Non per un dio ma nemmeno per gioco: gli amici che fanno medicina

I medici tra noi, i medici per noi.
Io non sono ipocondriaco. Tuttavia, essendo cresciuto con i film de “il ciclo Alta Tensione” di canale 5 (quelli in cui una piccola cittadina americana viene colpita da una terribile epidemia di una malattia sconosciuta causata da un virus creato dall’esercito e sfuggito al suo controllo), sono molto attento al rischio contagio.
Una volta all’università mi siedo affianco a una ragazza che non conosco. Tiro fuori quaderno e penna. Lei starnutisce e si soffia il naso. Raffredata?, domando cavallerescamente io. Eh sì, mi fa lei con occhioni rassegnati. Scusa, niente di personale, le dico mentre raccolgo la mia roba e cambio posto, un po’ di file più in là. Poco educato, forse. Ma molto efficace per contrastare la diffusione del virus, che è un bene dal momento che qua non c’è Steven Seagal che scopre l’antidoto e salva il culo a tutti.
Dove voglio andare a parare? Semplice. Che un tipo come me è inevitabilmente affascinato da quelli che fanno medicina o da quelli che, più grandi o più veloci, fanno i medici. E infatti di amici medici (in potenza o in atto) ne conosco parecchi. E a tutti miei amici medici (chiamerò così sia gli studenti sia i già laureati) io voglio bene.
Certo, un po’ rosico perché guadagnano più di me, non che questo sia molto difficile a dir la verità. D’accordo, un po’ li invidio perché loro, a differenza mia, sanno cosa faranno da grandi. Ma per una persona come me che, negli ultimi sei mesi, si è autodiagnosticata attraverso Google quattordici malattie diverse di cui quattro allo stadio terminale, avere amici medici è sempre piacevole. Mentre tua madre si limita a dirti ma va, non hai nulla, vai a dormire prima e vedi che ti senti meglio!, gli amici medici ascoltano pazientemente i tuoi sintomi, ti fanno domande e, anche se non hanno ancora prescritto nemmeno una aspirina, ti sciorinano un elenco di possibili patologie concludendo però che è assai improbabile che si tratti di una loro perché mancano il sintomo X e il sintomo Y. Ecco perché voglio bene ai miei amici medici. Sono rassicuranti. Certo, questo in linea generale. Poi, ovviamente, alcuni sono simpatici, altri meno. Alcuni intelligenti, altri meno. Alcuni interessanti, altri meno. Insomma com’è ovvio che sia. Perché fare medicina mica ti rende diverso dal resto dell’umanità. O no?
Sì. Ti rende diverso.

Il mondo come alfabeto e il mondo come ospedale.
Uno dei miei passatempi preferiti, accanto alle serie tv e al filo interdentale, è presentare due persone che fanno entrambe medicina ma che non si conoscono.
Ehi, Pieralberto conosci Filipponio? Anche lui fa medicina.
I due si guardano. Si osservano. Si annusano come due dalmata che si incontrano al parco. Tentano di capire dall’odore se si sono già incontrati, e dove, e perché. Poi, uno fa la domanda fatidica:
Sei A-K o L-Z?
Ebbene sì. Il mondo di chi fa medicina è diviso in due. A seconda del cognome che hai, vieni ripartito in uno dei due gruppi di studenti. In due “canali”. Il canale A-K e il canale L-Z.  Ma questo sarebbe normale. Sarebbe. Se non che, negli anni, ho capito che i due schieramenti non sono solo divisi. Sono contrapposti. Come Roma e Lazio. Come River Plate e Boca Juniors. Anzi, meglio. Sono divisi come erano divise la Germania Est e quella Ovest. Infatti, uno dei due,  l’A-K (sono quasi sicuro ma potrei sbagliarmi), si considera la parte sfigata, quella più difficile, quella coi professori del KGB, costretta a muoversi solo con le Trabant mentre gli altri, gli L-Z, sono visti come i privilegiati, i figli del consumismo americano, con i profs liberaldemocratici, con le Ford e le Mercedes a disposizione. E allora inizia il solito discorso: ma tu hai dato anatomia? Ah beh sì, dovresti provare da noi altro che! Ribatti, e Ribatti l’hai fatto? Che domanda ti ha chiesto? No, guarda, lascia stare. Semeiotica medica? Mese scorso. Te? Pensa, sapevo più io dell’assistente.
E io li guardo. Due sconosciuti che parlano fitto fitto come se avessero fatto le elementari insieme. Ma non c’è da stupirsi. Perché fare medicina è come fare la guerra. Non importa in che reggimento hai combattuto. Hai combattuto la stessa guerra. E quello è l’importante. Si è fratelli per sempre anche se tu sparavi a Verdun e io scavavo trincee a Caporetto.  La contrapposizione alfabetica A-K vs L-Z alla fine è poca cosa, e si spiega con l’umana tendenza secondo cui ciascuno pensa di aver partecipato alla battaglia più cruenta. Perché la vera divisione non è tra la matricola Giovanni Abecedario e la matricola Eugenio Zibaldi. La vera divisione è tra noi, che facciamo medicina gli altri, che non la fanno. E infatti,  ben presto, gli amici medici, indipendentemente dalla lettera del loro cognome, solidarizzano tra loro e se avete la sventura di sedervi a un tavolo con due o più persone che fanno medicina siete spacciati. Nel giro di dieci minuti hanno creato una lobby che per tutta la serata vi escluderà parlando di esami dati e da dare, di transaminasi, di muscolature striate, di marche di stetoscopi, e saranno tutti pronti a correggervi non appena tenterete commoventemente di intervenire e cascherete nell’errore di chiamare il coso che misura la pressione, “il coso che misura la pressione”.
Intendi lo sfigmomanometro?, faranno gli amici medici con sorriso sornione.
Sì, intendo quello. Grazie per  il prezioso suggerimento. Pensate a finire la pizza e non rompetemi il cazzo.
Gli amici medici, insomma, quando escono fanno squadra e vi fanno sentire delle merde perché loro parlano di corpi umani, perché loro cureranno corpi umani, mentre voialtri, voi che non sapete come (e se) vi guadagnerete da vivere,  vi affannate con diritto commerciale, analisi II, e dio non voglia che ci sia qualcuno di  scienze della formazione. Poracci.
Io, come tutti, mi rompo il cazzo quando gli amici medici si mettono a parlare dei loro esami universitari. Ma, a differenza di molti, quando parlano di medicina, di malattie e malati, di  cure e sperimentazioni, rimango ammaliato e li starei ad ascoltare per ore. Non so se dipenda dal fatto che il mio imprinting serial-televisivo è avvenuto sotto l’egida di E.R. oppure dal fatto che, nel mio piccolo, un po’ di medici, purtroppo, li ho dovuti incontrare. Fatto sta che ormai mi emoziona più una discussione sul mesotelioma che il dibattito sull’ultimo fuorigioco della Juve. E allora, in queste conversazioni, sono diventato bravino a distinguere le categorie degli amici medici. C’è il Testimone Indiretto quello che ha sempre un altro amico medico, ma medico vero, che ha avuto un paziente affetto dalla malattia di cui si sta parlando, ma in una forma strana e con una storia ai limiti del paranormale. C’è il Ricercatore, quello che ha letto, sempre giusto un paio di giorni fa, un articolo sul New England Journal of Medicine a riguardo di quella patologia e su una sua supposta cura sperimentale. C’è lo Specializzato, quello che sembra aver studiato solo una materia in vita sua e, sentendo parlare di una malattia del fegato, dirotta subito la conversazione su una malattia del suo organo preferito, sempre lo stesso. E poi c’è lui. Il mio preferito. L’amico medico che non è medico. Quello che parla indifferentemente di fisiologia, di microbiologia cellulare, di neurochirurgia spinale e dio sa cos’altro. Io allora lo guardo affascinato e penso questo me lo devo fare assolutamente amico, farà strada, adesso devo intervenire, ma cosa posso dire? Una cosa che non suoni sciocca ma che denoti interesse verso la sua persona e la sua passione. Aspetto un momento di vuoto e gli chiedo affascinato:
Lavori già? In che reparto?
Eh, no. Studio., fa lui stranamente un po’ imbarazzato.
Ah! A che anno sei? Sai, conosco tanta gente che studia medicina…
− Eh, no. Veramente io ho provato il test l’anno scorso e non l’ho passato. Adesso faccio Farmacia. Ma l’anno prossimo, riprovo. Così se passo poi mi convalidano…
Io sto già giocando a Ruzzle.

