Le Scarpe Allacciate

Ieri sera sono uscito. Cinque persone di – più o meno – 25 anni l’una. Avevamo tutti le scarpe allacciate. Capite? Coi lacci. Coi nodi. E non sto parlando di scarpe classiche stile Fratelli Rossetti ma di Superga, di Nike, di Adidas. Quando me ne sono accorto ero commosso fino alle lacrime. Non mi capitava da anni. Una persona aveva pure un giubbino jeans. Capite? Di quelli blu, senza maniche. Ho iniziato a credere che, dalle parti di via Argiro, ci fosse una specie di finestra spazio-temporale che mi avesse catapultato nei ruggenti anni 90. Magari se accendo adesso la tv, mi sono detto, stanno trasmettendo Dawson’s creek mentre Mtv manda a manetta i video delle Spice Girls. Ma era solo una fantasia. Era realmente il 28 Maggio 2013. E va bene. Facciamocene una ragione e andiamo avanti. Siamo andati alla Ciclatera, uno di quei locali che ti fanno sentire diverso dai giovani avvocati e dalle giovani gaggiane che se la fanno su Corso Vittorio Emanuele. Fuori non c’era posto ma dentro sì. Ci siamo accomodati in una nicchia stile grotta di Betlemme e, a dirla tutta, la temperatura interna e le lucine intorno si accordavano alla perfezione con il clima natalizio. A Maggio. Vabè chi se ne frega. Abbiamo ordinato un mix di bevande che non c’entravano nulla tra di loro: birra, vino, cedrate. E con una selezione musicale in sottofondo che andava dal jazz da camera al pop-raggae dei Police si è parlato dei grandi problemi della condizione umana: sesso che latita, droga che ti fotte da cui bisogna star lontani, droga da legalizzare che se può fare ogni tanto, soldi che mancano, soldi da restituire. Dopo aver sviscerato la difficoltà di conciliare un passato di vita sfrenata e alcolica con un presente in cui l’emozione più forte è l’attesa della nuova puntata di Come un Delfino, si è aperto il capitolo dei MALANNI DI SALUTE, quello in cui le persone sembrano fare a gara nel raccontare chi sta peggio, chi ha sofferto di più,chi ha l’amico che è morto in maniera più atroce. Così, tra transaminasi e cateteri sfilati a crudo, abbiamo scoperto che la professione più richiesta del 21esimo secolo non è il Web-Engineer o l’H.R. Manager bensì l’Urologo. Se qualcuno che legge è ancora indeciso su cosa fare nella vita, prenda nota di questo. Nel frattempo si era fatta una certa. Quasi l’una di notte. Momento di pagare. Uno di noi chiede se è possibile farlo con il bancomat. Sì, si può fare. E paga per tutti. Mi sono commosso di nuovo. Due momenti-commozione in una stessa serata, lo giuro, non mi erano mai capitati. Poi, cicchetto perché mica può finire così. Poi, cornetto perché c’è sempre qualcuno che alle due di notte ha fame. Proviamo ad entrare in una pasticceria salentina da poco aperta in Piazza. Avevano già chiuso. Anzi no. Ci aprono. Cos’è rimasto? Solo Pasticciotti, vanno bene? Sì, come no. E il tipo ci porge la guantiera con sopra 6 pasticciotti e ce li dà. CE-LI-REGALA. E dice: mi dispiace che sono rimasti solo questi con crema e mandorle. Ok, datemi uno schiaffo perché sto sognando. Anzi, no. Non datemi uno schiaffo. Iniettatemi una dose letale di morfina perché è così che voglio morire, con un tipo che mi regala un pasticciotto e si scusa perché ha solo quello da offrirmi. Terzo momento commozione in poche ore. Di sicuro tra pochi minuti pioveranno rane.
Sono tornato a casa. In bagno mentre mi facevo uno shot di Listerine per pulirmi coscienza e cavo orale ho avuto, come spesso mi accade in questa stanza, un’epifania. Ecco dove tutto ha iniziato ad andare storto. Dalle scarpe. Quand’è che abbiamo smesso di allacciarcele? Quand’è che abbiamo smesso di credere che un nodo possa servire a tenere fermo qualcosa? Per pigrizia, per non intrecciare pazientemente dei fili di tela, per una falsa idea di libertà abbiamo rinunciato alla solidità, alla sicurezza, alla durata. E da quel momento tutto è andato a puttane. Abbiamo smesso di allacciarci le stringhe e abbiamo smesso di allacciarci. E le comitive si sono sciolte, e i rapporti si sono allentati, e le amicizie si sono spaiate, e le storie si sono separate. E così adesso le persone si possono togliere via senza problemi, in un attimo, come ti togli un paio di Air Max quando torni a casa la sera tardi, senza nemmeno abbassarti.
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9 thoughts on “Le Scarpe Allacciate

  1. Oltre ad una bella ironia, qui anche una sospesa poesia. Scrivi bene, sei interessante – anche per me, che son nata dopo il ’90. Complimenti, è davvero piacevole leggerti!

  2. Bella la Ciclatera, ma era ancora più bella quando la gestiva Lele. Il quale, alle prime luci di un mattino di qualche anno fa, dopo che ero rimasto lì fino alla chiusura, diede a me e un paio di amici uno strappo in auto, fermandosi ad un bar lungo la strada per offire a tutti la colazione. Fatto mai verificatosi nè prima nè dopo quella notte. Una notte un po’ magica, come quella che hai descritto, di quelle che Bari ogni tanto ti regala – con parsimonia, una volta ogni due anni suppergiù, almeno nella mia esperienza. Grazie per avermi fatto tornare dei ricordi che credevo perduti.

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