Gli amici che si fidanzano

pinguini
Chi li ha visti?

Che fine fanno gli amici che si fidanzano?
La domanda, si badi bene, non è ironica né tanto meno retorica. E siccome né Mistero, né Voyager hanno mai indagato su  questo enigma (una reticenza senza dubbio sospetta) credo valga la pena di affrontare l’impresa. Con l’umiltà e la curiosità che da sempre caratterizzano questo blog.

Prima o dopo, c’è differenza.
Ci sono gli amici fidanzati. Cioè quelli che conosci direttamente accoppiati, vuoi perché hanno trovato l’amore in seconda media e sta durando, vuoi perché la famiglia li ha destinati a un matrimonio combinato quando avevano ancora pochi mesi di vita. E poi ci sono gli amici che si fidanzano. Cioè quelli che erano single come te, che hanno passato anni a uscire con te, a bere con te, a mangiare con te, a giocare con te, a viaggiare con te, ad andare a caccia di figa con te. E poi un bel giorno − per fortuna, per destino, per bravura – hanno trovato una tipa con cui condividere le settimane. E quel bel giorno sono spariti. Puff! Come in uno spettacolo di David Copperfield o del Mago Casanova. Eppure non hanno cambiato numero di telefono, non hanno cambiato residenza o domicilio, non hanno cambiato mail. E allora questi amici che si fidanzano dove sono andati a finire?

Lungo strade sconosciute e luoghi impossibili.
Facile, direte voi. Gli amici che si fidanzano stanno con la fidanzata. Tutto qua. Ecco spiegato l’arcano, ecco dissolto l’alone di mistero. Risposta corretta ma incompleta. Gli amici che si fidanzano stanno con la fidanzata – ed è pacifico – ma dove?  Questo è l’arcano. Questo è il mistero. L’amico che si fidanza ha diverse esigenze, diversi orari, − e siamo d’accordo – ma si muove pur sempre in un mondo delineato dalle coordinate cartesiane. Nel tuo stesso mondo. E quindi anche se non esce con te, dovresti pur sempre essere capace di incontrarlo. E invece no. L’amico che si fidanza non lo incontri più né nelle ore di luce né nelle ore di buio. Ed è stranissimo. In qualità di essere umano dovrà pur comprare il latte, dovrà pur acquistare il pane, dovrà pur leggere un libro o studiare per un esame. E tuttavia l’amico che si fidanza non lo incontri più né in latteria, né al panificio, né alla Feltrinelli né in biblioteca. Abita da ventitré anni nel tuo stesso quartiere ma è scomparso da tutti i marciapiedi e da tutte le strade che solcava abitualmente. L’ipotesi più probabile a cui sono riuscito ad arrivare è che gli amici che si fidanzano, nel momento in cui si fidanzano, utilizzano una rete di condotti che si snoda per tutto il sottosuolo di Bari e che li porta ovunque desiderino senza affacciarsi in superficie dove continuano a vivere – poveri loro – i loro vecchi amici. Oppure, seguendo una linea interpretativa che da Jacques Prevert arriva a Federico Moccia, gli amici che si fidanzano hanno scoperto delle vie celesti che consentono loro di spostarsi a molti metri di altezza tra le nuvole e le rondini. Insomma comunque la si voglia vedere (in alto o in basso) l’unica spiegazione che mi sia venuta in mente è che gli amici che si fidanzano non li incontri per le strade perché adoperano altre strade che a noi che non ci fidanziamo sono precluse e sconosciute.
Sia pure. Ma le strade – celesti o sotterranee che siano – portano da qualche parte. E quindi ammesso che l’amico che si fidanza abbia percorso Viale Unità d’Italia in un cunicolo sotto la pista ciclabile o al di sopra lungo cumulonembi e cirri, una volta arrivato, per esempio, a Conticchio, dovresti essere in grado di incontrarlo mentre chiede due rosette e una ciabatta di semola. Ma questo non accade.  Gli amici che si fidanzano non li becchi più. Possibile che oltre a scorciatoie di mobilità urbana abbiano scoperto pure il segreto per rendersi invisibili tra la folla?
Il sottoscritto, tormentato da questi interrogativi, ha perciò deciso di effettuare delle vere e proprie ricerche sul campo al fine di scoprire il modus vivendi dell’amico che si fidanza. Affinché i risultati della ricerca avessero valore statistico ho seguito e analizzato un campione consistente di amici che si sono fidanzati. Dato che anche io ho una vita da vivere ho potuto svolgere questo lavoro solo in riferimento alle ore serali. Dove vadano e cosa facciano gli amici che si fidanzano durante il resto del giorno rimane quindi ancora un mistero che un giorno, spero, qualcuno svelerà.

