Il Social Network prima del Social Network: in morte di Skakkinostri

Premessa.
A me non piace parlare di cose che non tutti possono capire. Non che ci sia nulla di male eh, ma a quel punto secondo me lo fai al tavolo del pub, con i diretti interessati, e non su un blog. Oggi però faccio una piccola eccezione. Sia perché questa cosa interessò a suo tempo circa cinquantamila ragazzi (benché su scala locale), sia perché un tributo a Skakkinostri andava dato prima o poi. E dunque cominciamo.

Skakkie
La Silicon Valley del Murattiano
Cosa rende malinconica una persona nata a Bari alla fine degli anni ’80? Un sacco di cose. Le domeniche pomeriggio, le canzoni dei Radiohead, alcuni libri, la fine di Breaking Bad e The Wire, non riuscire più a trovare il Superblob dopo che l’Algida l’aveva rimesso in commercio quest’estate, dannati bastardi.
E un’altra cosa: andare sul sito di Skakkinostri.
Non starò molto tempo a dire che cos’è – che cos’era – Skakkinostri. Perché, brutto dirlo ma è così, solo chi c’era può averne coscienza.
Skakkinostri nacque come il sito del giornale d’istituto del Liceo Scientifico Scacchi, si sviluppò come community della scuola e divenne poi il più grande e frequentato sito di ritrovo per i ragazzi di Bari e provincia. Ammetto con un po’ di vergogna che il sottoscritto, scacchista del 2001, aveva all’inizio guardato con occhio negativo alla sua espansione. In maniera non troppo da diversa da Catone il Censore  che paventava i rischi della corruzione di Roma attraverso l’influenza ellenica, io mi opponevo all’ingresso in Skakkinostri dei flacchisti, dei fermisti e di gentaglia simile, come se questi ultimi potessero inquinare un ipotetico spirito skakkista che, come la maggior parte di tutti gli spiriti, non è mai esistito. Comunque sia, fortunatamente a quel tempo non avevo diritto di voto e così Skakkinostri aprì le sue frontiere a tutti indipendentemente dalla scuola di provenienza. In questo modo ebbe un successo clamoroso diventando un punto di riferimento per tantissimi giovani tanto da meritarsi anche qualche articolo sulla sempiterna Gazzetta del Mezzogiorno. Divenne, insomma, un social network ben prima che il social network diventasse un termine di uso quotidiano.
Ecco, a volte mi ritrovo a pensare a chi lo ha inventato e programmato. Ebbe l’idea giusta, al tempo giusto (2002 dopo Cristo ), le competenze giuste, ma lo fece nel luogo sbagliato. Se fosse vissuto a Boston o a Palo Alto, e non a Bari, adesso molto probabilmente indosserebbe dei jeans, una felpa col cappuccio e avrebbe qualche miliardo di dollari sul suo conto corrente. Questo per ribadire che non basta essere bravi, lo devi essere anche nel posto giusto. Ma torniamo a noi.