“E’ difficile capire se non hai capito già”: la differenza antropologica degli studenti di medicina.
Alt.
In tutto questo discorso c’è un intoppo. Ho fatto i conti senza l’oste. Ho descritto delle scene in cui gli amici medici sono usciti con altre persone.
Trovate l’errore.
Se avete amici medici, l’avete già trovato. Gli amici medici sono usciti. SONO USCITI? Veramente?
Essì, perché far uscire un amico medico è sport estremo paragonabile, per sudore e difficoltà, al lancio del tronco praticato in Scandinavia. Gli amici medici hanno una tabella di impegni talmente fitta e talmente immodificabile che, al confronto, è più facile riuscire a prendersi una birra al Factory con Barack Obama. Se non ci avete mai provato, provateci pure ad organizzare un’uscita con un amico che studia medicina. Andrà più o meno così.
Allora, stasera ci sei? Ci vediamo per una birra con gli altri.
− No, non posso.
− Meh, dai. Che hai da fare?
− Eh sto studiando. Ho un esame.
− Domani?
− No, il 13 Giugno.
− Cristo. Ma oggi è 23 Marzo!
− Eh ma se perdo il ritmo poi è amara.
A questo punto, se ve la giocate bene, potete avere la possibilità di assistere a uno spettacolo meraviglioso. Mi riferisco a quella magnifica espressione che solo gli amici che studiano medicina possono regalare. Io vi consiglio di dire una cosa del genere:
Dai, una sera che esci mica cambia qualcosa. Anch’io ho un esame il mese prossimo eppure esco.
Lui vi guarderà con degli occhi un po’ socchiusi e con un sorriso appena appena accennato. Inclinerà la testa verso destra e assumerà la stessa posa e la stessa aria di Morgan Freeman quando impersona Dio. E dirà:

GOD

Che poi è vero, che non posso capire. Ma proprio da lassù me lo dovete dire?


Ps.

  1. Ovviamente il vero motivo per cui mi piace avere amici medici è che un giorno asseconderanno le mie preoccupazioni  senza, che cazzo, farsi pagare. Questo spiega perché io mi mostri sempre così interessato, dopo la loro laurea, alla scelta della specializzazione. Ho una tabella con i vari medici che avrò a disposizione. Dei veri e propri celo-manca, come alle figurine. L’altro giorno stavo parlando con un amico prossimo alla laurea.
    − Allora, hai deciso cosa fare dopo?
    − Eh, guarda. Io penso cardiologia.
    − Mh non mi convince. Hai mai preso in considerazione l’ipotesi ortopedia?
    − No, veramente no.
    Dai, ragazzi. Ho pediatri, oculisti, ginecologi, cardiologi, gastroenterologi. Un cazzo di ortopedico mi manca. E c’ho pure un principio di ernia del disco. Su, su.
  2. In realtà il mio divertimento più grande non è presentare un amico medico ad un altro amico medico. E’ presentare un amico medico ad un amico medico legale. Il primo non si considera collega del secondo ma deve fingere di esserlo per educazione. Troppo divertente.
  3. Lo Spam all’ultimo punto: amici medici avete scelto una strada bellissima e difficile ma che è pur sempre una strada. Aiutate chi invece vagabonda senza strada, al buio, al freddo e, per il momento, senza scarpe impermeabili. Acquistate il mio libro alla Feltrinelli di Bari, alla Libreria Roma, a Monbook in via Crisanzio o su IBS
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94 thoughts on “Non per un dio ma nemmeno per gioco: gli amici che fanno medicina

  1. Pingback: Come si diventa ciò che si è: gli amici medici e le loro specializzazioni – Il Blog Struggente di un Formidabile Genio

  2. Bel pezzo… davvero molto divertente!

    Riguardo ai commenti che sono seguiti, cui si aggiunge il mio, un’osservazione spontanea: che tristezza… Quanta frustrazione e amarezza che leggo… perché uno non può semplicemente scegliere la propria strada e percorrerla senza guardare cosa hanno fatto quelli che l’hanno preceduto, o cosa fanno altri che hanno preso decisioni diverse? Perché mai un medico dovrebbe essere più utile di un filosofo? Non avremo anche sempre bisogno di filosofi? Se è vero che ci saranno sempre malati da curare, non è altrettanto vero che ci saranno sempre ancora più menti da nutrire e alle quali imparare a ragionare e a leggere in modo critico la realtà? La vera cosa importante è che ognuno, in base alle proprie possibilità, capacità, occasioni e interessi arrivi ad essere la persona il più simile possibile a quella che vorrebbe essere. Senza invidie, senza amarezza, senza cattiveria, ma piuttosto con gentilezza, impegno, sincerità. Non sarebbe molto più bello e appagante per tutti?

