La Controvita: quello che sappiamo attraverso Facebook e che fingiamo di non sapere nella vita reale

Prologo. Anno 2013.
Che cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero? , si chiede Vasco Brondi in uno dei pochi versi di senso compiuto che abbia composto. In effetti la domanda è di quelle toste, di quelle a cui dar risposta non è solo difficile ma anche deprimente. Ai figli che (non) avremo non potremo raccontare di resistenze partigiane, di muri che crollano, di concerti epocali, di atterraggi sulla Luna. Dal punto di vista storico-sociale gli anni zero li ricorderemo per la crisi economica e per la depressione esistenziale. Dal punto di vista delle innovazioni tecnologiche gli anni zero li ricorderemo per la diffusione globale di nuove reti di telecomunicazione e socializzazione: Myspace, Facebook, gli Iphone, gli Smartphone, cioè, per dirla con Antonio Scurati, «nicchie eco-tecnologiche, sfere virtuali auto-sussistenti, uteri esterni immateriali in cui riassumere confortevoli pose fetali». Questi strumenti ci permettono di essere connessi con tutto e protetti da tutto, ci consentono di stare nelle vite degli altri senza esserci davvero, senza cioè doverne pagare il prezzo. Bellissimo, vero? Sì, ma bisogna stare attenti perché il giocattolo funziona finché riusciamo a gestirlo. Nello specifico: protetti e potenziati dalla rete possiamo farci i cazzi degli altri on line, ma dobbiamo fingere di non sapere nulla quando, al posto dello schermo lcd, abbiamo davanti volti di essere umani. Se vieni scoperto, infatti, ti prendono per pazzo, per psicopatico, per fanatico, per stalker, per malato di internet. Fatti una vita, ti direbbero se ti scoprissero. Ma scoprirci è difficile. Perché negli anni abbiamo sviluppato delle capacità di finzione che, se il mondo fosse realmente giusto, ci avrebbero fruttato come minimo due-tre Oscar a testa.

La conoscenza laterale.
Vi ricordate quando introdussero la famigerata Barra Laterale su Facebook? Quella cosa che, sopra la chat, ci aggiorna in tempo reale di cosa stanno facendo i nostri amici: che “mi piace” hanno messo, che amicizie hanno stretto, che foto hanno pubblicato, che commenti hanno postato, che punteggio hanno raggiunto a Candy Crush Saga. Ebbene ve lo ricordate quando la misero? Tutti a lamentarsi: ecco, addio privacy! Adesso tutti sapranno i cazzi di tutti! – Ma che idea del cazzo! Cioè ora non si può più fare niente! E così via. Io, come in tutti i casi in cui la maggioranza ha un’opinione compatta, mi accodai ed espressi il mio disappunto: è una vergogna!
Ma dentro di me gongolavo. E una sera, prima di rincasare, passai dalla pasticceria e presi una guantiera di paste. La spedii a Palo Alto, a casa Zuckerberg, con un bigliettino che diceva soltanto: Thanks Mark, thanks! Your bro, Renato.
Con la barra laterale Facebook divenne la piena realizzazione di una vita perfettamente conoscibile, la prima soddisfacente incarnazione del narratore onnisciente ottocentesco: oggi siamo in grado di sapere tutto e di conoscere ogni cosa. Ma, a differenza del narratore ottocentesco, non possiamo esibire questa nostra onniscienza. Il nostro talento è la nostra maledizione. Da un grande potere nascono grandi responsabilità. Diciamolo senza altri giri di parole: Facebook ci ha trasformato in dei supereroi il cui superpotere è la superconoscenza-dei-cazzi-altrui e come, tutti i supereroi, dobbiamo mantenere la nostra identità segreta perché, in caso contrario, noi e i nostri cari subiremmo delle vili ritorsioni.