Numeri e nomi.
Skakkinostri, cito dalle statistiche, aveva 50.578 iscritti. Se ce li ha tuttora si nascondono bene.
Skakkinostri aveva 50.578 iscritti e, onestamente parlando, io non saprei dirvi un nome solo. Strano? No. Perché su Skakkinostri, a differenza di Facebook, la gente non si chiamava con il “nome-cognome-epiteto tra parentesi”. Gli utenti si chiamavano tutti con un nickname che è il modo figo di dire “soprannome”. E io ho sempre avuto una passione per i soprannomi. Infatti, mentre per i nomi, pochi cazzi, non ci sta niente da fare, te li appiccicano alla nascita, magari per preservare la linea dinastico-onomastica dai nonni in su, i soprannomi te li conquisti sul campo. I nomi non te li guadagni. I soprannomi sì. Sono medaglie al valore o al disonore: nella mia vita ho conosciuto sia “Il Principe” sia “Faccia di merda”, sia “il Toro” sia “Il Topo”, sia “la Cucciola” sia “la Sfondata”.
Allora sapete cosa ho fatto? Sono andato su Skakkinostri e ho aperto le più vecchie pagine dei vari forum. Sono stato così catapultato all’incirca all’anno 2003, il che vuol dire, brividi per tutto il corpo, un decennio fa.  Ho fatto un giro random e ci ho ritrovato: loscialo, zizia, ezapata, darkness, karamella, res_magna, libellula, zed, roccia, skaletta, doonie, reverendo, victor1561, claudietto, izzy, sgollo, striker, egy88, merian, el_Gaz…e potrei continuare per ore. Chi sono? Cosa sono? Parole, aggettivi, date, nomignoli che oggi non dicono nulla. Ma all’epoca erano nomi che dicevano qualcosa. Nomi che avevano un significato. Erano la più manifesta e completa espressione dell’autodeterminazione adolescenziale: disfarsi del nome patriarcale e scegliersene uno nuovo di zecca.  Roba che a Freud sarebbero venuti i lucciconi di gioia.
Alcuni di questi personaggi li conoscevo in carne e ossa già allora.  Altri li ho conosciuti anni dopo (ultimamente grazie a sto blog ho pure beccato la direttrice del giornalino, che è un po’ come conoscere Concita De Gregorio dopo che ha lasciato l’Unità: giornalisticamente inutile, nostalgicamente  significativo). Altri li avrò conosciuti e non riconosciuti, alcuni non li avrò mai visti, alcuni, ahimè, non ci sono nemmeno più.
Ma cosa facevano questi cinquantamila adolescenti che si autobattezzavano con questi nickname? Parlavano, per lo più. Di cosa? E soprattutto dove?

Is there anybody out there? : la chat
Skakkinostri aveva una chat. E da quella chat sono nati scazzi, litigi, amicizie, e un bel po’ di struggenti e eroticissime storie d’amore adolescenziali. Io, a onor del vero, non la usavo granché. Una volta beccai una tipa che voleva fare sesso virtuale. Col senno di poi probabilmente la tipa era un tipo e quel giorno ebbi la cosa più vicina a un’esperienza omosessuale della mia vita. Ma meglio non pensarci. Io comunque  non ero un gran frequentatore della chat: un po’ perché non sono mai stato bravo con le parole, un po’ perché già allora, tra libri gialli e trasmissioni inquietanti come quella sui serial killer di Massimo Picozzi,  avevo sviluppato la certezza che conoscere gente in chat equivaleva a finire cadavere in aperta campagna. Ma gli altri inspiegabilmente non avevano certi timori e loro la chat la usavano eccome. Insieme a Barinight, la chat di Skakkinostri è stata  la responsabile di un sacco di appuntamenti  al buio. O meglio, più o meno al buio, perché tra studenti alla fine ci si conosceva un po’ tutti. Recentemente ho scoperto che anche una mia amica che io avevo sempre visto come la versione contemporanea delle protagoniste dei romanzi di Jane Austen, ha avuto la sua dose di appuntamenti via web. È stato come scoprire per la seconda volta che Babbo Natale non esiste.
Tuttavia, nonostante l’importantissimo ruolo sociale rivestito dalla chat (tanto che molti attribuiscono il declino di Skakkinostri alla decisione di chiuderla), io penso che la chiave del successo risiedesse altrove: nei vari forum tematici, vere e proprie palestre virtuali di democrazia giovanile.