  3. Pingback: Il diritto di fare Diritto: gli amici che fanno giurisprudenza | Il Blog Struggente di un Formidabile Genio

  4. ragazzi vorrei precisare che lo stipendio netto di uno specializzando è 1000 euro e spicci per turni sfinenti in medicina anche d’urgenza anche sabato e domenica. Una miseria ! Anche considerando le responsabilità e i rischi penali e non. Ormai le borse sono 2000 per 8000 laureati annui quindi non è nemmeno sicuro il lavoro dopo 6 (SEI) anni di corsi. Tacete invece di dire che lo facciamo per solo per i soldi. Sinceramente , uno specializzando

  5. Prova questi nuovi esperimenti:
    – Presenta tra loro due infermieri: si comporteranno esattamente come i medici, e forse si spacceranno per tali.
    – Prova anche con due fisioterapisti: si comporteranno da medici, e al tempo stesso da atleti pluridecorati.
    – In una bella serata, prova ad inserire un paio di infermieri/fisioterapisti in una setta di medici: capirai cos’è il razzismo.
    – Prova a inserire, in un gruppo di 10 infermiere/studentessedinfermieristica (rigorosamente donne), un medico specializzando uomo: partirà un’interessante “caccia al cazzo”. Sarà lì che la perversione femminile si ostenterà in forme, colori e bagliori che non avevi mai visto.

  6. Io studio medicina e mi ha fatto tanto piacere leggere quello che hai scritto…E’ vero infatti tutto quello che hai detto e a me fa piacere che almeno ci sono ancora delle persone che non sono medici e che hanno la pazienza ad avere un amico medico 😛 e’ per questo che voglio bene i miei amici

  7. La tua scrittura, a tratti, è divertente, ma non mi sembra scrittura: è piena di luoghi comuni – qui sul blog così come nel tuo romanzo. Ti occupi di letteratura, se ricordo bene. Allora cerca di guardarla meglio, la letteratura. Un buon articolo di costume è e resta un buon articolo di costume; raramente è “letterario”, raramente presenta elementi di “letterarietà”. Può succedere, ma, finora, non credo sia il tuo caso.
    Scrivi, continua a scrivere, non smettere: le tue pagine, talvolta, possono essere coinvolgenti – ed è già molto, rispetto al ciarpame che viene pubblicato. Però, se puoi, cerca di non essere l’ennesima persona che ha scritto un libro e che aggiorna un blog, fingendosi creativa. In questo spazio virtuale e nel tuo romanzo non vedo molta creatività, ma solo un tentativo di sfuggire all’anonimato. Il talento, quando c’è, si vede subito – anche un barbaglio di fiammiferino può bastare. Potresti diventare un buon narratore, se t’impegnassi, se continuassi a scrivere, se spostassi il tuo sguardo dal metro quadro che ti circonda e se osservassi meglio le strutture narrative davvero degne di attenzione.
    Ma, per favore, davvero: cerca di non essere l’ennesima persona che ha scritto un libro, se puoi; fallo per rispetto nei confronti della letteratura che studi.

    • Apprezzo l’intervento. Davvero. Ma ci sono parecchie questioni su cui, mi sembra, non cogli nel segno. Tu muovi da una concezione della letteratura un po’ romantica e un po’ modernista. Detta brutalmente: credi che il campo letterario sia il risultato di una cesura e di una separazione rispetto a “tutto il resto”. Quindi riesci a identificare cosa sia scrittura (che mi sembra tu identifichi in toto con la letteratura) e cosa no. Le cose, e chi studia letteratura lo sa, sono un po’ piú complesse.
      I luoghi comuni, io li adoro. Sono necessari, salvifici e imprescindibili. La letteratura, qualsiasi cosa si intenda, muove sempre da questi e non ne puó fare a meno. Io, come gran parte delle persone che vivono oggi, li metto in bella mostra. Magari nel passato li si nascondeva un po’ meglio ma a scavare un po’ li si ritrova subito.
      Non ho scritto un romanzo. Non l’ho mai detto e quindi non devo difenderlo dall’accusa di essere un insieme di articoli di costume, come diresti tu. Che forse per te è un qualcosa di svilente (date le premesse da cui parti) ma per me, e per molti altri, è una buona definizione, magari non precisa al 100% ma accettabile.
      La letteratura la guardo, te l’assicuro. La rispetto? Beh questa é una questione piú lunga.
      Sono parecchio curioso di sapere quali siano le strutture narrative degne di attenzione che dovrei osservare meglio.

      • Nel passato non si nascondeva proprio nulla, mi sembra: il Dizionario dei luoghi comuni (cito il titolo in italiano) è là per ricordarcelo. Quando dico “luoghi comuni”, parlo di quelli della scrittura, naturalmente, non di una tematizzazione. La tua tematizzazione dei luoghi comuni è interessante e per questo degna di nota; i luoghi comuni nella scrittura, invece, sono sintomo di scarsa originalità letteraria. La scrittura autentica è condizione necessaria e sufficiente perché si possa parlare di letteratura.
        Le strutture narrative cui faccio riferimento sono quelle di testi che avrai senz’altro già letto (prendi un testo qualunque del Western Canon, prendi un testo letterario appartenente ad un qualunque canone): occorre solo osservarle meglio, capirle davvero.

