Cappuccino & Maschilismo: le belle parole e i veri problemi della vita 

[‘Sta settimana non ce l’ho fatta a scrivere l’articolo. Tra presentazione, lavoro, correzioni+modifiche per la ristampa, non ho trovato il tempo. Perciò ho deciso di usare il blog come generalmente si usano i blog: per raccontare di getto una cosa che capita a te e che magari, giustamente, non frega a nessun’altro].

Se la gente mi chiede consigli la colpa è di Silvio Berlusconi.
Di questo ne sono abbastanza convinto. La nostra generazione, cresciuta con i varietà di canale 5, con le gaggiane seminude all’ora di cena e con le urla dei talk-show, è innamorata della forma e incapace di apprezzare, anzi di riconoscere la sostanza. Ecco perché le persone mi chiedono consigli e opinioni. Perché non sanno guardare i fatti. Se lo sapessero fare, verrebbero da me, mi darebbero una pacca sulla spalla e, con tono affabile, mi direbbero: «Oh se ti serve qualcosa lo sai che io ci sono. Mi raccomando».
Invece no.
Siccome per loro la forma è tutto, molti non riescono a cogliere che io stia per raggiungere il ventisettesimo anno di vita sprecata. L’importante è che io sembri una persona razionale, logica, saggia non che faccia cose razionali, logiche, sagge. In poche parole: la gente mi chiede consigli perché le cazzate che dico, le dico bene. E adesso che ho scritto un libro è ancora peggio. Si aspettano una diagnosi precisa, accurata e soprattutto una cura chiara ed efficace.
Esempio classico:
− Rena’ ma lei mi ha detto che il nostro rapporto ha troppo cose che non vanno e che ha bisogno di tempo per pensare a quello che vuole veramente. Ma io la amo ancora.
Ora, un amico della strada risponderebbe così:
− Che cazzo però! Dopo tutti questi anni! Che merda eh…boh comunque boh!
Io invece me ne esco con cose del tipo:
− In questi casi la razionalità può servire fino a un certo punto. Quel che posso dirti è di provare a comprendere se il suo comportamento ha effettivamente un fondamento oppure se è purtroppo la spia della fine del rapporto.
Il che, se ci pensate, è come dire:
Boh!
Ma con classe.
Ci sono poi quelli che vorrebbero sapere la mia opinione su come sarà il loro (nostro) futuro. Stanchi di sentirsi ripetere la solita (vera) risposta (sarà una merda) si compiacciono di me che dico:
− Dato che purtroppo la nostra realizzazione oggi e temo anche domani sarà sempre più difficile e incerta, penso che dobbiamo trovare altre strade, oltre al lavoro, per essere felici: costruirci rapporti solidi e stimolanti, coltivare passioni che appassionino, insomma ritagliarci delle nicchie in cui poter vivere al riparo da un mondo che si preannuncia sempre più avaro e cattivo.
Il che è come dire:
Sarà una merda speriamo di avere abbastanza carta igienica.
Comunque, finché si tratta di indorare la pillola restituendo dignità alla lingua italiana io accetto l’incarico.
Ma quello che mi è accaduto l’altra mattina esula dalle mie capacità. Incontro uno dei tanti amici espatriati al nord e dopo avergli ricordato che «no, non bevo caffè» e che «no, non mi va una birra e comunque sono le 11 di mattina echeccazzo», ci sediamo in un bar.
Esauriti i convenevoli («Beh come va?- Nzomma. Ma tu hai più sentito XXXX? – No, tu? – Neppure io») , lui mi comunica che sta convivendo con una tipa calabrese conosciuta lassù, al di là del Rubicone.
Bene son contento, faccio io, certo è calabrese però nessuno è perfetto no?  Ma, ad un certo punto, lui pronuncia la frase con cui, da che mondo è mondo, iniziano le fregature:
− Senti, ma tu che sei intelligente…
(Per esigenze di spazio salterò i 10 minuti di conversazione che son stati necessari per arrivare al punto)
