Ogni Benedetta Pasquetta

(L’anno scorso di ‘sti tempi scrivevo su Pasquetta. Sono andato a rivedere ciò che ho scritto e mi sono reso conto che avrei dovuto cambiare e aggiungere diverse cose. Come mai? Possibile che Pasquetta sia cambiata?
No. E’ che stavolta organizzo io e, stando dall’altro lato della barricata, ti accorgi di alcune cose che prima ti sfuggivano. Del tipo: se è vero che l’Organizzatore è un cagacazzo, è pur anche vero che quelli con cui deve avere a che fare sono dei Personaggi strani.
In ogni caso, tanto, a Pasquetta piove).

Mancano pochi giorni a Pasquetta, la Terza (e ultima) Grande Rogna dell’Anno. So che alcuni credono anche in Ferragosto ma personalmente in piena estate il mio livello di interesse è così scarso che potrebbero accendermi un falò nel giardino di casa e io resterei sereno e tranquillo. Invece a Pasquetta non si scappa. Devi combattere per forza con i tuoi amici che per l’occasione diventano persone nuove, diverse, nemiche.
Per prima cosa devi affrontare l’ORGANIZZATORE colui che ha l’ingrato compito di trovare:

  • a) un posto.

  • b) numero sufficiente di persone.

  • c) cuochi/cuoche.

  • d) numero di auto correlato al punto “a”.

Quando ti telefona, l’Organizzatore ti prospetta sempre una situazione stile “Armageddon” o “Deep Impact”: il mondo sta per finire e il tempo è agli sgoccioli, siamo nella merda, la risposta gli serve subito, il prima possibile, fammi sapere entro domani eh. Ad una settimana dall’evento l’Organizzatore esce con un foglio e una penna in tasca. Appena ti incontra li tira fuori e ti mostra l’elenco delle persone con accanto una X per segnare chi ha già versato la sua quota. Solitamente non ce n’è ancora nessuna e il primo che deve sganciare sei proprio tu.
Questo una volta.
Oggi, però, telefono, carta e penna non bastano più. Oggi, nel 2014, l’Organizzatore svolge (o quanto meno tenta di svolgere) molti di questi compiti attraverso l’ausilio degli onnipresenti social network, e in particolare attraverso la creazione e la gestione de l’evento su Facebook  o, per chi ha molta pazienza e molta passione per le vibrazioni in tasca, il gruppo-Whatsapp.
Nel campo dei social si danno due casi generali:

  1. L’evento già organizzato: la location è già stata trovata e il Comitato Direttivo (composto dal proprietario della location e da due-tre leader di comitive) ha già selezionato il gruppo di persone a cui destinare l’invito. Il lavoro consiste allora nello scrivere il programma (indirizzo, orari, menu) e, soprattutto, nell’avere a che fare con le richieste e le esigenze degli invitati. Per esempio quelle dell’ASTEMIO che ci tiene a ricordare a tutti che “io non bevo alcolici, non mi contate per la spesa delle bevande eh” e − un dio ci assista −  quelle del VEGETARIANO che con la sua scelta di vita mette in crisi lo statuto stesso della carnata di Pasquetta. Noi che non ci facciamo mancare nulla abbiamo anche l’INTOLLERANTE (al lattosio) che è una sorta di repubblica autarchica per quanto riguarda le cibarie: porta tutto da casa. Bisogna poi gestire la propensione iperdemocratica dell’AMICO DEGLI AMICI quello che chiede sempre se “possono venire degli amici miei? non so ancora quanti sono però!”. Oppure tenere sotto controllo le esternazioni del RIBELLE il quale, non tenendo conto della presenza nel gruppo del padrone di casa, si sente libero e felice di avvisare che” ci devastiamo e spacchiamo tutto!”. Si deve inoltre contrattare con IL POSSIBILISTA quello che “vi faccio sapere! Ma entro quanto vi serve la certezza?” Oppure, infine, bisogna rincorrere quelli che gli americani chiamerebbero M.I.A. (Missing in Action), quelli che scompaiono, quelli che non si fanno sapere e poi ti chiamano il lunedì mattina per sapere se c’è ancora posto, quelli che all’evento non cliccano su nessuno dei tre pulsanti (particeperò – forse – non parteciperò) e che poi fingono  spudoratamente di non essersene accorti, “cazzo mica l’avevo visto! É che me ne vengono così tanti che poi manco li vedo.”
    Se Mark Zuckerberg mettesse l’opzione visualizzato anche per gli eventi, ‘sto mondo sarebbe un posto migliore.
  2. L’evento da organizzare: la location non è stata ancora trovata e, anzi, lo scopo stesso di questo tipo di evento è, paradossalmente, creare un evento. Per questo motivo il suo “organizzatore” lo crea verso fine gennaio e manda inviti a un campione notevole di persone sperando di incappare nel cristiano che gli svolta la situazione. Di solito nella descrizione si buttano soluzioni a casaccio del tipo picnic alla foresta di Mercadante, affittare villa vicino Palese, gita in un non meglio specificato agriturismo e il temibile e iperproletario pranzo al sacco presso Parco Due Giugno. In realtà tutti sperano che uno degli invitati scriva “però si potrebbe fare anche da me”.