Classificare sempre: i forum
Prima che Spotify psicanalizzasse i miei gusti musicali e mi suggerisse cosa ascoltare (e dagli Sigur Ros a Fedez ammetto che da solo non ci sarei mai arrivato), il forum Musica mi ha permesso di conoscere un sacco di artisti e di gustarmi le meglio litigate su chi sia stato il miglior chitarrista della storia,  sul numero esatto di album decenti prodotti dai Guns ‘n roses, sul ruolo che Vasco Rossi ha rivestito nella storia del rock del nostro paese: ovverosia le stesse cose su cui si continua a litigare oggi sotto i video postati su Facebook e su Youtube. Non tutto cambia nella vita, per fortuna.
Per la mia generazione cresciuta senza vere lotte di piazza e senza omicidi politici, il forum Politica è stato il luogo verso cui canalizzare la sana violenza ideologica anche al prezzo di un becero qualunquismo più che accettabile a quell’età. Tra improbabili citazioni di Marx e ridicole teorie economiche in cui dei sedicenni sciorinavano soluzioni ai problemi dell’economia globale, ho imparato a leggere prima di parlare, a ridere delle cazzate e a riconoscere i fascisti. Tre cose che sono sempre utili nella vita.
Sul forum Controcultura ci si scambiava opinioni e consigli su tutto ciò che è cultura: libri, film, tv, fumetti. Solo che siccome eravamo giovani sentivamo il bisogno di essere contro ed ecco spiegato il nome. Là, a parte tutto, ho coltivato la mia antipatia verso gli intellettuali e gli specialisti, quelli che sanno sempre qual è il film giusto, quelli che se non hai letto quel libro non puoi capire, quelli – insomma – che conoscono qualcosa molto bene e parlano solo di quello. Un atteggiamento che incontro spessissimo ancora oggi e non in dei pischelli con l’acne ma in persone che occupano cattedre all’università.
Poi c’erano altri forum che si aggiungevano man mano che il pubblico aumentava: Univercity per gli studenti che avevano finito di avere le pagelle a giugno e iniziavano ad avere i voti su un libretto, Umorismo per i simpaticoni, Tecnologia&Videogames per i nerd e gli smanettoni (e allora essere nerd non era una moda era una condanna genetica), Sport e Motori per tenere a bada i fanatici del pallone e quelli delle automobili (erano pur sempre gli anni del grande successo di Need for Speed e Fast and Furious), Mercatino per chi era alla disperata ricerca di quattrini o dell’affare della vita.
E infine, la Bacheca. Che era l’inizio. La Bacheca, infatti, era l’unico forum esistente al principio da cui, nel tempo, si sono formati, per specializzazioni tematiche, tutti gli altri forum. E allora poi sulla Bacheca di che si parlava? Sulla Bacheca si parlava di altro. Di tutto ciò che è altro: scuola, società, consigli, problemi sentimentali o personali, cazzate, opinioni.  Non c’erano confini tematici ma solo i limiti dell’intelligenza dei suoi frequentatori. Il più bello e duraturo esempio di autogestione che abbia mai visto in ventisei anni di vita. Considero la trasformazione della Bacheca nel forum Inutilità e Testi come il segno più evidente di un fallimento generazionale.

Che cosa resta di noi.
Ma che è successo allora? Perché tutta questa abbondanza di spazio da un giorno all’altro non ha avuto più persone disposte a perderci un po’ di tempo? Come spesso accade nella vita, non penso esista una risposta sola. La chiusura della chat? Può aver inciso. La concorrenza spietata di altri mezzi come Myspace, Msn e poi ovviamente Facebook? Certamente. Ma c’è anche altro. Concedetemi una parentesi letteraria. Franco Moretti nel suo breve saggio La letteratura vista da lontano ad un certo punto analizza il ciclo produttivo dei generi del romanzo e si chiede: perché ogni tipologia di romanzo (epistolare, gotico, storico) dura all’incirca venti-trent’anni e poi scompare? Moretti fa delle ipotesi e tra queste, alla fine, sembra scegliere quella generazionale: una forma di romanzo dura fintanto che c’è un pubblico disposto a leggerla, quando questo pubblico scompare, scompare anche quella forma di romanzo. Forse è accaduto lo stesso con Skakkinostri. Il sito ha avuto anni di splendore perché c’era una generazione disposta a frequentarlo. Una generazione per cui un sito social come quello era una novità quasi assoluta e, quanto meno sul territorio locale, anche unica. Parlare via chat, scrivere post, condividere link, mettere immagini, imparare a usare le gif, creare o farsi creare una firma personalizzata. Era roba ai limiti dell’avveniristico per la maggior parte di noi. Era il biglietto d’ingresso nel mondo dell’Adsl: benvenuti nel XXI secolo ragazzi, là c’è Skakkinostri e se guardate davanti a voi vedrete eMule, inginocchiatevi perché ancora non sapete quando lo amerete. Era un priscio assoluto. Poi ci siamo abituati, siamo cresciuti, abbiamo avuto altro da fare. E gli skakkisti, i flacchisti, i fermisti che sono venuti dopo non potevano subire la stessa fascinazione. Per loro un sito come quello era roba normale, addirittura un po’ datata forse.
E poi, diciamocela tutta, i tempi sono cambiati. Skakkinostri aveva, nel suo piccolo, una dimensione pubblica: parlare con molta gente di  molte cose. Oggi si è caduti in una dimensione sempre più ristretta, sempre più privata: parlare con poca gente (gli amici che hai) di poche cose  (il programma della serata, la partita a calcetto, il video di Andre Diprè), il tutto, oltretutto, su piccoli schermi. E questo non aiuta la discussione. E probabilmente se dieci anni fa avessi avuto la Ps3, col cazzo che stavo su Skakkinostri.
Non è la solita sparata del noi eravamo migliori, ci credevamo di più. È semplicemente andata così. Non so sia meglio o peggio. Se mi ricordassi ancora le credenziali d’accesso posterei questo articolo su Skakkinostri e aspetterei le opinioni altrui. Ma tanto nessuno risponderebbe.

