Le Primarie, i Forconi e la tentazione della seconda persona plurale

Quando ho aperto ‘sto bloggetto mi sono ripromesso di non fare tre cose:

  1. mai parlare di social media marketing.
  2. mai parlare di politica.
  3. mai fare recensioni.

Non per paura eh. Ma perché dei primi due argomenti non so quasi nulla e c’è gente molto più qualificata di me mentre il terzo mi annoia profondamente e poi, di recensioni e critiche, è pieno il web.
Oggi però faccio uno strappo. Uno solo e poi torno a parlare di cose serie.

Lo faccio perché nelle ultime 48 ore la mia home page di Facebook ha registrato un incremento pauroso rispetto alla solita percentuale di utilizzo del pronome della seconda persona plurale: VOI.
Solitamente le frasi alla seconda persona plurale sono la delizia dei polemici finto-generalisti, quelli che vogliono polemizzare con qualcuno di specifico ma che preferiscono scagliarsi contro la categoria generale:
voi che incontrate le persone per strada e fingente di non vederle, mi fate pena;
voi che quando vi fidanzate sparite dalla circolazione, fate ridere i polli;
voi che scrivete su Facebook messaggi pieni di cuori e poi tradite la vostra ragazza con la prima gaggiana di turno, siete penosi.
E così via. Dietro a quel “voi” c’è, com’è ovvio, un Giovanni, un Matteo, una Francesca, una Loredana, forse pure una Milena. Ma, per vigliaccheria o per quieto vivere, si preferisce evitare il tag e usare invece il pronome indefinito e plurale. Questo, dicevo, accade di solito.
Nell’ultimo anno i Grillini hanno definitivamente sdoganato il VOI utilizzandolo per separare una parte pulita, onesta e intelligente dell’Italia (NOI, o loro, a seconda di chi legge) da una parte sporca, disonesta o, nella migliore delle ipotesi, stupida (VOI, o noi, a seconda di chi legge).
Ma nelle ultime 48 ore la situazione è diventata insostenibile. Mi è diventata insostenibile.
Metà della mia home page si è impossessata del VOI per dileggiare quelli che si sarebbero recati a votare per le primarie. La sentenza, in sintesi, suonava grosso modo così:
VOI che andate a votare alle primarie, ci siete cascati un’altra volta, vi dovreste vergognare di regalare 2 euro a questi politici corrotti e incapaci.
L’altra metà, composta dagli stupidi che andavano a votare, cedeva alla fascinazione del VOI per colpire il candidato da non votare e i suoi sostenitori. In questo caso, difficile non notarlo, i declinatori alla seconda plurale appartenevano, per lo più, a quella classe di elettori di sinistra (della vera sinistra, come ci terrebbero a specificare) che, secondo il mio umilissimo e contestabilissimo parere, hanno fatto più danni alla sinistra di, che ne so, D’Alema. Queste persone, che per lessico e abbigliamento farebbero apparire Guccini come esponente dell’avanguardia del 21°secolo,  guardano al resto dell’elettorato con compassione e disincanto in nome di una purezza e di un senso di superiorità morale e intellettuale.
Noi abbiamo compreso la chiave di funzionamento del reale ma purtroppo gli altri, voi, si faranno abbindolare per l’ennesima volta.
E quindi:
Votate pure il nuovo Berlusconi, votate quello che è andato da Amici, votate il Fonzie del discount. Povera sinistra e povera Italia.
Ho sempre avuto l’impressione che queste persone abbiano costitutivamente bisogno di perdere, di essere cioè la minoranza illuminata ma sconfitta, sconfitta perché illuminata. Non lo so. Può essere che mi sbagli. Ma non è questo il punto su cui voglio soffermarmi. Ciò che mi interessa è la diffusione del VOI e, se mi permettete, la sua pericolosità.
Non c’è stato nemmeno il tempo di contare i voti delle primarie che l’annunciata protesta dei Forconi ha preso inizio e ha monopolizzato quella sorta di Ansa o Cnn che è la mia Home Page di Facebook. E, ancora, mi sono trovato di fronte ad un’esplosione di VOI.
Voi che ve ne state a casa al caldo mentre noi ci mettiamo la faccia.
Voi che vi lamentate delle code in autostrada ma qua si muore di fame.
Voi non volete la rivoluzione ma il popolo si è rotto i coglioni.
Voi che state nei Palazzi, ci sentite adesso? Anche la polizia si è stancata di voi.

Non la voglio tirare troppo per le lunghe. E quindi arrivo subito al punto. Non è un crimine separare le cose e le persone. Anzi. Ma questa iperinflazione del VOI è un cattivo sintomo. Semplifica troppo. E se le cose sono alla fin fine semplici si può ragionevolmente pensare che anche le soluzioni lo siano.
NOI abbiamo capito che la politica è tutta marcia, VOI continuate a darle credito: svegliatevi e tutto andrà bene.
NOI abbiamo capito che quello è tutto chiacchiere e distintivo, VOI ci volete cascare: non fatelo e tutto andrà bene.

