Le pizze degli altri: splendori e miserie del libero arbitrio in pizzeria 

La pizza fa il monaco: struttura e sovrastruttura del sabato sera.
Prima che il virus dell’ “uscire giammangiati” assumesse caratteri pandemici, la gente, il sabato sera, si accomodava in locali per consumare del cibo solido in qualità di cena. Alcuni – i più benestanti e fortunati – addirittura si sedevano in delle pizzerie per mangiare quella pietanza che, insieme alla pasta, ai mandolini e alla mafia, ci rende famosi in tutto il mondo: la pizza.
Il che è un bene perché la pizza è buona. Ma la pizza non è solo buona. È anche utile perché consente di determinare in poco tempo e in maniera abbastanza precisa le tipologie di persone che ti circondano. Insomma, così come le scarpe che indossi, la pizza che mangi dice agli altri che persona sei. Detta in altri termini: dimmi che pizza ordini e ti dirò chi sei.

Da che parte stai: le alternative iniziali e le scelte di campo.
Nella vita, spesso, ci sono delle scelte di campo. Destra-Sinistra. Mare-Montagna. Beatles-Rolling Stones. Cioccolato fondente-Cioccolato al latte. Auto a cinque porte-Auto a tre porte. Sono delle opposizioni binarie che dipendono dalla tua personalità, dal tuo passato, dal tuo retaggio sociale e famigliare. Chiariamoci: non sono necessariamente delle scelte nette. Puoi farti agosto in Salento e dicembre a Cortina, puoi commuoverti con la melodia e le parole di “Yesterday” e affrontare la verità e il ritmo di” You can’t always get what you want”. A volte puoi anche candidarti con la destra e poi fare una svoltina a sinistra e viceversa. Ma, in ogni caso, se ci puntano una pistola alla tempia e ci chiedono di scegliere una sola alternativa, siamo in grado di dare una risposta.
Nella vita, dunque, ci sono delle scelte di campo. E, dato che la pizza riflette la vita, anche nella pizza ci sono delle opposizioni fondamentali che dicono da che parte ti poni. Ad essere precisi due.

  1. Pizza Barese o Napoletana: ovvero sottile vs doppio, anche se nella frangia dei “napoletani” bisogna distinguere “i popolani”, quelli per cui ogni pizza con “doppia pastella” equivale al tipo napoletano, e i “puristi”, quelli che sanno bene che non è la doppia pastella a fare di una pizza, una pizza napoletana e passerebbero ore a spiegarvi la differenza e a mimarvi l’andamento a scalare dal bordo spesso sino al centro sottile (se siete usciti una volta con me, sapete benissimo di cosa sto parlando).
  2. Pizza Rossa o Bianca: un’alternativa sempre meno tale dal momento che i “Bianchi” sono in via d’estinzione e, ogni sabato, si registra un considerevole aumento di “mi scusi ma questa la può fare rossa?”.  Si aggiunga poi il fatto che i Bianchi sono anche oggetto di politiche razziste e discriminatorie dal momento che, spesso e volentieri, sono costretti a sentirsi dire mentre stanno tagliando la loro Quattro Formaggi che la pizza deve avere il pomodoro, la pizza bianca non ha senso, anch’io avrei preso quella se non fosse stata bianca.

Il gusto degli altri: la pizza come specchio dell’anima.
Queste due scelte di campo sono, come ovvio, precedenti alla lettura del menù. Sai bene a che categoria appartieni a prescindere dalla pizzeria in cui ti stai recando: è la genetica, è la Storia, è la società, è la politica ad averti formato così e non ci puoi fare nulla. Quando invece ti appresti a leggere il menù, finalmente riacquisti il tuo pieno e consapevole libero arbitrio.
Adesso ordino questa pizza perché io sono così.
E allora ti fai strada tra i nomi di pizze tradizionali che ti aiutano subito a capire chi sei oppure tra nomi di pizze inventati e là ci impieghi un po’ di più, tipo quando ti portano a “Le Veronique” e ti maledici perché non hai mai approfondito la conoscenza del francese. Comunque sia, dopo interminabili minuti di ponderazione (lettura silenziosa del menù), di tentativi di stabilire contatti umani (ma tu che ti prendi?) e di domande eterne (ma cosa cazzo cambia tra la Capricciosa e la Quattro Stagioni? – chissà se posso sostituire lo speck con il crudo? – ma esiste una persona che ordina la Marinara?), alla fine sei pronto a manifestare la tua più profonda e intima personalità. Nella mia carriera ho incontrato queste tipologie di persone.