        • Non ci capiamo, temo. Cosa sarebbe la scrittura autentica? Davvero esiste una condizione necessaria e sufficiente perché si possa parlare di letteratura? E sarebbe la scrittura autentica? E ripeto cos’è? Quella che nasce vergine, intoccata dal resto della produzione?
          Scusami davvero ma il discorso sulle strutture narrative e sul testo qualunque del canone occidentale (a cui ormai crede solo Bloom) non mi pare stia in piedi. Se prendi a modello la struttura dell’Ulisse o quella della Ricerca del tempo perduto hai due cose diverse. Quale sarebbe la struttura da avere a mente? E il discorso vale per qualsiasi tipo di canone.

  8. Credo sia proprio così che appaio da fuori. Non ci avevo mai pensato!
    Studente di medicina al IV anno, vorrei fare l’urologo un giorno: diventiamo amici?

  9. studio medicina anche io… la tua parodia mi è piaciuta molto e tante delle cose che dici son vere! ci penso spesso…facciamo proprio ridere 🙂 , ma ovviamente NON PUOI CAPIRE!

  10. Mi sembra anche giusto che siano pagati come gli altri(e poi quali altri? Ci sono categorie che il tirocinio pagato se lo scordano proprio.E poi ,lavorano il doppio delle ore rispetto a chi?

    • 12 ore al giorno per 15 giorni di fila naturalmente inclusi sabato e domenica e con interventi in sala operatoria che toccano le 7 ore inoltre con tutti i rischi medico legali del caso dato che se ad un paziente rode un po’ il culo ti denuncia anche senza nessunissima causa tanto male che gli vada non spende nulla…secondo te è sufficiente per avere un tirocinio pagato quanto lo stipendio di un operaio che fa otto ore al giorno 5 giorni a settimana? Ah dimenticavo, le mensilità pagate sono 11 dato che una la restituisci all’università sotto forma di tasse

  11. Vorrei rispondere a Poppero: sono una studentessa di medicina e onestamente mi sento molto offesa dalle tue parole. Io vorrei lavorare nel settore della ricerca e mi sto facendo internati su internati in laboratorio, arrivi te e dici che non capitò mai niente perchè mi sento fighetta e non ho una conoscenza delle scienze di base sufficientemente ampia. Quando ho tempo vado a sentire alcune lezioni di fisica e chimica per ampliare la mia cultura scientifica. E poi, medici=lavoro sicuro e stipendio alto? Ma dove vivi? Ahahahah! Magari fosse così. Datti una calmata, dalle tue parole si capisce come in realtà tu sia un frustrato e un invidioso che cerca di realizzarsi sparando accuse sugli altri e generalizzando. Quelli che si sentono sta ceppa esistono in tutte le professioni, e ce ne sono anche tra gli ingegneri! Tutti i miei amici che studiano ingegneria non fanno che dire: “eh, che ne sapete voi di quanto sia difficile analisi, geometria ecc ecc”,ma per favore, ogni corso di laurea ha le sue difficoltà, non esistono corsi di serie a e di serie b.

    All’autore: mi sono ammazzata dal ridere!

    • Hai ragione ad arrabbiarti. Però se leggi sotto Poppero ha ammesso di aver esagerato dopo aver riletto più a “mente fredda”. Questo è da apprezzare.
      C’è gente che al posto suo avrebbe invece insistito e preteso di aver ragione anche dopo. Non tutti ammetterebbero di aver sbagliato.

  12. vabbé
    rock on a tutto l’intervento! geniale, con tatto ha descritto un ambiente nella maniera più adeguata. Sarebbe curioso mettere dall’altra parte il punto di vista nostro (i nostri amici ipocondriaci… ma a furia di studiare certe cose la capacità di scrivere bene ci si é atrofizzata)
    comunque giusto per far venire all’autore l’ennesima ipocondria… ce l’hai un tropicalista pensi di non girare il mondo? perché sai com’é nel titolo non lo dici ma a volte é semplicemente perché i ciliegi tornassero in fiore che si prende questa via.

  13. Ma solo io, che studio medicina peraltro, sto ridendo come un idiota e sto pensando che l’autore di tutto ciò è un genio (come dice il titolo del blog)?

  14. Ho riso dall’inizio alla fine, e la faccia di Morgan Freeman mi ha dato il colpo di grazia!!
    Tranquilli acidi commentatori del post, il medico con l’ego-pompato-e-il-culo-parato smetterà di leggere il post a metà sentendosi preso in giro, il medico-medio che la “PARACULATA OMNIA” del lavoro sicuro per tutti i medici l’ha solo sentita raccontare da chi non sa di cosa sta parlando, si farà una risata, e manderà un messaggino di scuse ai suoi amici di scienze della formazione, riconoscendo negli occhi di Morgan uno sguardo decisamente familiare……e poi continuerà a lavorare come un dannato senza certezze sul domani, e a tentare concorsi truccati come fanno tutti i giovani professionisti.

    Saluti a tutti,

    medico-medio-senza-paraculata-omnia

    P.s. il ciclo alta tensione spaccava. Lo rivoglio.

  15. ma dai, ma che articolo è? “tu non puoi capire cos’è studiare medicina”..
    gira e gira il metodo di studio a medicina è sempre quello: compra il libro, impara il libro. Non sto dicendo che non è dura, sto dicendo che non è “challenging”

    Prendi legge. legge si studia come medicina, e cioè con molto sudore su dei bibbioni di elenchi. Però loro col piffero che c’han il lavoro sicuro.
    Non ci vuole poi tutta sta scienza e neanche tutto sto cervello.

    “eh io faccio medicina” detto alla “beato te che non la fai” mi fa ridere, perchè è proprio da paraculo…

    tu autore veneri davvero troppo: come categoria c’han un po’ la smania di essere dio in terra,altrochè. Anzi i veri ostacoli alla ricerca in campi seri, tipo tumori e dintorni, sono proprio i medici, che non capendo una fava di fisica e matematica si arroccano sul loro sapere da bibliotecari.
    Io sono ingengere matematico, non è il mio settore ma ho fatto un corso di modelli matematici per lo studio di tumori. La scienza ad oggi è dieci anni avanti alla ricerca: parole del mio professore, che ogni tre per due lo chiamano a fare conferenze sul tema. Lui sta conducendo battaglie contro questa cosa. Non collaborano con le altre scienze, e il motivo è perchè sono troppo dei fighi, e se non capiscono qualcosa è perchè è sbagliata.

