La Serata in Disco

Per chi come me è come me (insomma ci siamo capiti come sono no? Per chi non lo sa può iniziare da QUI) c’è una cosa che proprio mi sento incapace a fare: LA SERATA IN DISCOTECA.
Grazie al cazzo, direte voi. Se te la meni con i dinosauri del rock anni 70, con il grunge anni ’90 e con i gruppi da 107 visualizzazioni su youtube, è ovvio che poi non ce la fai ad ascoltare un po’ di sano tunz-tunz o a divertirti con un po’ di divertentismo o a convulsionarti con l’elettronica. Tutto vero. Ma c’è di più. Non è solo la musica, cioè il rumore, di questi posti a mettermi a disagio. È tutto il mondo che li circonda. Quando si deve andare a ballare entrano in gioco persone e dinamiche difficilmente sopportabili. Il PI-ERRE, tanto per cominciare.

Il PI-ERRE è una categoria umana che nella mia personalissima classifica dell’odio si situa tra il RAPPRESENTANTE DI LISTA DEL PDL AL SEGGIO e LA-RAGAZZA-DI-MONDOLIBRI-CHE-MI-CHIEDE-QUAL E’-L’ULTIMO-LIBRO-CHE-HO-LETTO-QUANDO-LEI-A-MALAPENA-LEGGE-LE-ISTRUZIONI-DEGLI-ASSORBENTI.
Il PI-ERRE ti conosce da vent’anni anche quando in realtà lo conosci da venti minuti. Il suo prezzo è il migliore della piazza e te lo fa perché «solo perché sei tu».  Per parlare con il PI-ERRE devi avere come minimo un livello C-1 di Inglese certificato dalle opportune istituzioni dal momento che nelle sue frasi la percentuale di parole italiane è sempre inferiore al 60%: «tre pass, due twin-set, free entry per le ragazze fino a mezzanotte». Tutta l’Europa del Mediterraneo vuole le sue prevendite «quindi fammi sapere al più presto perché se no finiscono» ma chissà perché ne ha sempre qualcuna disponibile anche fino a 5 minuti prima della serata. Per vendere farebbe di tutto e ti propone offerte ai limiti dell’umano del tipo «300 euro, tavolo, 6 pass, 3 twin set, 6 kg di frutta assortita e l’utero di mia sorella appena maggiorenne».

Superato lo scoglio Pi-erre, il sottoscritto trema di fronte al PIANO STRATEGICO EXTRA-URBANO PER LE AUTO. Dalle 18,05 in poi parte un giro di telefonate per organizzare il viaggio verso il posto scelto per la serata. Come a Pasquetta c’è l’ORGANIZZATORE, spesso sprovvisto di auto, che tiene un foglo Excel con tutte le possibili combinazioni autista+passeggeri. L’ORGANIZZATORE è alla continua ricerca di auto, rispolvera amicizie finite l’ultimo anno dell’asilo per assicurare a tutti la combo andata+ritorno. Il più delle volte è un cagacazzo di proporzioni bibliche ma va ammesso che il suo è un lavoro tutt’altro che facile. Spesso gli autisti hanno una capacità cerebrale pari a quella di una pianta grassa e se ne escono con pretese assurde del tipo io prendo l’auto ma X non la porto, Y se ne può andare a fare in culo, Z mi sta sul cazzo, J non mi ha dato un passaggio l’ultima volta, nel 2001, Q parla troppo, e allora, verrebbe da rispondergli, vattene da solo e non rompere i coglioni. Oppure a volte l’AUTISTA pretende un contributo benzina calcolato sul prezzo del barile del petrolio aggiornato all’ultima grande crisi petrolifera. Oppure è ultra disponibile solo che io alle 2,20 devo stare a casa eh, ché domani mi devo svegliare presto. Oppure fa tutto quello che gli dici di fare solo che al momento di tornare ci si accorge che sta sconvolto e strafatto come Pete Doherty dopo un rave. L’ORGANIZZATORE deve anche conciliare gli orari di tutti: c’è quello che bisogna andare presto perché se no troviamo casino, c’è quello che è troppo presto, non ci sarà ancora nessuno, c’è quello che non so che ora sia, non mi interessa ma dobbiamo andare al Demetra ché dobbiamo bere, c’è quello che, in tangenziale a 110 km/h, se ne esce con possiamo passare da un tabaccaio che devo prendere le sigarette?

Arrivati, non si sa come, a destinazione il sottoscritto si avvilisce ogni volta di fronte alla CODA PER ENTRARE. Che, scherzi a parte, non ho mai capito. Ho pagato un biglietto no? Fammi entrare e non rompere il cazzo. Mica quando vado a cinema mi tengono 7 ore fuori dalla sala, stile gregge di pecore in attesa dell’apertura del recinto.

A regolare il traffico di esseri umani fuori dalla Disco ci sono I BUTTAFUORI, persone aggraziate e gentili, che decidono – chissà secondo quali criteri – chi entra, quando entra e con chi entra. Ci sono varie categorie di BUTTAFUORI – il serio, il simpaticone, l’evaso dall’ergastolo a cui era stato condannato per strage – ma il mio preferito è senza dubbio IL BUTTAFUORI-STILISTA: quello che ti guarda e trova da ridire sul tuo abbigliamento come se stesse alla Camera dei Deputati e non in un cubo di cemento dove la gente suda come kebab.