  • Gli Esistenzialisti: per loro la pizza è un dramma inutile, come la vita umana. Inutile arrovellarsi su. Aprono il menù solo per non stonare rispetto al resto del tavolo. Prendono poi sempre la Margherita, l’essenza fatta pizza, la tradizione che  ci lega a una storia collettiva. La mangiano con forchetta e coltello e sembrano degli alieni venuti ad osservarci in vista di una imminente invasione.
  • Gli Ossessivi Compulsivi: hanno due-tre gusti di pizza variabili ma non è quello l’importante. L’importante è tagliare la pizza sempre e comunque in un numero uguale di fette: quattro, sei, otto…  Quando assistono alla mia anarchia – prendere metà pizza e piegarla e schiaffarla in bocca – rabbrividiscono mentre sono intenti a misurare l’ampiezza della semicirconferenza attraverso il loro coltello.
  • I Salutisti: cercano una pizza provvista di varie e positive proprietà nutrizionali e/o dietetiche. Deve essere non pesante, facilmente digeribile, buona al gusto e all’organismo. Solitamente sono seguaci del Dio Bresaola e quindi finiscono per ordinare la Valtellina (bresaola, parmigiano, rucola) oppure sono affezionati verdurai e quindi finiscono per ordinare o una Vegetariana (nelle sue mille varianti) o l’eterna Crudaiola.
  • Gli Scambisti: sono coppie nel 70% dei casi. Mentre gli altri si affannano attorno, loro sono tranquilli & contenti. Tanto sanno già come comportarsi. Sempre seduti uno accanto all’altro, confabulano per qualche minuto e poi ordinano due pizze diverse con l’obiettivo dichiarato di scambiarsi le rispettive metà. Sperimentano così il doppio dei sapori al prezzo di uno. Insomma, un ulteriore motivo per odiare la felicità altrui.
  • I Limitrofi: sono quelli che ordinano la pizza per il solo gusto di lasciare i bordi a prescindere dal loro grado di cottura. Li vedi soddisfatti quando nel loro piatto restano soltanto pezzi di massa sconditi e bruciacchiati disposti qua e là e con lo sguardo ti invitano a consumarli manco fossi un uccello spazzino. Alla fine lo faccio sempre.
  • Gli Intolleranti: sono la categoria a cui va il mio affetto e la mia comprensione più profonde e sincere. Sono gli esseri umani che un dio particolarmente cattivo ha punito con la maledizione dell’intolleranza al lattosio. Leggono il menù con gli occhi lucidi e i denti a mordersi il labbro inferiore. Se ne stanno zitti-zitti durante la discussione tu che prendi?-hai deciso?- dove sta? – e poi quando arriva il cameriere chiedono timidamente se c’è la mozzarella senza lattosio. Spesso e volentieri ricevono un no come risposta e allora ripiegano su una circonferenza di massa con sopra uno strato di salsa e magari qualche pezzetto di salsiccia di Norcia.
  • I Dietisti: o meglio, il più delle volte, le Dietiste. Sono ragazze che hanno iniziato la maratona di sofferenza alimentare e palestra per riuscire ad andare al Samsara senza sentirsi una merda (un’impresa difficilissima). Rompono la magia della ricerca della pizza con la domanda qualcuno vuole fare una pizza a metà?, una domanda per cui dovrebbe esistere la pena di morte o la deportazione in Siberia a seconda dei singoli casi. Iniziano col chiedere una Coca-light nonostante ogni volta io ripeta c’è l’aspartame! C’è l’aspartame! È cancerogena! Cazzo non lo vedete Report?.  Poi ordinano una pizza semplice (Margherita, Vegetariana…) che  finiscono per lasciare per la gioia dei maschietti.
  • I Carichi a Chiacchiere: anche questa categoria a maggioranza femminile. Nel pre-cena non fanno che ripetere mamma mia che fame, mi mangio tutto, quando arriva?!! , e dopo due fette già non ce la fanno più e ti implorano se vuoi prendila che io sono piena.
  • I Cultori dell’Assurdo: quelli che ordinano la Pizza Americana. Pizza con patate fritte sopra. Trovo più semplice capire il decostruzionismo di Derrida piuttosto che una scelta di questo tipo.
  • I Salumieri e Formaggiari: sono quelli che ricercano la combo salume+formaggio. Scorrono il menù alla ricerca della sintesi più felice e stuzzicante. Tra le loro alternative preferite Robiola e Crudo, Bacon e Formaggio Francese, Stracciatella e Crudo, Panna e Crudo. Sono persone pacate, razionali e simpatiche. Finiscono sempre la loro pizza e mettono i soldi giusti. Sì, casomai qualcuno se lo stesse domandando, è la categoria a cui appartiene il sottoscritto.
  • I Terroristi del Buon Gusto: possono essere o manifesti o in incognito. Quelli manifesti non si fanno problemi a ordinare, tipo, la Pizza ai Frutti di Mare e a mangiarla davanti a tutti. Quelli in incognito prendono sempre pizze “normali” ma la loro natura viene allo scoperto quando si va in quei locali che offrono pizza a volontà a prezzo fisso a condizione di mangiare le pizze che ti portano. In questi locali, ad un certo punto della serata, arrivano pizze immangiabili con lo scopo di porre fine alla contesa. Ebbene, in quei momenti, amici e amiche che per anni avevi considerato persone come te si tolgono la maschera e si mostrano per quello che realmente sono. Ho visto ragazze vestite di tutto punto e con la consueta intolleranza femminile verso sudore, cattivi odori e sporcizia, addentare con gioia la Tonno&Cipolla. Ho visto persone gongolare di fronte a una Pizza Aglio, Acciuga, Origano. Mi sono visto spazzolare tutto contento la Pizza al Pesto mentre attorno a me qualcuno piagnucolava ma non è giusto a me il pesto non piace!
  • I Nostalgici: sono quelli che rimpiangono gli struggenti anni ’90, che non vogliono rinunciare alla magia dell’infanzia, che desiderano perpetrare l’irripetibile sensazione delle abbattute pizzerie d’asporto. Il Nostalgico sta là, seduto accanto a te, magari con un maglioncino di marca, magari con lo smartphone in mano. Sta là in una pizzeria, magari non di lusso ma comunque decente, insieme ad una decina di amici e amiche. E, quando arriva il cameriere, lui alza lo sguardo e dice con la più assoluta nonchalance per me una con i würstel, grazie.