    Per il resto, dio li benedica, anzi.
    Però questo non li eleva a nessun rango, non sono dio. voglio vedere quanti si iscriverebbero se non ci fosse di mezzo la “PARACULATA OMNIA” del lavoro sicuro. Siete gli unici che si possono permettere una cosa così: variabilità del futuro pari a zero.

    E, garantito, la paura di non saper se combinerai qualcosa con quello che studi pesa parecchio più dei vostri librozzi. Per me sono una benedizione per l’uomo, ma non si meritano tutto quello che si beccano. Per cui, complimenti, bravo che studi medicina, però tappati la bocca dai

    • Non ho ben capito questo intervento. E’ una risposta a chi?
      Se parli con l’autore del post, mica studia medicina, lo si capisce bene…Non so dove tu l’abbia letto o dedotto.
      O forse volevi rispondere a qualche commento sotto e hai sbagliato.

    • Studio medicina e la tua non mi sembra una risposta corretta.
      Parte del lavoro sarà sicuramente imparare il libro, ma devi anche avere la capacità di integrare le informazioni e saper parlare/trattare il paziente!
      Il lavoro non è proprio una cosa così sicura al 100%, logico che se fai scienza delle merendine è difficile che lo trovi!
      In più, basta un errore anche piccolo e puoi fare del male a qualcuno e subito si parla di malasanità, se invece qualcuno che fa un’altra professione fa un errore non è detto che sia così dannoso per gli altri.
      Mi dispiace che tu abbia queste idee e che le esprimi in modo così aggressivo, ma l’autore dell’articolo ha scritto in modo simpatico e del tutto non offensivo, strappando un sorriso credo alla maggior parte dei lettori.
      Probabilmente come dice ELK1 avrai sbagliato a scrivere e volevi rispondere a qualche commento qui sotto.

    • Che c’è, hai provato il test e non sei entrato? 😄
      Scherzo ovviamente, evita un altro sproloquio ed evita amici che studiano medicina se ti danno tanta noia

    • “Variabilità del futuro pari a zero.” Che significa una frase di questo tipo? Uno studente di medicina potrebbe poi andare a fare qualsiasi cosa riguardi l’ambito medico biologico, dal ricercatore al chirurgo, dal professore al pediatra, dall’ortopedico al medico legale.
      Che senso ha? E’ ovvio che anche te rimarrai, si spera, nel campo in cui sei andato specializzandoti. O no? E ti parla uno che voleva studiare chimica o ingegneria, e a medicina ci è finito per caso. ( P.s.: mi affascina molto piu’ la vita del ricercatore che quella del dottore)

    • forse forse “poppero” non sei aggiornato sulla situazione dei nuovi e futuri giovani medici…stanno creando una classe di laureati che poco potrà fare, visto che l’entrata in specializzazione è murata. Comunque ti posso dar ragione sulla questione scienza-ricerca e sul fatto che sia sbagliato ergersi a Dio…ma per favore tu non cadermi nell’errore di fare di tutta l’erba un fascio…c’è gente a cui piace davvero quello che studia e quello che, si spera, un giorno diventerà il suo lavoro.

      • c’avete ragione, mi rileggo e son stato esagerato…
        e sì, ero più infervorato per aver letto alcuni commenti!
        Però il passaggio studio-lavoro lo ritengo molto squilibrato rispetto ad altri campi che sono difficili altrettanto (e a volte di più). Tutte le facoltà diciamo impegnative sono “un investimento”, un rischio che si corre, e per me a medicina la partita è un po’ truccata. insomma, il trattamento riservato ad un medico, nel mondo delle professioni, è elitario e davvero differente rispetto a chiunque altro… e però di mezzo non c’è questo sforzo disumano in più da fare… morale della favola, se uno c’ha la passione della medicina, gli direi “beato te, una passione meglio di (anzi, “superiorie a”) quella non potevi trovarla”…

        • Hai esagerato e l’hai ammesso. Facile andarti contro. Piuttosto sai che qualche anno fa indossavo una maglietta con scritto “La differenza tra Dio e un Medico è che Dio non si considera un Medico”! Saluti! Ps: sono un Medico.

    • sono una studentessa di medicina e onestamente mi sento molto offesa dalle tue parole. Io vorrei lavorare nel settore della ricerca e mi sto facendo internati su internati in laboratorio, arrivi te e dici che non capitò mai niente perchè mi sento fighetta e non ho una conoscenza delle scienze di base sufficientemente ampia. Quando ho tempo vado a sentire alcune lezioni di fisica e chimica per ampliare la mia cultura scientifica. E poi, medici=lavoro sicuro e stipendio alto? Ma dove vivi? Ahahahah! Magari fosse così. Datti una calmata, dalle tue parole si capisce come in realtà tu sia un frustrato e un invidioso che cerca di realizzarsi sparando accuse sugli altri e generalizzando. Quelli che si sentono sta ceppa esistono in tutte le professioni, e ce ne sono anche tra gli ingegneri! Tutti i miei amici che studiano ingegneria non fanno che dire: “eh, che ne sapete voi di quanto sia difficile analisi, geometria ecc ecc”,ma per favore, ogni corso di laurea ha le sue difficoltà, non esistono corsi di serie a e di serie b. E fattela una risata ogni tanto

    • Io mi sono iscritto perchè non mi vedo in nessun altro modo se non nelle vesti di qualcuno che possa aiutare veramente gli altri, per entrare a far parte di quel mondo, quello dei medici, dove l’altro, il paziente, viene prima di tutto. E sinceramente non mi sento Dio, e non credo che sarà così anche dopo la laurea. Ma un post come il tuo, pensare che la gente mi veda davvero così, mi fa passare la voglia guarda.

