agosto va in barca a vela. Può anche voler dire fa l’avvocato e tira su poco più di mille euro al mese. Io ne conosco.
Oltretutto: laurea, praticantato, esame. Mica è facile. Anzi.
Adesso sto finendo la pratica, poi a dicembre ho l’esame. È dura eh!, mi disse un giovane avvocato erede di uno studio che fattura centinaia di migliaia di euro all’anno.
Aveva ragione.
Magari non per se stesso ma comunque, come da categoria, quando l’ha detto era parecchio convincente.

 

pacino

P.S.
Come sa chi segue questo blog, il sottoscritto ha passato la vita a coltivare gli amici medici i quali, purtroppo, servono sempre. Arrivati ad una certa età, però, ci si pente di non aver battuto anche la strada degli amici avvocati i quali, purtroppo, servono sempre pure loro. Ad esempio: metti che dopo questo articolo qualche avvocato mi fa causa per danni d’immagine, io che cazzo faccio? Chiamo l’amico urologo?

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5 thoughts on “Il diritto di fare Diritto: gli amici che fanno giurisprudenza

  1. Gli amici di giurisprudenza sono anche quelli che quando ti dicono che stanno studiando diritto+aggettivo+numero, tendono poi a specificare il numero di pagine di cui è composto il libro di testo (nella maggior parte dei casi un numero a quattro cifre). Lo fanno di solito quando parlano con gli amici di medicina per non sembrare da meno in quanto a mole di studio ma si sa, “excusatio non petita accusatio manifesta”.
    Complimenti per il post!

    • Hai ragione. Mi è sfuggito. In effetti molto spesso il dialogo ipotetico prosegue così:
      – Ehi ciao!
      – Ehi carissimo. [altro tratto tipico degli amici che fanno giurisprudenza è l’utilizzo di appellativi quali “carissimo”, “egregio”, oppure a seconda delle facoltà, “dottore”, “ingegnere”, etc etc]
      – Beh che si dice?
      – Eh,che si deve dire? Diritto Commerciale Uno.
      – Ah.
      – Mille. cento. quattordici. pagine. Non so se mi spiego.
      – Cappero.
      – Capirai bene adesso eh

      • Cmq il fatto che nessun amico di giurisprudenza ti abbia insultato può voler dire solo due cose:
        1) gli amici di giurisprudenza sono dotati di notevole autoironia e fair play;
        2) gli amici di giurisprudenza sono passati direttamente alle vie legali e sta per pioverti addosso una caterva di querele!

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