Devi lasciare quando dispiace ancora a qualcuno: i resti del passato.
Ok, io sono un professionista della rassegnazione ma un po’, però , mi sento di fottere. Oggi che potrei discutere seriamente di musica, oggi che potrei discettare con cognizione di causa di argomenti politici, oggi che (senza falsa modestia) potrei rompere il culo a un sacco di gente su Controcultura, non lo posso più fare. Che fregatura.  Quello che posso fare oggi è aprire ogni tanto una scheda accanto a quella di Facebook e andare sulla Home Page di Skakkinostri, non aggiornata da tempo immemore.  Faccio partire i Radiohead e mi sparo un tour del sito che è come farsi una gita in una di quelle città fantasma dell’entroterra lucano.
E divento malinconico. Non tanto per la voce di Thom Yorke o per la nostalgia dei bei tempi andati in cui le persone usavano il citofono e le scarpe, porco giuda, le si teneva allacciate. Divento malinconico perché mi trovo di fronte  all’ennesima prova che niente è per sempre. Nemmeno i siti internet che pure sono immuni a terremoti, racket, alluvioni, speculazioni edilizie. Skakkinostri, TgmOnline, Psicobyte…che fine hanno fatto?  Sono scomparsi, esistono, resistono, ma in generale non sono più quello che erano. E allora capisco che arriverà quel giorno anche per ‘sto bloggetto qua, perché prima o poi gli argomenti su cui scrivere finiscono. Intendo gli argomenti per cui ne vale la pena. E io non voglio ridurmi a scrivere degli amici che fanno Scienze Forestali, della fenomenologia della pizzeria “da Pelé” o della teoretica del taglio delle unghie il sabato pomeriggio. Quindi quando quel giorno arriverà, dirò chiaramente basta, finiamola qua, arrivederci e grazie.

La differenza tra stalking e spiare consiste nell’essere scoperti: Mark Zuckerberg, genio contemporaneo.
Va bene. Potevo chiuderla con la nota agrodolce. Invece voglio chiuderla con una nota gioiosa. Una constatazione che ci permette di dire, una volta ogni tanto, che il presente è meglio del passato.
Skakkinostri è venuto prima di Facebook. Ed è risaputo. Questo vuol dire che dieci anni fa noi non avevamo la possibilità di andare sui profili degli altri e farci i cazzi loro. Non potevamo cercare tra gli album delle foto quello intitolato Estate-inserisci anno corrente per vedere come appare la tipa in costume da bagno. O meglio. Potevamo farlo, più artigianalmente, su Skakkinostri. Con una differenza fondamentale. Non ho capito quale sadismo animasse il webmaster ma Skakkinostri consentiva agli utenti di sapere chi visitava il proprio profilo e quante volte. Con il risultato che capitava che la figa di turno ti spediva il messaggio privato con cui ti domandava Ciao, mi sono accorta che hai visto il mio profilo 69 volte. E sono iscritta da quattro giorni! Cerchi qualcosa?
Eh.
Vai a trovare una risposta decente a questa domanda. Che le dicevi? No guarda non ho un cazzo da fare allora passo i miei pomeriggi a vedere le tue foto perché hai un corpo illegale e Redtube non l’hanno ancora inventato? Roba da stalker. E all’epoca manco esisteva questo termine. Ti chiamavano porco o maniaco.
Mark Zuckerberg questo l’ha capito. E, per quanto ci affanniamo a cercare programmini o altre robe, Facebook non tradirà mai chi visita chi e quanto.
Once again, thank you Mark, you fuckin’ genius.