    • innescherò una serie di risposte acide probabilmente. ..
      vediamo se riesco a esprimermi in modo chiaro.
      condivido in parte il pensiero di Poppero.
      faccio il medico e non mi sento tale (forse proprio per la mia forma mentis che condivide appunto il tuo punto di vista).
      penso che come categoria ai “noi” (?) medici manchi la capacità di mettere in dubbio quel che ci danno da studiare sui libri già dai primi anni, e di fari ci domande, di Ricercare nel vero senso della parola, di essere curiosi, di metterci in discussione e di metterci davvero in relazione con l’altro.. scendendo dal piedistallo fasullo su cui ci mettiamo per difenderci dal Dolore che ci ha portati a scegliere il mestiere di “aggiustatori di corpi” (o menti): “metto a posto te” per non mettere a posto me, o la mia vita. o perchè non son riuscito a salvare qualcuno a me caro.
      questo dolore che ci muove puo forse portare a grandi cose, è una gran forza, in qualche caso. è quel che spinge quei medici che partono in missione per i paesi in via di sviluppo, è quello che fa cambiare le cose.
      rischia però di essere cieco se non ne siamo consapevoli.
      cosi spesso ci spingiamo a cercar di convertire i nostri pazienti: “smetti di fumare”, “niente più zuccheri!”, “previeni la malattia”… “corri a far l’esame..che potrebbe essere troppo tardi!”
      cosa sappiamo veramente?
      non ci rendiamo conto di quanto anche solo le “nostre” parole ( dette col camice addosso, dalla posizione di medico) pesino?
      l’unica conoscenza vera ci può essere data dall’esperienza. ma se l’esperienza è condizionata da quel che impariamo sui libri, all’università, finisce che selezioniamo informazioni, orientando le scoperte verso quel che vogliamo scoprire.
      mi spiego?
      se queste cose che mi mancano, di cui ho parlato, si potessero imparare a scuola, allora rifarei medicina.
      al momento cerco un motivo e un incentivo a cambiare vita ed indirizzo.
      stipendi alti io non ne vedo..
      non so i colleghi. io mi accontento della mia borsa di studio da 800 e poco più euro al mese, per poter avere tempo di dedicarmi anche a me (e ai miei amici non medici che sono quelli che mi piace frequentare di più) e alla Vita Vera, fuori da ospedali ed asl, senza rischiare di trovarmi tra qualche anno specializzata con famiglia a carico, senza lavoro.
      Nel mio mondo ideale, dovremmo poter avere l’opportunità di imparare dalla vita piu che sui libri. per me ora è il momento di vivere e le malattie le lascio agli altri.
      cosa significa cura per voi? e salute?
      Buon cammino a tutti
      “dottoressa” (?) G.

    • Ecco, sono una psicologa che ha avuto in passato, la disgrazia, di stare con un medico… Ero innamorata, davvero innamorata, ma che s’ero?? Una sesemplice appendice di un ego spropositato, il primo unico e vero amore di un medico sarà sempre e solo la medicina, io mi sn fatta 5 anni di università, 4 di scuola dpspsicoterapia ma ero sempre un gradino sotto…

  16. Ho le lacrime agli occhi! Hai scordato di dire però che gli unici a poter comprendere la fatica del Medico sono i Giuristi (e non gli ingegneri, graziati dal 3+2) e che l’altro medico visto di sottecchi è quello stregone dello psichiatra.

    • I giuristi? la laurea che hanno praticamente tutti in italia?(ci sono più avvocati a roma che in tutta la francia, e parlo solo di avvocati, non di laureati in giurisprudenza che sono molti di più) spero sia uno scherzo! 😉
      P.s. il 3+2 ha reso le cose ancora più complesse, in quanto in 3 anni fai gli stessi esami che un tempo facevi in 5 anni, alla magistrale ripeti quasi gli stessi esami, ma più complessi in quanto sono gli stessi esami più ampliati, con ancora più argomenti. Un suicidio

      • Hai ragione, ma a Padova è ancora molto difficile (molti lasciano per altre università), e in aula studio sabato e domenica esistono medici, giuristi e qualche ingenere. Sulla fatica degli ingegneri non si discute, ma quando senti 3+2 non c’è verso: TU sei costretto a 6 lunghi, lunghissimi anni.

  17. Articolo bellissimo, è esattamente quello che succede, hai una eccezionale capacità di cogliere la tragica comicità dell’essere studente di medicina! Lo condivido!

    Un medico

  18. Da studente di medicina, posso dire una cosa? A me l’articolo ha fatto ridere. Ma proprio tanto!
    E ora mi rivolgo ai miei colleghi studenti: voi che blaterate di lauree top e stipendi da sogno siete delle persone veramente schifose.
    Spero che veniate contagiati dalla peste durante il tirocinio a malattie infettive!

  19. Massima solidarietà per l’autore che continua a ricevere non pareri sfavorevoli ma insulti ed invettive da parte di flamer incazzati per non si capisce bene cosa. Vorrei far notare che racconti del genere sono stati scritti da Bukowski e tuttora la penna di Sedaris partorisce parole tanto ironiche e taglienti. L’unica differenza è che gli autori appena citati hanno sempre scritto sotto l’effetto di alcool e stupefacenti. Infine è proprio dall’attenta ossrrvazione di categorie sociali e dalla suddivisione degli uomini in “tipi” che Balzac ha dato forma alla Comédie Humaine.

  20. Leggendo alcuni commenti è chiaro come a furia di studiare molti futuri medici si siano giocati completamente il cervello, oltre ad essere dissociati totalmente dalla realtà e dal sense of humour. Per fortuna mia sorella è ancora normale.

  21. Se avessi iniziato cn: “sn ipocondriaco” saresti stato più credibile…. ma appoggio tutto il resto; tranne il fatto che nn è cs divertente avere amici medici 🙂 anche se ne ho molti.

  22. A me i medici stanno sul cazzo. Voglio pagare ed essere curato come tutti gli altri, poi ognuno a casa loro! Preferisco gli amici lettere e filosofia ed ingegneria, almeno impari qualcosa!!

  23. La vera cosa divertente è quando a te studente di odontoiatria presentano uno studente di medicina…il rapporto è più o meno quello tra fantozzi e il mega direttore clamoroso Duca Conte Piercarlo ingegner Semenzara

    • Prendi per il culo su un blog le categorie di persone che sono riuscite a fare qualcosa che evidentenmente tu non hai potuto fare. Quello che dici a proposito dei medici è trasferibile su ogni categoria di professionisti…che senso ha? Secondo me sei invidioso perchè medicina è attualmente la laurea top in Italia. Questo tuo articolo mi ha trasmesso solo tristezza e non ilarità.

