Ti citofono quando sto giù

Tutto iniziò con un citofono. Ti citofono quando sto giù. Che poi se ci pensate è una frase ridondante quasi tautologica. Puoi citofonare solo quando stai giù. Mica puoi premere il pulsante in connessione remota da Wellington, New Zealand. Ti citofono quando sto giù è come dire mi faccio il bagno quando sto in acqua. Non ha molto senso. Ma il senso, come molte altre cose, è sopravvalutato.

Quando i telefoni funzionavano solo con i fili e internet era un privilegio della CIA o dell’amico che aveva il padre avveniristico e abbastanza ricco da spendere centinaia di migliaia di lire per un 56k, il citofono era il mezzo con cui si espletava la vita sociale. Le persone ti telefonavano a casa e ti dicevano “Ti va di andare a fare un giro in centro? Io ci vado verso le sei. Ti citofono quando sto giù”.  Oppure i più smaliziati saltavano la telefonata preventiva e alle diciotto e sedici minuti ti citofonavo e ti facevano la proposta a sorpresa con un dito sul pulsante e la faccia vicino a una grata. Ora, dovete sapere che io non avevo un citofono a cornetta di quelli che quando rispondi senti solo tu che hai in mano l’apparecchio. Questo è il mio citofono:

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