Un mestiere pericoloso: l’infiltrato single nelle serate di coppia.
La sera gli amici che si fidanzano, in percentuale significativa, prendono ad uscire con gli amici della fidanzata. Laddove per “amici della fidanzata” s’intendono “altre coppie”. Non pago della statistica nuda e cruda, il sottoscritto ha sentito l’esigenza di toccare con mano questa risposta e si è avventurato, da infiltrato, nelle serate-uscite-di-coppia. Le uscite di coppia possono avere vari sbocchi logistici. La festa, prima di tutto. Ci sono amici che si sono fidanzati che, da quando sono una coppia, hanno partecipato a 14 lauree di amiche di lei, a 26 compleanni di amiche di lei, a 18 serate natalizie/pasquali/estive a casa/locale/villa di amiche di lei e a 19 comunioni delle cuginette di lei.
Quando non ci sono feste in programma, una meta  privilegiata è ovviamente il ristorante giapponese (sui suoi significati sociali cfr. R. Nicassio, “Sesso&Sushi: il ristorante giapponese come appuntamento sicuro, Bari, 2013) ma, avendone già discusso, non dilunghiamoci oltre. Un’altra costante è invece l’enoteca di classe: le coppie (il lettore tenga presente che si scrive “coppia” ma si legge “lei”) amano giocare a fare i sofisticati e allora adorano ammazzare il tempo tra martini ben fatti e calici di rosso amabile. Il tutto accompagnato dalle immancabili crudités e mi ricordo che la prima volta che sentii ordinare a una coppia “le crudités” pensavo arrivasse chissà quale piatto della nouvelle cousine della Provenza: immaginate la mia espressione quando mi vedo portare carote e finocchi.
Il pericolo di questo tipo di serate è essenzialmente quello di prendersi troppo sul serio. Una volta, in una uscita di coppia, le coppie si erano così immedesimate nella parte di raffinati viveur che s’erano dimenticate del generale stato di disoccupazione e mi hanno quindi costretto a prendere in disparte la cameriera e a chiederle di farmi l’occhiolino quando il conto pro capite stava per superare la doppia cifra.
Ma giapponese, enoteca, pizzeria, o ristorante vegano che sia, di cosa parlano gli amici che si fidanzano quando si fidanzano? Di cose  da coppia. E allora tu ti commuovi fino alle lacrime nel vedere il tuo amico per cui la serata a Torre a Mare equivaleva a una traversata transoceanica annuire ai programmi che prevedono il passare la domenica mattina in una sperduta masseria della Murgia a degustare formaggi e vino. Ti stupisci nel vederlo culo&camicia con il fidanzato dell’amica di lei, nel vederlo parlare con lui di politica&società, chiedergli come ha risolto poi per quel fatto, perché pensi che due mesi fa il tuo amico – quello che adesso sta ridendo ad ascoltare il racconto idiota dell’ultima Pasquetta da loro organizzata – era un sociopatico da far paura a Joker del Cavaliere Oscuro. Ti chiedi infine se gli alieni si siano impossessati del suo corpo perché non è possibile che lui, lui che aveva benedetto il rogo della biblioteca d’Alessandria perché aveva risparmiato ai futuri studenti migliaia di traduzioni possibili, adesso ha prenotato un viaggio con lei per andare a vedere una mostra sull’espressionismo sovietico poco fuori Roma. Ascolti e vedi tutto ciò e non ci vuoi credere. Ecco perché è sparito – pensi – forse gli hanno fatto il lavaggio del cervello, dei Men In Black lo hanno sparaflashato e gli hanno cancellato la memoria di chi era e gliene hanno riscritto una nuova! O forse si ricorda chi era e non si fa più vedere perché si vergogna di quello che è diventato.E magari è pure contagioso.