      • Ma scusa se tutto è trasferibile su ogni categoria di professionisti, come spieghi l’esistenza della “laurea top”? Se medicina è la “laurea top”, vuol dire che è diversa (per non dire migliore) e chi ce l’ha o studia per averla è diverso (per non dire migliore) di chi non ce l’ha o non studia per averla. Almeno questo è quello che la logica mi fa intuire. Però può essere che sbagli, mica c’ho la laurea top, io.

        • ‘Ma scusa se tutto è trasferibile su ogni categoria di professionisti, come spieghi l’esistenza della “laurea top”?’ eh???
          Il punto è che ritagliandoti questo spazio in cui giudichi i futuri colleghi pensi di stare sul trespolo ed essere superiore (vedi: ‘Uno dei miei passatempi preferiti, accanto alle serie tv e al filo interdentale, è presentare due persone che fanno entrambe medicina ma che non si conoscono’). Ti assicuro che non lo sei. Puoi scrivere cose uguali a quelle che hai scritto su di noi anche su ingegneri, architetti, studenti di fisica e forse anche blogger.
          (Ho detto laurea top per dire che è una cosa non facile e non per tutti. Ce ne sono altre tipo ingegneria, legge e altre ancora. Qualsiasi indirizzo fatto bene è difficile. Sanità e chirurgia è difficile di base, anche solo entrarci)

          • Io penso soltanto che la frase che hai riportato “‘Uno dei miei passatempi preferiti, accanto alle serie tv e al filo interdentale, è presentare due persone che fanno entrambe medicina ma che non si conoscono” sia emblematica. Se qualcuno la prende sul serio e pensa che una persona che scrive che i propri passatempi sono le serie tv e IL FILO INTERDENTALE si stia ponendo su un trespolo e si creda superiore…beh…PRDQP, come dicevano ai miei tempi.
            (Tutte le lauree sono top ma alcune sono più top delle altre, insomma).

            • Guarda che quella frase l’hai scritta tu e insieme a quella diverse altre; è emblematica del tuo articolo non della mia critica..o mi stai dicendo che quello che scrivi non merita neanche una critica? Certo che prendo sul serio quello che leggo, come tu prendi sul serio quello che scrivi; se non fosse stata una cosa che ti ha colpito e sulla quale hai ragionato non ci avresti neanche scritto un articolo. (Se ti diverte fare l’ipocrita fai pure, ma credo sia ovvio che non tutte le università abbiano lo stesso lustro…e non lo dico di certo io. Anche all’interno della stessa medicina non tutte le uni contano allo stesso modo)

            • Certo che si può criticare. Se non si potesse, non pubblicherei tutti i commenti che lo fanno (che vanno da un range da “secondo me non hai ben…” fino a “sei un frustrato”). Io pubblico tutto. E rispondo quando la critica lo richiede. Detto questo ti rispondo nello specifico.
              So bene che la frase l’ho scritta io. Tu l’hai riportata come esempio di un supposto senso di superiorità del sottoscritto: della serie “giuocate piccole pedine che io vi osservo dall’alto”. Io te l’ho ricitata per un motivo molto semplice: come può suonare una frase supponente e spocchiosa se chi l’ha scritta si autoprende in giro in maniera così evidente annoverando tra i suoi divertimenti il filo interdentale? Proprio da una frase così scopertamente comica si dovrebbe capire il taglio comico-ironico dell’articolo. Poi, chiariamoci, tu sei libero di non trovarla divertente e di non trovare divertente l’articolo. Ma non di pensare che io mi senta e mi comporti da superiore nei confronti dei miei “futuri colleghi”. Che poi non sono “futuri colleghi” perché non ho fatto medicina: se leggi bene, oltre che seriamente, lo si capisce facilmente. Ecco penso che il problema, alla fine, sia tutto qui: tu hai preso tutto maledettamente sul serio. Il 90% dei tuoi futuri colleghi non l’ha preso sul serio forse anche perché non si prende sul serio: possibile che soffrano tutti di un’ipertrofia di sense of humour?
              [Capitolo laurea. Mi dai dell’ipocrita. Ma rileggiamo quello che hai scritto. Nel primo intervento medicina è definita la “laurea attualmente top”. Nel secondo dici che “ogni indirizzo se fatto bene è difficile”. Adesso te ne esci con “non tutte le università hanno lo stesso lustro.” Ma tra indirizzo di laurea e università c’è differenza eh. Noi di cosa stiamo parlando? Della facoltà di medicina in generale o dell’università di Pisa vs l’università di Foggia? Dai, tu dai a me dell’ipocrita ma, a seconda delle risposte, cambi le carte in tavola. Io non ho mai detto che tutte le università sono uguali. Chi è che lo affermerebbe? E infatti, nessuno l’ha mai scritto in questa pagina. Anzi, a dirla tutta, io sono pure d’accordo nel dire che Medicina (come indirizzo di studio) sia più difficile e impegnativo di altri. Mi ha fatto ridere (e non solo a me) la tua espressione “laurea top”. Tutto qua. Ma se tu mi dici “ah stronzo, vedi che medicina è più difficile di scienze della moda!”, io ti dico “sono d’accordo”. Invece tu, dopo aver ricevuto sfottò per la tua “laurea top”, hai prima aggiustato un po’ il tiro, dicendo che medicina è sì difficile ma ci sono anche altre lauree complesse, e poi adesso hai cambiato totalmente argomento (le università italiane non sono tutte uguali) dandomi dell’ipocrita come se io avessi detto che tra Trento e Brindisi, nulla cambia. E adesso che mi attribuirai? La convinzione che il welfare state italiano sia uguale a quello norvegese?]