Ps.
All’inizio ho scritto che se il webmaster di Skakkinostri fosse nato negli States adesso probabilmente avrebbe qualche miliardo di dollari in banca.  Il che non significa che oggi non ce li abbia. Magari adesso vive a Palo Alto o da qualche altra parte nella Silicon Valley e il sabato sera se la fa con Sean Parker, il tipo che ha inventato Napster, il fattone sbruffone interpretato da Justin Timberlake in The Social Network. Se così fosse, buon per lui.  E, a proposito, lui e tutti gli skakkisti che oggi potenzialmente navigano in un mare di soldi potrebbero aiutare un vecchio collega e comprargli il suo libro alla Feltrinelli, Libreria Roma, Monbook, Quintiliano o IBS.
Ps2
Sono patetico, lo so.
Ps3
Non risponderò all’eventuale domanda ma qual era il tuo nick?
Ps4
Se qualcuno conosce un bar che vende ancora il Superblob me lo dica.

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41 thoughts on “Il Social Network prima del Social Network: in morte di Skakkinostri

  1. È la prima volta che visito il forum. A questo forum mi ha indirizzato Google durante una ricerca fatta, appunto, su Skakkinostri. Io sono contenta che quell’epoca sia finita. Skakkinostri ha ospitato il mio “profilo”, la mia me stessa ancora confusa, disillusa, amante del R&B e Soul che adesso neanche ascolta più, che adorava le canzoni trash e le scritte glitter, che andava ai raduni con la solita gente che aveva, in realtà, in comune solo l’iscrizione a quel social. Di amici non ne ho mai trovati, di nemici sì. Gente che mi prendeva di mira perchè volevo farmi amici. Si. Amici, li volevo davvero. Ma niente, in compenso lì sopra trovai il mio primo fidanzatino, con il quale ho passato tre anni della mia vita. Alla fine non mi è andata malaccio. 🙂 Skakkinostri è stato un motivo di svago per i miei pomeriggi languidi adolescenziali. E, ripetendoti, se avessi avuto una Playstation col cazzo che avrei passato il mio tempo li, a copiare-incollare testi di canzoni, a pubblicare foto dei miei primi selfie tra i banchi tramite imageshark. Il rapporto che mi lega a quel sito, è odi et amo. Certi utenti mi hanno fatto conoscere buona musica, si parlava di musica “oscura”, con i My Bloody Valentine, i King Crimson, i CCCP Fedeli alla Linea (l’rnb lo abbandonai definitivamente, chiaro!). D’altra parte, capii che della gente non potevo fidarmi, che pur scrivendo i miei disagi su una bacheca, non ricevevo l’aiuto di nessuno, e dovevo contare solo sulle mie forze. Ok, e ci voleva Skakkinostri per capirlo? A 14 anni si. Per me.
    Forse tu eri un po’ più grande di me. E potevi già vedere tutto con un occhio critico. Io, invece, ci sono cresciuta, e ho potuto criticizzare tutto, nel bene e nel male, solo molto tempo dopo. Lo scorso anno, nel 2015, dopo 10 anni esatti dalla mia iscrizione, ho finalmente cancellato quel profilo ancora ancorato a quel server. Come atto simbolico, come gesto… Perchè ero cambiata, e quel mondo non esisteva più. Ciao!