L’ignoranza simulata.
Vita reale.
Incontri un amico. Chiacchierate del più e del meno fino a che, ad un certo punto, tu gli chiedi: cosa fai domani?
Lui ci pensa pochi secondi e ti risponde: boh, guarda non lo so ancora, ti faccio sapere eh!
Tu gli fai: ah ok, ti ringrazio, dai, magari ci facciamo un giro!
Avete entrambi parlato. Interloquito. Da persone civili. E dall’esterno nessuno avrebbe nulla da ridire o da segnalare. Sono solo due ragazzi che parlano dei programmi del sabato sera. Ma la verità è un’altra. La verità è che se tu avessi potuto mostrare i tuoi superpoteri le cose non sarebbero andate così. Sarebbero andate così.
Ah non lo sai che devi fare domani? E come mai stamattina hai messo che parteciperai alla serata inaugurale dell’Eremo? E hai pure scritto sull’evento per domandare il prezzo della prevendita! Dì le tue ultime preghiere fottuto bugiardo, ci rivediamo all’inferno!
E invece non dici niente, ingoi la tua conoscenza ottenuta attraverso canali che non puoi rivelare, e lo saluti dicendogli a domani, anche se sai che domani lui non si farà vivo.

Ma queste sono sciocchezze. Il vero dramma è fingere quando si arriva a parlare del grande campo semantico dei giovani: quello sentimentale. Qui devi stare attentissimo perché essere scoperti è roba di sguardi, di virgole, di gesti.
Oh lo sai chi sta uscendo con chi? Mattia si sta vedendo con Rossella!, ti fa l’amico con l’aria di chi ti sta rivelando il quarto segreto di Fatima. E tu non puoi deluderlo.
Noo! Veramente! Ma da quanto?
In realtà non sei per nulla sorpreso. Ieri sera avevi notato che Mattia aveva commentato una canzone, orribile, postata da Rossella usando una faccina sorridente. E basta. Nessuna parola. Solo faccina sorridente. E soprattutto non ti era sfuggito il fatto che, negli ultimi giorni, la quantità di “mi piace” messi da Mattia a Rossella aveva conosciuto un incremento del 94% rispetto al passato: ha messo mi piace persino a stati che meriterebbero delle rappresaglie neonaziste come “Sembra ancora estate!” “Ce la posso fare! L’importante è credere sempre in se stessi!”
No, non sei per nulla sorpreso di sapere che si frequentano. Ma che fai? Dici: sì lo sospettavo, se mi dai tre quarti d’ora ti presento l’insieme degli indizi che mi hanno condotto a capire la loro tresca? No, non puoi farlo. E allora cadi dalle nubi e fingi meraviglia.
E tutto questo non vale  mica solo per l’inizio delle storie d’amore ma vale anche e soprattutto per la fine.
In un vicolo buio e stretto, un amico ti prende in disparte e, dopo averti fatto giurare sul tuo criceto che avresti mantenuto il segreto, ti rivela che oh lo sai che Francesca ha lasciato Mario?
Questo è un colpo basso. Perché non devi soltanto fingere di non saperlo già ma devi fingerti anche curioso di voler sapere i motivi torbidi alla base della rottura.  E allora, con un’interpretazione paragonabile a quella di Dustin Hoffman in Rain Man, fai una faccia da disadattato esistenziale, da innocuo pulcino in un mondo abitato da lupi famelici. Ed esclami: Ma stai scherzando? Perché? Quando? Lui come sta?
Meriteresti una standing-ovation. Perché  a tutte le domande urgenti che hai appena fatto conosci da tempo la risposta. Come? Merito di una sera in cui non avevi sonno e ti sei messi a curiosare tra i profili dei tuoi amici. Al tuo occhio allenato è stato facile incrociare i dati dei due fidanzati e dedurne la natura di ex. Nessun “mi piace” reciproco nelle ultime 48 ore. Dalle informazioni personali è misteriosamente sparito il “in una relazione con”. Ma soprattutto gli stati incazzosi di lui che annoveravano i grandi classici della persona che l’ha appena presa in culo da una persona di cui si fidava: la gente non la finisci mai di conoscere…; che schifo, certa gente è indegna, complimenti!
E lo stesso discorso si può replicare per le tragedie esistenziali (licenziamenti, decessi) che deduci dal fatidico cambio-di-foto-del-profilo (dall’immagine sorridente alla scena triste tratta da un film o, in casi estremi, un quadrato nero e basta) ma che, per delicatezza, ti tieni per te. Per non parlare delle litigate epocali sulle bacheche altrui che si dividono in due grandi tipologie. Ci sono le litigate indirette, quelle in cui ciascuno rinfaccia all’altro le sue meschinità attraverso pronomi indefiniti  senza mai nominarsi direttamente (certi che credono che tutto ruoti intorno a loro…siete penosi). E poi ci sono le litigate dirette, quelle che, grazie al meccanismo del tag, possono sfociare in mega-risse con decine di combattenti. E allora ti diverti come un pazzo a vedere volare insulti, a volte anche con il punto finale (e se nel 21esimo secolo qualcuno ti scrive “sei un poveraccio.” col punto finale…beh è come se ti avessero sputato in faccio davanti a tutti) ma poi, in ogni caso, sei tenuto a simulare stupore quando i due non si salutano benché stiano seduti allo stesso tavolo.