Superato lo scoglio Buttafuori e fattomi timbrare il polso stile Auschwitz, entro finalmente nella SALA. Ora, io appena entro di solito guardo l’orario e inizio a ripetermi un mantra spirituale: «Renato, sono solo 3 ore-sono solo 3 ore-sono solo 3 ore-sono solo 3 ore.»
Sì, sono solo 3 ore. Ma d’inferno. La cosa che odio di più – in generale nella mia vita – è sentirmi un corpo estraneo. In disco questo mi capita sempre quando parte IL GRANDE SUCCESSO CHE TUTTI CONOSCONO MA CHE IO NON HO MAI SENTITO IN VITA MIA. Mi ricordo ancora con terrore quando una volta ad un tratto partì una canzone, tutti si misero a fare «ahhhhh», alzarono le mani al cielo e si misero a cantare «My dream is to fly over the rainbow so high!!!». E io che non capivo cosa stesse succedendo, momenti di paura, cazzo devo fare, perché non sono rimasto a casa a vedere Chi l’ha visto?

Quel momento traumatico, mi dissi, non deve più ripetersi. Passai giornate intere a studiare il problema e la soluzione, come spesso accade, provenne dalla scienza. Fatale e fortunato fu l’incontro con il Mimetismo Batesiano (dal nome di Henry Bates, il naturalista inglese del XIX secolo che lo ha descritto per la prima volta). Nel Mimetismo Batesiano l’animale  che non vuole essere notato, di solito un animale innocuo e appetibile cioè la classica preda facile, assume l’aspetto di un altro animale, velenoso o disgustoso, e perciò solitamente evitato dai predatori. In questo modo sopravvive.
Il Mimetismo Batesiano applicato alla Movida è relativamente semplice:
quando parte qualcosa che tutti cantano, muovo le labbra e copio i comportamenti vocali e gestuali della folla che mi è accanto in maniera non troppo diversa da quando mi capita di andare a messa e il prete inizia a dire preghiere che a me suonano aramaico antico ma che tutti i fedeli ripetono a occhi chiusi e mani giunte.
E dunque: BARCOLLANDO 2009, centinaia a urlare

«I gotta feeling…
That tonight’s gonna be a good night
That tonight’s gonna be a good night»
E io, in un playback clamoroso, aprivo e chiudevo le labbra, tanto andatemi a scoprire in questa bolgia brutti figli di puttana!

festa al mare

E poi.
Facciamo finta che nessuno del gruppo abbia bevuto troppo e che non mi sia toccato schivare conati di vomiti all’aroma di vodka lemon e passiamo direttamente all’uscita. Dopo menzogne e tecniche zen per non intraprendere risse epocali per futili motivi, solitamente mi tocca portare in auto tre-quattro zombie sudati e stremati che vorrebbero che li accompagnassi in un posto che fa panini alla porchetta di Ariccia o cornetti al tamarindo. Alle 5,40 del mattino.Scaricati i cadaveri alle rispettive abitazione che, solitamente, sono dislocate ai quattro punti cardinali di Bari, torno a casa e mentre mi lavo di denti mi dico «anche stavolta è finita».
Magari.
All’ora di pranzo mi tocca invece affrontare l’ultima rogna della serata a ballare: I POST DI FB SULLA SERATA:
«Mamma mia che mal di testa! »
«Bruttina la serata al DiVinAe »
«Post-Trappeto….non benissimo!!»
 «Se vedo un’altra bottiglia di vodka…..vomito!!!»
 «Delirio in pista!! I migliori
«Ahahaah..io lo reggo benissimo l’alcol!! Non è vero @aggiungiNomeTag??!»
A quel punto, solitamente, vado in camera, mi sdraio sul letto, m’infilo al braccio sinistro lo sfigmomanometro elettronico vinto con i punti della Conad e ascolto il verdetto della voce elettronica: « la sua pressione sistolica è 160, la sua pressione diastolica è 95. Secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la sua pressione arteriosa è Alta Moderata».
E rimango là finché non mi passa.

(Questo post è stato scritto con in sottofondo la playlist “Electro” contenente brani dei Yakine e Lexicon che il sottoscritto ha beccato stalkerando una tipa su Spotify. Ogni eventuale errore di battitura, di grammatica, di logica è perciò imputabile alla colonna sonora).

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6 thoughts on “La Serata in Disco

  1. I post del giorno dopo su Facebook erano (non sono più su Facebook, io) il mio incubo! Hai colto in pieno tutte le varie sfaccettature della “serata in disco”: CHAPEAU!

  2. E come hai potuto dimenticare le foto che monitorano ogni singolo istante della serata? Che poi ad ogni serata sono tutte uguali!
    Comunque post geniale come sempre !

  3. Ahahahaah questa è l’agghiacciante verità delle serate baresi in discoteca!
    Nel 2009 c’erano i Black Eyed Peas, nel 2013 ci sono i Daft Punk con Get Lucky. Il risultato è lo stesso. E hai dimenticato l’attesa per le foto su Barinight, Heart ’87 ecc…
    Oggi quella “straziante” attesa che durava giorni è stata sostituita dalla tempestività record di Instagram che moltissimi stalker ringraziano.
    Massima approvazione per la tua descrizione del PI-ERRE 😀

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