La Democrazia del Pompino

Non se qualcuno se lo ricorda. In una puntata di Friends Rachel racconta alle sue amiche Monica e Phoebe il suo bacio con Ross. La descrizione è appassionante, precisa, lunga, romantica e le amiche la seguono con trepidazione e attenzione mentre sorseggiano calici di vino rosso. Nel frattempo Ross sta mangiando una pizza con i suoi due amici Chandler e Joey. La sua versione è sintetica e raccontata a bocca piena: «And I kissed her – «Tongue?» – «Yeah» – «Cool». [ La scena in italiano la potete vedere QUI . Se invece, come il sottoscritto, siete dei sostenitori de le-serie-tv-vanno-viste-in-originale, la scena in inglese la potete vedere QUA ]

Ecco, questa è la verità. Gli uomini non parlano di sesso tra loro. Ci si limita all’essenziale. Sì, quella me la sono scopata. No, quella giusto una pomiciata. Oh quella mi ha dato il culo al primo appuntamento. Ah quella che tette che aveva. E così via. Com’è giusto che sia. Gli uomini non parlano di sesso tra loro. Ne parlano quando ci sono anche le donne. Il perché non l’ho mai ben afferrato. Forse perché è interessante sentire anche l’altra campana della trombata. Forse perché gli argomenti di un tavolo misto che interessano tutti sono ben pochi. O forse, più probabilmente, perché è un modo per mostrare il testosterone, per mettersi in mostra, in modo non troppo diverso dagli scimpanzé (che quando sono in calore  si pongono davanti dalla femmina prescelta e, sostenendosi con le mani al suolo, spingono il bacino in avanti; se siete stati un sabato al Divinae Follie dovreste essere in grado di visualizzare la scena, senza bisogno di safari africani). Comunque sia quando un gruppo di maschi trova la ragazza o le ragazze disposte a mettere da parte il pudore per parlare di sesso, beh è la fine di ogni umana decenza e di ogni possibile logica.

Al tavolo intorno al quale si riunisce il gruppo si instaura una democrazia, una particolare tipologia di democrazia che potremmo chiamare democrazia del pompino dal momento che, esattamente come la fellatio, consente a chiunque abbia un pene e una bocca di potersi esprimere.

Uno dei primi a farsi avanti è, non a caso,  l’ETOLOGO che puntualmente vuole sapere cosa prova una donna a succhiarlo, se gode pure lei, se non è come lavarsi i denti con uno spazzolino (si spera) un po’ più grosso. Se è particolarmente smaliziato l’ETOLOGO continuerà fino a raggiungere l’annosa questione-ingoio la quale puntualmente traina con sé il problema del sapore e potete stare sicuri che qualcuno interverrà decantando le proprietà spermo-dolcificanti dell’ananasso.

 C’è poi l’ELETTRICISTA che imbastisce una lectio magistralis sulla luce necessaria durante l’amplesso: assente per gli amanti del mistero, soffusa per i sofisticati, a pieno giorno per gli spudorati, rossa per i professionisti. R-o-s-s-a. Giuro che è vero, l’ho sentita. Una luce rossa in camera. Ma dove cazzo si comprano le lampadine rosse? In un ferramenta di Amsterdam?

Ci sono i CONTRACCETTIVISTI che mettono su una feroce discussione sulla necessità di evitare la gravidanza e  inevitabilmente finiscono per spaccarsi peggio del Partito Democratico tra varie correnti: PROFILATTIKERS, COITOINTERRUTTORI, MENEFREGHISTI-CON-IN-TASCA-UN-BIGLIETTO-PER-RIODEJANEIRO-SEMPRE-PRONTO. La discussione potrebbe andare avanti per ore se al tavolo non ci fosse quella figura femminile a cui qualcuno prima o poi dovrà pur dedicare una giornata mondiale celebrativa. Sto parlando de la DONNA-CHE-PRENDE-LA-PILLOLA. Questo essere superiore ottenuto dopo secoli di innesti e di rivoluzioni culturali stoppa ogni litigio con la sua intangibilità chimico-farmeceutica al seme maschile. Tutti i contraccettivisti si voltano verso di lei e si inginocchiano. Come è giusto che sia.