C’è del sadico in tutto questo. Una potenza di informazioni incredibile che non possiamo mostrare. Siamo costretti a nasconderci e a goderci lo spettacolo senza poter intervenire. Dannato perbenismo. Dannate opinioni altrui. Quand’è che potremo dire a una ragazza ciao, guarda iersera ho visto che nell’ottobre del 2004 ti eri fatta i capelli corti, a caschetto, e secondo me stavi bene? Quando potremo dirlo e non passare per maniaci?

Epilogo. Anno 2035.
Sono seduto davanti al mio Tv 6d SUHD in attesa di vedere la 64esima serie del Doctor Who. Mio figlio, il piccolo Walter White McNulty Nicassio, mi si avvicina con fare curioso.
Ehi papà!
− Dimmi Jesse (il soprannome con cui a volte lo chiamo)
Chi era quella signora che abbiamo incontrato prima per strada?
− Quella? Quella è Francesca, una vecchia amica di papà. Non la vedevo da un sacco di tempo.
− Quanto?
− Oh beh. Potevo avere venticinque anni più o meno! Eh sono passati più di vent’anni!
− E’ tanto tempo! Com’era allora?
Mi spunta un sorriso in faccia. Metto la tv in stand-by, mi volto verso mio figlio e gli dico:
Siediti figliolo. Sarà una lunga storia. Ne ho di cazzi da raccontare. Finalmente.

La controvita

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9 thoughts on “La Controvita: quello che sappiamo attraverso Facebook e che fingiamo di non sapere nella vita reale

  1. Vabbè se mi citi Dottor Who mi tocca metterti nei preferiti. Poi, tra le altre cose, scrivi anche molto bene XD Adesso con calma mi recupero tutto! Continua così

  2. Tranquillo, questo problema non ce l’hai solo tu ma anche l’amministrazione facebook e nel loro caso il problema è dieci volte maggiore: avere accesso a tutte le password, tutte le conversazioni e i messaggi privati e…non poter dire nulla. Povero Mark Z. 😦

  3. Lo ammetto sono io. Capitano quelle sere in cui sei scazzata a mille, non vuoi uscire e perdi tempo davanti a facebook e capita di ficcanasare nei profili altrui. Come dico io, ognuno gestisce la privacy a modo proprio e veramente ho letto di tutto da tradimenti a litigi a scoppiate in diretta! E poi che fai? Devi far finta di non sapere niente altrimenti passi per spiona (e lo sono!!) Fantastico post, credo che ognuno almeno una volta si sia sentito così!

  4. Articolo stupendo 😀 io invece, essendo una studentessa di ingegneria delle telecomunicazioni, spesso vengo presa in disparte e mi viene chiesto “sapresti trovarmi la password di Tizio?” e io rispondo con aria seccata”ma non studio questo genere di cose -.-‘ ” e vorrei poter aggiungere “se non ti fidi di questa persona perchè ci sei amico/sei fidanzato”. Di solito ottengo la risposta”e a che cazzo serve la tua laurea?”…

  5. Qui si fa di tutta l’erba un fascio, generalizzando una condizione limite, senza considerare che i più si fanno tendenzialmente i fatti loro, molto più presi dal mettersi in vetrina che dallo spiare.

  6. no, questo no. belli i precedenti post (alcuni bellissimi) ma questo mi sembra banale. l’argomento è stato trattato con superficialità, sembra addirittura in maniera frettolosa. tuttavia capita a chiunque di prendere “scivoloni”… passo e aspetto il prossimo!

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