      • Sebastian studi medicina? Poveri noi!!!! Intanto nn è la laurea top perchè cm ricerca in campo medico l’italia è messa male e in certi atenei si fa anche poca pratica. Che sia la laurea più difficile non credo proprio, infatti è molto ambita. Se fosse la più difficile molti si scoraggerebbero e neanche tenterebbero. Quello che è scritto sul blog è assolutamente vero, ma per fortuna di solito dp alcuni anni gli studenti di medicina abbandonano la loro spocchia per aver passato quel ridicolo test e tornano a essere normali. Cmq caro Sebastian se davvero fai medicina e vuoi essere bravo ti consiglio di imparare cos’è l’umiltà e anche di capire che non tutti i diplomati d’italia ambiscono alla tua “laurea top”. C’è gente che desidera ardentemente fare altro e riesce nella vita molto meglio di certi dottori in medicina! Ho studiato tre anni di medicina e mi sn trasferita a fisica perchè diventare medico nn era la mia strada; inutile dirti quale tra i due percorsi sia più difficile. Quindi, per rispetto di tutti gli studenti che stanno chini sui libri e danno il massimo per riuscire in qualcosa, smettiamo di parlare di lauree top.

      • Laurea top e che significa? Forse vale più delle altre e vale più delle altre perchè in futuro farà guadagnare più soldini? Altrimenti non mi spiego questa corse esasperate per entrare nella facoltà di medicina .Qualcuno che dice mi appassiona l’idea di prendermi cura degli altri c’è? Un pochino di gavetta con i medici di Emergency non vi farebbe male!

  24. Da specializzando in chirurgia in USA ed ex studente AK a Pisa mi viene solo sorridere.. Proprio un bell’articolo, e verissimo al 100% non avrei saputo rappresentare lo studente di medicina italiano meglio

  25. ormai siamo più medici che pazienti….da notare…questo ha un amico medico per specialità…se continua così saremo tutti medici e ci scambieremo pareri vivendo di stronzate scritte su blog di quart’ordine nel tentativo di vendere libri scritti con stronzate di quint’ordine

  26. Da futuro ortopedico (ora so che se diventerai mio amico sarà per puro (dis)interesse), ammetto che anche quelli di noi che escono per staccare, privi della voglia di parlare di medicina, ne sono quasi obbligati, trascorrendo minimo 8-9 ore al giorno nel microcosmo del Policlinico..
    In qualunque caso bravo! Ammetto che hai dato una descrizione minuziosa della categoria!

  27. Meraviglioso!
    Devi però sapere che siamo perfettamente coscienti del tedio che causiamo nei “non medici” che ci ascoltano parlare. Il problema è che è più forte di noi, ci sforziamo di parlare di altro ma la cosa riesce solo per pochi minuti… Per non parlare delle battute che “solo noi medici possiamo capire”, tristissime e da far sanguinare le orecchie a chi ascolta. Ed ancora, è vero guadagnamo bene ma molti di noi sono avvezzi al lamento per spese presunte e reali che prosciugano il conto.

  28. da futuro medico penso che sia davvero una tristezza di post che non farà altro che gasare ancora di piu l ego dei gia pompati studenti di medicina
    fanculova

    • Inizia a farti il culo a studiare per il test nazionale per entrare a medicina, poi sbattiti per 6 anni (se tutto va bene) e poi aspetta che si liberi un posto in una specialistica per poter essere pagato (neppure così profumatamente come molti credono!) e poi magari ne puoi parlare e riversare il tuo complesso di inferiorità sulle pagine di un blog brillante!
      Perchè per scrivere cose così semplicistiche come le tue, caro anonim,o tutti sono capaci, ma scrivere un articolo come questo ci vuole ben altro!

  29. Hahaga adoro la tua “amara ironia” …da “misera” laureata in Lettere, ora al primo anno di specialistica (che come molti altri non sa dove andare….) : COMPLIMENTI!

  30. Il discorso fila anche per gli ingegneri…e hai dimenticato la scenetta amico medico che incontra amico ingegnere (ingegnere che non sia gestionale)….anche in quel caso vi è lo sguardo d’intesa, gli ingegneri sono gli unici che possono capire la difficoltà dello studio di un laureando in medicina e viceversa 😀 provare per credere 🙂
    P.S. bellissimo articolo, come sempre!!!
    P.P.S. Ma veramente guadagnano? solo io ho amici medici che lamentano la crisi e la difficoltà di entrare nelle specializzazioni esclamando che “devi essere raccomandato per entrarci”??

    • Sai che io ho pochissimi amici ingegneri? E’ una mancanza che avverto ogni qual volta c’è una ruota da cambiare.
      Ora, se non erro uno specializzando prende 1600 al mese che, intendiamoci, può essere anche poco rispetto a quello che fanno ma, paragonato ai suoi coetanei, sembra un nababbo.

  31. Grande Renato! L’idea di cominciare con un’affermazione assolutamente falsa (“Io non sono ipocondriaco”) e di terminare con un’esigenza assolutamente vera (lo spam) fa di questo articolo un’enorme tabella della verità mascherata da riflessione sugli studenti di Medicina. Ma, volendo prestare attenzione al contenuto superficiale e non a quello profondo, ti dirò che, considerata l’affidabilità di alcuni miei conoscenti iscritti a Medicina, ho un po’ di timore al pensiero che fra una ventina d’anni potremmo andare sotto i ferri di qualche nostro coetaneo…

  32. Ahahah, spettacolare! Però credimi, il discorso fila anche per Architettura. E se hai dubbi, vienitene a fare un giro al Politecnico.. Ti trovi direttamente gli zombies 😛

    • Che nostalgia, esiste ancora chi pensa al futuro medico come qualcuno con il lavoro sicuro e la smania di guadagno… Avete letto le ultime? Al momento l’ipotesi più probabile è la disoccupazione!!! A parte ciò, articolo bello, m son fatta un sacco d risate!!

      • Caro anonimo,perchè non è forse vero? Primo: i medici non restano disoccupati a lungo ,sarà questione di aspettare un po’,ma di questa categoria ce ne sarà sempre bisogno(di filosofi un po’ meno). Secondo:perchè la facoltà di medicina è così ambita,te lo sei chiesto? pensi davvero che la maggioranza degli studenti sia animata da sacro fervore? Terzo:spero che tu non abbia mai bisogno di cure mediche specialistiche,magari non garantite per intero dal sistema sanitario nazionale,perchè allora ti renderesti conto di cosa vuol dire smania di guadagno come la chiami tu.

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