Completa reperibilità, incompleta presenza.
Un’ultima nota, prima di chiudere. Siamo nel XXI secolo. Si può sparire col corpo – perché si viaggia sottoterra, perché si va nei posti dove i camerieri ti danno del lei, perché si è impegnati  a tessere relazioni sociali con quello che sarà “il lato della sposa”. Ma oggi  non si può scomparire del tutto. Nell’epoca di internet, dei social networks, degli smartphones, sei sempre rintracciabile. E allora gli amici che si fidanzano, almeno telematicamente, ci provano a resistere, ci provano a rimanere. Ti mandano un messaggio in cui ti avvisano che la mattina sono incasinati e la sera devono andare con lei chissà dove chissà con chi. Però il pomeriggio, dalle 18 alle 18,45 sono liberi e quindi se tu vuoi prenderti un caffè a loro piacere fa. Poi non dire che non ti ho avvisato eh.
Ma è una comunicazione unidirezionale. Cioè loro possono farsi sentire ma tu non puoi farti sentire. Se mandi un messaggio a un amico che si è fidanzato in cui gli chiedi se vuole uscire a farsi un giro, una birra o una sega, stai sicuro che le tue parole si perderanno nel vento come quelle di Bob Dylan. E quando finalmente lo becchi, all’amico che si è fidanzato, e glielo rinfacci – cazzo ma puoi almeno dire “no, non posso” o inventarti una cazzata? – lui si stringe tra le spalle e ti fa hai ragione, ma ero stanco oppure, ed è eccezionale,  hai ragione ma sono dovuto andare da lei, stava male. E ti fa sentire pure una merda perché te la immagini in terapia intensiva attaccata alle macchine che le permettono di respirare oppure distrutta psicologicamente perché una banda di rom ha sterminato la sua famiglia. Così ti fai piccolo piccolo e ti scusi, dici che vabbè, non ti preoccupare sarà per la prossima volta, l’importante è che adesso lei stia meglio, a proposito sta meglio?
Sì.
Aveva il raffreddore.

[ Agli amici che si sono fidanzati e che hanno letto questo post: non vi preoccupate e, soprattutto, non vi incazzate. Si esagera, si estremizza, si scherza. Sappiate che il sottoscritto (ma, se la vostra memoria non è stata veramente cancellata dal Governo, dovreste già saperlo) ha sempre pensato che nella vita tutti sono (sostanzialmente) inutili e qualcuno è indispensabile. Tutti sono “inutili” perché sono precari: hanno altre vite che, per quanto collidano con la nostra, li possono portare da un giorno all’altro a Milano, a Parigi o a Sidney. C’è solo una persona la cui vita s’interseca con la tua e diventa a tempo indeterminato. Ed è su quella persona che dovete puntare il piatto. Sperando di non perderlo. Un abbraccio. No, ma poi seriamente: dove cazzo andate a comprare il latte? ]

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19 thoughts on “Gli amici che si fidanzano

  1. Beh direi che il Post e’ carino ed e’ esportabile a tutte le citta`.Va detto che piu` in la con gli anni,iniziano a cambiare le cose.Dopo i trenta,essere single per una donna e’ un incubo e per un uomo equivale a essere un poco di buono.Volendo superare il generalismo di queste massime insussistenti,il mio umore non dipende da un amico che scompare,ma da cosa Io mi dico quando un amico si fidanza e scompare.Mi sono posto la domanda:Che senso ha occupare il mio tempo per uno scomparso?La stessa cosa posso dirla alla.mia fidanzata.Che senso ha per me far dipendere la.mia vita da cosa sostiene la fidanzata?Di solito questo tipo do persone sono disadattate.Lui dipende da lei e Lei lo controlla.Puo’ succedere anche al contrario.Si chiama bassa autostima.Se hai un amico cosi’,e’ possibile che anche tu sia una persona con una bassa autostima.Appena ti rialzi,beh..ti guardi la realta’ e ti gustu cho vuoi,senza aver nulla a pretendere da nessuno.Si chiama qui ed ora.

  2. Succede la stessa cosa al sesso opposto, non è che la donna sia sempre quella che trascina l’uomo e lo rende un tappetino con tanto di parco-giochi gratis. Spesso anche la donna si fa prendere un po’ la mano dalla vita di coppia, trascinata dall’uomo, oppure si trascinano a vicenda. Boom.

  3. Io mi sono convinta che gli amici fidanzati spariscano in una dimesione parallela per ritornare, casualmente, in centro, in una di quelle giornate uggiose in cui ti senti più sola e patetica che mai.
    Lui con la panza detta “della contentezza” e lei con una busta di qualche negozio costoso.
    Giusto per sbatterti in faccia i loro “NOI”.
    E tu sei così sola che non hai nemmeno un dalmata prestato da una zia, da trascinare in centro a fare una passeggiata.