  2. Pingback: Un Moderato Delirio: sopravvivere a Bari |

  3. E quanti si son fermati … Hanno ricordato le password (7 anni dopo 😱😱😱) … E han riguardato le proprie bacheche (con relative minaccie e “tirate di piedi” ai proff vari ed eventuali 😂😂😂😂) … … Il mio ultimo accesso risale alla “notte prima degli esami” … … … Sembra quasi voler sancire la fine di un’era … …

    Grazie per aver riportato alla memoria (e dato i giusti tributi ) un social network “nostrano” … Pomeriggi INDIMENTICABILI!!!! :))

  4. Ciao Renato! Il tuo articolo mi ha ricordato di quando anche io (per pochissimo tempo) ho frequentato Skakkinostri… Io addirittura abitavo a Mariotto e avevo la 56K… mi iscrissi proprio durante la fase di transizione da Skakkinostri a MSN… e immediatamente Facebook! Però con grande piacere sono riuscito a effettuare il login sul sito, ricordando email e password nonostante da allora ne abbia cambiate almeno 6-7… Grazie!

  5. Ciao Renato. Grazie di cuore per questa epigrafe di Skakkinostri, che effettivamente non aveva ancora ricevuto un commiato così toccante (come forse è normale che capiti a tutto ciò che si spegne lentamente e senza fuochi d’artificio).

    Giusto per placare la tua curiosità, nessuno dei fondatori di Skakki Nostri è effettivamente finito a Palo Alto. Niente birrette serali con Sean Parker, né ville in con piscine stile Beverly Hills 90210 (ovviamente quello serio degli anni ’90, non l’enorme spottone attuale creato intorno ai marchi sui quali fare product placement).

    In compenso, sono tutti abbastanza felici di non essere finiti in galera, visto che per la legge italiana quando un pedofilo approccia una minorenne su un sito internet, la responsabilità viene attribuita anche ai gestori del sito (in quanto facilitatori) e con i GoogleAds proprio non ci si può permettere i legali di Zuckerberg. La possibilità di vedere chi stava visitando il proprio profilo è stata proprio una maniera di provare a disciplinare l’uso dei profili privati. Nella preistoria in cui skakkinostri è stato concepito, l’idea che la maggior parte dell’attività web degli utenti (sì, ci sono statistiche segrete su cosa facevano gli utenti) fosse quella di guardarsi i profili reciprocamente ci sembrava un po’ una disfunzione (ora penso che il termine giusto sarebbe “miniera d’oro”).

    In realtà a un certo punto è stato chiaro che il sito veniva usato quasi esclusivamente per visitare i profili e inviare messaggi e ci sono state discussioni sulla possibilità di capovolgere il sito e permettere ad ogni utente di personalizzare la sua esperienza decidendo cosa visualizzare all’accesso (inclusi i profili altrui). Chiaro, scritta ora ai tempi di facebook ciò che segue sembra dettato da un marziano, ma al tempo questa evoluzione ci spaventava perché sembrava essere un invito al voyeurismo (anche le capocce di facebook devono essersi poste il problema, perché infatti dicono sempre che la gente su facebook ottiene notizie, informazione, contenuti, ma non dicono mai papale papale che su facebook la gente va a farsi i proverbiali fatti degli altri).

    Tra l’altro, l’evoluzione in direzione di un social network sarebbe stata anche lontana dalla logica con cui era nato il sito, che ricorderei era all’inizio giusto il canala attraverso il quale l’omonimo giornalino dello Scacchi (a cui si deve anche l’accezione adolescenziale di “controcultura”) cercava di ottenere dei feedbacks sulle pubblicazioni e farsi inviare qualche articolo. Per tutto il 2002 in chat ci saranno state 15/20 persone al massimo e in verità era più un modo per i redattori per risparmiare sui trasporti e sulla bolletta telefonica (non c’erano tariffe flat al tempo) che non un vero passatempo (ovviamente su questo punto sto un po’ esagerando, ma questo era l’obiettivo iniziale). In altre parole, il sito era proprio pensato come il sito di una testata giornalistica (ovviamente con tutte le dovute proporzioni) ed era pensato per essere “la redazione che parla ai lettori”, ciò che spiega perché le sezioni dei forum e della chat erano in un angolino neanche molto visibile.