Una volta risolto il problema della location, degli invitati e dei soldi, si fa vivo il PROCACCIATORE DI CIBARIE, la persona che stoppa ogni discussione su Ipercoop, Carrefour et similia: “fermi tutti, niente carne di merda, andiamo da una macelleria che conosco io (e solo lui eh) che ci darà la carne buona e a un gran prezzo”. Entrato nella macelleria chiama per nome il macellaio, chiede informazioni sulla sua famiglia e lo tratta come se fossero stati commilitoni nel Vietnam. Alla fine strappa un prezzo da gioielleria ma “ragazzi l’avessimo presa altrove ci sarebbe costata il doppio”.
Un momento.
Strappa un prezzo da gioielleria per che cosa? Per la carne, si dirà.
Sì, ma quale? In effetti la scelta della carne e, soprattutto, della sua quantità non è una cosa scontata e da poco. È necessario considerare gusti e calibrare le percentuali finendo così per dare vita a conversazioni fatte di sole domande. Del tipo:
– Una o due zampine a testa?
– Se ne prendiamo una a testa e poi facciamo due hamburger a testa? O viceversa?
– E gli spiedini?
– Ragazzi e come ci comportiamo con il piccante?
– Scusate, scusate. Ma quante ragazze ci sono? No, perché dobbiamo tenere conto che loro sicuro non ce la fanno a mangiare tutto.

In ogni caso, anche se (finora) a nessuno è venuto in mente di stabilire delle “Carnarie”, sorta di primarie in cui il popolo è chiamato ad esprimere le sue preferenze e le sue quantità, in qualche modo si arriva alla conclusione della spesa. Ossia ad avere in mano due-tre buste di 13 kg di carne assortita l’una. Senza, ovviamente, avere un frigorifero adeguato alla loro conservazione.
A questo punto entra in scena il MASTROFUOCHISTA, quello che chiede informazioni sugli utensili disponibili per la cottura e puntualmente scuote la testa, “no no questo taglio di carne abbisogna di una brace coi controcazzi”. E invece si deve accontentare del fornello elettrico da campeggio domenicale preso coi punti di Mediaworld. Ma il Mastrofuochista è stoico e cucina la carne con lo stesso impegno di una finale di Masterchef. Purtroppo i suoi sforzi sono vani e avrà sulla coscienza decine di futuri casi di encefalopatia spongiforme bovina.
Figura storicamente nuova è invece il SOMMELIER, il baluardo che intende difendere il vino dalla marmaglia. Le ristrettezze economiche spingono la massa a comprare le damigiane plastificate di vino con cromo esavalente, altamente cancerogeno ma altamente conveniente: 35 centesimi al litro di media. Il Sommelier invece tenta di convincervi ad acquistare quell’ottima bottiglia da 75cl alla modica cifra di 12 euro e 50. Ma la differenza si sente eh.
Nel cielo della Domenica di Pasqua svolazza il GUFO quello che “bisogna tenere conto che a Pasquetta piove, ho controllato”, la persona per cui “dobbiamo partire verso le 6,30 a.m. se no rimaniamo imbottigliati nel traffico”, lo specialista secondo il quale “avete preso troppo carne:avanzerà” oppure “avete preso poca carne: non basterà”. Nove volte su dieci ci azzecca.
Un personaggio che si palesa direttamente sul luogo è invece il DAVID-GUETTA-DESTICAZZI. Non importa la location, non importa se si è in 34 in una stanza di 12 metri quadrati. Lui se ne esce con il suo insopportabile McBook e un impianto stereo che ciuccia centinaia di kilowatt per trasformare il posto in un club techno berlinese. Dopo dieci minuti qualcuno gli chiede di mettere Ligabue.
In tutto questo IL PADRONE DI CASA passa il tempo a pensare al tempo che gli servirà per mettere tutto a posto e a dire “il bagno è da quella parte”.
E gli altri?
Be’ tutti gli altri fanno parte de LE-PERSONE-CHE-NON-HANNO-FATTO-NULLA-E-ALLA-FINE-BLUFFANO-CHIEDENDO-“C’E’ BISOGNO DI UNA MANO?”.

E poi ci sono io.
IL RASSEGNATO, quello che è troppo vecchio per questa merda, quello che ha compreso che il gioco non vale la candela, quello che ho capito che dopo un’ora passata a mangiare patatine e a bere birra e coca cola, della carne, del vino e della musica a nessuno gliene sbatte un cazzo. Quello che però, quest’anno, svolge anche il ruolo di PADRONE DI CASA e di ORGANIZZATORE.
E chissà che ne verrà fuori perché un PADRONE DI CASA ORGANIZZATORE RASSEGNATO, a prima vista, sembra una pessima combinazione.  Ma magari mi sbaglio.

cosa-fare-a-pasquetta

 

Post Scriptum.
Pensate che non mi sbagli e che quest’anno la mia Pasquetta vada a rotoli? Pensate che fare il padrone di casa/organizzatore/rassegnato sia temerario quanto un kamikaze giapponese della seconda guerra mondiale e denoti una personalità ai confini del masochismo? Bene. Aiutatemi a sostenere le spese della ricostruzione e della pulizia del posto comprando il mio libro che oramai è più scontato della roba di Piazza Italia (per es. qua). E, in ogni caso, se gli togliete la copertina può tornarvi utile per la vostra Pasquetta: brucia che è ‘na meraviglia.
Tutte le info HERE.

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6 thoughts on “Ogni Benedetta Pasquetta

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  2. Mi sembra di vedere i miei amici. Hai dimenticato le Anoressiche, ragazze fiche che si indagnano a mangiare con le mani, che mettono i soldi ma non mangiano e spilucano qua e là e si scassano di vino. E le Anguille quelle che prima bevono e poi si strusciano.
    Complimenti davvero, mi hai fatto ridere

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