  4. Questo blog mi piace moltissimo, ormai l’ho inserito nelle mie letture settimanali. Vivo anch’io a Bari, quando ero piccola abitavo a S.Spirito…volevo farti una domanda: per caso hai intenzione di scrivere un post sull’invasione di s.spirito che parte a maggio e finisce per i primi di ottobre dei bitontini(odiosi) ? 😀 Sempre se sei al corrente di ciò che accade in quei mesi. Ti salutoe continueròa leggerti :)ciao

    • Ti ringrazio 🙂
      Ti ringrazio anche per il suggerimento che, più che un suggerimento, è per me una scoperta: non avevo idea di questa invasione…quindi la vedo difficile che riesca a scriverci su qualcosa. Ma, indirettamente, hai più o meno evocato l’argomento del prossimo post…in cui c’entra anche Bitonto 😉

      • lo so: generalmente i “baresi puri” non sanno dell’inferno che avvolge s.spirito in quei mesi: strade con un traffico assurdo, macchine parcheggiate in tripla fila, immondizie ovunque, gente che al posto degli ombrelloni mette tende con tanto di picchetti infilzati nel marciapiede e così via. Questo avviene nella ridente frazione di s. spirito, manco fosse chissà quale luogo turistico, al pari di rimini o LLoret del mar in spagna.Ad ogni modo, mi hai incuriosito e non vedo l’ora di leggere il prossimo post 🙂 lo attendo con ansia. Non ti chiedo di prenderci un caffè, perchè sono una psicopatica che potrebbe ucciderti e lasciare il tuo cadavere dietro un parcheggio xD ciao 😉
        P.S. io non riesco ancora a spiegarmi, il motivo per il quale i bitontini sono ovunque: anche quando vai all’estero e incontri italiani, al 50% saranno bitontini che si dicono “baresi”. Poi alla mia domanda “ma Bari, Bari?” rispondono”in realtà Bitonto”…spero che mistero se ne occupi un giorno.

        • Beh ci sono tanti misteri: l’onnipresenza dei Bitontini, la strana coincidenza per cui all’estero quando la polizia porta fuori qualcuno dai locali costui è o italiano o spagnolo, l’assurda statistica per cui ognuno nella sua vita ha avuto almeno un coinquilo calabrese (di catanzaro o reggio), e così via.
          Gli psicopatici sono un problema in effetti: mi piacerebbe morire in molti modi (in una gara automobilistica, durante una maratona, in un’esplosione nucleare su un asteroide per evitare che la Terra sia distrutta, con un proiettile al fianco dopo aver costruito un impero della droga) ma ucciso da uno psicopatico senza ragione, ecco, quello no, non mi piacerebbe. Ho paura di fare una morte da stronzi, senza un perché. Adesso poi hanno pure chiuso il Savoia: difficile prendersi un caffè. Ma un gelato quello sì. Morire dopo un cono stracciatella, cremino e panna. Quello lo accetterei.

          • già,non male l’idea di morire dopo un gelato. Ad ogni modo, l’altro articolo che ho apprezzato moltissimo è stato quello sulle discoteche, anche se un annetto e mezzo fa penso di aver toccato il fondo, di aver scovato qualcosa di peggio delle discoteche:mi ritrovai, per colpa di “un’amica”, a una specie di serata allo Sheraton, di quelle dove si entra solo se “sei sulla lista”. Per fortuna usai la mimetizzazione ben descritta da te 🙂 (di solito la uso anche in chiesa visto che sono anticlericale, ma si tratta di livelli avanzatissimi visto che c’è sempre la vecchietta accanto a me che anticipa le parole del prete e sta attenta a vedere se anche io accanto a lei ripeto esattamente gesti e parole). Ciao 🙂

  5. Non fu scritta cosa più giusta!
    Il “fidanzamento” di LEI ( best friend per diritto di anzianità), l’ha portata ad uscire con gli amici di LUI. Di conseguenza IO – presidentessa del club “single da sempre e per sempre” – sono stata costretta ad avere rapporti ravvicinati con LUI, il cui dialetto salentino (al mio orecchio incomprensibile) mi ha costretta ad imparare il linguaggio dei gesti. La situazione è stata sopportabile sino a quando non sono diventati un “NOI” e quindi un “LORO” e per finire un “IO NO”.
    La parte irrazionale di me continua, ingenuamente, a chiederle di vederci ogni tanto. La risposta di LEI è sempre la stessa: <>.
    Puntualmente mi sento in colpa per averla spinta nell’abisso della perdizione dove si corre il rischio di incontrare l’esemplare uomo, se pur per caso, e scambiarci una parola di troppo a insaputa di LUI.
    Da LEI ho imparato che, quando si è fidanzati, i rapporti interpersonali non sono concessi, o ancora, mai accettare la peroni dagli sconosciuti.
    Alla fine ho dovuto farmene una ragione, preferisce i pasticciotti a me. U.u

  6. Uno che si dilunga in questa, quanto mai inutile, analisi sociologica non deve avere davvero nulla da fare! E ammetto di non aver avuto nulla da fare anche io quando l’ho letto!

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