    Se uno ci fa caso, questa struttura è rimasta tale anche fino agli ultimi momenti della sua vita attiva (e tuttora), sebbene fosse chiaro a tutti che gli utenti lo utilizzavano ben diversamente – e tra l’altro penso che il numero di persone che hanno consultato la versione online del giornalino cartaceo si possa contare sulle dita di una mano. Poi ovviamente il giornale cartaceo si è spento (o forse no, o quasi, mi arrivano voci contrastanti dagli scacchisti attuali sulla salute del giornalino) e il sito ha vissuto di vita propria molto più che degnamente. Poi è invecchiato. La struttura è chiaramente vecchia. Oggi anche sul sito del corriere la “community” viene messa sempre piu al centro del sito (per esempio, ne vogliamo parlare dell’obbrobrio delle faccine con l’emozione suscitata dall’articolo? Cioè, perché mi dovrebbe minimamente interessare se gli utenti del corrire sono più felici o scontenti di una vittoria del Bari, ma questa è decisamente una digressione). Sul sito di Skakki Nostri la comminity si è impossessata del sito, ma la verità è che da un certo punto di vista questo è successo nonostante il sito e non per la sua struttura. Quando si sono sviluppate piattaforme più social come facebook, ovviamente sono tutti saltati sul carro che offriva i cioccolatini a borco.

    Ad ogni modo, mi sono già dilungato tantissimo, chiedo scusa. Ma tanto ho pensato che i non interessati si sarebbero comunque fermati al secondo paragrafo e chi invece avesse anche un leggero (e legittimo) interesse a capire cosa è successo e perché, avrbbero potuto trovare queste elucubrazioni di interesse. Tra l’altro, diciamoci la verità, quando più mi ricapita un pubblico che anche solo teoricamente possa avere il minimo interesse ad ascoltare la storia di una piccola cometa poco significante nel grande firmamento del web “social”? Poi è sempre vero che raccontare a terzi aiuta pure il narratore a chiarirsi le idee e a dare una direzione e un senso a quella che nasce come un’esperienza che è per sua natura confusa e piena di dettagli più o meno insignificanti.

    Quindi sono doppiamente grato a Renato (che non conosco, ma di cui non mi resta che correre in libreria a comprarne il libro appena torno in Italia a Natale). In primo luogo per la preziosa descrizione del sito, con in più il valore aggiunto di una descrizione che parte dagli occhi dell’utente del sito (confesso che il termine che usavamo al tempo per i nostri visitatori al tempo, data la quantità e qualità dei problemi che riscontravano, era “utonti”). Confesso che il post mi ha costretto ad un sano ribaltamento di prospettiva. In secondo luogo, gli sono ancora più grato (a priori) per la gentilezza di ospitare questo profluvio verbale sul suo blog, croce e delizia di tutti i procrastinatori pugliesi in giro per la via lattea.

    • “Se si misura la lunghezza del libro non dal numero delle pagine, ma dal tempo che è necessario a capirlo, di parecchi libri si potrebbe dire che sarebbero molto più brevi, se non fossero così brevi.” Così l’abate Terrasson che Kant cita nella sua Prefazione alla Critica della Ragion Pura. Questa sparata intellettuale serve a dire: non ti scusare per la lunghezza del commento perché è stata una ricostruzione eccellente di una storia che noi utonti non sapevamo. Tanto che, di fatto, non ho domande o appunti da farti. Hai spiegato tutto e bene.
      E’ sempre difficile per le persone che stanno fuori immaginare le difficoltà e i problemi di chi sta dentro. E quindi anche capire certe scelte. Ho apprezzato tantissimo questa sorta di puntata de “la storia siamo noi”. Ti ringrazio per l’ìntervento e sono convinto che anche molti altri l’avranno trovato interessantissimo.
      Dal nome con cui ti firmi deduco che non sei il webmaster ma forse ho capito quale era la tua posizione sociale all’interno del nostro liceo. Un pezzo grosso senza dubbio. 🙂

      Ps. Quando dici che la gente su Facebook va a farsi i fatti degli altri, sappi che, a costo di suonare autoreferenziale, il sottoscritto ci ha scritto un pezzo: https://ilblogstruggentediunformidabilegenio.wordpress.com/2013/11/04/la-controvita-quello-che-sappiamo-attraverso-facebook-e-che-fingiamo-di-non-sapere-nella-vita-reale/

  6. Proprio ieri ,nemmeno a farlo apposta , mi sono riaffacciato sul sito….. Nostalgia di uno che ha amato e rappresentato quell’istituto… Skakki nel cuore … Gli anni più belli della mia vita .