Prendiamo il popolo dei Forconi, per esempio. Sono un NOI che si oppone a un VOI. Gli oppressi contro gli oppressori. I dominati che si ribellano ai dominanti. Tutto chiaro e,  verrebbe da dire, pure giusto. Ma se ci si chiede chi sono quei NOI, ci si renderà conto che la situazione è un po’ più complessa: autotrasportatori, agricoltori, giovani disoccupati, esponenti di estrema destra, anarchici, ultrà di squadre calcistiche. E se ci si pone la medesima domanda per quel VOI, quale sarebbe la risposta? Berlusconi, Casini, Letta, Emiliano, certo, ma anche il direttore di banca, l’impiegato di Equitalia, il commesso di Decathlon di Modugno.
Tuttavia, mi si dirà, queste sono precisazioni pure corrette ma probabilmente non necessarie. Perché quando si è arrivati ad un punto come si è arrivati in Italia oggi, la sola cosa da fare è distruggere tutto quanto per permettere di ricostruire, per fare spazio ad un nuovo sistema. Nella Storia molte rivoluzioni hanno fatto proprio questo.
Ecco, rimaniamo sui pronomi e su Facebook. Un paio d’anni fa, anni non secoli, la mia Home Page era piena di quelle terrificanti armi che sono le foto comparative.
Cioè delle immagini tagliata a metà. Da una parte  una foto delle grandi oceaniche proteste di piazza della cosiddetta Primavera Araba. Dall’altra una foto sulle code di fronte all’Apple Store o a qualche altro negozio. E sotto, una scritta che inchiodava l’italiano medio alle proprie responsabilità.
Ecco, vedi? In Egitto si sono rotti il cazzo e sono scesi in piazza per rompere il culo al sistema mentre noi facciamo la coda per ingrassare i nostri padroni che poi ce la mettono in culo.
In quel caso la contrapposizione era addirittura tra la prima plurale NOI (che siamo vigliacchi e pigri) e la terza plurale LORO (che stanno protestando).
Questo accadeva un paio di anni fa. E ora? Dove sono quelle foto? Insomma che è successo a LORO? Beh, si dice che i contemporanei non siano grandi giudici della propria Storia ma penso di non peccare di presunzione se dico che i risultati che hanno ottenuto non sono quelli per cui molti di loro hanno lottato. E infatti non vedo più parecchie immagini comparative che li riguardano.  Questo perché, una volta distrutto il sistema, c’è bisogno di un progetto per ricostruire dalle macerie. NOI contro VOI è facile da fare. Ma, una volta fatta tabula rasa, non basta la bandiera nazionale come simbolo unificatore.  I NOI si sbriciolano in una miriade di pronomi e, spesso, chi detiene la forza maggiore s’impossessa del diritto di ricostruire a suo piacimento. E non è detto che vada a finire bene. Là non mi sembra che sia andata a finire bene.
Oggi in Italia, se i VOI che non scendono per strada sono, secondo il ragionamento pronominale, complici, schiavi o fautori del Sistema, LORO, quelli che per strada ci scendono, hanno una loro idea, più giusta, più funzionale, più umana, di Sistema? Temo che questa domanda abbia una  risposta negativa.
C’è tanta povertà, tanta stanchezza, tanta disperazione nelle facce di chi è sceso per le strade.
C’è, diciamolo, anche molta frustrazione. Ce l’ho pure io. E la frustrazione, spesso, conosce modi violenti per far evaporare se stessa. Insomma, c’è una vena violenta che scorre sotterranea, a volte nemmeno tanto sotterranea. Per tenerla il più distante possibile dalla superficie c’è bisogno di prendere atto che la democrazia (purtroppo) non è sempre garanzia di decisioni giuste e vincenti ma è garanzia del modo giusto di arrivare alle decisioni, c’è bisogno di comprendere che (di nuovo purtroppo) non esistono soluzioni locali a problemi globali e che, anzi, rintanarsi nel locale non fa altro che aggravare certe situazioni. E, infine, nel suo piccolo, c’è anche bisogno di usare i pronomi giusti al momento giusto.
I VOI secchi e indefiniti lasciamoli alle fidanzate gelose, a quelli che sono stati mollati, a quelli che hanno litigato o all’autore di questo blog quando è in delirio da osservatore onnisciente.

(Ho scritto questo pezzo tradendo lo spirito di questo blog perché temo che chi parla male, pensi anche male e io ho paura di chi pensa male. Cancellerò questo articolo a breve e tornerò a scrivere su tutto ciò che mi piace davvero: figa, soldi, cibo, serie tv, litigate tra donne, liste regalo non onorate, scommesse illegali, videotape a luci rosse).

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2 thoughts on “Le Primarie, i Forconi e la tentazione della seconda persona plurale

  1. Non lo cancellare il post, è un pensiero sacrosanto, il “voi” è qualcosa di paurosamente antipatico e dannoso sia nell’ambito sociale che in quello “politico”…complimenti ancora una volta per l’analisi lucida e ragionata!

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