− …Io vorrei avere un rapporto anale con lei ma non so come dirglielo. Secondo te come posso farglielo capire?
(Potrebbe aver usato un’altra espressione al posto di “rapporto anale”, ora non ricordo bene).
Dunque: va bene sproloquiare sull’AMORE, sul FUTURO, sul LAVORO, ma adesso che cazzo m’invento? Gli suggerisco un briefing in salotto, dopo cena, in cui lui illustra a lei l’importanza della via rettale nell’edificazione della vita di coppia?  Gli consiglio una serata altamente alcolica al termine della quale lui potrebbe – zitto, zitto – provare il fallo da dietro senza preavviso, tanto poi c’avrebbe la scusa dell’etilometro? Cerco di prendere tempo:
− Ma lei ti sembra una a cui darebbe fastidio? Cioè non è tanto priva di inibizioni nel privato?
(Potrei aver detto “non è una porca in camera da letto?” al posto di “non è tanto priva di inibizioni nel privato?”, ora non ricordo bene.)
− Insomma, tutto molto nella norma. Forse sono io che mi faccio troppi problemi.
Che vitaccia.
La gente s’ammazza, muore di fame e questo qua si preoccupa di chiedere un passaggio sul retro alla propria convivente. E io devo dirgli come fare. Ma andasse a farsi fottere.
− Sì, sei tu a farti troppi problemi. Provaci che te frega, magari ti procuri quella roba lubrificante della Durex che fanno alla pubblicità. Non sarà certo questa cosa a rovinarti il rapporto.
Lui ci pensa su qualche secondo. E poi sentenzia:
− Massì c’hai ragione! È che avevo paura di fare la parte del maniaco. Oh grazie eh e aspè, lascia stare pago io stavolta.
Figurati, paga pure tu questo lurido cappuccino decaffeinato che mi si è piazzato sullo stomaco più di una lasagna ai quattro formaggi.
Paga e saluta che c’ho da fare, che devo tornare ai problemi veri,  tipo vedere quanto mi rimane nella postepay o affrontare il declino degli ultimi capitoli di Naruto.
E lui paga e mi saluta.
E tra i soliti saluti, promesse di farci reciprocamente sentire, lui però riesce a piazzare la chicca che ti squarcia il quotidiano facendoti intravedere un mondo capace ancora di soprenderti. Mentre mi stringe la mano e controlla di sfuggita il cellulare, trova il modo, il coraggio, la dignità di dirmi:
«Oh poi ti faccio sapere come va a finire!»
Che cosa meravigliosa che è la vita.
cappuccio
Ps.
1)Ovviamente quando ho scritto ‘sta cosa ho chiesto all’amico il permesso di pubblicarla. Lui che ha un gran senso dell’umorismo (altrimenti non potrebbe essere mio amico) mi ha risposto ah ah sì fai pure, basta che non fai capire che sono io eh! Quindi ho provveduto a modificare la provenienza geografica della convivente che non è calabrese ma di un’altra regione meridionale che esporta capitale umano nel resto del mondo.
2)Ho messo la foto di un cappuccino sia perché altre foto attinenti avrebbe reso ‘sto post ancora più volgare e maschilista di quello che è, sia perché lo considero un omaggio alla bevanda che per anni mi ha salvato dall’imbarazzo di non sapere che prendere al bar.

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5 thoughts on “Cappuccino & Maschilismo: le belle parole e i veri problemi della vita 

  1. ” In poche parole: la gente mi chiede consigli perché le cazzate che dico, le dico bene.”

    ahahahahahah!!!Quante cazzo di volte ho pensato la stessa cosa dopo che qualcuno mi ha fatto qualche domanda scambiandomi per Paolo Fox, però ammettilo, ha pure due vantaggi: vieni a sapere una quantità di cose incredibili (anche se di molte si potrebbe fare a meno) e le fighe più impensabili ti scambiano per l’oroscopo (e le donne fighe e stupide amano l’oroscopo…)

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