C’è lo SPERIMENTATORE che a 23 anni ha provato tutte le categorie disponibili su Redtube (da Amateur a Wild&Crazy) e sa dirvi com’è scopare: A)da ubriaco, B)da strafatto di droghe leggere, C) da strafatto di droghe pesanti e D) sotto l’effetto del viagra (non che ne avesse bisogno eh, ci tiene a sottolinearlo). Il tutto senza problemi, senza paura, senza conseguenze. Mentre io  quando devo prendermi un’aspirina mi metto a leggere in bagno tutto il bugiardino sperando che anche questa volta mi salvi dalla diarrea o dalla Sindrome di Raye.

C’è IL SONDAGGISTA  che vuole sapere se anche le donne si masturbano e come si masturbano e quanto si masturbano e quando si masturbano e lo chiede con la faccia di chi trasformerà tutte quelle informazioni in una gloriosa sega, poi più tardi.

C’è l’ALLENATORE che si offre disponibile per un incontro multiplo di squadra con «due-tre femmine ma niente altri maschi che non voglio trovarmi un altro cazzo a pochi centimetri da me». E allora chissà come farà a riempire tre parcheggi con una sola auto?, mi chiedo io mentre tolgo il limone dalla coca per non subirne gli effetti astringenti.

C’è il GIORNALISTA  che domanda, dio santissimo ogni volta, qual è il posto più strano dove si è fatto l’amore. E qua le risposte farebbero venire complessi anche alla persona più sicura del globo terracqueo. Si va dal materassino in mare al parco chiuso di notte, dal bagno del treno a quello dell’università,  dal letto-di-camera-propria-mentre-al-di-fuori-c’è-una-riunione-di-famiglia-al-gran-completo al cinema-pomeridiano-quasi-deserto-che-trasmette-un-film-di-Lars-Von-Trier. Ho sentito delle risposte a questa domanda (per me) talmente incredibili che, tornato a casa, le ho cercate su google per controllare se fossero fisicamente possibili. E così facendo ho scoperto che molti posti e relative posizioni sessuali usate come risposta alla domanda qual è il posto più strano dove hai fatto l’amore, nella fisica newtoniana non sono concepibili mentre avrebbero possibilità di realizzazione nell’ambito della fisica quantistica. E dunque parlando di sesso, in un tavolo di un pub da quattro soldi, dei ragazzi hanno dimostrato la Teoria delle Stringhe. Una scopata che conferma la Teoria delle Stringhe: manco il fisico più visionario ci sarebbe mai arrivato.

Ma il mio incubo vero è un altro. Il mio incubo è LO STALLONE DA MONTA. L’uomo che, nonostante nella sua vita non si sia mai mosso da Bari,  monopolizza l’attenzione del tavolo raccontando delle sue avventure erotiche con una slovacca, della splendida fellatio ricevuta in dono da una svedese, del rodeo anale con una spagnola di Barcellona, della sveltina in discoteca con una tedesca. L’uomo che ha la camera piena di specchi perché a lui piace vedersi nel momento culminante dell’attimo suadente. L’uomo che, soprattutto,  ti racconta delle sue performance con dovizia di particolari, con calma, con nonchalance, come se fosse normale e facile come comprare il latte:  «allora stavo con questa tipa, lo stavamo facendo da un’ora quando…».

E io lo ascolto. Lo ascolto con un misto di tristezza e invidia. Lo ascolto e visualizzo. Me lo immagino a stantuffare per 60 minuti e mi domando se è solo colpa mia se la media nazionale della durata del rapporto sessuale si aggira intorno ai 12 minuti.

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4 thoughts on “La Democrazia del Pompino

  1. Non serve andare troppo lontano per reperire lampadine rosse…purtroppo! Ikea docet.
    Lo “stallone da monta”, invece, non è altro che la proiezione ancestrale delle divinità greche, un flop insomma.
    Complimenti per l’ironia sottile e lo spirito critico, caratteristiche non troppo frequenti al momento…

  2. Gli uomini mentono sempre sulle loro prestazioni e le donne mentono sempre sulle prestazioni degli uomini. E’ un tacito accordo stipulato già da Adamo ed Eva. Alla maggior parte delle donne non piace fare pompini. Quelle poche a cui piace, la vivono come un’arte. E l’arte si sa, non è per tutti.

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