Epilogo: l’importante è mangiarla.
Ma, alla fine, tutto questo è folklore. In una famiglia ci sono decine di diversità, di ruoli, di gerarchie ma, poi, si è sempre una famiglia. E chi mangia la pizza è una grande, immensa famiglia. Che si riscopre tale quando all’estero capita di vedere spacciata per pizza uno strano alimento vagamente circolare e variamente condito e ci si guarda domandandosi ma che è ‘sta roba? Che non si mette mai d’accordo quando si tratta di determinare la migliore pizzeria della città (BariNapoli? Mh, no è un po’ decaduta mi sa! – I fratelli LaBufala? Ma cazzo capisci tu? – Mi hanno parlato benissimo di Napulè –  Guarda ce n’è una buonissima mononmiricordobenelavia, dalle parti dell’ateneo mi sa…). E che si riunisce come fanno le vere famiglie ogni qual volta qualcuno dice oh ma se andassimo a farci tutti una pizza come ai bei vecchi tempi? Tanto la pizza, a differenza dei bei tempi, non invecchia mai.

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Ps.
In tutto questo, non so a voi, ma a me è venuta voglia di pizza. Mo’ vediamo stasera che ne esce fuori.
Chi non mangia la pizza ma sente comunque l’irrefrenabile bisogno di spendere meno di una decina di euro può tranquillamente magnarsi il mio libro che sta QUA

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8 thoughts on “Le pizze degli altri: splendori e miserie del libero arbitrio in pizzeria 

  1. Io sono un’intollerante! Alla farina di grano e al lattosio. Però prendo lo stesso la pizza che preferisco nella consapevolezza di stare male subito dopo, pur di mangiare una pizza come si deve!

  2. Anche io voglio il post con la guida alle pizzerie di Bari!
    ps: ti leggo da molto ma non ho mai commentato perciò ne approfitto per dirti che mi piace molto il tuo modo di scrivere. Ho comprato il tuo libro online, non vedo l’ora che arrivi a casa! Continua così! 🙂

  3. Bellissimo post, mi piace molto il tuo modo di scrivere! 😀 io faccio parte della categoria “scambisti”, ma perchè sono sempre indecisa e costringo il mio ragazzo o un’amica a scambiare!
    Guarda, se ci soffermiamo sull’ultimo paragrafo, vi do io una soluzione al dilemma “Pizzeria migliore di Bari”: VULKANIA, su via Amendola! Quelle che hai citato le ho provate tutte, ma la pizza di Vulkania è davvero buona, mi ricorda molto quella mangiata all’Antica Pizzeria da Michele a Napoli (che poi, se non sbaglio, mi sembra di riconoscere il tavolo in marmo, la pizza che esce fuori dal piatto e dal tavolo e lo stile spartano nella foto dell’articolo, o no?) 🙂

  4. anche io a sentir ordinare la coca-light grido sempre “Ma non te l’ha mai detto nessuno che c’è l’aspartame?!”
    E comunque adesso un post del tipo ‘guida alle pizzerie di Bari’ è d’obbligo!

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