  7. Ma poi con skakkinostri siamo diventati tutti un po programmatori! Le stringhe di HTML ci hanno perseguitati! E comunque vedere chi ti spiava era la parte ‘trasparente’ che manca al mondo di oggi.. Prima non era così un tabù far sapere che c’era un interesse…che bello !!! Fosse ancora così.. Ciao ..Kandy 🙂

  8. Grazie per questo tuffo nel passato. In questa serata in cui sono a sgobbare sui libri con Bari che è settecento chilometri più sotto e i miei pomeriggi su Skakkinostri parecchi anni più indietro non potevo chiedere di meglio.

  9. Skakkinostri ha regalato momenti magici a tutti!!! X quanto m riguarda,farà sempre parte degli anni migliori della mia adolescenza!!! Saluti… Shox

  10. Grazie per i ricordi che hai suscitato in me. Non vivo più a Bari da un po’, a breve mi sposo e leggere queste cose mi ha fatto tornare ragazzina. Ho passato una parte della mia adolescenza lì sopra, conosciuto ragazzi e avuto anch’io la mia dose di appuntamenti al buio, per lo più andati male..ma si stava bene =)

  11. Scopro il tuo blog da questo intervento. Vivo di nostalgia (ma anche di un sacco di altre cose) e leggerti mi ha fatto un effetto stranissimo. Oltre ad aver avuto i brividi pensando che il 2003 era DIECI anni fa, e io ero già un essere senziente.

    E comunque anch’io bazzicavo Tarantobynight. E anche lì si vedeva chi ti guardava il profilo. A ciascuno il suo… 🙂

  12. Iaia90 ha fatto sognare più di una generazione! Una sera io e un mio amico la vedemmo a Bitritto e la prima cosa che esclamammo fu “allora esiste davvero!”

  13. Grazie per la “menzione” (Sono SKALETTA, rigorosamente maiuscolo). Sappi che se credi che la gente non ci vada più. ti sbagli di grosso. E se ne parla. Con questo post hai sollevato un polverone (in senso positivo). Bell’articolo. per me che come tanti altri lo ha vissuto dall’inizio è stato un bel tuffo nel passato.
    PS. quando hai scritto “..alcuni, ahimè, non ci sono nemmeno più…” è stata una coltellata in pieno petto

  14. Credevo non ce ne fossero, di pazzi come me, che girano su Skakkinostri per rileggere vecchi post o guardare foto stupide di gente che ormai potrebbe avere dei figli. Credevo di essere uno dei pochi ancora capaci di girare per quel dominio sentendo i brividi. Gli stessi che mi vennero quando sentii il preside chiedere al webmaster di chiudere il sito e la risposta diretta, decisa, che io non avrei mai sperato di sentire.
    Sapevo di non essere l’unico ma ora so di essere in buona compagnia.

    Grqzie per il tuffo nel passato, hai ragione su tutto, punto per punto.

  15. È una nostalgica skakkista che legge e che scrive. Ho 6 anni meno di te, ma un consanguineo maggiore attraverso gli occhi del quale ho vissuto lo scacchi che cresceva e si entusiasmava per queste semplici novità. Mi sono innamorata di quello spirito di appartenenza prima ancora di entrare a far parte degli iscritti all’istituto (patetica mocciosa delle medie, chi ti credevi di essere?).
    Ti ringrazio per avermi fatto sorridere in questa mattinata piovosa e grigia.
    Ci sarebbe da parlare, tuffarsi nel passato e sguazzare in quei colori e quelle voci, ma se così andasse a finire, la tua premessa sarebbe stata vana.
    Mi piace come scrivi, un saluto

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